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Cruise Month 2018

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Ormai, fra gli insider del mondo della moda, maggio viene chiamato il “Cruise month”. Il mese delle collezioni “Cruise” o “Resort” che dir si voglia. Il calendario delle pre-collezioni per il 2018 è stato ancora più fitto del solito, con uno scenario che si è allargato al mondo intero. Dalla vecchia Europa fino all’estremo Oriente, passando per le praterie del continente americano.

Dior ha convinto tutti con la sua splendida esercitazione nella riserva naturale californiana di Upper Las Virgenes Canyon Open Space Preserve, non lontano da Los Angeles. Il Direttore Artistico Maria Grazia Chiuri propone una visione imperniata su “una donna selvaggia che è la salute di tutte le donne”, intrecciando la pittura di Georgia O’Keeffe e quotes western molto Diana Vreeland e Millicent Rogers a Taos. Abiti dalle incredibili gonne a campana. Il poncho in coyote e gli anfibi versus l’infradito di piume. Cappelli da gaucho e suéde a frange con ricami in raffia e simbologie “native american”. Il finale esplode in una fiaba “très Dior” nel deserto. Di tulle impalpabile e di cristalli scintillanti.

Chanel Cruise 2018. Karl Lagerfeld ha raccontato la sua idea di Grecia classica e della mitologia ellenica attualizzandola secondo la sua ottica perennemente metamorfica e futuribile, tra colonne e rovine, sullo sfondo della rievocazione del Tempio di Poseidon a Capo Sunion, da millenni affacciato sull’Egeo. Un valzer di tuniche e pepli sofisticati di lunghezze variate, portati con cinture-bustier, grandi bracciali da Elena omerica e aristocratiche tiare da dea fidiaca. Tweed, chiffon, maglia, seta e cotoni su una palette di grigi chiari, nero, beige, bianco, oro, con tocchi giallo e arancio e bagliori di cristalli, nel segno di una classicità moderna e distillata fino all’astrazione purista.

Mood giapponese invece da Louis Vuitton. Poco distante da Kyoto, al Miho Museum, progettato da I. M. Pei nel 1997. Un luogo stupendo e ambivalente, che, come lui stesso ha dichiarato, ha da subito incantato e dato ispirazione al Direttore Artistico Donna LV, Nicolas Ghesquière. Focus è l’evoluzione, tra tradizione e modernità, tra Occidente e Oriente. Gli abiti richiamano i samurai, le incisioni figurative, le tenute nipponiche da cerimonia, il cinema di Kurosawa e di Kitano, i keikogi delle arti marziali, i fiabeschi paesaggi ritratti a inchiostro. Fino a un chiaro omaggio a Kansay Yamamoto. I tailleur pantalone e le tuniche strutturate guardano alla densità poetica di Hokusai. Jersey intrecciato e maglioni di pelle ricordano le armature degli antichi guerrieri. Mentre, per la sera, affiorano riflessi brillanti come nel teatro Noh. Le borse e le pochette sono siglate da maschere Kabuki. Gli obi e le tipiche cinture da kimono compongono affusolati pantaloni. I berretti sono opera di Kristopher Haigh, fondatore del marchio 1K.

Prada resta a casa. Ha ambientato il suo show nel nuovo e bellissimo spazio dell’Osservatorio che si libra tra le cupole vetrate della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Una sofisticata e composita texture di stile coniuga sportswear, grafie di ricami, levità di piume e trasparenze couture, punteggiate di forse involontarie suggestioni Jugendstil degne di una klimtiana Emilie Flöge. Indimenticabili davvero, i più eleganti calzettoni da basket che si siano mai visti prima su una passerella, declinati in una femminile sensualità.

Gucci ha sfilato in maniera massiva. Da vero kolossal. Tra gli innumerevoli capolavori artistici che affollano l’ex reggia medicea, lorenese e sabauda di Palazzo Pitti a Firenze, dove contribuirà alla salvaguardia dell’annesso Giardino di Boboli. La linea di vibrante e pirotecnico métissage stilistico, di semantiche e simboli, perseguita dal designer del brand Alessandro Michele, e la sua lettura profondamente meta-moderna del tempo che viviamo, sono state lanciate fin oltre i codici assodati, trasformandosi in challenge per un’ inattesa e poliforme definizione della contemporaneità.

Valentino, capitanato da Pierpaolo Piccioli, ha messo in scena la sua Resort 2018 in un vecchio edificio délabré di Soho, a NewYork City, puntando sul concetto di “athleisure”, un accento sportivo che connota un intero guardaroba. La tuta da ginnastica diventa così abito lungo. La linea anatomica del busto è messa in evidenza da minuziose cuciture apparentemente work-in-progress. Il tailleur-Varsity si ispira alle tifoserie giovanili di baseball. Il romanticismo floreale della Maison romana si miscela senza timore alcuno con tante referenze squisitamente americane e hip-hop.

Chanel – Palais Galliera

Testo Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

Nel 2019, il solenne e marmoreo Palais Galliera, Musée de la Mode de la Ville de Paris – ricco di oltre 200.000 pezzi – diventerà la prima collezione storica permanente di moda in Francia, grazie all’ampio sostegno della Maison Chanel. Una svolta epocale, che nasce da un preciso desiderio di Anne Hidalgo, sindaco della capitale francese e che Chanel ha voluto accogliere quale mecenate unico, facendosi carico totalmente del restauro, della funzionalità espositiva e dell’arredo di queste nuove sale, con un finanziamento complessivo di 5,7 milioni di euro. Potrà così nascere una galleria permanente che porterà il nome di Salles Gabrielle Chanel. «E’ un forte impegno incentrato sulla creatività – dichiara Bruno Pavlovsky, Presidente delle Attività Moda di Chanel – la vera radiosa energia di Parigi che è anche il cuore della vitalità incessante e della fervida fucina inventiva di Chanel. È parte integrante della nostra missione sostenere un’istituzione come il Palais Galliera, che riesce a far vivere nel contemporaneo la storia della moda».

Collocata su una superficie complessiva di 670 metriquadrati negli spazi sotterranei di quello che fu un edificio eretto nella seconda metà del diciannovesimo secolo quale scrigno della cospicua raccolta d’arte di una ricchissima filantropa italiana, Maria Brignole Sale De Ferrari, duchessa di Galliera e principessa di Lucedio, la galleria offrirà ai visitatori lungo l’arco di un anno, una visione sulla parabola storica e di sviluppo della moda dal Settecento ai giorni nostri. Il progetto comprende anche il varo di un laboratorio pedagogico e l’apertura di una libreria-boutique. Il pianterreno soprastante rimarrà invece dedicato, come attualmente, a grandi esposizioni temporanee.
«Grazie al prezioso contributo di Chanel – conclude Olivier Saillard, Direttore del Museo – la storia della moda, l’eccellenza dell’haute couture francese e gli inimitabili savoir faire che esplicitano e incarnano la creazione, troveranno finalmente un podio prestigioso in questo nuovo nucleo di sale, che saremo fieri di inaugurare nel 2019».

Chanel – Palais Galliera, Musée de la Mode de la Ville de Paris

Images from Pinterest

Chanel’s Gabrielle Bag

Testo Paola Corazza

«La chiamavano tutti Coco, ma il suo vero nome era Gabrielle. Un nome perfetto per una borsa che racchiude tutti i codici di Chanel». Karl Lagerfeld. Gabrielle Chanel, per tutti Coco, ha inventato uno stile e emancipato la donna della sua epoca, anticipando tendenze e proponendo codici estetici. Come quelli della borsa che immagina nel 1955 per rendere la donna libera nei movimenti, coniugando estetica e funzionalità. Negli ultimi trent’anni, Karl Lagerfeld ha rinnovato questa storia e oggi crea una nuova borsa, che chiama come lei: GABRIELLE de CHANEL. Presentata alla sfilata prêt-à-porter PE 2017, la borsa si ispira alla forma degli occhiali oversize e alle custodie da binocolo che gli uomini portavano a tracolla alle corse ippiche. Gabrielle amava attingere alla moda maschile. GABRIELLE de CHANEL è una borsa, in linea con il desiderio di comfort di Mademoiselle Si declina in versione hobo, disponibile in tre modelli: zaino, shopper e borsa. La campagna per la nuova borsa rende omaggio a Gabrielle attraverso quattro muse moderne: Kristen Stewart, volto della maison, e poi Cara Delevingne, Caroline de Maigret e Pharrell Williams, amici e ambassador della maison, interpreti dell’eleganza, della bellezza, del mito di Gabrielle.Oltre agli scatti, realizzati da Lagerfeld, quattro cortometraggi, in uscita a partire dal 3 aprile, preceduti da teaser e trailer pubblicati sui canali social del marchio.

#TheCHANELGABRIELLEbag

#GabrielleChanel

GABRIELLE de CHANEL

Il corpo, che poggia su una base rigida termoformata, è estremamente leggero e ultramorbido: un contrasto nella struttura che conferisce alla borsa una tenuta perfetta, facilitando la ricerca al suo interno. Fedele al desiderio di comfort di Gabrielle Chanel, si adatta perfettamente alle forme per assecondare ogni movimento senza intralciarlo. La tracolla regolabile è accompagnata da una doppia catena intrecciata in pelle e metallo dorato e argentato. Un dettaglio originale che consente di indossare la borsa in tre modi diversi: a spalla, a tracolla o entrambe, facendo passare la catena su una spalla e poi, in diagonale, sull’altra. La borsa si adatta così alla personalità, alla situazione o all’umore di chi la indossa.

Realizzata in pelle di vitello invecchiata (corpo matelassé e base liscia), in tinta unita bianca o nera, oppure bicolore (bianco/nero, blu marine/nero, beige/nero), la borsa GABRIELLE de CHANEL si declina in versione hobo, disponibile in tre modelli, zaino, shopper grande e borsa morbida inserita in una mezza-scocca rigida. È proposta in numerose varianti: alle versioni in pelle si aggiungono quelle in pitone nero e in colori brillanti, giallo, rosa, rosso, blu e verde acqua. La fodera è in tela color granata, raffinato riferimento alle prime borse create da Mademoiselle Chanel.

Cara Delevingne

Kristen Stewart

Creative Direction Federico Alpi
Directed and edited by Mama Video
Styling Carolina Fusi
Models Blagomir @ Brave Model Management, Kethelin V. @2M Model, Lilith Zang @ Urban, Madalina @MP Management, Maya D @ 2M Model, Svetlana @ 2M Model
Hair Pierpaolo Massafra @ TIGI Professional
Hair assistant, Jessica Keim
Make up Sara Del Re @ Freelancer Artist Agency

Store
CHANEL MILANO
Via Sant’ Andrea 10
20121 Milano

 
Images courtesy of press office

Makeup Iconic Colors

Testo Paola Corazza

 

Il rosso, il nero, l’oro, il bianco e il beige. Sono cinque colori emblematici della Maison, in contrasto e in armonia fra loro, e strettamente legati a Coco Chanel, che del colore faceva un uso molto personale, originale, audace. Per il Make Up di primavera 2017 Chanel lancia Coco Codes, una serie di raffinati prodotti ideati dalla Global Creative Makeup & Color Designer Lucia Pica, che rivisita i cinque codici colore,  intrinsecamente legati all’anima e alla storia di Chanel, con nuove proposte trucco e nuance inaspettate e con il suo tocco irriverente. Invita le donne a ricreare, divertendosi, i propri codici di bellezza. Fra i prodotti più attesi c’è sicuramente la Creazione Esclusiva di Coco Codes: il blush in quattro tinte, due opache e due satinate, per un mix di toni chiari e scuri modulabili fra loro, oltre a Élégance, il nuovo tono del blush Joues Contrast, e a due nuove palette Les 4 Ombres, mentre lo sguardo è sottolineato anche dalle nuove matite Stylo Yeux Waterproof, nei colori Noir Pétrole e Mat Taupe. Per le labbra, Lucia Pica propone due nuove nuance di rosso vibrante per la gamma Rouge Allure e due beige per Rouge Allure Velvet, oltre a due nuove tonalità di Rouge Coco Shine. Le mani si vestono di raffinatezza con tre nuove tinte de Le Vernis Longue Tenue (Rouge Red, Blanc White, Beige Beige) e un nuovissimo top coat nero, Black Métamorphosis. Oltre a Coco Codes, anche dodici nuance di Le Rouge Crayon de Coleur, le matite per le labbra dal finish satinato, e ventiquattro toni di Rouge Coco Gloss, concepiti da Pica, dalla texture fresca e leggera, oltre a tre top coat. «Voglio sovvertire le aspettative in tema di bellezza; voglio che le donne si lancino in nuove sfide». Lucia Pica. Il nuovo Chanel Make Up per la Primavera 2017 è disponibile da febbraio 2017.

Images courtesy of press office

CHANEL RELOADED

Testo Cesare Cunaccia @cesarecunacciaofficial   Leggerezza, una fiaba giocata su una palette dai toni delicati e fuggenti. Rosa cipria, una tavolozza luminosa d’avorio e off white, di noisette, di argento perlaceo e di mauve. Cascate di paillettes come pleiadi di stelle, applicazioni di piume che smussano le linee e i tagli magistrali, concrezioni di volant onirici. Chanel, sotto la guida dell’Übercouturier Karl Lagerfeld, non cessa mai di disegnare contorni inattesi, reinventando ispirazioni e vocabolari assodati con estro metamorfico. Questa volta, oltre alla leggerezza – anche secondo il canone di una libertà creativa che riassume in sé, trasformandolo nel segno della maison – una sorta di viaggio attraverso le ispirazioni couture del XX secolo. Silhouette a clessidra dagli inizi del Novecento, abiti corti anni Venti bordati di marabù, scivolate robes-vestaglia anni Trenta ricamati fittamente sulle maniche che sbocciano di acanti, le gonne a corolla ampia dei Cinquanta la cui geometria si materializza nel più evanescente dentelle noir da maja goyesca. I tailleur sono segnati in vita verso l’alto da cinture in tessuto, appena sotto il seno. La trama del tweed-signature spesso si assottiglia, si muta in segno astratto, in vibrazione tonale, oppure si scioglie in echi metallici e pulsanti pulviscoli cromatici. Quando nel finale esce Lily-Rose Depp, diciassette anni, figlia di una musa di Karl Lagerfeld quale è Vanessa Paradis, seguita da uno strascico di ruches in tulle rosa, il sortilegio finalmente si rivela, il presagio si compie, Atemporale, irrinunciabilmente giovane e romantico. La vie en rose.

Images courtesy of press office Chanel www.chanel.com