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complesso del vittoriano roma

Il mondo pop di Terry O’Neill

Text Domenico Paris

 

Spesso, da profani dell’obiettivo, capita di chiedersi se dietro a uno scatto che ha fatto epoca ci sia il colpo di fortuna – il famoso trovarsi al posto giusto, nel momento giusto – o se sia invece il frutto di un’alchimia tecnica che non si comprende fino in fondo. A pochi, di primo acchito, viene in mente che, nella maggior parte dei casi, la forza di un’immagine è innanzitutto la ricompensa di un’attesa. Quella del fotografo, che, dopo un lungo e non sempre facile lavoro di avvicinamento empatico prima ancora che fisico, riesce a diradare la coltre di superficialità più immediata che ammanta i suoi soggetti, per rivelarli nella loro essenza più vera e, dunque, più ‘eternabile’.

Da oltre cinquant’anni, Terry O’Neill fa esattamente questo: ritagliarsi uno spazio di progressiva, ma discreta confidenza, in attesa che l’uomo o la donna che sono di fronte a lui lascino cadere ogni difesa e si ritrovino nudi, anche solo per un istante, davanti alla sua macchina fotografica. Proprio come avviene ai protagonisti di Icons, la retrospettiva dedicata al maestro inglese, fino al 20 maggio nell’Ala Brasini del Vittoriano di Roma.

Da Orson Welles ai Beatles, da Muhammad Ali a Brigitte Bardot, da Audrey Hepburn ai Rolling Stones, da Sean Connery fino a una serie di ritratti di David Bowie. Tutte le stelle del mondo dello spettacolo e dello sport vengono catturate in momenti di pura intimità e naturalezza.

Ne viene fuori il romanzo di un’epoca, soprattutto nei ‘capitoli’ dedicati alla Swinging London degli anni a cavallo tra i gli anni Sessanta e Settanta, la cui spontaneità rivoluzionaria trova nelle foto di O’Neill una celebrazione piena di lirismo e suggestioni, ma non per questo meno efficace dal punto di vista della corretta testimonianza storica.

Icons
Terry O’Neill

2 marzo > 20 maggio 2018

Complesso del Vittoriano, Ala Brasini
Via di S. Pietro in Carcere – Roma, Italy

Lunedì > giovedì, 9:30 > 19:30
Venerdì e sabato, 9:30 > 22:00
Domenica, 9:30 > 20:30

Intero € 8,00
Ridotto € 6,00

Courtesy Press Office
arthemisia.it – @arthemisiaarte

Berengo Gardin: the master of the Leica

Text Domenico Paris

 

Gianni Berengo Gardin è uno dei protagonisti della mostra I grandi maestri. 100 anni di fotografia Leica, in corso fino al 18 febbraio 2018 al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, ma soprattutto un uomo che, attraverso i suoi scatti, ha raccontato con passione le grandi trasformazioni sociali e culturali che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese negli ultimi sessant’anni.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per una breve chiacchierata.

 

Quando Oskar Barnack inventò il primo modello di Leica, secondo lei era pienamente cosciente della rivoluzione che stava per innescare?
«Io credo di sì, perché avrà sicuramente intuito quanto il passaggio da una macchina scomoda da trasportare e poco adatta a cogliere l’attimo, ad uno strumento maneggevole e molto più pratico potesse cambiare per sempre il modo e il senso di stare dietro un obiettivo».

Uno che fa da tanto tempo il suo mestiere, cosa ne pensa del trionfo a tutti i costi dell’immagine dei nostri giorni?
«Non lo vedo affatto di buon occhio: evitando riflessioni di carattere più o meno ‘filosofico’, mi spaventa soprattutto l’assenza di qualità e di ispirazione dietro alla maggior parte delle immagini che vedo. Le cose, poi, sono completamente degenerate con l’avvento dei telefonini. Tra un’immagine e una vera foto c’è una differenza abissale. E oggi mi sembra ci siano troppe persone convinte di potersi trasformare in un fotografo da un giorno all’altro».

Al di là degli aspetti tecnologici, come è cambiato il suo lavoro rispetto ai suoi esordi? Ci sono maggiori pressioni morali, responsabilità?
«Tecnicamente, per quanto mi riguarda, non molto: sono passato dal 6×6 al 30×40, che è diventato una delle mie cifre stilistiche. Più in generale, e soprattutto con l’avvento del digitale, credo si sia determinato un grande cambiamento nel modo di pensare la fotografia. Oggi, si tende a raccontare sempre meno e, purtroppo, sempre meno chiaramente. Sarà forse per questo che, anche in settori dove uno non se lo aspetterebbe, la moda su tutti, molti colleghi continuano a preferire l’uso della pellicola pur di comunicare qualcosa attraverso i loro scatti».

C’è una sfida nella quale le piacerebbe cimentarsi nell’immediato futuro?
«Ci sono moltissime cose che mi piacerebbe ancora fotografare, ma a ottantotto anni è necessario fare i conti con le proprie condizioni fisiche ed essere cauti. Ultimamente, comunque, ho fatto un bel lavoro sui nuraghi in Sardegna che mi ha molto stimolato e che sarà materia di un libro di prossima pubblicazione».

I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica

16 novembre 2017 > 18 febbraio 2018

Complesso del Vittoriano, Ala Brasini
Via di San Pietro in Carcere – Roma

Lunedì > giovedì, 9:30 > 19:30
Venerdì e sabato, 9:30 > 22:00
Domenica, 9:30 > 20:30

Intero € 12,00
Ridotto € 10,00 

Image courtesy of Press Office
arthemisia.it – @arthemisiaarte

Cover ph. Colombo Dapolito