Loading the content...
The Fashionable Lampoon
Tag archives for:

alta moda parigi

Haute Couture Meta-Moderna

DIOR HC
DIOR HC
MIA MORETTI IN DIOR
ARMANI PRIVE HC
ARMANI PRIVE HC
ELLIE BAMBER IN CHANEL
PENELOPE CRUZ IN CHANEL
VALENTINO HC
VALENTINO HC
FENDI HC
FENDI HC
FENDI HC
FENDI HC
GIVENCHY HC
GIVENCHY HC

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunaccia

 

In un mondo trasandato, in bermuda e flip-flop, mentre dilaga lo sport-streetwear, una domanda: chi può mettersi questa benedetta couture che costa cifre iperboliche e richiede una mistica definizione di stile e di interpretazione? Le prime file degli show non danno indicazione in merito.

Viene anche da chiedersi come mai, in totale controtendenza con le ultime scelte – poco ortodosse – che caratterizzano la nuova leva creativa alla guida delle grandi Maison, si avverte un generale ritorno all’heritage. Recupero di un’identità vista come racconto imprescindibile e workshop ideale. Negli ultimi anni, l’haute couture appariva forse più svincolata e sperimentale, laboratorio di alchimie e azzardi che forniva linfa vitale alla macchina onnivora del ready-to-wear. Cambio di scena: direzione meta-moderna con un sentore di nostalgia.

Coerente e contemporanea, la prova di Maria Grazia Chiuri da Dior. L’avvio su citazioni emblematiche del DNA del brand, dal ‘tailleur bar’ a certe quotation dalla poetica di Marc Bohan, per decenni creative director del marchio francese, trasposte in colori metallici impossibili da definire. Una suite di blu, nero, grigio antracite, che ricordava psicanalitiche profondità di Anish Kapoor, per concludersi su una tavolozza ciliegia, avorio e verde Nilo, in un gioco di specchi e geometrie fra le crinoline anni Cinquanta di Monsieur Christian e la ricerca del coevo Charles James.

Armani Privé, in novantasei modelli, accosta un rigore di costruzione e di taglio ‘molto Armani’ a un’esplosione di colori, specie nel motivo conduttore del rosa indiano, tradotto in gonne di piume e accumuli di tulle di spirito surrealista.

Karl Lagerfeld, chez Chanel, ridisegna con volumi puri e architettonici le silhouette à cloche e le tuniche dei primordi di Coco, immergendole in un blend di tweed e materie da capogiro, lungo una gamma distillata di grigi acqua, piombo e argento, fino a un azzurro palpitante, fatto di pigmenti e di cielo.

Per Valentino, Pierpaolo Piccioli prende una via teatrale, reinventa i capisaldi del proprio linguaggio e si abbandona con gesto grand opéra a volumetrie solenni, al taffetà, al mikado e a faille ipercromatici. Veste le sue eroine della Fronda e le sue Montespan di seta ciliegia, di broccati da etera e arancio ottico, di cloqué laminati bronzo, con andrienne aeree e atemporali, tra Corneille e Proust.

Tutt’altra musica per Fendi Couture, che rimane calata nel nostro tempo. Mosaici di tecnologie inattese, marabù e tulle miscelati a mongolia, cappe e palatine di lince bianco abbagliante, un arcobaleno di gradazioni che pulsa di albicocca, giallo limone, lavanda. Texture scavata o trompe-l’oeil. Linee che avviluppano il corpo in gabbie a graticcio, rigore neoclassico e marcato make-up Sessanta, occhi egizi e bistrati, un po’ Amy Winehouse, tacchi trasparenti e a rocchetto di calzature che mimano i lego della nostra infanzia.