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Maripol Interview

Maripol è un’artista, produttrice cinematografica, stilista e stylist cha ha contribuito a creare l’immagine di artiste autorevoli quali Grace Jones, Deborah Harry e Madonna.

In contemporanea all’arrivo in boutique della collezione Prêt-à-Porter Primavera-Estate 2017, il progetto #TheWomenBehindTheLens che invita alcune fotografe a esprimere la propria visione delle creazioni di Maria Grazia Chiuri. Tra di esse, Maripol ha fotografato nel backstage i look immaginati dalla Direttrice Artistica utilizzando una Polaroid, il suo apparecchio preferito.

In Esclusiva per Lampoon la video intervista di Maripol.

Interview by Arianna Pietrostefani  and Video by Jeffrey Attoh
Images of The Fashionable Lampoon Issue 8 
 

Dior Maripol

In contemporanea all’arrivo in boutique della collezione Prêt-à-Porter Primavera-Estate 2017, il progetto #TheWomenBehindTheLens che invita alcune fotografe a esprimere la propria visione delle creazioni di Maria Grazia Chiuri. Tra di esse, Maripol ha fotografato nel backstage i look immaginati dalla Direttrice Artistica utilizzando una Polaroid, il suo apparecchio preferito. 

In Esclusiva per Lampoon la video intervista di Maripol.

Images of The Fashionable Lampoon Issue 8 
Video courtesy of press office

JOIN THE MOVEMENT

We should all be feminists è lo slogan messaggio che balza all’occhio stampato su una T-shirt della collezione. Oggi, in occasione della Giornata delle donne, questa frase-manifesto, il titolo di un saggio pubblicato dalla scrittrice femminista Chimamanda Ngozi Adichie nel 2014, acquista un significato ancora più importante. È proprio questa donna, forte e impegnata, che Maria Grazia Chiuri, la nostra direttrice creativa, aveva in mente quando ha disegnato le borse e le pochette che rivisitano il monogramma della maison tra tradizione e modernità.

Images courtesy of press office

Aristofunk – THE Gala Rave

Testo Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Sabato scorso, al Teatro Principe di Milano. Andava in scena Aristofunk, lo abbiamo chiamato un Gala Rave – a metà tra un gala dove ci si veste sopra le righe e quegli scantinati dove si balla musica elettronica. Non volevamo la solita gente, volevamo soltanto quelli che ci piacevano di più – e qualche fan di Lampoon.

Il teatro aveva spazio per 700 persone, noi ne abbiamo invitati 500, sono arrivati comunque in 700 – io avevo paura che ci fosse troppa gente. I drappi dalla balconata erano uno diverso dall’altro – in disordine, di colori diversi – inserti di damaschi. Gli acrobati ballavano nei cerchi appesi ai soffitti. C’erano i tulipani che facevano a pugni con le pareti glitterate – di pugni si trattava – c’era il ring coperto di fiori e tulle nero. C’erano i rossetti nel filo di ferro – per tutta la settimana prima dell’evento, dalla Francia, dalla Germania e dal Texas, sono arrivati i poster degli Art Instagrammer – sono pubblicati tutti qui, in questo articolo – alcuni di questi Art Instagrammer li abbiamo contatti noi, altri sono arrivati spontaneamente, usando l’hashtag #YSLnotInnocent – l’hashtag di Yves Saint Laurent Beautè, che ha supportato la produzione del Gala Rave.

Non volevo il photocall con i loghi di Lampoon, non volevo più il gioco di sentirsi divi – volevo ci fossero gli Aristofunk, non i wannabeceleb, non gli influencer che oggi sono gli influenced. Il photocall è diventato il photo-shot: uno shot di vodka e una foto, sperando ti si rilassasse il volto. Gli shot erano di Belvedere Vodka, che è affianco a Lampoon in tutte le sue feste, fin dalla prima.

I selfies erano vietati. Quelli che mi sono piaciuti meno sono tutti quelli che sono arrivati vestiti senza considerare il codice sull’invito – Tuxedos rock the Peacocks – era una frase insensata che aveva il senso della vanità, della bellezza, del gioco – e anche della cultura estetica. Simone De Kunovich ha suonato per la prima parte della serata, quando le luci si muovevano nei loro colori diversi a un ritmo più tranquillo. A mezzanotte in punto, le luci si sono fermate e accese di rosso – Elisa Balbo ha cantato Your Love di Morricone – in rosso da Dior, il vestito più iconico di questa primavera. Dopo di lei, la musica è cambiata con Joss Moog, arrivato lo stesso pomeriggio da Parigi – e gli acrobati continuavano a volare in aria.

#theAristofunkGalaRave
Milan – February 25th

 

Event Partner Yves Saint Laurent Beautè and Belvedere Vodka
www.ysl.com
www.belvederevodka.com

Special thanks to
Fashion Model Management www.fashionmodel.it
Models @giordanapieri, @chiaranorischiorda, @korlanmadi, @matteoguidarelli, @bibiana.alfonso and  @dilettagomezgane
Ottaviani
T’a Milano
Sofas Divani Chesterlfied
Serikos Collezioni & Tessili S.r.l
Eliana Ziliani, Art Factory Luxury
Boxing gloves www.amazon.it

IED Moda Milano

Event Images Alfonso Catalano @ SGPItalia – Jacopo Raule, Victor Boyko @ Getty, Marco Piraccini, Thomas Daloiso

SPRING/SUMMER 2017

Testo Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

L’estetica della moda italiana oggi è precisa: si tratta di quella fattura nei tessuti, nei ricami, nei tagli e nelle cuciture – in una parola, nei piccoli segni, nei pattern di materia e colori. Marco De Vincenzo oggi personifica questa estetica nella sua ascesa, rinnovando i codici inventati una volta da Missoni e da Prada.

C’è un’attenzione al potere, nell’aria – è facile collegarsi all’elezione americana. C’è desiderio di civiltà, e di serietà, appunto, potere – non più di spettacolo. Regalia e maestà – tra le grandi case a Milano, Fendi ha segnato questa voglia. Gli inserti d’oro, i ricami nella seconda parte della sfilata sono rivisitazioni di un’aristocrazia nera posta a festa – così come gli intarsi di velluto prodotti dalla tessitura Bevilacqua di Venezia per Valentino sintetizzano tre secoli di storia, tra Italia, Francia e Adriatico.

Giorgio Armani ha rafforzato lo stile della prima linea, lasciando un ruolo più commerciale a Emporio: si tratta ancora di stile, non di moda – uno stile che partendo dall’uomo resta il più forte, identificativo lungo questi ultimi due secoli – così come partendo dalla donna, solo Chanel ha saputo produrre in ugual potenza.

Ghesquière è ancora uno dei migliori designer in circolazione – Louis Vuitton rimane intellettuale e volutamente non facile (cosa che forse stride con la monumentalità dell’impero aziendale): la sfilata è una presentazione di capi e accessori e non solo un estro di styling, e centra pienamente questa voglia di fantascienza anni Ottanta che percepiamo per i prossimi anni, una Storia infinita, regale e stratosferica che si rinnova.

La tensione va su Maria Grazia Chiuri che ha cominciato con Dior un grande progetto di cui a noi ha dato di capire solo il preambolo, che prelude alla prossima rivoluzione, e che rende un italiano come me orgoglioso come sempre vorrebbe restare.

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

As of now, the aesthetics of Italian fashion is rather clear: it lies in the craftsmanship of fabrics, in the embroideries, the cuts and the stitching – in a nutshell, in the details, the patters of materials and colours. Currently Marco De Vincenzo embodies such aesthetic in his ascent to success and does so by re-writing the codes that were once imagined by Missoni and Prada. There is a focus surrounding power in the air; it is easy to see a link with the American election. There is a desire for civility, for professionalism and – indeed – power and no longer for mere entertainment. Regality and magnificence: in Milan, among the greatest Italian fashion houses Fendi symbolized such propensity. The golden inserts and the embroideries of the second half of the collection are a reinterpretation of a decked out Black Aristocracy brought out to party. Similarly, the velvet intarsia crafted for Valentino by the Venetian fabric manufacturer Bevilacqua encapsulate three centuries of Italian, French and Adriatic history.

Giorgio Armani strengthened the style of his main line leaving Emporio to a more commercial role: it is still style we are talking about, not fashion; a style that informed by menswear continues to remain the strongest and most recognisable through time, just like, with women in mind, only Chanel succeeded with the same power and prowess. Ghesquière continues to be one of the best designers out there: his Louis Vuitton remains intellectual and intentionally not easy (which is likely to grate with the mighty nature of corporate business): the fashion show is a presentation of clothes and accessories and not a display of flair and styling and perfectly hits the target of that penchant for Eighties style sci-fi that we envisaged for the upcoming years: a regal, extraordinary NeverEnding Story that gets renewed with every season. There was anxiety and trepidation surrounding the debut of Maria Grazia Chiuri who, at Dior, started a project of which we have been offered only a glimpse into the preamble. An introduction that hints at the upcoming revolution and that makes an Italian man, like myself, very proud. As I would like to continue to be.

Images from Pinterest 

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