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cuissardes

Signori Cuissardes

Text Luciano Lapadula
@iamlucianolapadula

 

Spesso non immaginiamo le strade che portano un indumento a divenire un capo alla moda. È il caso dei cuissardes, il cui nome e modello provengono dagli stivali adornati da cuirasses di metallo, utilizzati dagli ufficiali di cavalleria in battaglia nella Francia del Settecento. Dopo un secolo, insieme ai corsetti, le donne stringavano simili calzature che dai Roaring Twenties, i ruggenti anni Venti, divennero capi fetish venduti per corrispondenza dai marchi parigini Yva Richard e Diana Slip. Trasgressivi quanto le illustrazioni di Bilbrew quelli sfoggiati negli anni Cinquanta da Bettie Page durante i suoi spettacoli Burlesque.

Fu nel decennio seguente, con l’avvento della minigonna, che i cuissardes si trasformarono in un capo cult: coprivano le gambe generando un’immagine sexy e anticonformista, in pelle o vinile erano chiamati Kinky, ossia viziosetto. Honor Blackman li indossò nella serie Agente Speciale e incise un fortunato brano chiamato Kinky Boots, Brigitte Bardot li esibì nel videoclip Harley Davidson, argento quelli di Jane Fonda nel film Barbarella. Roger Vivier ne creò uno in coccodrillo per Yves Saint Laurent e Pierre Cardin li abbinò ai miniabiti, stile adottato in Italia da Patty Pravo e Mina. Nel 1990 Julia Roberts, nel film Pretty Woman, fu una moderna Cenerentola in stivali che l’anno seguente comparvero in differenti colori sulle passerelle di Gianni Versace.

Quando l’austero generale George Patton asserì: «Un soldato con le scarpe è soltanto un soldato. Con gli stivali diventa un guerriero», non avrebbe immaginato che i cuissardes avrebbero fatto della donna una splendida amazzone.