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Anlaids – Arte&Aids

Text Giuseppe Fantasia

 

A che punto è la ricerca sull’HIV in Italia? Vent’anni fa bisognava assumere ventotto compresse al giorno, oggi ne bastano un paio per tenere sotto controllo la malattia e rendere il virus meno aggressivo. Però l’Italia – dati Anlaids – come la Grecia, è al tredicesimo posto in termini di incidenza delle nuove diagnosi HIV. In lieve diminuzione dal 2012 al 2016. La scienza non arresta tuttavia i suoi sforzi e continua a cercare un vaccino per prevenire la trasmissione del virus e terapie innovative per sradicare l’HIV.

Una diagnosi tardiva riduce notevolmente l’efficacia della terapia, aumentando la resistenza ai farmaci. Se però l’infezione è scoperta in tempo, con una terapia adeguata diviene cronica e permette prospettive di vita simili a quelle dei sieronegativi. La prevenzione e l’informazione sono fondamentali, ma a ben vedere, delle persone con una nuova diagnosi di infezione, il 30,7% aveva eseguito il test per la presenza di sintomi HIV correlati, il 27,5% in seguito a un comportamento a rischio e solo il 12,2% in seguito a controlli di routine.

Sono soprattutto i giovani a non informarsi e a non considerare i pericoli che possono correre se si hanno rapporti sessuali non protetti. L’allarme è stato lanciato in seguito al boom di contagi registrati nel Lazio, la regione che ha il primato per numero di nuovi casi – circa seicento nell’ultimo anno (seguono Marche, Toscana, Lombardia, Piemonte) – ma soprattutto dopo la scoperta che la fascia più a rischio è proprio quella dei giovani di età compresa tra i 25 e i 29 anni.

«Ogni anno, da dieci anni, in Italia si registrano circa quattromila nuove diagnosi di infezione da Hiv e circa seimila persone non sanno minimamente di essere sieropositivi», spiega il dottor Enrico Girardi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia e di Ricerca Preclinica dell’Irccs Spallanzani di Roma. Numeri che devono far riflettere, come ricorda anche Nadia Galliano, medico specializzato in psichiatria, nel suo nuovo libro, Seguimi con gli occhi (Bookabook editore), un romanzo che parte da storie vere e affronta questo tema rivolgendosi ai giovani. L’ascolto empatico, la relazione, l’emozione e la condivisione sono elementi chiave per fare breccia su un pubblico ampio e inconsapevole.

L’Anlaids Lazio Onlus, dal 1988, anno della sua fondazione, promuove progetti per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo le problematiche sociali connesse all’infezione da HIV, oltre ad assistere e a tutelare le persone sieropositive e i loro familiari. Tra le attività che svolgono rientrano gli incontri nelle scuole tra studenti, medici e ricercatori, consulenze telefoniche e vis-à-vis, attività come The Safe City – un gioco interattivo su internet per conoscere la malattia – o partecipazione attiva sulle App (Grindr e Planet Romeo in testa) con la creazione di un profilo ufficiale dell’Anlaids chiamato, non certo a caso, “Joe Condom”. Non mancano le associazioni benefiche volte a raccogliere fondi. A Milano, qualche sera fa c’è stato “Convivio”, la più importante mostra mercato di beneficenza italiana creata nel 1992 da Versace, Armani e Ferré che è giunta quest’anno alla sua quattordicesima edizione.

Roma risponde con “Arte&Aids”, un’iniziativa che coinvolge numerosi personaggi dello spettacolo, della moda, della cultura, dell’arte e dello sport invitati a realizzare un’opera da trasformare in uno strumento di raccolta fondi. Da Alessandro Preziosi a Patty Pravo, da Paolo Sorrentino a Ferzan Ozpetek, tanti personaggi pubblici si ritroveranno il 14 giugno nelle sale del palazzo seicentesco di Doria Pamphilj per il Charity Gala che quest’anno sarà curata dal designer Matteo Corvino. È grazie anche a queste manifestazioni (si pensi anche all’Amfar in tutto il mondo, che di recente ha organizzato una grande raccolta fondi all’ultimo Festival del Cinema di Cannes) che il virus HIV fa meno paura. Diffondere la cultura della prevenzione sulle tematiche relative all’infezione HIV e sensibilizzare al test per favorire la diagnosi precoce è fondamentale. Lo è anche intensificare – in caso di positività – la prevenzione secondaria e terziaria.