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chanel métiers d’art

Una trama ordita dal fato

Text Cesare Cunaccia

 

Tra la Maison Chanel e gli universi dell’espressione artistica, vi è un legame privilegiato: il ricamo. Broderies – ornati fluidi e narrativi, oppure geometrici e astratti, realizzati con filo d’oro e d’argento brunito per appannarne l’eccessiva brillantezza, arricchivano gli abiti di Mademoiselle fin dagli albori della sua parabola nella moda.

Il capitolo Kitmir sembra una trama ordita dal fato. Kitmir è la manifattura di broderies che dal 1921 e per vari anni è partner di Gabrielle Chanel. Dietro questo nome – si riferisce a un leggendario cane dell’antica mitologia persiana – si cela la granduchessa Marija Pavlovna, sorella del Granduca Dmitrij Pavlovič Romanov, che fu l’amante di Coco e tra i congiurati che assassinarono Rasputin a Palazzo Moika, a San Pietroburgo, nella nevosa notte del 30 dicembre 1916. Marija e Dmitrij, appartenenti alla famiglia imperiale russa, sono forzatamente esuli dal loro Paese, dove si era instaurato il governo bolscevico a seguito della rivoluzione del 1917. Una fiction ricamata sull’arazzo della storia.

Da Chanel, broderie significa Lesage e Montex – due realtà parigine inimitabili per tradizione e maestria, per capacità di sperimentazione tecnica e ricchezza degli archivi, rappresentata da decine di migliaia di cartoni che in parte risalgono al XIX secolo. Dai loro atelier escono meraviglie: ricami a filo e in 3D, scobidoo con pietre, cristalli, carta, legno, latex, conchiglie, raffia e cemento. Sono parte integrante di quei Métiers d’art chez Chanel che forniscono linfa al talento di Karl Lagerfeld, in un rapporto di osmosi creativa. Un dialogo continuo al centro della collezione Paris-Hamburg 2017-18, dove l’apporto del ricamo è più che mai presente.

Lesage e Montex, grazie alle mani delle loro maestranze, hanno ripreso i colori del mare del Nord, i profili dei container del porto mercantile amburghese e l’architettura dell’edificio in cui si è tenuto lo show, la Elbphilarmonie. Un mood che le immagini fotografiche realizzate da Karl Lagerfeld, con la loro atemporale e misteriosa nostalgia anni Trenta, hanno saputo catturare pienamente.

Chanel.com

Métiers d’art Paris-Hamburg collection, chanel.com/paris-hamburg-2017-18

Maison Lesage, lesage-paris.com

Architettura in Tweed

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Amburgo, dicembre 2017. Studenti e ricercatori ti fanno notare i dettagli: gli edifici cercano la luce, le finestre sono incastonate nei mattoni scuri posati secondo assi diverse. A scacchiera, a spina di pesce, i mattoni cambiano moduli e direzioni, fuoriescono come spine. Ogni facciata prende una tridimensionalità, una ruvidità – assomiglia a un tessuto – o meglio, a un tweed. Nella moda, emblema di tweed è Chanel – che qui ad Amburgo ha presentato i suoi Métiers d’Art. Sono abiti di prêt à porter talmente elaborati da porre in difficoltà la produzione, avvicinandosi alla natura di couture. In passerella le donne di adesso: Vittoria Ceretti e Kaia Gerber, in platea, Kristen Stewart e Tilda Swinton.

In questa terra gelida e buia d’inverno, battuta dal vento e sconfitta dal mondo per due volte in meno di cinquanta anni, nel 1933 nacque Karl Lagerfeld. Qui il fiume Alster entra nell’Elba – si rompe in un crogiolo di laghi, canali primari e secondari: quando la marea risale dall’oceano, il corso del fiume si inverte e il livello dell’acqua può alzarsi anche di tre metri. I canali sono per questa ragione molto profondi – se ti affacci sembrano baratri. I ponti sono alti, anche cinque e sei metri. Amburgo era città stato, prima dell’unione tedesca nel 1871 – capitale energetica, l’acqua permetteva la produzione di vapore, i primi motori del secolo scorso. Oggi Amburgo è una speculazione urbanistica.

Bruno Zevi insegnava come l’architettura sia la scienza del vuoto, il ragionamento tramite il quale un vuoto possa essere incastonato da una forma abitabile. Chanel ha sfilato i suoi Métiers d’Art dentro la Elbphilharmonie di Herzog & de Meuron, il simbolo della ricerca in architettura sul territorio di Amburgo: all’esterno, una base in mattoni rossi della tradizione secolare, ancora – sopra i mattoni una costruzione a punte e curve di specchi, involucro per un volume di aria e di musica. Tutto è fluido. I vetri sono bombati, per moltiplicare i giochi di riflessi, come è uso nell’alta Germania fin dagli anni Venti: amplificano i raggi come superfici di gemme. Si è sempre trattato di cercare la luce, le forme dei cristalli, qui ad Amburgo. I fili di argento e metallo mescolati nell’ordito dei tweed di Chanel portano nuovi bagliori.

Chi usa il cuore parlando di cultura nella moda, sa che la supremazia di Chanel è una questione di tessuto. Trame e orditi, a volte ancora usati a mano. Filati pesanti, spessi, nascono da un mix di lavorazioni in metallo, lana e seta, nastri e nuove materie – sembra quasi fantascienza, futuro di un artigianato che raggiunge abilità di matematica scientifica. L’architettura è questa: costruzioni in materia tessile, per delimitare quello spazio vuoto riempito dal corpo di una donna.

Il legame con i Métiers d’Art risale ai tempi di Gabrielle, che collaborava con i più grandi artigiani dell’epoca. Nel 2020, un nuovo spazio Chanel dedicato ai suoi Métiers d’Art verrà inaugurato a Porte d’Aubervilliers. Un edificio di 25.550 mq progettato dell’architetto Rudy Ricciotti, vincitore del Grand Prix National d’Architecture, riunirà tutti i maestri d’arte in un unico luogo. L’idea è rendere i laboratori creativi integrati con quelli di produzione. Creare un flusso lavorativo che seguirà i bisogni e le logistiche di ciascuna attività. La struttura si svilupperà intorno a uno spazio verde e rispecchierà i moderni standard sul comfort dei dipendenti durante le stagioni. L’esoscheletro, che rimanderà al mondo dei tessuti, sarà il punto focale della struttura e lo renderà immediatamente riconoscibile.

Images courtesy of Press Office
chanel.com – @chanelofficial