Loading the content...
Navigation
Cart 0.00
Tag archives for:

arianna pietrostefani

My Constance moment

Text Arianna Pietrostefani
@aripiet

 

È nascosto in una formula matematica il segreto della spiaggia perfetta. Una ricerca pubblicata tempo fa su The Independent, la identifica in sabbia bianca, acqua turchese e temperature mai sotto i ventuno gradi. Mette Seychelles e Mauritius prima della blasonata Polinesia come posti dove trovare spiagge da sogno. È in questi eden che il gruppo Constance Hotels and Resorts ha incastonato i suoi gioielli.

Seychelles, terre di pirati, fatte di brandelli di un super continente, la Pangea, che si spaccò quando millenni fa Africa e Asia si separarono. Lembo di terra in cui piante e animali sono cresciuti indisturbati sotto sole e pioggia equatoriali. Tartarughe grandi come armadietti rovesciati e una specie di passiflora, difficile da trovare in un altro angolo di mondo. A disturbarle arrivarono i primi sbarchi a inizio Settecento. Vicino alla poco esplorata Baia di Anse Parc ci sono i resti di una roccaforte dei pirati. Gli aranci e i manghi sono cresciuti da semi sputati dalle vedette delle navi due secoli e mezzo fa: i pirati arrivarono qui nell’Oceano Indiano inseguendo le navi del tesoro portoghesi. Furono loro a scoprile, i Pirati dei Caraibi, quelli che nell’immaginario collettivo hanno gli occhi verdi e i denti neri di Jack Sparrow. Poi fu la volta dei coloni, francesi e inglesi: piantarono vaniglia, chiodi di garofano e cannella per sfruttare il lucroso commercio delle spezie. È in questo paradiso naturale, teatro di conquiste e storie d’amore tra pirati e sirene, che l’hotellerie di lusso coesiste con la natura. Plasmandosi.

Constance Lemuria, sull’isola di Praslin, vive di questa simbiosi: si mimetizza con il territorio prendendo in prestito colori e anfratti delle Anse più belle del mondo. Il resort è un insieme di ville e suite di lusso al cui interno il turchese, i corredi in lino, le tende di mussola e i fiori danno il benvenuto. Mens sana in corpore sano. Detto, fatto. Una piscina che degrada su tre livelli verso il mare, la natura scioccante che si rivela in ogni ora del giorno, i ristoranti esclusivi e la cura del corpo. La natura che sorprende, almeno all’inizio, perché col tempo ci si abitua. A volte a bloccare il sentiero verso la spiaggia del resort c’è una tartaruga che soffia verso il mare. Si vive lontano dal tempo, a occhi chiusi, a ritmi lenti, per non farsi sentire da nessuno, per non essere scoperti. Sembra un sogno, ma non lo è il Constance Ephelia, incastonato tra foresta rigogliosa e mare trasparente. Un luogo giurassico, dove è possibile vivere appieno la natura del luogo con escursioni in kayak tra le mangrovie, con la zip line nella foresta unica in tutte le Seychelles o l’arrampicata sulle pareti di granito. Il Morne Seychellois National Park è a soli cinque minuti di auto.

A Mauritius succede così. Chiedi a un gruppo di autoctoni dove sono gli uffici postali, si consultano tra loro in creolo, per poi scoprire che lì, alla posta, si parla inglese. Si aggiunga che si è in Africa ma sembra di essere al largo delle coste indiane: spiagge da atollo, piantagioni di tè, templi in ogni angolo, giungla, aria morbida. Motivo di tanta complessità è la posizione geografica: cruciale, almeno fino all’apertura del canale di Suez, tanto che valse all’isola il titolo di Stella e Chiave dell’Oceano Indiano. Meriterebbe d’essere conosciuta per aver ispirato la prima poesia di Charles Baudelaire. Mauritius è da percorrere a partire dalle spiagge e attraverso la campagna, generosa di piantagioni di tè, vaniglia, frutta. Trovare ristoro in un luogo altrettanto sospeso è ciò che completa l’esperienza. Si chiama #MyConstanceMoment. È amore a prima vista con il Constance Belle Mare Plage, una delle perle del gruppo recentemente rinnovato nello stile, che si estende su due chilometri di sabbia bianca. Al suo cospetto, una fitta allo stomaco ricorda di non star sognando. Una volta entrati si resta sbalorditi dall’esplosione di colori, odori e sapori che galvanizzano lo spirito. Un tempio gourmet dove ogni anno si ritrovano chef stellati Michelin e chef delle isole per condividere una passione che non ha confini, quella per la buona cucina. Poco distante, un altro gioiello: il Constance Le Prince Maurice, ideale per vivere una vacanza principesca affidandosi a mani sicure. L’accoglienza ha un che d’inaspettato: la delicatezza del mare in sottofondo accompagna come una colonna sonora le parole della hostess che fa gli onori di casa. È qui che avrà luogo l’esperienza più suggestiva: mangiare sospesi sull’acqua, al Barachois, unico ristorante galleggiante di tutta l’isola immerso in una rigogliosa foresta di mangrovie. Tra i prediletti di re e regine, politici, stelle di Hollywood e non solo, offre la massima privacy a chi cerca una vacanza lontano da occhi indiscreti.

Se esiste il blu Yves Saint Laurent, non può certo mancare l’azzurro Maldive, nelle sue infinite sfumature dell’indaco. Poco più di un metro sopra al livello dell’acqua le isole sembrano galleggiare alla deriva di un mondo liquido. Abbracciate dalla trasparenza, sospese tra acqua e cielo le mille centonovanta isole maldiviane dall’alto paiono spruzzi di terra nell’Oceano Indiano. Qui l’hotellerie è un concentrato di lusso e di ecosostenibilità. Nessun rumore dei racchettoni e niente dj set serali. Al Constance Halaveli e Constance Moofushi, l’unico rumore concesso è quello del mare che si infrange sulla barriera corallina e la brezza che soffia fra le fronde
delle palme. Forse il cin cin di una coppa di champagne, mentre si avvista un gruppo di delfini.
 Anche qui alcuni #MyConstanceMoment memorabili, come le cornici posizionate in laguna per gli irrinunciabili di Instagram o le sontuose hang loose adagiate nelle acque cristalline per lasciarsi cullare mentre si assapora un sogno ad occhi
aperti. 
È il momento di lasciarsi perfondere da un senso di pace, che permea lo spirito e completa il
 cuore. E poi tornare. Per vedere ogni cosa in un modo nuovo.

Images courtesy of Press Office
constancehotels.com – @constancehotels

Nicolas Vaporidis

_

The Fashionable Lampoon Issue 8

Video Interview of Nicolas Vaporidis by Arianna Pietrostefani
Video Json Adriani
Starring Nicolas Vaporidis
Grooming Sissy Belloglio
Music Turmstrasse Luchtoorn 

The Funky Princess

Arme Lola at the AristoFunk Gala Rave in her not crystal but hyper powered by Converse shoes - special thanks to Hotel Me Milan II Duca .

The Funky Princess

Creative Direction Arianna Pietrostefani Directed and Edited by Fix Studio – Mama Studios Starring
Arme Lola wearing Converse shoes Styling Costanza Maglio Hair & Make Up Isabella Sabbioni Thanks to
Hotel ME Milan Il Duca
Fabbrica Orobia 15
O.P.I. GYM Boxing Club
Quetzal Tattoo
Balena Skate Atelier Emé Music Lamprey – Easy Street KLSparks – Queens ft.Beyond Belief

Comfort Luxury

Testo Arianna Pietrostefani
@aripiet

 

Ciò che distingue l’Italia dagli altri Paesi non è solo la bellezza architettonica e la storia che si cela dietro ogni territorio. Non sono solo le tradizioni tramandate, i capolavori troppo spesso dimenticati, i dialetti che ‘fanno terra’, le mani ‘rovinate’ dal lavoro artigianale. Ciò che distingue il nostro Paese è la capacità di regalare un ricordo, una storia, un’esperienza che incanti chi ne ascolta il racconto. È allora che un viaggio diventa un pezzo di vita. Dal Nord al Sud, passando per la Toscana. L’Italia dei desideri, del lusso accogliente, del sorriso e dei toni affettuosi dei receptionist, della bellezza che non è aggettivo bensì parte integrante dell’ospitalità italiana.

Il viaggio comincia in Toscana, nella valle del Chianti, in una proprietà di trecento ettari coltivati a ulivo e a vite che circonda una residenza signorile del XII secolo, divenuto boutique hotel a cinque stelle lusso affiliato ai The Leading Hotels of the World che porta il nome di Castello del Nero. Originariamente appartenuta alla nobile famiglia fiorentina dei Del Nero, il Castello negli anni ha cambiato pelle, passando sotto la proprietà dei Torrigiani e diventando nei fatti uno dei più rinomati Hotel della Toscana e il primo hotel di lusso nel Chianti a offrire un’esclusiva Destination Spa. Sottoposto a ristrutturazione, oggi è un santuario del lusso che vanta attrezzature moderne pur mantenendo la sua atmosfera storica, attraverso i tanti affreschi, lo stemma di famiglia e i soffitti a volta che adornano le camere.

Scegliere l’esperienza di soggiornarvi vuol dire abbandonarsi all’interno della storia aristocratica italiana e passare gli ultimi giorni dell’anno nel benessere di una spa di mille metri quadrati con vista sulle colline del Chianti. Dieci cabine per i trattamenti, la ‘suite di coppia’ e il percorso benessere con docce emozionali, fontana di ghiaccio, Laconium (sauna delicata), Caldarium aromatico (bagno turco) Tiepidarium e vasca idromassaggio Vitality, sotto un portico affacciato sui vigneti e gli uliveti della Val di Pesa.

Novità di quest’anno, l’apertura anche agli esterni, e non più solo agli ospiti dell’hotel. Niente turba la quiete della spa: varcata la soglia, silenzio. I rumori della natura e lo scroscio dell’acqua – la colonna sonora di un’esperienza dal sapore italiano.

Per trascorrere giorni di benessere, nella gallery le strutture in cui vivere il lusso sentendosi come a casa.

THE NEW DESIGN MUSEUM

Testo Arianna Pietrostefani
@aripiet

 

Il carattere è lo stesso che il mondo del design ha imparato a conoscere negli anni ma il volto con cui da adesso in poi apparirà al pubblico è fatto della stessa sostanza di ciò che contiene al suo interno, la contemporaneità. Il 24 novembre è stato inaugurato a Londra il nuovo Design Museum, che dopo ventisette anni lascia la sede di Shad Thames (ex deposito di banane affacciato sul Tamigi che da adesso ospiterà l’archivio di Zaha Hadid Architects) per occupare quello che era l’istituto del Commonwealth a South Kensington. Costruito nel 1962, con la copertura di rame a foggia paraboloide, l’edificio icona del Modernismo britannico del dopoguerra è stato rinnovato su progetto dell’architetto inglese John Pawson. Oltre diecimila metri quadrati disposti su tre livelli che comprendono spazi riservati alla collezione permanente e alle mostre temporanee, il centro didattico della fondazione Swarovski, la libreria e archivio Sackler. Un luogo in cui modernità e tradizione convivono e che si annuncia ai visitatori già dall’ingresso, dalle vele slanciate e iperboliche del tetto alla facciata scandita da una lucente ‘pelle’ di cristallo intervallata da griglie ortogonali in acciaio.

«Una sfida importante, una risposta concreta al continuo bisogno di rinnovamento» – dichiara Deyan Sudjic, Direttore del Design Museum. «Abbiamo esplorato diverse possibilità, tra cui uno spazio dietro la Tate o ritornare al Victoria and Albert Museum, dove il Design Museum era cominciato come Boilerhouse Project. Ne abbiamo considerato uno a King’s Cross e persino un altro lungo la strada che viene da Shad Thames, nei pressi del Tower Bridge. Quando quello che era precedentemente il Commonwealth Institute è diventato una possibilità ci è subito sembrata l’occasione per ridare vita a un edificio così importante. Kensington High Street è accessibile, vicino al V&A, al Museo della Scienza, al Serpentine e al Royal College of Art, tutti i partner naturali per il Design Museum e con una vista mozzafiato su Holland Park».

Il minimalismo di Pawson contraddistingue gli interni, che si articolano nelle scelte della grande scala in rovere nell’atrio centrale, e nelle diverse aree tra loro collegate. «Abbiamo seguito la procedura ufficiale GUUE per l’assegnazione dei contratti e invitato architetti e progettisti qualificati a candidarsi, scegliendone quindici da una prima lista di circa cento nomi. Il comitato di selezione comprendeva i membri del nostro consiglio di amministrazione, il team di gestione del museo e Charles Samaurez Smith dalla Royal Academy perché fosse una voce esterna che ci aiutasse a scegliere chi avrebbe disegnato la nostra nuova ‘casa’. Per ognuno dei partecipanti è stato visionato almeno un progetto e a tutti è stato chiesto come immaginavano che la struttura del nuovo Design Museum dovesse apparire, essere percepita dal pubblico e operare. Sono stati invitati a non presentare semplicemente un progetto, ma a confrontarsi circa le sfide riguardanti il restauro e la conversione di un edificio costruito nel 1962. All’unanimità abbiamo scelto John Pawson perché capace di farlo nel modo più discreto, senza compromettere la struttura originale ma adattandolo comunque alle esigenze di un museo moderno».

Text Arianna Pietrostefani
@ari_piet

 

The spirit is the same one that the design world has learned to love over the years, but the face that it will show the public is made of the same substance as what’s inside – contemporary. November 24th saw the inauguration of the new Design Museum in London, which after twenty-seven years left its headquarters of Shad Thames (ex banana warehouse on the Thames River, which from now on will host the Zaha Hadid Architects archives) and will now occupy what was the Institute of Commonwealth in South Kensington. Built in 1926, with a copper parabola shaped roof, the iconic British Modernist post-war building was renewed with English architect John Pawson’s project. Over ten thousand square feet spread out on three floors, including spaces reserved for the permanent collection as well as for temporary exhibitions, an education center by the Swarovski foundation, a bookshop and the Sackler archive. A place in which tradition and modernity live together, announced to the visitors right from the entrance, from the flying veils and hyperbolic roof to the façade marked by a glistening “skin” of crystals interspersed with orthogonal iron grids.

«An important challenge, a concrete response to the continual need to re-invent things» declares Deyan Sudjic, Director of the new Design Museum«We explored a whole range of possibilities including a site behind the Tate, moving back to the Victoria and Albert Museum, where the Design Museum began as the Boilerhouse Project. We explored a site at King’s Cross and even a site just down the road from Shad Thames, near Tower Bridge. The former Commonwealth Institute became a possibility and it felt like a great chance to bring a special building back to life. Kensington High Street is accessible, close to the V&A, the Science Museum, Serpentine and the Royal College of Art, all of them natural partners for the Design Museum. And of course, amazing views over Holland Park».

Pawson’s minimalism distinguishes the interiors, which can be seen in the choice of the large oak staircase in the central atrium as well as in the different areas connected to each other. «We went through the OJEU process, the official procedure for allocating contracts. We invited suitably qualified architects and designers to submit their credentials and made a longlist from the one hundred or so that responded to make a list of fifteen. We formed a selection panel that included our trustees, the museum’s management team and Charles Samaurez Smith from the Royal Academy as an outside voice to help make a decision on the designer of our new home. We went to see at least one project completed by every one of the firms that were on longlist and then interviewed them on their thoughts of how the new Design Museum should look, feel and operate. We asked them not to come up with a design but to talk about their response to the challenges of dealing with the restoration and conversation of a building from 1962. We unanimously selected John Pawson as we felt he was able to bring an old building back to life in the gentlest way, not compromising the original building but able to adapt it for a modern museum».

The Design Museum
224 – 238 Kensington High Street
London
W8 6AG
+44 20 3862 5900

Images courtesy of press office
www.designmuseum.org