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The Fashionable Lampoon
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casa zegna

Albergo Bucaneve

Albergo Bucaneve, Bielmonte

Text Angelica Carrara
@missangiecarry

 

Il genius loci è l’interazione tra un luogo e un’identità. Un legame. Indissolubile è quello che dal 1910 unisce l’attività laniera di Ermenegildo Zegna al suo territorio. Sulle alpi biellesi, dove l’acqua è nobile. Scorre giù dalle montagne fino a Trivero e viene raccolta in una vasca a Casa Zegna. Dentro ci si lava la lana – «quand’ero piccola il nonno ci portava lì a schettinare» – ricorda Anna Zegna. È l’acqua più leggera d’Europa, è il segreto dietro all’eccellenza dei tessuti Zegna. Le ‘ricette’ sono custodite in duemila e duecento volumi nell’archivio di Casa Zegna, una dimora anni Trenta. La casa di famiglia, circondata dal lanificio verde – utilizza solo fibre nobili, e da cento chilometri quadrati di territorio protetto, che formano l’Oasi Zegna nata nel 1993.

«Nella lana ci si lanciava in tuffo». La lana – merino dall’Australia e dalla Nuova Zelanda, il kid mohair dal Sudafrica, il cashmere dalla Inner Mongolia, la vicuna dagli altipiani andini del Perù. Un chilogrammo di lana equivale a centottanta chilometri di filo. Negli anni Sessanta Ermenegildo ne fece uno lungo centoventi chilometri – un filo lungo da Trivero a Milano, di quattro micron – un micron equivale a un millesimo di millimetro. Nacque così il tessuto centoventimila che gli valse il Vello d’Oro di Giasone.

L’habitus non è solo un abito, ma un modo di essere. Al tempo erano gli inglesi i migliori produttori di tessuto. Per Ermenegildo fu una sfida. Nel 1938, andò in America a spiegare ai sarti italiani l’importanza del tessuto made in Italy, il primo a essere marchiato con il logo. Negli stessi anni la prima campagna – un pugnale foderato di tessuto Zegna che spezzava la catena del dominio britannico, segnava una nuova supremazia e la nascita di un modo: per fare un abito Zegna servono cinquecento mani.

Scarpe grosse, cervello fino. Imprenditore e filantropo, Ermenegildo pensava alla coesione con la comunità prima di tutto. Casa Zegna è uno spazio di accoglienza, un centro socio-esistenziale con rotazione di contenuti ogni sei mesi e una mostra permanente. «Serviva una strada per raggiungere la cima della montagna, il nonno la disegnò». Per ingentilire la salita che porta a Bielmonte sono state piantate cinquecento mila conifere e un’intera conca di rododendri che nel mese di maggio si tinge di viola. La strada, che collega il biellese con la valle d’Aosta, è nascosta tra i boschi dove passavano i lupi della Val Sessera e dove oggi le sentinelle dell’ambiente, le api – più di quattrocento, producono miele di rododendro selvatico.

In cima, al Bucaneve, il larice è ovunque. Brucia sul fuoco e profuma l’aria. È lucido sulle pareti, vissuto quello dei tavoli, scricchiolante sotto ai piedi. Sa ancora di anni Sessanta, quando l’architetto Luigi Vietti aveva progettato questo hotel di sole venti camere. In tavola manca il vino, c’è solo dell’acqua profumata – di zenzero, lime e melograno. «Si mangia poco di quel che si trova in città» – spiega lo chef, il piemontese Giacomo Gallina, mentre ci versa un Nebbiolo in purezza, rotondo. «Guardo fino all’Appennino ligure. Vedo il gorgonzola, il riso, il Monferrato. Tanta verdura – il topinambur, il trussotto, le rape, le zucche dell’orto».

Albergo Bucaneve

Strada Panoramica Zegna, 232 – Località Bielmonte, Veglio, Biella

+39 015.744184

Image courtesy of Press Office
zegna.com – @zegnaofficial