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The Fashionable Lampoon
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dior

‘Dior Designer of Dreams’ Opening Dinner

Felicity Jones
Kristin Scott Thomas
Lucie de la Falaise
Eva Herzigova
Eddie Redmayne
Caroline Issa
Bianca Jagger
Amber Le Bon

Text Anna Maria Giano
@annamaria.giano

 

La mostra itinerante Dior Designer of Dreams lascia il Musée des Arts Décoratifs di Parigi per sbarcare al Victoria & Albert Museum di Londra dal 2 febbraio al 14 luglio 2019. L’evento è inaugurato con una opening dinner, cui hanno partecipato artisti quali Eddie Redmayne, Felicity Jones, Kristin Scott Thomas e Bianca Jagger.

Annunciata lo scorso ottobre dal curatore Oriole Cullen, Dior Designer of Dreams è allestita nella Sainsbury Gallery del museo, ed è, per estensione, è la più grande fashion exhibition del Regno Unito dopo Alexander McQueen: Savage Beauty del 2015.

Attraverso un percorso articolato in undici stanze, Dior: Designer of Dreams ripercorre la storia del brand partendo da un anno simbolico: il 1947. A solo un anno dalla fondazione della sua casa di moda, monsieur Dior era riuscito a diffondere un nuovo ideale estetico di femminilità e ricchezza – colori pastello e volute di taffetà sostituivano il verde militare e la staticità grigiastra dell’abbigliamento della seconda guerra mondiale. Fu proprio nel 1947 che, passeggiando alle strade di Londra, rispose alla domanda della giornalista Anne Edwards, che gli chiedeva come potesse realizzare abiti così ricchi in una tale carestia di tessuto. «Io do alle donne gli abiti che desiderano. Sono stufe dell’abbigliamento da guerra, e le mie gonne vaporose sono per loro un sollievo» fu la risposta del couturier.

È forse in quel momento che comincia la sua relazione estetica con la Gran Bretagna, terra che aveva conosciuto negli anni venti durante l’addestramento militare e che gli aveva lasciato in eredità una profonda passione per la sua cultura, la sua storia, il suo cibo e, soprattutto, per la sua famiglia reale. «Amo stare in un Paese dove il passato è percepibile così vividamente intorno a me», diceva Christian Dior.

Incarnazione del suo ideale di bellezza British era la principessa Margaret, contessa di Snowdon e sorella minore della regina Elisabetta. Come scrisse nella sua autobiografia Dior by Dior, «Margaret cristallizza il pieno, popolare e frenetico interesse nella monarchia. Era una vera principessa delle fate, delicata, piena di grazia, squisita». Proprio l’abito da ballo bianco che Dior realizzò in occasione del ventunesimo compleanno della principessa, nel 1951, costituisce l’elemento inedito non presente nell’edizione parigina. Un bustier stretto in vita, decorato da una cintura, con scollo monospalla in cui una morbida fascia di tessuto le avvolge la spalla sinistra, e un’ampia gonna candida decorata da cristalli luminosi – il suo vestito preferito di sempre, così lo definì la principessa.

Esposto al centro di una delle numerose sale, la teca di vetro in cui è custodito riflette una gigantografia della foto scattata da Cecil Beaton, scatto che ha sancito il successo di Christian Dior.

Il resto dell’allestimento è un’immersione in alcuni dei temi più amati dalla maison, un’esperienza visuale, in cui lo spettatore entra in contatto con gli ideali estetici di tutti i designer che si sono susseguiti alla direzione creativa di Dior, e di come hanno saputo trasformare queste idee in sculture di tessuto. La delicatezza del fiore è uno dei temi cardine, e alcuni abiti di haute couture sono esposti in un giardino di rose e glicine che pendono dal soffitto. Tra loro, un abito tulipano della collezione Autunno/Inverno 2011 disegnata da Galliano e ispirata a Les Rhumbs, il giardino di Christian Dior nella sua casa di Granville, in Normandia.

I capi d’ispirazione storica sono racchiusi in un patio neoclassico con pareti a motivo bucolico, mentre un diorama nei colori dell’arcobaleno è l’emblema dell’amore di Dior per il colore, e abiti, accessori, e modisteria (tra cui troneggiano i cappelli realizzati da Stephen Jones), formano un’iride che traccia il confine fra la realtà e il sogno – in antitesi, una stanza total-white, strutturata a mosaico, con gli abiti in nicchie nelle pareti – una chiesa, un luogo di culto.

Non può mancare Maria Grazia Chiuri, prima designer donna a diventare direttore creativo di Dior, i cui abiti sono inseriti in una scenografia simbolica: sul soffitto, uno schermo, con un cielo stellato, cui seguono il buio, e infine l’arrivo del sole: l’alba di una fase della maison, che si inserisce nella lotta per i diritti delle donne.

Quella londinese è una delle due mostre-evento dedicate alla casa di moda parigina, che attraverso progetti ed esposizioni porta in giro per il mondo il suo bagaglio di cultura della moda. Oltre oceano, il Denver Art Museum ospita infatti Dior, from Paris to the World, aperta al pubblico fino al 3 marzo 2019, curata da Florence Müller. Con oltre 180 capi d’alta moda, bozzetti d’atelier originali, foto e video inediti e circa 200 accessori, make-up e profumi, la mostra sottolinea il carattere universale di un marchio che crea per la donna, per la femminilità, superando i confini geografici, dando vita a un unico ideale di bellezza.

'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand
'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand
'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand
'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand
'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand
'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand
'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand
'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand
'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand
'Dior Designer of Dreams' Exhibition Scenography at Victoria & Albert Museum, London. ph. Adrien Dirand

La Mimbre Circus Company
si esibisce per Dior

 
 
 
 
 
 
 

La compagnia femminile di teatro acrobatico Mimbre, fondata a Londra, è stata invitata da Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa delle collezioni femminili Dior, a partecipare alla sfilata di alta moda Primavera Estate 2019. Mimbre ha ideato una performance in cui prendevano forma una serie di piramidi umane, ricollegandosi all’universo immaginario del circo. Il tradizionale tendone è stato progettato da Shona Heath – Bureau Betak. Guidata da Lina Johansson e Silvia Fratelli, rispettivamente coreografa e acrobata, la compagnia Mimbre produce spettacoli acrobatici e guarda alle arti circensi e alla danza come linguaggio corporeo e gestuale, esplorando il significato delle relazioni umane e onorando un’idea di femminilità che riecheggia quella di Maria Grazia Chiuri.

Haute couture: chi se ne frega.
Ciò che conta è il sogno

Anna Cleveland walks the runway during the Jean-Paul Gaultier
Haute Couture Spring Summer 2019 fashion show
Dior Haute couture
Dior Haute couture
Chanel Haute couture
Chanel Haute couture
Giorgio Armani Privé
Giorgio Armani Privé
Schiaparelli
Schiaparelli
Jean Paul Gaultier
Jean Paul Gaultier
Giambattista Valli
Giambattista Valli
Iris van Herpen
Iris van Herpen
Valentino
Valentino

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunaccia

A Parigi, come sempre accade a fine gennaio, fa un freddo d’inferno. Quest’anno forse di più. La città sembra racchiusa in se stessa, struggente, come perduta in una forma di meditazione che è ben congeniale alla neve che ne ha imbiancato i tetti, i campanili e le strade, con un magico effetto Truffaut.

Ieri pomeriggio, da Christie’s Paris, è andato all’asta il colossale guardaroba YSL di Catherine Deneuve, quarant’anni di storia dell’alta moda francese. Cala il sipario su un’epoca, ma il rituale dell’Haute couture è on stage in tutta la sua gloria e con le sue mille contraddizioni. Si parla tanto di libertà concettuale, di fantasia al potere, ma i riferimenti, almeno nella maggior parte dei casi, appaiano sempre gli stessi. Archetipi, ovvero la mistica dei volumi di don Cristóbal Balenciaga, il gioco tra contrasti pittorici e stilizzazione di Yves Saint Laurent nei Sessanta e Settanta, una certa onirica nostalgia neo-settecentesca di Christian Lacroix. Non si può che avvertire un vago sapore di anacronismo, visto il tempo che oggi viviamo. È un ossimoro, quest’haute couture, che si divide tra la magniloquenza teatrale e una spinta verso una contemporaneità talvolta irraggiungibile e difficile da identificare. In fondo, chi se ne frega. Quello che conta davvero è il sogno, la fuga in direzione di territori favolosi e appassionanti come un romanzo d’appendice o in uno di quei feuilleton televisivi di Netflix che ti tengono incollato allo schermo notti intere. Si sono viste ovunque, per esempio, quelle smisurate robes-meringa, concrezioni e bozzoli di tulle a strati, che sono emblematiche del segno di Giambattista Valli, che prosegue senza esitazioni o tentennamenti la sua personale parabola di couturier puro e duro.

Lunedì 21, ha aperto le danze Dior, dove Maria Grazia Chiuri ha messo in scena un défilé che definisce ‘Parade’, con evidente riferimento a Pablo Picasso, in un tendone circense costruito da India Mahdavi nel giardino del Musée Rodin. Le acrobate del gruppo Mimre formano piramidi umane e archi sotto i quali sfilano le mannequin. Maria Grazia dichiara una nuova felicità formale, è molto nella sua pelle. Ci sono tanti corti, camicie in organza dai colli sfilacciati, jodhpurs affilati, inedite bluse in lana bouillie montate come fossero taffetà, tailleur-pantaloni e cappotti in ottoman o cachemire bordeaux, che ti fanno capire che l’haute couture è sì rappresentazione teatrale, ma che ispirano portabilità e, finalmente, la voglia di costruire un intero vestiaire.

Proprio come succedeva un tempo, vestiti hc per ogni ora, codice ed occasione, l’idea di red carpet era ben lungi dall’esistere. I costumi dei clown da Dior vibrano di milioni di sequin e si trasformano in sovrapposizioni di tulle cosparse di cristalli luminosi o percorse da bande di satin multicolore. Il circo come metafora del mondo, dove c’è posto per tutti, senza pregiudizio o discriminazione. Fellini e la malinconia di Bernard Buffet, fino alle tenues di scena per Dalida e la Bardot inventate da Gérard Vicaire. Per la prima volta, Chiuri utilizza le paillettes, che siglano i boots, gli stivaletti e i sandali e dispiega, attraverso quell’asciuttezza linguistica che le è propria, l’eccezionalità del savoir-faire della Maison.Tutti conoscono la fotografia di Richard Avedon ‘Dovima e gli elefanti’, scattata al Cirque d’Hiver nel 1955, è un frammento simbolico dell’heritage Dior. Sono acrobazie del cuore, quelle del Grand Cirque Dior.

Chanel, nella solare cornice di una villa italiana – strano, intorno alla piscina c’erano quei pot d’Anduze che fanno così Provenza –, o mediterranea che sia, ha presentato una collezione che guarda al Settecento, periodo storico prediletto del couturier di Amburgo, che è stato un grande collezionista di mobili, oggetti e dipinti Louis XV e Louis XVI. Un secolo dei Lumi sublimato e mai costumé, con qualche tocco e riferimento anni Quaranta e Ottanta. Gonne longuette, ampi caban, abiti da ballo a palloncino di grazia rocaille. Una nuvola la jupe-culotte in marabù, che contrasta col blouson rock su bustier a volant. La ricchezza dei ricami di Lesage non è mai ostentata, filtra dai tessuti ripiegati e doppiati come origami. Un lusso sotteso e allegorico. Lusso vero. Il rosa Pompadour sfuma nel mauve, in un bouquet di gialli giunchiglia e azzurri Tiepolo, si scompone nel tweed, mai così leggero e perlaceo. Sulla corolla rovesciata di un abito bianco a micro paillettes, sono applicati con infinita pazienza centinaia di fiori in ceramica che ricordano quelli rocaille delle Manifatture di Meissen, di Sévres e Capodimonte. Poesia, che altro dire. Nel finale, si manifesta la sposa balneare di Vittoria Ceretti, ninfa regale in velo candido e costume ricamato in paillettes d’argento.

È uno show che diviene elogio della leggerezza significante. Kaiser Karl è l’ultimo Leone, l’eterno monarca di un regno fatato. Questa volta, affaticato e febbricitante, non è venuto a salutare il suo pubblico, ma è stato in backstage fino a tarda ora la sera precedente, per la cerimonia dell’ultimo fitting con amici in visita. Virginie Viard è apparsa da sola, mentre l’annuncio ufficiale rimbalzava in un improvviso silenzio, sotto la nave di vetro del Grand Palais. Un’assenza che risuona di mito e che ha conferito all’avvenimento un sapore storico e straniante. Intenso anche il trucco di Lucia Pica, che, su suggestione di Karl Lagerfeld, ha incrociato silhouette settecentesche con un’attitude lunare e Settanta alla David Bowie.

Chanel Haute Joaillerie medita ancora una volta sull’immaginario emblematico della fondatrice e della Maison. La collezione infatti si chiama ‘1 Camélia. 5 Allures’. La camelia vi si declina in ogni possibile forma: compare tra le dita come anello, diventa borchia – usabile come broche – di un collier a sciarpa in diamanti marquise e perle. Si tratta di cinquanta pezzi di cui ventitré trasformabili, in un tourbillon di diamanti, rubini, zaffiri rosa e di forme leggere e aeree. I prezzi si possono solo sussurrare. Il rigore delicato del fiore favorito di Coco Chanel incarna la maestria dei laboratori di alta gioielleria del brand. Mentre li ammiriamo, fervono trattative. Alcuni gioielli sono già stati venduti. Altri, discretamente, sono stati riservati ancora in fase di realizzazione.

Il fluviale show Armani Privé, all’Hôtel d’Evreux in Place Vendôme, ha un accento cinematografico. Prende avvio dal chiaroscuro parigino anni Trenta de Il Conformista di Bernardo Bertolucci, che sovrappone a citazioni di una China déco, sensuale e ‘Shanghai Express’. Silhouette slanciate, profumo di intrigo e di mistero, superfici curve e ruches di lacca rossa con dettagli bluette e blu elettrico, che introducono un tema orientale. Quasi in contraddizione con la classica poetica di Giorgio Armani, le piccole giacche hanno spalle assai costruite, definite e aguzze, con interno e paramonture totalmente a ricamo. Deflagrano broderies e motivi esotici su abiti e bustier, che ripercorrono gli elementi decorativi delle potiche orientali e le textures policrome bordate di nero delle vetrate art déco. Madame Wellington Koo incontra Marlene Dietrich e Madonna, per un the al Peninsula di Hong Kong, in un tempo che non c’è. Pantaloni svasati, frange dinamiche in seta, cristalli e broderies tridimensionali. A pagoda i cappelli con veletta rigida, di aspetto quasi metallico, mentre le cloche-lustre anni Venti, riflettono la luce grazie a migliaia di sfere in vetro. Celine Dion siede in prima fila vicino a Juliette Binoche e Uma Thurman versione mamma. Magrissima, ha uno spesso maquillage effetto sabbiato, che si riga di lacrime quando Giorgio Armani, in tuxedo di velluto nero, si ferma davanti a lei durante la passerella finale, che, a differenza di sempre, il designer ha voluto compiere fino in fondo.

Chez Schiaparelli, Bertrand Guyon racconta una storia traboccante di stelle e di fiori. Titolo: Florea Ursae Majoris. Lo zio di Elsa era l’astronomo Giovanni Schiaparelli. Qui, il suo imprinting scientifico e la sua voglia di cielo, si sovrappongono a una digressione astrologica di marca surrealista e all’elemento floreale, visto attraverso l’occhio di Dalì e Leonor Fini, intimi sodali della couturière. Stelle – talvolta schematiche e ingenuamente infantili –, zodiaco e comete si manifestano sul nero o sul cady perla. Seta vichy, crêpe e e taffettà sono percorsi da ramages e aggregazioni di corolle, da patterns botanici e astri celesti. Cappe fitte di piume sontuose, ricami Moghul, strisce di paillettes su un parato a roseto o un damasco opulento. Una bella esercitazione, questa di Guyon, puntuale specie nei tailleur e nelle giacche smilze e puntute, un fit molto radicato nella poetica di Mme Schiap, che per la sera esplodono di galassie e nebulose policrome ricamate a minuti sequins o di elementi ceramici. Non può che venire in mente Elsie de Wolfe, ovvero Lady Mendl. che gioca al Settecento nella sua dimora a Versailles, Villa Trianon. La modernità di Schiaparelli però è come congelata e probabilmente troppo iconica per permettere cambi di itinerario e abbracciare nuove ermeneutiche davvero significative. Forse occorre farsi coraggio e dare un taglio netto alla memoria, imprimendo una rotta diversa e indipendente da qualsiasi osservanza, pur colta e brillante, del suo vocabolario. È la vera qualità e il limite di questo marchio dalla storia in fondo breve, ma così fondamentale nel Novecento.

Jean Paul Gautier, in questa stagione ritrova integra la gioia della creazione. JP è padrone al massimo di ogni linfa, tecnologia e segreto del mestiere dell’alta sartoria, che unisce alla sua verve scanzonata e provocatoria, coltivata nella Parigi anni Ottanta, durante ‘les anneés Palace’. Il tema è marino, acqueo, fluttuante, con tutti i quoti e le possibili suggestioni esotiche che arrivano da terre lontane come il Giappone, l’Africa delle civiltà Ashanti e Benin, dalle coste bretoni di Gauguin e della talassoterapia o dal blu intenso del Mediterraneo ellenico. Il défilé inizia sulle note iconiche de La mère di Charles Trenet, le rielabora, le strapazza con il gelo barocco del Cold Song di Purcell, versione Klaus Nomi. Fino a un’ ipnotica e irridente sonorità manga. Vero divertimento, anche grazie alla morbida carnalità di Dita von Teese e all’estro danzante di Anna Cleveland, in abito da sposa, che ‘interpreta’ da protagonista la passerella finale. Le strutture si alzano ardite, si espongono nude, gonfiano come soufflée. Sono intagliate, aeree, incrociate di linee e di apporti tessili. I colori sfidano l’improbabile, osando una dissonanza stridente che diventa armonia. La proverbiale marinière Gaultier – i pantaloni e la blouse rigata rivelano un taglio magistrale – sfuma in crinoline trasparenti da meduse, nei filamenti incandescenti delle attinie, in applicazioni ‘coquillage et crustasex’, cito. Una festa per gli occhi, un vento salmastro d’allegria e la rivelazione dogmatica di quanto ancora vuol dire Haute Couture.

Giambattista Valli è coerenza. Piaccia o non piaccia, il suo universo estetico, non fa sconti e va dritto per la sua strada. Lo tacciano di anacronismo, di snobbery, ma giustamente non ne tiene conto e persegue la sua caratura poetica timeless. Il suo show al Centre Pompidou, iniziato con un ritardo di un’ora circa, nella serata più gelida dell’anno, era un omaggio alla couture francese e a Yves Saint Laurent in particolare. Drammatici e scolpiti i volumi, di enfasi barocca e racée. Matriochka e fez marocchini, fragranze Helmut Newton e boleri ricamati, concrezioni di marabù candido sulle maniche. Aritmie in lungo-lungo o corto-corto, mentre fluttuano nell’aria strascichi moirée Grand Siècle o Impero, bordati a volant. Sferzano la notte i pepli color fuoco, le tuniche ciclamino e gli abiti di tulle a strati ieratici, gateau-mariage dalle cromie di caramelle fluo, che però custodiscono qualcosa di paradossalmente sexy ed inquieto. Tutta roba sua. Giamba va compreso, bisogna spingersi oltre la superficie per afferrarne l’essenza.

Iris van Herpen, olandese dal temperamento assai sperimentale, ha presentato la sua idea di Haute couture con Shift Soul, diciotto look lievi e scultorei insieme, al Musée des Beaux-Arts, il 21 gennaio. Il plot viene dall’antica cartografia e dalle sue rappresentazioni di chimere astrologiche e nella mitologia. In particolare, rivisitava le tavole dell’atlante Harmonica Macrocosmica, opera del cartografo seicentesco Andreas Cellarius, curiosamente citato anche lungo gli excursus astrali dell’ultima collezione Schiaparelli. Dev’essere il suo momento. Focus: i Cybrids, ovvero ibridi umano-animali, frutto dei più avanzati e inquietanti studi sul DNA. Ce n’è per ogni gusto, dall’identità mutante nella mitologia giapponese alle anamorfosi, fino al lavoro di artista e fotografo dell’americano Kim Keever, un ex ingegnere spaziale Nasa. L’approccio è quello bidimensionale, contorni sezionati e fluidi, quasi ossessivi nelle grafie concentriche che sembrano fotogrammetrie, estrapolati da spessori imponenti. Una specie di flair Capucci tra arcaico e futuribile, ma svuotato di ogni tangibile volumetria. Una fuga fantomatica affidata a strati di organza traslucida, siglata da stampe multi-dimensionali e origami tessili. Anatomie rese surreali grazie a sete dipinte a nuvole o incorniciate da mylar – un film trasparente di polietilene tereflatato –, tagliato a laser allo spessore minimale di 0,5 millimetri. Palpitano farfalle giganti e fenici senza tempo, incedono sferoidi costruiti di plissée piegati a mano e apparizioni eteree di kimono dai sortilegi optical. La palette è calda di ocra e vermiglio, di porpora di Tiro, incardina cenere di rose a sfuggenti tonalità di blu indigo, blu notte e Delft.

Infine, Valentino, il 23 pomeriggio alle sei, nella cornice Secondo Impero dell’Hôtel Salomon de Rothschild, ideale chiusura di questa breve tornata di haute couture parigina. Pierpaolo Piccioli parte da un’immagine indelebile, la foto scattata da Cecil Beaton nel 1948 per Vogue US che immortala un gruppo di jeune filles wasp, vestite per il debutto in società da Charles James in un mood Winterhalter. Le modelle, questa volta, sono soprattutto nere o meticce. C’è chi ne ha contate almeno una ventina. Tra loro, alcune icone di oggi, quali la sudanese Adut Akech e la stilizzata Akiima Ajak, australiana ed ex rifugiata, molto militante politicamente, a dispetto dell’allure astratta da maschera Fang o Benin. Accanto c’erano Natalia Vodianova – cui Pat McGrath aveva applicato delle piccole piume intorno agli occhi, ripensando al make-up di Isa Stoppi inventato da Pablo Manzoni e fotografato da Barbieri nei Sessanta – e la sempre intensa Mariacarla Boscono. A suggello della passerella, le lacrime copiose di una monumentale Naomi Campbell, in trasparenza black, cui facevano riscontro quelle profuse da Celine Dion, evidentemente una specialista della commozione, che dispensa con imparziale generosità ad ogni défilé cui presenzia. In pianto anche ‘the real Valentino’ e Giancarlo Giammetti. Volumi e drappeggi plastici fuori norma, cappe teatrali, i colori tenui di un bouquet floreale, al quale alludono molti dei nomi delle uscite. Un contrappunto possente di giallo Castellani, di fucsia, di faille rosa lampone per la robe ‘Ibisco’ con cappuccio, dalla matrice YSL Sessanta. Cromie che rapprendono la forma e la incapsulano, che la incastonano come una monade. Un trionfo di gazar e piume, di petali tessili e volants, di dentelles laminati e ricami, uscito dalle mani inimitabili che sono patrimonio dell’atelier romano. La grande bellezza, con don Cristóbal e lo stesso Charles James quali numi protettori. Mentre il tableau vivant si compone, davanti al camino di marmo verde e bronzo dorato e tra romantici rami fioriti, ti prende la mente The First Time Ever I Saw Your Face, sul filo soul della voce di roberta Flack. Applausi e standing ovation. ‘Tutto gira, ruota, si evolve, si ripete. E sboccia.’ PPP dixit.

Lea Seydoux arriving at Boucheron dinner
January 20, 2019, Paris. Ph. Jacopo Raule
Diana Rouxel at Chanel Haute Couture show
Sebastien Tellier, Amandine De La Richardiere at Chanel Haute Couture show
Lisa Fries at Chanel Haute Couture show
Anna Brewster at Chanel Haute Couture show
Carole Bouquet at Chanel Haute Couture show
Alma Jodorowsky at Chanel Haute Couture show
Kristen Stewart at Chanel Haute Couture show
Marine Vacth at Chanel Haute Couture show
Kristine Froseth at Chanel Haute Couture show
Kristen Stewart at Dior Haute Couture show
Stacy Martin at Dior Haute Couture show
Monica Bellucci at Dior Haute Couture show
Melanie Thierry at Dior Haute Couture show
Kristin Scott Thomas at Dior Haute Couture show
Kit Graham at Dior Haute Couture show
Freya Mavor at Dior Haute Couture show
Bianca Jagger at Dior Haute Couture show
Alice Isaaz at Dior Haute Couture show
Uma Thurman at Giorgio Armani Privé show
Michelle Dockery at Giorgio Armani Privé show
Juliette Binoche at Giorgio Armani Privé show
Elodie Yung at Giorgio Armani Privé show
Dakota Fanning at Giorgio Armani Privé show
Céline Dion at Giorgio Armani Privé show
Amber Heard at Giorgio Armani Privé show
Virginie Efira at Giorgio Armani Privé show
Roberta Armani at Giorgio Armani Privé show

Il ritorno dei Colifichets

Dior Home Capsule Collection Toile De Jouy
Dior Home Capsule Collection Toile De Jouy
Dior Home Capsule Collection Toile De Jouy
Dior Home Capsule Collection Toile De Jouy
Dior Home Capsule Collection Toile De Jouy
Dior Home Capsule Collection Toile De Jouy
Dior Home Capsule Collection Toile De Jouy
Dior Home Capsule Collection Toile De Jouy

Per celebrare le festività di fine anno, Maison Dior Lancia una Home Capsule Collection sulla toile de Jouye, un tema rivisitato da Maria Grazia Chiuri per la cruise collection 2019-

Questa stampa classica si orna di figure di animali selvaggi – leoni, scimmie e serpenti sostituiscono le scene pastorali disegnate da Victor Grandpierre nel 1947, che Christian Dior scelse per decorare le pareti della sua boutique al 30 di Avenue Montaigne, chiamate ‘Colifichets’.

Oggi, la toile de de Jouy compare nelle vetrine delle boutique Dior di tutto il mondo, tra cui quelle del pop-up store aperto a New York nel Meatpacking District.

Un milione di euro per i bambini,
Achermann ‘Per Milano’

Stefano Achermann
Giorgia wearing Dior – Ph. Marco Rossi, Make-up Luciano Squeo, Hair Marco Terzulli
Duomo, 2018 – Ph. Sergio Canu, Circolo Fotografico Milanese

Text Claudia Bellante

«Dal palco al fondo delle navate ci sono nove secondi di ritardo», mi spiega Stefano Achermann al telefono, quando gli chiedo qualche curiosità sul concerto di Giorgia di venerdì 23 novembre in Duomo. «Questo ha comportato uno studio complesso dell’acustica, ma ne varrà la pena». Mi parla con il tono rilassato di chi è su un divano, avvolto in un plaid con una tisana calda in mano, ma credo che non ci sia immagine più lontana da quest’uomo – quarantanove anni, quattro figli, CEO di Be, una delle aziende di riferimento nella consulenza alle istituzioni finanziarie, che in poco più di dieci anni ha fatto crescere fino a superare i 100 milioni di fatturato e i mille dipendenti con filiali in tutta Europa.

Da luglio 2017 Achermann presiede ‘Per Milano’, «un’associazione che vuole arrivare là dove le istituzioni non riescono per mancanza di fondi». Per Milano si è messa al servizio del Comune e del suo Sindaco: «Abbiamo risposto a una chiamata che Giuseppe Sala ci fece in occasione dei 150 anni della galleria Vittorio Emanuele. Organizzò una cena e chiese al mondo dei privati di sostenere il pubblico». Achermann non ci pensò molto: andò dal sindaco e in una riunione a cui presenziò anche Caritas Ambrosiana, venne fatta «una lista della spesa» di bisogni ed emergenze in attesa di risposta. «Ci siamo dati un programma di tre anni per sostenere tre categorie specifiche: quest’anno sono i bambini affetti da disabilità e che vivono in condizioni di fragilità sociale, l’anno prossimo saranno le donne vittime di violenza domestica e nel 2020 le fasce sociali più emarginate».

Con l’evento di venerdì sera, Achermann punta a raccogliere un milione di euro e il restante milione e mezzo circa che servirebbe per aiutare tutte le realtà che in città si occupano di bambini, ‘Per Milano’ conta di raccoglierlo nei mesi successivi. «Busseremo alla porta di coloro che saranno seduti in Duomo ad ascoltare Giorgia e li coinvolgeremo». Ad assistere al concerto ci sarà un pubblico di persone non solo mosse dal desiderio di partecipare a un evento unico nel suo genere – «È il primo concerto pop in Duomo della storia» –, ma che hanno anche scelto di diventare soci dell’associazione, versando una quota tra i 1.000 e i 3.000 euro.

Achermann è uomo di finanza, pragmatico, e preferisce che ad aiutare sia chi ha la possibilità di farlo in modo sostanzioso e in tempi brevi: «Il live sarà però trasmesso in streaming per gli ospiti del Refettorio Ambrosiano, gli unici a poterlo vedere senza essere presenti». Realizzare questo concerto «mi ha fatto perdere diversi anni di vita – scherza il presidente di ‘Per Milano’ –­ perché ci sono tante regole da rispettare, ma siamo stati affiancati in dall’assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino e ci siamo riusciti».

Nonostante gli impegni quotidiani, Achermann si è dedicato a quest’evento in prima persona, tanto da sapere quanti posti a sedere ci sono in Cattedrale: «Sono 1.334 e quasi tutti esauriti», ammette soddisfatto. «Giorgia ha una voce perfetta per quello spazio così importante, non abbiamo avuto dubbi nello scegliere lei». La cantante inizia oggi le prove a Milano, accompagnata dall’orchestra Roma Sinfonietta diretta dal maestro Valerio Chiaravalle: «Giorgia ha sposato completamente la nostra causa e non ha richiesto nessun compenso e come lei molti tecnici». Tra le regole imposte dalla Veneranda Fabbrica c’è anche il fatto che ogni sera, a fine prove, una parte del palco deve essere smontata per dare la possibilità alla Chiesa di svolgere le sue funzioni senza intoppi, e che la notte del 23, terminati gli ultimi applausi, tutto dovrà essere smantellato.

Sabato mattina il Duomo accoglierà fedeli e turisti come ogni giorno e l’evento della sera prima svanirà come un sogno, ma nell’aria risuonerà ancora la voce di Giorgia e un milione di euro verrà versato a favore dei bambini che in questa città hanno più bisogno.

Un tessuto di tradizione

Dior Cruise 2019, Toile de Jouy Book Tote Bag. Ph. by Sophie Carre
Dior Cruise 2019, Toile de Jouy Book Tote Bag. Ph. by Sophie Carre
Dior Cruise 2019, Toile de Jouy Book Tote Bag. Ph. by Sophie Carre
Dior Cruise 2019, Toile de Jouy Book Tote Bag. Ph. by Sophie Carre
Dior Cruise 2019, Toile de Jouy Book Tote Bag. Ph. by Sophie Carre
Dior Cruise 2019, Toile de Jouy Book Tote Bag. Ph. by Sophie Carre
Dior Cruise 2019, Toile de Jouy Book Tote Bag. Ph. by Sophie Carre
Dior Cruise 2019, Toile de Jouy Book Tote Bag. Ph. by Sophie Carre
Dior Cruise 2019, Toile de Jouy Book Tote Bag. Ph. by Sophie Carre

Al fine di realizzare la Dior Book Tote in toile de Jouy, Maria Grazia Chiuri ha rivisitato una stoffa da molto tempo associata alla Maison Dior e che, dal 1947, adorna i muri, chiamati ‘Colifichets’, della prima boutique parigina al 30 di Rue Montaigne, fondata da Monsieur Dior in persona. La Chiuri ha sostituito le scene pastorali originali con rappresentazioni di animali selvatici. Tigri, scimmie, leoni e serpenti appaiono su uno sfondo naturale, tutt’uno con la foresta. Completamente ricamate da un atelier italiano a conduzione familiare, una singola Dior Book Tote può richiedere fino a quarantadue ore di ricamo e seicentomila cuciture.

Dior, from Paris to the World

Gianfranco Ferré for Christian Dior
Elizabeth Taylor Wearing Soirée à Rio Dress
John Galliano for Christian Dior
Facade of 30 Avenue Montaigne
Inside the House of Dior Atelier
Maria Grazia Chiuri for Christian Dior
Christian Dior with Models
Christian Dior

Dal 18 novembre 2018 al 3 marzo 2019, il Denver Art Museum, Colorado, ospiterà la mostra Dior, from Paris to the World, che celebra una storia di oltre settant’anni di haute couture della maison.  Un viaggio attraverso oltre 180 capi d’alta moda, bozzetti d’atelier originali, foto e video inediti e circa 200 accessori, make-up e profumi, rendendo omaggio alla creatività del couturier e dei suoi successori. La mostra è curata da Florence Müller.

L’uomo in rosa

Dior Men's Summer 2019 Adv Campaign
Dior Men's Summer 2019 Adv Campaign
Dior Men's Summer 2019 Adv Campaign
Dior Men's Summer 2019 Adv Campaign
Dior Men's Summer 2019 Adv Campaign
Dior Men's Summer 2019 Adv Campaign

Kim Jones firma la sua prima campagna da direttore artistico per la collezione Dior Menswear SS 2019. Al centro dell’advertising c’è BFF, l’iconico personaggio creato dall’artista newyorkese Kaws, con indosso completi della maison, che troneggia su uno sfondo dai soffusi toni pastello che dal rosa passano ad un giallo luminoso. I capi presentati mescolano i canoni tradizionali dell’Haute Couture con quelli della sartoria e dello sportswear, aprendo un dialogo tra moda e cultura.  Si ritrovano i tratti distintivi del marchio, come ad esempio l’ape, in versioni rivisitate e reinventate. Il tutto è stato filmato da Jackie Nickerson e fotografato da Steven Meisel.

Ninfe del nuovo millennio

J'Adore l'Absolu

La donna J’Adore, che da anni ha il volto di Charlize Theron, vive in un mondo di bellezza e sensualità. Ricreata dal regista Romain Gavras, la realtà J’Adore mescola il cromatismo da bagni orientali di Ingres all’estetica della donna dell’era di Kanye West. La vecchia Hollywood, che un tempo appariva negli spot col volto di Grace Kelly e Marilyn Monroe, diventa ora lasciva e lussuosa, immersa in un bagno d’oro come la Theron stessa, novella Venere che sorge dalle acque e che ha ad attenderla, sulle rive marmoree di un hammam, ninfe vestite in Dior Huate Couture.

Donne che indossano orecchini

Dior Tribales Abeilles
Dior Tribales Astre Lunaire Blanche
Dior Tribales Astre Lunaire Bleue Azur
Dior Tribales Astre Lunaire Bleue
Dior Tribales Astre Lunaire Orange
Dior Tribales Astre Lunaire Rouge
Mini Dior Tribales
Multisymbol Dior Tribales

« Ho sempre amato vedere le donne indossare orecchini» – Christian Dior. Il couturier scrisse questa frase nel suo Little Dictionary of Fashion, e la nuova collezione Dior Tribales sembra incarnare questo punto di vista. Sono infatti i tratti classici della maison a comparire sugli orecchini della linea, quali il monogramma dorato del brand, le stelle stilizzate e le api. Coerente con la filosofia del marchio è  anche la scelta dei materiali e delle forme, reinterpretando il classico modello con pietre irregolari e declinandolo in diverse sfumature cromatiche e arricchendolo di decorazioni.

#DiorJoaillerie

ROSE DES VENTS BRACELET
ROSE DES VENTS BREAST PLASTER (RECTO)
ROSE DES VENTS BREAST PLASTER (VERSO)
ROSE DES VENTS NECKLACE (RECTO)
ROSE DES VENTS NECKLACE (VERSO)
ROSE DES VENTS RING (RECTO)
ROSE DES VENTS RING (VERSO)
ROSE DES VENTS RING XS (RECTO)
ROSE DES VENTS RING XS (VERSO)

Victoire de Castellane rivisita la stella portafortuna di Monsieur Dior in una rosa dei venti a otto punte.Un motivo grain de riz delinea il contorno di un ciondolo che può essere indossato dal lato della gemma o da quello della rosa dei venti.

 

dior.com

DIORCOLORQUAKE on Facebook

Questa settimana, Dior Couture lancia il suo primo filtro Facebook in realtà aumentata. Sviluppata in collaborazione con il team del social network, questo filtro consente agli utenti di interagire con una funzionalità chiamata ‘Tap to Quake’ e di provare i nuovi occhiali da sole DiorColorQuake della collezione Autunno Inverno 2018-19 in una gamma di cinque colori diversi.

 

dior.com

Joy J.Law

Ph. Christian Dior Parfums
Ph. Christian Dior Parfums
Ph. Christian Dior Parfums
Ph. Christian Dior Parfums

Una piscina, un abito da sera Dior e Jennifer Lawrence. Sono gli ingredienti della campagna e del film che accompagnano il nuovo profumo firmato Christian Dior, Joy by Dior. 

Bergamotto, mandarino, rosa, gelsomino e sandalo formano una miscela seduttiva. Joy by Dior, creato dal naso François Demachy, profumiere ufficiale della Maison, è stato presentato il 20 agosto in tre formati – 30, 50 e 90 ml. La fragranza, il cui nome è stato top secret per molto tempo, segna l’inizio di una nuova era olfattiva, dopo quasi vent’anni da J’adore – era il 1999 quando appariva sullo schermo una Charlize Theron in total gold. 

Una fragranza gioiosa, incarnata dal volto fresco e sensuale di Jennifer Lawrence, già protagonista di altre campagne Dior, ripresa dal regista Francis Lawrence, che qui si muove ai bordi di una piscina e avvolta in un abito bianco, in un’atmosfera che è espressione di un piacere emozionale che invita al piacere e alla gioia autentica.

 

dior.com

Courtesy Press Office

lvmh.it 

Grandpierre e Geffroy
‘Dior and his decorators’

Aurore dress, SS1958 – ©Sabine Weiss
Interior of Christian Dior’s hotel particulier – ©Anthony Denney
Portrait of Christian Dior by Paul Strecker, 1928 - ©Courtesy Paul Strecker Foundation
Perfume Boutique – ©Christian Dior Parfums
André Svetchine bathroom – ©André Svetchine
Sophie Malgat photographed by Mark Shaw – ©Mark Shaw
Perfume presentation – ©Philippe Schlienger
Christian Dior's room in La Colle Noire – ©André Svetchine

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunaccia

 

È la storia di tre uomini che insieme danno vita e significato a un nuovo immaginario. Questo il tema del libro Dior and His Decorators. Victor Grandpierre, Georges Geffroy and The New Look, di Maureen Footer con la prefazione di Amish Bowles. Un volume che esplora le origini e le ragioni di questa sinergia creativa, oltre a ritrarre i contorni e lo splendore mondano e culturale di un’intera società che, lungo gli anni Cinquanta del Novecento, si muove intorno alla parabola Dior.

 

Il trio Dior-Grandpierre-Geffroy collabora nell’invenzione di un mood irripetibile e legato alla Maison, un linguaggio ornamentale che diviene unico e riconoscibile, inseguendo quel sogno di bellezza vagheggiato da Monsieur Dior. Un itinerario grand décor che parte dalla fascinazione di quest’ultimo per le estreme grazie settecentesche, tra ultimo rococò e l’inizio del neoclassicismo. Un Retour Marie Antoinette che si incarna nella concezione degli interni come nelle silhouette insieme stilizzate e opulente del New Look. È in quella dimensione fantastica di evocazione e luminosità, che Christian Dior, dal 1947 in poi, con la ricchezza tessile delle sue crinoline che sbocciano da bustier iperbolici, esorcizza il periodo bellico e in Francia diventa il primo ‘Eroe del Dopoguerra’.

 

La villa familiare di Granville, alta su una scogliera e immersa in un giardino impressionista, costituisce il primo laboratorio ideale del piccolo Christian. Durante l’infanzia è la sua la ‘Cappella Sistina’ dell’ispirazione, nel segno di Utamaro e Hokusai visti attraverso il filtro poetico del japonisme. Lo stesso avviene per l’appartamento di famiglia a Parigi. «Vivere in una casa che non è tagliata su di te – affermava Christian Dior – è come indossare gli abiti di qualcun altro». La passione per l’eleganza è il legame che lo unisce a Grandpierre e Geffroy, che con lui identificano i codici decorativi Dior, un sofisticato omaggio al gusto neoclassico che guarda specialmente allo stile Louis XVI.

 

Grandpierre è responsabile dell’atmosfera ‘decorata ma non decorativa’ del 30 Avenue Montaigne, che diviene iconica in particolare grazie al ‘Salone Helleu’, una sfumata sinfonia di bianchi e grigi perlacei, con le sue console e le sedie a medaglione che riprendono motivi Louis XVI. Sempre Victor Grandpierre disegna varie boutiques nel mondo e i display e il packaging di profumi quali Miss Dior e Eau Savage, tessere del mosaico identitario della Maison. Un universo di decorazione più eclettica connota la residenza parigina di Christian Dior su Boulevard Jules-Sandeau, nel XVIeme, opera di George Geffroy, che interpreta con decisa libertà di accostamenti e sovrapposizioni, la temperatura di collezionista del couturier. Dipinti di Matisse e arazzi tardo-gotici, bronzi rinascimentali e arredi barocchi vi si combinano in una sospesa armonia. «Il cosiddetto buongusto per me è assai meno importate di quella che è la mia personale idea di gusto – afferma Christian Dior nella sua autobiografia – che poco a poco ha miscelato e reso omogeneo un arco di cose differenti e anche lontane tra loro».


Maureen Footer, Dior and His Decorators: Victor Grandpierre, Georges Geffroy, and the New Look

Harrods pop-up

BRACELET SET OBLIQUE BLUE AND MULTICOLOR
BRACELET SET RED AND MULTICOLOR
CD HOBO BLUE OBLIQUE
DIOR ADDICT BURGUNDY
DIOR CLUB
DIOR COLOR QUAKE ROSE
DIOR QUAKE CLOGS - BLUE
DIOR QUAKE POUCH - GREEN
MINI SADDLE BLUE OBLIQUE
MINI SADDLE EMBROIDERED
MINI SADDLE EMBROIDERED
MINI SADDLE EMBROIDERED
MINI-SADDLE EMBROIDERED
MINI SADDLE GREEN OBLIQUE
MISS DIOR BLUE OBLIQUE
SADDLE BLUE OBLIQUE
SADDLE EMBROIDERED
BOOKTOTE BLUE OBLIQUE-
SADDLE EMBROIDERED
SADDLE EMBROIDERED
SADDLE GREEN OBLIQUE
SADDLE PATCHWORK DENIM
STRAP GREEN OBLIQUE
TRAVEL BAG BLUE OBLIQUE-

Dal 4 al 31 agosto Dior installerà un pop-up all’interno del grande magazzino londinese Harrods. Uno spazio dedicato alla collezione Autunno Inverno 2018-2019 che, per l’occasione, allestirà una vetrina decorata con il motivo Dior Oblique.

All’interno, articoli in limited edition e servizi esclusivi – la personalizzazione della borsa Dior Book Tote, su cui sarà possibile incidere le proprie iniziali. L’iniziativa è parte di una campagna globale ispirata ai movimenti giovanili degli anni Sessanta per la promozione della nuova collezione di Maria Grazia Chiuri.

 

dior.com 

Courtesy Press Office

dior.com 

In spalla, la Saddle
Una borsa a forma di sella

Dior Saddle Bag - Lampoon Exclusive
Dior Saddle Bag - Lampoon Exclusive
Dior Saddle Bag - Ph. Alex Gun - @alex_gun
Dior Saddle Bag - Ph. Giorgio Cinosi - @giorgio_cinosi
Dior Saddle Bag - Ph. Thebirkinboy - @thebirkinboy
Dior Saddle Bag - Ph. Joana Verissimo - @joana_staygold
Dior Saddle Bag - Ph. Howste - @HOWSTE
Dior Saddle Bag - Ph. Débora Rosa - @deborabrosa
Dior Saddle Bag

Text Angelica Carrara
@angelicarrara

 

Giovedì 19 luglio il rilancio – la Saddle Bag ridisegnata da Maria Grazia Chiuri appare sui profili media di personalità abili sul web e di gente comune. Un lancio virale che potrebbe apparire un déjà-vu se solo a dirigerlo non fosse una tra le case più potenti del sistema. Noi ne abbiamo cercate alcune, tra queste immagini già online, facendone una selezione, cercando un segno, un qualsivoglia argomento visuale. Instagram ha un valore, se permette l’espressione di un carattere.

Torniamo indietro, quando questa borsa appariva antesignana di accessori ossessioni per classi privilegiate. «Marie Antoinette amava il toile de Jouy, da lì l’ispirazione per questa borsa. Le perle sono le stesse che indossava la regina» disse al tempo Galliano al New York Times. Il toile de Jouy – letteralmente la tela di Jouy-en-Josas, un paese non lontano da Versailles, messo su una piccola borsa dalla forma della sella di un fantino e chiusa da una fibbia dorata a forma di D, diventa la toile of joy.

C’mon baby, light my fire. Everything you drop is so tired. Music is supposed to inspire cantava Lauryn Hill. John Galliano prendeva nota delle parole della sua musa, rispondeva con una sfilata di primavera, era il 2000: metà dello show era ragionato sul denim. Le modelle portavano a tracolla, in spalla la Saddle.

Stagione tre, episodio cinque – Sex and the City. Carrie Bradshaw per le strade di Manhattan, la Saddle e la libertà e gli anni Novanta. Paris Hilton, Sienna Miller e le Destiny’s Child. A quel punto, la borsa andò fuori produzione: ne scoppiò la febbre e la ricerca smodata nei vintage di lusso. Beyoncé, Kourtney Kardashian e Kendall Jenner – in spalla, la Saddle.

L’artigianalità è un valore chiaro in mente – è il lusso in una borsa fatta a mano. Lo scorso maggio, Chiuri evocava un Sudamerica melodico in un rodeo, la musica era suonata da un clavicembalo nelle stanze di Chantilly, le stesse che radunarono la Fronda nobiliare alla fine del Seicento. Andava in scena la sfilata Cruise di Dior – Maria Grazia Chiuri invitava un gruppo di otto donne, le Escaramuzas, una squadra di rodeo ad aprire lo show: le loro uniformi erano state disegnate secondo le regole dell’etichetta della disciplina, il fiocco obbligatorio, una doppia cintura nera, la gonna a tre balze, la sottoveste in chiffon e i pantaloni – tutto in cotone. Per Maria Grazia Chiuri le Escaramuzas personificavano il suo desiderio di libertà, la sua fame di contaminazione e cultura: l’attenzione per l’umanità che produce una civiltà aperta. Le donne sono quelle che ci provano. In spalla, sempre la Saddle.

dior.com

Dior Saddle Bag Fall Winter 2018-2019
Dior Saddle Bag Fall Winter 2018-2019
Dior Saddle Bag Fall Winter 2018-2019
Dior Saddle Bag Fall Winter 2018-2019
Dior Saddle Bag Fall Winter 2018-2019
Dior Saddle Bag Fall Winter 2018-2019
Dior Saddle Bag Fall Winter 2018-2019
Dior Saddle Bag - Darai Strokous
Dior Saddle Bag - Pauline Ducruet
Dior Saddle Bag - Yuko Araki
Dior Saddle Bag - Hanna Chan
Dior Saddle Bag - Margaret Qualley
Dior Saddle Bag - Yang Ora Caiyu
Dior Saddle Bag - Natalia Dyer
Dior Saddle Bag - Kozue Akimoto
Dior Saddle Bag - Lou Doillon

Femminilità, bellezza e colore

Dai temi sui quali Dior ha fondato i suoi valori più profondi – femminilità, bellezza e colore – nasce il Dior Photography Award for Young Talents, in collaborazione con l’Ecole Nationale Supérieure de la Photographie di Arles, e accolto da Luma. Per la sua prima edizione ha vantato una giuria d’eccezione – guidata da Peter Lindbergh in qualità di presidente, Maja Hoffman, Simon Baker e Claude Martinez – che, in questi giorni, ha decretato il vincitore tra quaranta concorrenti: Yoonkyung Jang ha colpito tutti con le sue fotografie. Giovane ventitreenne coreano del sud, riceverà un premio di diecimila euro dalla Maison e, insieme agli altri partecipanti, vedrà le sue opere esposte in un tour che farà il giro del mondo.

 

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Courtesy Press Office

lvmc.com@lvmh

Dior, Dior, Dior

Text Federica Serrano

@federicaserrano

 

Lo sfondo è quello parigino. Il Musèe d’Art Moderne, in questi giorni, brilla di una luce preziosa. All’interno, Dior svela la nuova collezione di alta gioielleria – sessantacinque i pezzi, di cui trentatré unici. Questa volta, il pizzo dorato – già visto sul retro dei gioielli delle collezioni Dear Dior del 2012 e Cher Dior del 2013 – è stato messo al primo posto in modo visibile e intenzionale. Dior Dior Dior vuole celebrare una donna forte, romantica, sensuale e libera, che svela la sua vita intima in modo raffinato.

Così Victoire de Castellane continua a scrivere una storia di eleganza iniziata da Christian Dior stesso. Pezzi come il bracciale Bar en Corolle prendono in prestito il nome di una linea della Maison. Gli anelli, i bracciali, gli orecchini e gli orologi di Dior et d’Opales celebrano la magia della couture, i suoi misteri e i suoi segreti – ci invita negli angoli appartati dell’icona del lusso e dell’arte di vivere francese.

 

dior.com 

Courtesy Press Office

dior.com@dior

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