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a casa tutti bene

A casa tutti bene

Text Domenico Paris

 

Dopo essere stata una problematica campionessa di pattinaggio in Mister Felicità di Alessandro Siani, Elena Cucci torna sul grande schermo nell’ultimo film di Gabriele Muccino, A casa tutti bene, con Piefrancesco Favino, Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Claudia Gerini, Massimo Ghini e Sabrina Impacciatore.

 

Cosa si aspetta da questa pellicola?
«Lavorare con Muccino e insieme a attori di talento è stata un’esperienza forte dal punto di vista umano, non solo professionale. Chissà se segnerà una svolta, di certo è stata una grande avventura che non dimenticherò, mai».

Durante la costruzione di un personaggio, si affida all’istinto o segue qualche metodo di recitazione definito?
«Parto sempre dal testo per farmi un’idea, poi approfondisco con ricerche sul campo. Per A casa tutti bene, sono andata a Latina per assimilare un tipo di inflessione funzionale alla parte. Non mi baso su un metodo preciso perché credo sia il metodo a doversi adattare ad un attore, non viceversa».

Se ne deduce, quindi, che non ha seguito un percorso di formazione troppo inquadrato…
«Ero iscritta al primo anno di Ingegneria e immaginavo di ripercorrere le orme di mio padre. Avevo vent’anni quando partecipai a uno shooting, seguirono i primi provini per degli spot. Mi scelsero e tutto cambiò».

Che idea si è fatta del periodo di crisi che sta vivendo il cinema italiano?
«Non credo si tratti di una mancanza di idee, mi sembra ci sia molto coraggio da parte dei registi nel cercare di sperimentare. Bisogna fare i conti con l’ascesa di serie tv, di video sul web, che offrono possibilità narrative articolate e una ‘comodità domestica’ che molti apprezzano. L’esperienza della sala rimane insostituibile».

Il caso Weinstein ha scatenato un autentico terremoto nel mondo dello spettacolo: davvero certi tipi di ‘compromessi’ sono così nella norma?
«Mi schiero a favore della battaglia contro i soprusi che molte colleghe stanno portando avanti – ho apprezzato la scelta delle attrici di vestirsi di nero per protestare contro il sessismo agli ultimi Golden Globes – però mi auguro che i media tornino a parlare dell’impegno, della dedizione e della professionalità che caratterizzano questo mondo».