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The Fashionable Lampoon
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Come può persistere
la cultura dello stupro?

Dress like a woman, @isabellabersellini
Untitled, @dennyvitaliart
Only this is not consent?@isabellabersellini
Untitled, @ninholl
Hot soup, @eugenia_loli

Vogliamo scardinare ‘la cultura dello stupro’, come la definì Margaret Lazarus nel documentario Rape Culture già nel 1975. Oggi, questa è la situazione.

 

La piaga del femminicidio

È il 25 maggio 2018. L’Irlanda vota alla legalizzazione dell’aborto – era solo il 2012 quando Savita Halappanavar moriva di setticemia al settimo mese di gravidanza –, l’aborto che i medici dello University Hospital di Galway non previdero avrebbe potuto cambiarne la sorte. Negli ultimi trent’anni, sono state più di 160.000 le donne irlandesi espatriate in Inghilterra per interrompere una gravidanza.

Irlanda. Cork, 6 novembre 2018. Il tribunale si trova di fronte a un caso di stupro ai danni di una diciassettenne del luogo. L’avvocato Elizabeth O’Connell si presta alla difesa dell’imputato, affermando che l’indossare biancheria intima provocante è indice della volontà di avere rapporti sessuali: il tanga di pizzo blu della giovane è in tribunale come prova. Il processo si conclude con l’assoluzione dell’imputato. La coscienza del popolo non regge l’affronto: fiumane in protesta si diffondono per le strade. A sobillarle è la deputata socialista Ruth Coppinger, che il 13 novembre si reca in parlamento con un paio di slip nascosti nella manica della giacca. Li mostra agli altri membri dell’assemblea, assieme a numeri, statistiche – solo il 10% degli abusi è denunciato, e di questi solo uno su quaranta si conclude con la condanna dell’aggressore.

Sembra una nemesi, una replica nefasta di quanto successe a Roma il 6 novembre 1998. La Corte di Cassazione assolse Carmine Cristiano, istruttore di guida accusato da una sua allieva di violenza sessuale. Le perizie sul corpo della ragazza mostrarono solo un’ecchimosi «grande quanto una lenticchia» sulla gamba, e il verdetto si risolse così: siccome la giovane indossava dei jeans stretti, una forzatura nel toglierli avrebbe dovuto mostrare segni più evidenti, «perché i jeans non si possono sfilare senza la fattiva collaborazione di chi li porta». In seguito a questa sentenza, le parlamentari italiane si presentarono alla Camera con pantaloni attillati. Il caso espatriò e giunse in America. Guess, azienda leader in jeanseria, promosse una campagna a sostegno delle donne vittime di abusi – la vendita dei jeans avrebbe finanziato il sostegno dei diritti delle donne. Fu istituito il Denim Day, oggi un evento annuale, riconosciuto da oltre venti degli Stati dell’Unione.

Nel mondo, su 120 milioni di bambini che non vanno a scuola, 73 milioni sono ragazze. Gravidanze precoci, matrimoni combinati, povertà sono le maggiori cause. Se vogliamo girare lo sguardo e osservare chi a scuola riesce ad andarci, ecco che intorno ai sette anni le bambine iniziano a perdere fiducia in se stesse e a cercare rifugio negli stereotipi che la società gli impone, lasciando che solo il 37% di loro si iscriva a facoltà scientifiche.

In Brasile sui 500.000 aborti clandestini praticati ogni anno, 200.000 hanno delle complicazioni e 500 portano alla morte. In Polonia sono quasi 200.000 a cercare ogni anno vie illegali per interrompere una gravidanza non desiderata, perché l’aborto è concesso solo in caso di pericolo di morte della madre, gravi malformazioni del feto e stupro.

È il 20 novembre 2018, L’edizione sudamericana di El Pais dà la cronaca di una ragazza di diciotto anni assalita all’uscita di una discoteca di Santa Cruz, Bolivia. In Italia lo scorso anno sono state 106 le famiglie di una vittima di femminicidio (i dati arrivano sino a fine ottobre, ci sono due mesi scoperti). In tre casi su quattro, i soprusi sono stati inflitti da un compagno o da un ex. In Australia, ogni settimana una donna è stata uccisa per motivi passionali. Può succedere ovunque. Il 14 dicembre scorso, a Madrid, capitale di Spagna. Andrea Sicignano è una ragazza americana in città per studiare – è salita su un autobus sbagliato. Un uomo l’avvicina per aiutarla a orientarsi verso casa. Le prende il telefono dalle mani, la colpisce in faccia, le rompe il naso in quattro punti, le pesta gli occhi e la violenta. Nella speranza di salvarsi, la ragazza si finge morta.

 

Il punto di partenza è l’uguaglianza

‘La donna è libera di pensare solo se ha un suo conto in banca, un appartamento, e una stanza tutta per sé’ – era il 1929 quando Virginia Woolf scrisse questa frase nel saggio A Room of One’s Own, sostenendo quanto l’emancipazione dovesse passare attraverso il denaro. Un’affermazione che è una frase d’attacco, carica di rancore e stimolo a reagire, oggi da rileggere con necessaria sobrietà. Secondo il World Economic Forum, per sanare il divario professionale e quindi economico tra i sessi bisognerà aspettare il 2234: ciò significa che nel 2018 l’impegno alla procreazione umana che onora la natura femminile non è ancora sostenuto dalla società civile quanto dovrebbe.

La difesa delle donne comincia con una base che è il rispetto, e con un traguardo che è il vero punto di partenza: l’uguaglianza al diritto del lavoro, perché è il lavoro a rendere dignitosa la vita umana – dal Medioevo occidentale in avanti, questa è la base della nostra cultura. La società civile deve supportare la carriera di una donna: orari flessibili, telelavoro, asili aziendali, un congedo parentale prevedibile anche per i padri. Misure adottate, almeno in parte, dalle 20 aziende che compaiono nella classifica italiana Best Workplaces for Women, stilata analizzando 127 strutture durante il 2017, ascoltando le opinioni di oltre ventiduemila collaboratrici. Dalla ricerca si evince che sul territorio italiano soltanto un’azienda è propriamente italiana – si tratta dello studio legale Portolano Cavallo –, per le restanti, si leggono succursali italiane di multinazionali. L’industria tecnologica con Gore, l’ospitalità alberghiera di Hilton, l’abbigliamento con H&M e le società di servizi. Tra queste ultime, vogliamo citare il caso di American Express Italia, che vanta una percentuale del 50% di top manager donne e che dal 2012, per tre anni, ha offerto alle sue impiegate un programma formativo chiamato Women in the pipeline & at the top. Attraverso un percorso in tre step, AmEx opera sullo sviluppo delle competenze professionali delle sue dipendenti: in primo luogo, organizza corsi di formazione aziendale sull’intelligence di genere, diffondendo un principio di gender-equality e di parità lavorativa di uomini e donne; successivamente, ricerca sponsor in linea con la sua filosofia inclusiva al fine di favorire l’avanzamento di carriera di donne impiegate presso altre aziende. L’ultimo passo è la creazione di una rete di comunicazione femminile globale, un network atto a collegare tutte le donne facenti parte della community American Express.

La citazione di American Express, oltre a essere dovuta per l’impegno che l’azienda dimostra, è voluta perché AmEx sta aiutando Lampoon PH a divulgare i dati riportati in questo articolo, mirando a una sensibilizzazione di un pubblico più ampio possibile. Sembra retorico, ma non lo è: ricordare quanto l’informazione abbia un valore civile e umanitario.

Nel 2005, American Express ha offerto 19.000 posti letto al New Life Center (NLC), il più grande centro di accoglienza dell’Arizona per donne e bambini maltrattati. The Formation World Tour di Beyoncé (49 date nel 2017) è stato sponsorizzato da American Express. Il tour totalizza più di 250 milioni di fatturato – secondo solo a quello di Bruce Springsteen. AmEx non è l’unico sponsor del World tour, e collabora infatti con l’azienda di trasporto automobilistico privato Uber. Prenotando tramite l’app, l’utente aveva la garanzia di un passaggio gratuito. Il fine era quello di garantire spostamenti sicuri agli spettatori, e in particolare alle donne, che non solo hanno potuto usufruire di un passaggio all’andata, ma sono state anche riportate a casa, in tutta sicurezza. In Australia, AmEx lavora con Two Good, industria alimentare, e con Deliveroo, azienda di food delivery, per sostenere l’iniziativa Love Shouldn’t Hurt che procura pasti caldi alle donne riparate nei centri antiviolenza. La preparazione delle pietanze è affidata a rinomati chef locali, quali Kylie Kwong, Matt Moran e Christine Manfield, e ogni contenitore è realizzato su misura per la sua destinataria – atto simbolico che mostra attenzione e cura del singolo. A sostegno di questo progetto si schiera anche il mondo dell’arte: AmEx ha infatti commissionato all’artista Noula Diamantopoulos un mosaico murale realizzato con 20.000 contenitori e barattoli di food delivery, e si ispira al volto di Felicity Cook, donna sopravvissuta alla violenza domestica. Il murale rappresenta tutti i pasti che sono stati offerti grazie a Love Shouldn’t Hurt, ed è visibile al 182 di George Street, Sydney, sede della multinazionale Lendlease, leader nel settore delle infrastrutture. Oggi, capo del Diversity Office di AmEx è Sonia Cargan, una donna di colore.

In Italia l’anno scorso per la prima volta, il numero delle donne nei board delle società quotate è stato maggiore di un terzo rispetto al totale dei membri dei Consigli di Amministrazione, in gran parte grazie all’introduzione della legge sulle quote di genere, approvata nel 2011. Rimangono marginali, invece, i casi di donne che ricoprono la carica di Amministratore Delegato (il 7,9% delle società) o di presidente del Cda (23, due in più del 2016).

In Italia sono donne 5 ministri su 18. Negli USA, nell’anno picco della women rise capitanata da Alexandria Ocasio Cortez, ventinovenne nata nel Bronx da madre portoricana, al Congresso sono arrivate in 110 su 535, il 25,4%: persiste un immaginario che vuole le ragazze infermiere o igienisti dentali, segretarie o anche solo mamme, in casa a sentirsi incomplete. Se per alcune donne le quote rosa sono state indicate come un insulto, questi requisiti legislativi hanno consentito alle donne nella maggior parte degli stati dell’Africa orientale e meridionale di rappresentare più del 30% dei parlamentari. In Etiopia sotto la presidenza Abiy, il 50% dell’esecutivo è formato da donne che presiedono ruoli chiave come la Difesa, le Entrate, il Commercio, e la Pace. In Ruanda si conta il maggior numero di parlamentari femmine rispetto a qualsiasi altra nazione del mondo.

We Should All Be Feminists è il titolo di un saggio della scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie, attivista e femminista nigeriana (il saggio è un adattamento di una conferenza Tedx del 2012). ‘We Should All Be Feminists’ è la frase che Maria Grazia Chiuri ha posto sulle magliette bianche firmate Dior, le cui vendite restano sempre collegate al supporto civile e femminile. Siamo nel 2018, non si può più parlare di suffragismo – si può solo parlare di civiltà.

AmEx for Parley

Bottiglie, imballaggi e reti da pesca. Bicchieri, piatti e sacchetti di plastica. Non si tratta della lista della spesa, ma di una piccola parte di rifiuti che l’uomo getta negli oceani. Circa nove milioni di tonnellate di spazzatura – innanzitutto plastica – riversata nelle acque a discapito dell’ambiente. 

Dinanzi a questo disastro, American Express ha annunciato una collaborazione con Parley – un’organizzazione impegnata nella lotta contro l’inquinamento plastico marino – per creare la prima carta di credito prodotta principalmente da plastica recuperata trovata negli oceani e sulle coste – che sarà lanciata negli USA nel giro di 12 mesi.

 

americanexpress.com

Courtesy Press Office

havaspr.it@havas

Quella notte a Torino

Text Lampooners

 

Venerdì scorso a Torino, durante le giornate del Salone del Libro, abbiamo segnato i Sessanta anni dalla prima pubblicazione del romanzo di Truman Capote, Breakfast at Tiffany’s. Una novella che trova nella sua rotondità tanta della perfezione letteraria. La mattina, in un’aula di Palazzo Carignano, ha avuto luogo e tempo una tavola rotonda aperta al pubblico: in molti, tramite email e messaggi, si sono lamentati – alle dieci di mattina – impegnati sul lavoro, impossibilitati a esserci, lamentandosi di un orario così poco democratico – ma di Breakfast si trattava, e si usa farla dopo il risveglio. Non c’erano musi, ma sorrisi tra le quasi centocinquanta persone che hanno partecipato, magari prima di andare al Lingotto per proseguire una chiacchiera letteraria.

La sera sì, l’orario comodo per il tubino nero. I locali del Cambio non potevano dare accesso a tutti per questioni di sicurezza. Alcuni tra i protagonisti della buona società intellettuale di Torino – quella così schiva e riservata che il resto di Italia alza il ciglio – sedevano ai tavoli del Cambio in un mix disomogeneo abile a ogni festa: da Carolyn Christov Bakargiev a Dj Boosta, da Cristina Tardito a Massimiliano e Beatrice Marsiaj. Tra tutti, sagace e veloce di mente, brillava per natura propria Evelina Christillin, dama di ferro e fascino, che ricordava Capote antipatico come un ranocchio, e Marilyn Monroe primo casting per il film poi interpretato da Hepburn (algida e per niente sensuale, a sentire Luca Beatrice, eterosessuale granitico e presidente del Circolo dei Lettori).

Breakfast at Tiffany’s è la vicenda di una prostituta di alto bordo che poi è rimasta – grazie a Capote, alla Hepburn e a Tiffany – la donna più elegante della fantasia letteraria – cantando Moonriver con la chitarra sul davanzale di una finestra di New York. L’altra sera, era tardi la notte, qualcuno aveva bevuto un bicchiere di troppo e le note erano stonate sotto i balconi – tornavamo a piedi vestiti eleganti, tacchi alti, giovani e belli come le comparsi di quel romanzo, girando a vuoto e girandoci intorno: Torino e la sua storia, la nostra cultura – il mondo è qui, niente è più internazionale dell’Italia.

 

Un progetto reso possibile grazie a Tiffany & Co.

Parte della programmazione ufficiale
Salone OFF – Salone Internazionale del Libro di Torino

Con il supporto di American Express, che ci permette di raccontare questa storia con energia nuova.

Un ringraziamento speciale a Moët & Chandon, Belvedere Vodka
Coincidenze e dettagli

 

Era il 5 ottobre del 1757 quando davanti a Palazzo Carignano, capolavoro del Guarini datato 1680, un certo signor Vigna ottiene il permesso di costruire un edificio destinato a ospitare un caffè. Caffè del Cambio, forse per via del cambio dei cavalli della carrozza diretta a Parigi, o per allusione al cambio della moneta che si svolgeva nella piazza.

Il 5 ottobre del 1960. Proprio quella mattina fu girata la scena davanti alla vetrina di Tiffany & Co. sulla Fifth Avenue perché, come sanno bene i residenti (e anche i registi e gli scrittori), nelle mattinate d’ottobre a New York luce si riflette con toni di rosa e d’argento sui palazzi.

La sala del Risorgimento e i suoi affreschi del 1875, i marmi di Prali, la foglia d’oro che ricopre le boiserie, i grandi specchi, i lampadari di cristallo entrano così in contrasto con i tavoli e le sedie di Martino Gamper. Michelangelo Pistoletto, l’argentino Pablo Bronstein e l’israeliano-newyorkese Izhar Patkin – hanno allestito i nuovi spazi del Cambio.

Cavour era un habitué del Cambio tanto da avere un suo tavolo riservato dal quale poteva tenere d’occhio Palazzo Carignano, allora sede del Parlamento, ed essere avvertito quando era richiesta la sua presenza in aula, con un fazzoletto bianco sventolato da una finestrella di fronte.

Nel 2013, un miliardario russo ha speso ben 306mila dollari per aggiudicarsi all’asta il manoscritto di Truman Capote.

American Express – la velocità di pensiero e di collegamento, un grazie particolare ad American Express che ci permette di raccontare questa storia americana, in tutta Italia.

Innamorati e scapestrati

 

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Venerdì 11 maggio Lampoon va a Torino – sono i giorni del Salone de Libro – per parlare di un romanzo che per la prima volta fu pubblicato nel 1958, sessanta anni fa. Da quel momento in avanti, una semplice novella ha raccontato al mondo la libertà e l’azzardo di New York.

Nel 1957, David Attie aveva trentasei anni. Un illustratore – locandine, poster, copertine – faceva fatica: i giornali stavano passando dai disegni alle immagini, quando le strade di Soho e del Village erano luoghi per artisti innamorati e scapestrati, umanità varia e cangiante. David si iscrisse a un corso di fotografia tenuto da Alexey Brodovitch – art director e designer, pare sia suo il primo layout in doppia pagina.

David lasciò troppo a lungo i fogli nei liquidi di sviluppo – quando se ne accorse le immagini non erano bruciate, ma molto sovraesposte, troppo chiare. La lezione con Brodovitch all’indomani – David le montò una sopra l’altra, in un gioco di trasparenze e sovrapposizioni, un’idea qualsiasi per salvarsi la faccia. Brodovitch lo intese geniale. Gli commissionò il visual per una novella che sarebbe stata pubblicata su Harper’s Bazar a luglio, un testo di Truman Capote – non male come primo lavoro per un principiante. David ci lavorò due mesi – quando Capote vide il suo lavoro, ne fu felice.

I direttori di Hearst, la casa editrice di Harper’s Bazar, chiesero a Capote di modificare un poco la storia, e il suo linguaggio – era la storia di una ragazza che andava a letto con gli uomini per soldi. Capote obbedì, perché gli piacevano le foto di David Attie. Modificò il racconto – ma da Hearst ripresero a tergiversare – il timore era che Tiffany, uno dei più rilevanti investitori pubblicitari, potesse non gradire l’argomento. Capote diede il racconto a Esquire pretendendo che in ogni caso si usassero le immagini di Attie. Il racconto uscì sul numero di novembre. Si può sorridere oggi, pensando come non sia mai esistita in tutta la storia dell’editoria, una pubblicità più potente di quella che Capote regalò a Tiffany con quel libro. Non solo a Tiffany, ma a Fifth Avenue, a New York in primis e a tutta la bellezza d’America.

Tulipani, giacinti, qualsiasi bulbo olandese – intorno ai tronchi dei tigli, sugli angoli degli scalini, tra vanità di glicini egoisti – che sia una scena di Breat Easton Ellis o Rihanna che scende al Metropolitan – la primavera a New York ti innamora. Le ragazze vanno a letto con tutti tranne che con te, succede così. Sei sdraiato a leggere, su una panchina all’ombra, un campo da basket poco distante, in Sulivan Street. New York – leggerne nei libri, i film, sognare di viverci. Per sognare, bisogna addormentarsi, lasciare che le fotografie schiariscano – un sorriso e una consolazione: la storia più bella resta una novella che finisce sotto la pioggia di un temporale, inseguendo un gatto.

Video
Claudia Bellante

Music
Lancefield

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