Loading the content...
Navigation
Tag archives for:

artefiera 2018 bologna

Artefiera 2018 – si va sull’usato garantito

Text Rocco Moliterni

 

Arte Fiera sta all’arte come il Festival di Sanremo sta alla musica leggera.

Un rito che, edizione dopo edizione, si ripete più o meno uguale a se stesso. A Bologna non vieni per provare il brivido della novità o della ricerca di tendenza, ma per trovare conferme. La kermesse diretta da Angela Vettese non punta sui giovani, anche se non mancano le scoperte, come il maltese Matthew Attard, vincitore del premio Euromobil Under 30, con i suoi fili d’alluminio che disegnano silhouette sospese sui muri. Qui le circa centocinquanta gallerie quasi tutte italiane, fanno a gara per proporre artisti quasi tutti italiani, che siano un investimento per collezionisti dal portafoglio gonfio e dalla scarsa voglia di rischiare. Si va in altre parole sull’‘usato sicuro’. È un grande spolvero di Fontana, Burri, Campigli, Vedova, Balla, ma anche Boetti, Capogrossi, Zorio, Schifano ossia la Grande Bellezza – e in qualche caso bruttezza – del Novecento italiano.

L’annunciata novità era il rimescolamento delle carte: non più il moderno diviso dal contemporaneo e la fotografia in un ghetto a sé stante, ma tutti con o contro tutti. Di fatto i big del moderno, ossia gallerie come Tornabuoni, Mazzoleni, Lo Scudo sono rimaste nel padiglione 26 e le gallerie più votate al contemporaneo, da Continua a Primo Marella nel padiglione 25, con la fotografia non pervenuta: disseminata qua e là la sezione Photo quasi si perde. Non mancano le mode passeggere: quest’anno c’è, sarà perché è un ex sessantottino, il ritorno di Piero Gilardi e dei suoi Tappeti Natura e vanno molto sculture classiche riconvertite al contemporaneo (anche se dopo Jeff Koons non è una grande idea). Più che in passato è ricco il cartellone di eventi in città il che permette di non mangiare in Fiera dove la qualità del cibo non è paragonabile a quella delle opere in vendita. In compenso il rognone con la cipolla e i funghi pioppini in brodo di cappone all’Osteria Bottega è un capolavoro. E può aiutare a mandar giù lo struggimento di non portarti a casa ad esempio quel ritratto a carboncino che Balla fece nel 1905 al suo amico Duilio Cambellotti: costa, se nessuno l’ha ancora comprato, duecentoventi mila euro.

Courtesy of Press Office
lightboxgroup.net