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Il Sangue Blu di Napoli

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

I colori di Napoli del Seicento si schiariscono con la luce del Settecento – quando qui c’era una corte più brillante del giro di Parigi e di Madrid. Lucia Pica a Napoli è nata e ha vissuto, prima che un percorso la portasse tra Londra e Parigi, da artista del trucco a direttrice creativa delle collezioni di bellezza di Chanel. A Posillipo, a Villa Lauro, Lucia Pica raccontava come i colori per gli smalti, per le ciprie e per i rossetti, fossero mescolati fra le sfumature più complicate delle cromie di Napoli – nei suoi contrasti e nelle tensioni di una città di gioia e rancore, vicoli di gloria, vigore e sconfitta.

Inchiostro nobile e nero, un taglio nel vetro. Le gocce cangianti si muovono dal rosso al viola. I colori di Napoli sono i riflessi dei rivoli di sangue della gente che qui vive, persa nel fuoco e nel destino della città. Una scala di porpora, cardinali, rose di orchidee e velluti per regine. Capodimonte. Il riflesso cangiante di un taffetà di seta, di una ceramica soffiata – del mare nel golfo, sotto gli scogli di Capri. Un riverbero che amalgama e tutto condensa, liquido, che si trasforma nel Manierismo.

I colori di Napoli sono quelli della ruggine, sul ferro, vicino al rame. Funghi blu, viola e verdi. Ombre su intonaci scrostati, ombre di fili tirati sopra la via per lenzuola da appendere. Poster rotti come li voleva Mimmo Rotella, stralci di mosaici romani. Spiagge di zolfo su spume di onde turchesi, petrolio e catrame, cavi elettrici sopra i fili di un tram. Il verde azzurro delle muffe antiche si espande sulle borchie di pietra di un portale di chiesa, nei piedistalli delle guglie.

Le code delle sirene, i veli delle sibille, le umidità basse di un’ombra. Le fessure dei mosaici, l’azzurro delle cenere che resta da una brace, da una lava. Il verde totale di un albero di fico beniamino. Le erbe crescono sulle rovine, sui cigli, tra le impalcature di un cantiere fermo. Le alghe, il calcare, i coralli verdi – gli occhi dei pavoni, le persiane chiuse sul balcone sotto le nuvole di pioggia, nelle ore prime di un pomeriggio stanco, di smalto. Il giallo ocra delle maioliche di Santa Chiara, nelle ombre dei drappi in pietra nei bassorilievi, i pistilli di una margherita selvatica che cresce tra i san pietrini sul confine del quartiere, tra i graffiti e i ceri votivi.

Ancora il rosso, alla fine – il rosso è ovunque, sulle labbra e sulle guance, sulle unghie e tra le ciglia. Il rosso della lava del Vesuvio, quello certo e antico di Pompei, dei fili delle reti da pesca, il rosso dei cornini, peperoncini, i mattoni a vista sui tetti piatti come in Africa – i pistilli di zafferano rossi sul rosa – il tramonto dall’altra parte di Sorrento, le boe per i gozzi al largo. Ecco, sì, volevo scrivere questo, solo questo: i colori di Napoli, per le labbra di Gabrielle Chanel, in una nuova primavera.

Images courtesy of Press Office
chanel.com – @chanelofficial