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The Fashionable Lampoon
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angelo ruggeri

I fili d’erba di Renato Balestra

Text Angelo Ruggeri
@angelorug

 

I fili d’erba, mossi dal vento, in una giornata di sole in campagna. Il colore verde, segno di speranza e di raffinatezza. La leggerezza di metri di chiffon che svolazzano sul défilé. Renato Balestra è emozionato, mentre presenta la nuova collezione haute couture per la primavera-estate 2018.
Il suo atelier, a due passi da piazza San Pietro, esplode di creatività. Questa stagione, il colore scelto è il verde. Acceso, brilla insieme al suo blu, il blu Balestra. A poche ore dalla sfilata di AltaRoma, il maestro si racconta, tra passato e presente.

 

Qual è stata l’ispirazione per questa collezione?
«Un verso del poeta Federico García Lorca: ‘Verde que te quiero verde, verde viento verdes ramas, el barco sobre la mar, el caballo en la montaña’. Questa colorazione mi ha portato indietro nel tempo. Mi sono ricordato dei bei momenti passati nella mia casa in campagna, in giardino, tra i fili d’erba».

Fili d’erba che sono diventati ricami sugli abiti da gran sera
«Non è stato facile trasportarli sui capi. Ogni ricamo è completamente fatto a mano, impreziosito da perle e Swarovski. Punto dopo punto, ora dopo ora. Il risultato è un trionfo di artigianalità».

Cosa ne pensa dei giovani designer d’oggi?
«Li vorrei più entusiasti. A loro manca il sogno. Studiano molto, certo, ma servono anche libertà e fantasia».

Come è cambiata la moda dei giovani rispetto a quando è iniziata la sua carriera?
«Non lo so, perché non ho frequentato i giovani, quando ero giovane. Ho studiato ingegneria e quando ho iniziato a fare moda non sapevo davvero da che parte cominciare. Mi sono inventato questo mestiere».

Chi è stato il suo maestro?
«Io (sorride, ndr). Ho iniziato disegnando per Iole Veneziani a Milano, sarta straordinaria. Forse lei mi ha dato gli stimoli per continuare in questo mondo. Una donna di grande creatività, amante del teatro e della musica».

È contento della città di Roma?
«No, perché vorrei un’organizzazione migliore. Vorrei che tutti gli stilisti romani collaborassero per riprendere lo scettro dell’Alta Moda, che da sempre appartiene alla Capitale. Dobbiamo valorizzare la tradizione romana con l’aiuto dei giovani, che sono importanti. Dobbiamo far tesoro del passato per rinnovare il presente».

Courtesy of Press Office
renatobalestra.it – @balestra_roma

Arte in continuo movimento

Text Angelo Ruggeri
@angelorug

 

Movimento. Ondulazione. Irrequietezza. Animano i popoli, i capitali economici, le metropoli. Quali sono le modalità con cui questi flussi costanti sono organizzati, sistematizzati e contestati? È questa la domanda che si pone Driftwood, or how we surfaced through currents. La mostra curata da Evelyn Simons e aperta al pubblico fino al prossimo 22 luglio ad Atene. Undici lavori site-specific di Larry Achiampong, Meriç Algün, James Bridle, Hera Büyüktaşçiyan, Jeremy Hutchison, KERNEL, Chysanthi Koumianaki, Persefoni Myrtsou & Eva Giannakopoulou, Lara Ögel, Maria Papadimitriou e Lloyd Corporation. Una pluralità di linguaggi espressivi affrontano le suddette tematiche in una serie di progetti individuali che si sviluppano come un percorso attraverso le strade del quartiere Exarcheia, nella capitale greca.

Interpretate da una serie di contributi artistici come la pubblicità e il marketing. Strumenti capaci di mascherare lo sfruttamento messo in atto dai processi di produzione globalizzati. L’etica del lavoro, ovvero la nozione di casa come costruzione personale e collettiva, ma anche i limiti strutturali del movimento e del pensiero umano. L’identità culturale, imposta o autodeterminata, e le pratiche legate alla costruzione comunitaria. Temi obiettivi, che non lasciano comprendere sfumature creative ma amano condurre lo spettatore dritto al centro. Senza mezzi termini.

L’exhibition è uno dei tre progetti vincitori ex-aequo (assieme a quelli di Michael Wang e Adnan Yldiz) di Curate Award, il concorso internazionale promosso dalla Fondazione Prada e da Qatar Museums. Ha come obiettivi la ricerca di nuovi talenti nell’ambito della pratica curatoriale e l’apertura di prospettive inedite nella concezione di eventi espositivi che non possono rimanere fermi e statici. Che sono in continuo movimento, come l’arte.

Images courtesy of Press Office
fondazioneprada.org – @fondazioneprada

#DoYouStories Cara Delevingne with Puma

Text Angelo Ruggeri
@angelorug

 

Una piattaforma creata dalle donne per le donne. Con l’obiettivo di condividere le proprie storie e provare a cambiare il mondo. E, soprattutto, ispirare fiducia e motivazione. Puma continua il proprio impegno nel sociale, chiamando Cara Delevingne per la realizzazione del progetto speciale ‘Do You’, una selezione di docu-series (che raccontano magistralmente le vite di un gruppo di donne forti di diverse aree di interesse), presentate recentemente al London Central Saint Martins College della City.

L’attrice e modella britannica, che dallo scorso settembre è diventata Influential Female Ambassadors del marchio di sportswear del gruppo Kering, ha passato diversi mesi a cercare e parlare direttamente con donne dalle storie personali uniche, caratterizzate da un forte desiderio di trovare il modo per cambiare e migliorare il nostro mondo. E ha raccontato questa esperienza di condivisione attraverso la realizzazione di quattro cortometraggi (visibili su DoYouStories) che parlano della vita di giovani donne attraverso argomenti di attualità, come la poesia, il bullismo e l’autodifesa.

«Questa è una delle esperienze più incredibili che abbia mai vissuto nella mia vita», ha raccontato Cara Delevingne. «Quello che mi ha colpito è stato guardare queste donne e ascoltare le loro storie di vita e delle battaglie per le quali stanno lottando. Ciò che mi ha maggiormente emozionata è stata la loro forza e determinazione che mi ha ispirato e spinto a realizzare questo progetto con Puma con l’obiettivo di dare alle donne una piattaforma in cui potersi confrontare e nella quale poter condividere le proprie storie».

Per l’occasione, Puma e Cara hanno realizzato anche due paia di lacci speciali con il logo Do You, disponibili da Foot Locker e online su puma.com, il cui ricavato sarà interamente devoluto all’organizzazione umanitaria UNHCR.

Images courtesy of Press Office
www.attila.it – @attilaco

Un premio alla vera artigianalità

Text Angelo Ruggeri

 

Un concorso per mettere in gioco le proprie abilità di craftsmanship. E creare così qualcosa di unico. All’avanguardia. Da museo. Fino al 17 ottobre prossimo sono aperte le candidature (tramite il sito internet loewecraftprize.com) per il Loewe Craft Prize 2018 creato da Jonathan Anderson, direttore creativo della maison spagnola Loewe, per mostrare i lavori di artigiani che operano in diversi campi della professione.

Una giuria composta da figure di rilievo provenienti dai mondi dell’arte, del design e dell’architettura. Incaricata di scegliere il vincitore tra una rosa di trenta finalisti selezionati sulla base di originalità, visione artistica, esecuzione, eccellenza del materiale, valore innovativo e marchio d’autore. Oltre al vincitore di quest’anno, per l’edizione 2018 sono stati aggiunti tre nomi importanti all’elenco dei membri della giuria: la presidente del World Crafts Council Rosy Greenlees, l’ex direttore del Museo Nazionale Koreano Hongnam Kim e il designer di mobili e prodotti Toshiyuki Kita.

Lo scopo del premio? Valorizzare l’importanza dell’artigianalità nella cultura moderna. «L’artigianalità è l’essenza di Loewe e la nostra principale ispirazione», racconta Anderson. «Il Loewe Craft Prize è una piattaforma per celebrare il lavoro di persone dal talento eccezionale che utilizzano mani, pensiero e tradizioni per realizzare oggetti unici che seguono una formula originale e parlano il linguaggio proprio del loro creatore». Il vincitore verrà annunciato a Londra nel maggio del prossimo anno.

Cover: Loewe Craft Prize Trophy

Image courtesy of Press Office
karlaotto.com – @karlaotto

Il Museo effimero della Moda

Text Angelo Ruggeri

 

Immaginate di vedere un’opera d’arte preziosa, unica, dal valore inestimabile. E di poterla osservare da vicino, notando tutti i dettagli pregiati. Purtroppo, però, la sua fragilità non le permette di essere in mostra sempre, per tutti. Anzi, rimarrà visionabile solo per un paio di settimane. E poi sparirà in qualche archivio misterioso, dove si conserverà per il resto del tempo. Ecco, proprio a questa visione di rapidità, di concretezza temporale, di vita finita si ispira il Museo effimero della Moda di Firenze. Che espone pezzi fashion selezionati, dalla metà dell’Ottocento fino ai giorni nostri. Abiti che vengono mostrati per la prima volta (perché mai usciti dalle scatole per la conservazione) e altri esposti per l’ultima volta, prima di tornare negli archivi perché troppo fragili e delicati. In un determinato e fissato periodo di tempo. Non oltre. Oltre solo il ricordo, l’emozione, il sentimento provato. In occasione di Pitti Uomo 92, l’exhibition è stata aperta al pubblico nelle sale della Galleria del Costume di Palazzo Pitti. Prodotta da Fondazione Pitti Immagine Discovery in collaborazione con Gallerie degli Uffizi e Palais Galliera, è curata da Olivier Saillard e sarà visitabile fino al 22 ottobre.

La peculiarità della mostra risiede in un’inedita concezione sia dell’allestimento sia dei contenuti tematici. Infatti, sono esposti quasi duecento pezzi, tra abiti e accessori, distribuiti in 18 sale. Che descrivono il tema di ogni spazio e che sono tornati alla luce grazie allo straordinario lavoro di recupero delle restauratrici della Galleria del Costume e del Palais Galliera. Tra i marchi e le griffe del passato esposte vi sono: Sartoria Worth, Roberto Capucci, Sartoria Madeleine Vionnet, Irene Galitzine Roma, Elsa Schiaparelli, Jole Veneziani, Biki, Maison romana d’alta moda Carosa, Nina Ricci, Gianfranco Ferré e Christian Lacroix. Non solo. Anche il contemporaneo è abbondantemente citato dalle recenti acquisizioni del Palais Galliera. Con le ultime collezioni di Gucci, Maison Margiela, Fendi, Giorgio Armani, Valentino, Prada, Dolce & Gabbana, John Galliano e Lanvin.

«Il Museo effimero della Moda», racconta l’ideatore e chief curator della mostra Olivier Saillard, direttore del Palais Galliera, «è una possibilità, un’opportunità di reinventare la Galleria del Costume e della Moda di Palazzo Pitti. Su manichini di legno e cera, ma anche abbandonati su poltrone e sedie, sospesi in morbide sculture, distesi come belle addormentate, gli abiti sono i naufraghi di un museo misterioso, fragile e caduco. Nel giro di qualche mese esso scomparirà, vittima e testimone del tempo che passa. Speriamo possa rinascere in seguito in un altro luogo, tra le mura infedeli di un museo, negli spazi dimenticati di un edificio. Ponendo sempre interrogativi sul carattere fugace della moda ma anche sulla sua forza poetica, sposando, nomade, fondamenti sublimi e frontiere mobili, possa questo museo, incessantemente in via di definizione, diventare il più bello e il più giusto fra i musei della moda esistenti al mondo». Ed essere così ricordato in eterno.

Il Museo effimero della Moda
A cura di Olivier Saillard

Museo della Moda e del Costume, Palazzo Pitti, Firenze

14 giugno – 22 ottobre 2017

Orari: Tutti i giorni 9.00 – 18.00

Images courtesy of Salvatore La Spina, Firenze Musei Press Office
www.civita.it – @socialcivita

La Rinascente in mostra a Palazzo Reale

Text Angelo Ruggeri

 

Cento anni de La Rinascente. Cento anni di storia d’Italia, di evoluzione del costume, di emozioni, di stile, di cultura, di ricordi e d’innovazione, che si proiettano verso un futuro caratterizzato da grandi investimenti finalizzati a scrivere pagine senza dubbio indimenticabili. Il famoso department store milanese celebra i cento anni del suo nome, il quale fu ideato da Gabriele D’Annunzio su commissione del Senatore Borletti, che acquistò gli spazi allora Bocconi nel 1917, promuovendone la rinascita.

Per celebrare l’evento, il Comune di Milano, Palazzo Reale e i vertici de La Rinascente presentano la mostra LR100 – Rinascente. Stories of Innovation, che sarà visitabile presso lo storico palazzo milanese in piazza Duomo (nelle sale dell’Appartamento del Principe al piano nobile) fino al prossimo 24 settembre. Obiettivo dell’exhibition, il cui progetto scientifico è stato curato da Sandrina Bandera e Maria Canella e il cui concept è stato affidato allo studio OMA/AMO, sarà quello di mettere in luce come La Rinascente sia stata motore di modernità e innovazione, attraverso un percorso fatto di immagini, oggetti, eventi e persone che hanno segnato questi 100 anni di storia, raccontati attraverso le parole del professore Franco Amatori, uno dei massimi conoscitori del grande magazzino, in un catalogo edito da Skira, che ha ripercorso l’evoluzione del department store anche dal punto di vista finanziario.

Sin dalle sue origini, infatti, La Rinascente si caratterizzò come un vero e proprio laboratorio dove sperimentare le novità che provenivano dal resto d’Europa. Il modello di vendita innovativo, derivato dalle iniziali esperienze francesi, con la merce esposta negli scaffali a prezzo fisso, non solo fu la chiave di volta di un’economia moderna, ma produsse decisivi cambiamenti nella vita quotidiana della società, creando nuovi miti e archetipi nel gusto, rivoluzionando l’immagine femminile e maschile, e stimolando la nascita dei sistemi produttivi legati alla moda e al design, pilastri fondanti del Made In Italy.

Images courtesy of La Rinascente press office
www.rinascente.it – @larinascente