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The Fashionable Lampoon
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art instagrammer

In Italia, a piede libero

Text Angelica Carrara
@angelicarrara

 

Flip Flop

È un ritmo cadenzato da cui le infradito prendono il loro nome inglese. Uno sciabattare che esiste da sempre, lo ritroviamo anche nei geroglifici egizi. Gli zori sono sandali giapponesi con la suola in paglia di riso – secondo la superstizione, rompere la fascetta porta sfortuna. Mescolando questa tradizione antica e giapponese alla natura e alla vita delle isole americane delle Hawaii, nel 1962 in Brasile nascevano le Havaianas – le infradito in caucciù. Nel 1966 la società madre di Havaianas, Alpargatas, registra il brevetto del modello, ‘un nuovo tipo di suola con fascette’. Come il riso e i fagioli, nel 1980, le Havaianas vengono inserite dal governo nel paniere usato per il monitoraggio dell’inflazione.

Havaianas, Hawaii – away. L’assonanza vale la loro natura. Andare in giro, andare via. Ai piedi i sandali emblema di giornate sotto al sole, non solo al mare ma anche in città. La collezione Havaianas City Sandals – un sandalo con fascetta alla caviglia, è pensata con l’energia dello stato carioca, per andare in giro ovunque nel mondo. Noi, questa energia ce la siamo portata in Italia – in questa nostra Italia senza confini, dove le braccia e la testa ci piace tenerle spalancate, tra mare e Europa.

 

I cinque pavimenti

Abbiamo sognato quello che non si può fare – girare a piedi nudi sui pavimenti più belli del mondo – quelli dei musei italiani. No, a piedi nudi no, non si può – ma con un paio di infradito, che lasciano l’aria sfiorare le dita nei giorni d’estate.

Per segnare le tappe di un’estate all’italiana – quando da tutto il mondo arrivano ragazzi, e famiglie, per girare in questa culla della civiltà. Siamo andati a cercare i pavimenti più particolari, più colorati.

Il Palazzo di Teodorico a Ravenna, era un corpo di guardia durante il governo dell’esarcato bizantino, oggi attraverso una scala a chiocciola nella torre rotonda che fiancheggia si accede alla sala superiore con tarsie marmoree che vanno dal I al VII sec.

Villa Romana del Casale a Enna, una dimora rurale appartenuta a una potente famiglia romana. Tre mila e cinquecento metri quadrati di pavimentazione dove viene celebrato lo stile di vita del proprietario della casa. Stili e cicli narrativi, uno dedicato alla mitologia e ai poemi di Omero, un altro con riferimenti alla natura.

La Casa Dei Grifi sul Palatino a Roma, di epoca repubblicana, il nome deriva dalla decorazione a stucco di una lunetta con grifoni. Questa tipologia di decorazione si chiamava opus scutulatum, il più antico pervenuto a Roma, che aveva come modello originario quello del tempio di Giove Capitolino.

Villa Jovis a Capri, su di uno sperone roccioso posto quasi sulla Grotta Azzurra, lontana dai clamori del porto e dalle strade modaiole. Da qui l’imperatore Tiberio governò l’impero romano per undici anni.

Poi ci abbiamo aggiunto anche una tappa in Spagna, perché se le cose non sono ancora un po’ sbagliate, qui non ci piacciono mai: a Carranque in Spagna, sulle rive del fiume Guadarrama, si conservano i resti di una villa romana ora protetta dal governo della Castiglia-la Mancia. La geometria di un pavimento a mosaico, i tasselli di marmo che si perdono in un gioco che è un incastro, l’arte musiva è fatta per una danza in flip e flop.

 

Visual Wave

Non solo in Italia – ma in questo nostro progetto per raccontare e celebrare le Havaianas e tutte le abitudine estive che le Havaianas ci ricordano, abbiamo chiesto ad artisti di tutto il mondo, di disegnarle, di dedicare un loro lavoro a questa cultura dei piedi all’aria, liberi e protetti solo da una suola che si ferma tra le nostra dita. Gli art instagrammer sono globetrotter curiosi, fluttuanti nello spazio digitale mentre disegnano un presente a colori. I disegni li presentiamo in questa gallery, dopo averli raccolti, trovati, pubblicati sui loro profili Instagram.

Per visitare lo store online di Havaianas, havaianas-store.com

Per trovare i negozi e rivenditori Havaianas, havaianas-store.com/negozi

Art-interview: Stephan Beaumont

Text Micol Arianna Beltramini

 

Nome: Stephan Beaumont
IGer: One Eye Girl
Vive a: Barcellona
Lavora in: Pubblicità, Moda, Illustrazione
Filosofia: L’imperfezione femminile è fonte di bellezza

 

Qual è il tuo momento preferito del giorno, o dell’anno, e perché?
«Per disegnare il mio momento preferito è la notte, quando puoi finalmente finire quello che hai cominciato senza che ci siano interferenze a impedirtelo».

Quali sono le tue ispirazioni visuali?
«Sono ispirato da moltissime cose, ma credo che gli ingredienti fondamentali nello shaker della mia ispirazione siano: le sculture mobili di Alexander Calder, le immagini del Test di Rorschach, i disegni di Raymond Peynet, le fotografie di moda e Instagram».

La musica ha un impatto sulla tua arte? Quale?
«Ascolto sempre musica mentre disegno, ma non credo che abbia un impatto diretto su quello che disegno. Credo, al contrario, che siano i miei disegni a richiedere un certo tipo di musica. Triste e malinconica».

Tre cose della tua infanzia che ti hanno reso l’artista che sei adesso.
«Credo che mia nonna sia stata la persona che ha influenzato più di tutte il mio gusto estetico. Aveva una grande passione per i dettagli ed era molto francese. Per me che ero uno spagnolino era meraviglioso poter vivere ogni estate in un universo così differente dal mio. Anche il bullismo di cui sono stato vittima da piccolo ha influenzato la mia personalità. È una cosa che da un certo punto di vista ti isola, ma ti aiuta anche a creare un mondo parallelo, personale e intimo. In più ricordo che fin da piccolo ero affascinato dalle riviste di moda e dai supermodel. Per cui sì, direi che avere avuto una nonna francese, essere stato vittima di bullismo e aver letto riviste femminili sono le tre cose che mi hanno portato a disegnare».

Qual è il tuo stato d’animo preferito, e perché?
«Per disegnare è la calma. Essere sereno e aperto alle sensazioni che mi permettono di creare qualcosa dal nulla».

Hai una musa? Non necessariamente una persona.
«La mia musa ideale è delicata, languida e trasmette bellezza attraverso lo sguardo. Al momento mi affascinano tre muse scoperte tramite Instagram: Jennifer Bucovineanu, Lou Schoof e Jasmina Al Zihairi».

Qual è la tua paura più grande? La tua arte la rivela?
«La verità è che non ho alcuna paura. Ho giorni buoni e giorni cattivi, e cerco di fare in modo che i primi siano molti, molti di più dei secondi».

Tre fashion designer con cui ti piacerebbe lavorare.
«Ho fatto una piccola collaborazione con Delpozo, e mi piacerebbe molto lavorare di nuovo con Josep Font e la sua squadra. Delpozo a parte, sarebbe fantastico lavorare con Dries Van Noten e Simon Porte (Jacquemus)».

Social network: cose che ami, cose che odi.
«Grazie ai social ho potuto far conoscere il mio lavoro, ho conosciuto gente incredibile, ho collaborato con brand per cui non avrei mai immaginato di poter lavorare… per cui non c’è davvero niente che odio dei social network. Odiare non fa buon karma».

Images courtesy of the artist