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Da Versailles alla Loira

Text Carlo Mazzoni

 

Luigi XIV chiamò gli aristocratici a Versailles. Non si trattava di un invito, ma di un obbligo: reduce dalla Fronda, alquanto infastidito da ogni vaghezza sovversiva, il re costrinse tutti i nobili a vivere in tanti micro appartamenti dentro una reggia che per quanto immensa divenne così residenza per quasi 1500 blasonati e 3000 domestici. Oggi, per visitarla, si può prenotare l’accesso prioritario almeno il giorno prima, altrimenti c’è una coda di qualche centinaia di metri che scorre veloce. Versailles va vista, più di una volta nella vita.

Le fontane si accendono durante il fine settimana. Il giardino è quello francese – e qui vale una digressione, o didascalia – se per francese si intendono quei parchi dove l’elemento acquatico è predominante, tra specchi, canali, zampilli, segnando piani e dislivello con una fantasia che i bossi e le sagome perfette dei giardini all’italiana di Firenze non sapevano immaginare. A Versailles ci sono i Golf Cart da affittare – valgono quanto una comparsa in un film fatto bene.

Maria Antonietta fu la prima donna a capire cosa potesse significare godersela – in faccia a tutte le miliardarie della storia prima di lei, soccombendo alle ereditiere dei giorni nostri di stanza a Miami. C’era il Triano, ma volle il suo Piccolo Trianon, una a misura di donna single dove il giardino vira all’inglese, tra laghi fintamente naturali, colline e movimento di cespugli e fiori senza geometria. La regina costruì anche una fattoria, oggi restaurata e da poco riaperta al pubblico: i tulipani crescono sui tetti in paglia, i fiori sul balcone, la brezza del ruscello.

Lasciando Versailles, scendendo a sud, in direzione di Orleans, le provinciali sembrano sentieri di un parco privato sotto gli alberi a ombrello. Le strade attraversano l’aria e il vento di una campagna umida. L’argomento è l’acqua – è la stessa strada di uno dei quanti – tanti – affluenti di quello che è il fiume più lungo di Francia: la Loira. Un viaggio a ritroso nella storia – dal Settecento del Re Sole si torna al rinascimento di Caterina, prima ancora a Francesco I, fino quasi al tardo Medioevo di Carlo VII. Si lascia l’accentramento di Versailles per i castelli dei Valois, nei boschi e circondati da canali, roccaforti medioevali trasformate in ville di campagna per duchi e principi.

Il tramonto di una giornata d’estate. Il sole scende dietro Chateau d’Artigny, che si alza sopra il bosco, sull’ansa di un fiume agitato, tagliato da un mulino. La vista vale il punto dell’albergo – chiome di alberi secolari, rumore di rapide e scrosci. Il patio del castello affaccia su un piccolo strapiombo, preciso dislivello senza vertigini: quel tono di maestà francese. Partite da qui, da Chateau d’Artigny.

La mattina, la strada per Chenonceau è un mix di favole e melodie: i paesi, le case sulle strade, sono cottage del fruttivendolo, l’orto e una falegnameria, un panettiere e il glicine che sale da ogni porta. I prati verdi, i tigli. La villa del commerciante o del baronetto è la casa di Cenerentola – il padre la lascia lì con la matrigna. Ponti, ruscelli, e campanili – le fattorie popolari hanno i fiori e i tetti in coppi che ricordano la paglia – sul ciglio, il castello con le torri bianche a pinnacolo. Ognuno dei castelli della valle della Loira è il castello del principe, in cerca della seconda scarpa di cristallo.

Chenonceau è la dimora di Caterina – lo requisì all’amante di suo marito, Diane de Poitiers, che di Enrico II aveva quasi più di vent’anni (Enrico se ne era infatuato quando di anni ne aveva sei, si dice). Il castello è costruito su un ponte, sopra il fiume. Tra le stanze, uno studio verde – sul soffitto le due C intrecciate, simbolo di Caterina – si dice siano state l’ispirazione per le due C più potenti del mondo attuale, quelle di Chanel.

Se sapete leggere la mappa, potete visitare un castello ogni mezz’ora di macchina – il giardino è quello di Villandry, il torrente è quello di Azay le Rideau – sono luoghi che hanno avuto impatto nella nostra fantasia – che fosse la pagina di un libro di storia o di una favola per addormentarsi, avrete la sensazione di esserci già stati, tra un vino di Borgogna, il foie gras, e i formaggi dal sapore forte. Le cronache tra i fiori – ogni rosa, ogni gelso, lamponi e germani nei ruscelli, anche quelle nere – dal duca di Guisa assassinato, all’arsenico per Carlo IX, Isabelle Adjani è il volto di Margot – per poi arrivare davanti al castello di Chambord, spalancare gli occhi come immagino potesse fare Walt Disney, e comprendere come a Versailles ci sia troppo oro.

Il castello relais d’Artigny

Parte dei 520 Small Luxury Hotels presenti in più di 80 Paesi

90 route de Monts

37230 Montbazon

+33 2 47 34 30 30

Più informazioni sul sito chateau-hotel-artigny

 

Il castello di Versailles

Place d’Armes

78000 Versailles France

+33 1 30 83 78 00

Più informazioni sul sito chateauversailles.fr

 

Il castello di Chenonceau

37150 Chenonceau

+33 (0) 2 47 23 44 06

Più informazioni sul sito chenonceau.com

 

Il castello di Villandry

3 Rue Principale

37510 Villandry

Più informazioni sul sito chateauvillandry.fr