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dossier marmi

La scuola di Carrara

Text Matteo Guarnaccia

 

Uno stravagante clash di neuroni: affidare a una pietra saldamente incassata tra terra e radici di impervie zone montane, il compito poetico di rappresentare armonia, leggerezza ed estasi. Un composto di carbonato di calcio cristallizzato, disponibile in cromie fantasmagoriche – nero pece e bianco angelicato compresi – capace di interagire mirabilmente con la luce.

La Roma Imperiale è stata il principale collettore di marmi provenienti da tutto il mondo conosciuto, non solo dal bacino del Mediterraneo, dalla Tunisia alla Turchia, dal Nord Europa, ma addirittura da luoghi esotici come Sri Lanka. Ancora oggi, pensando ai folli problemi di trasporto dei giganteschi blocchi di pietra con i mezzi dell’epoca, in una società che disponeva unicamente della forza della trazione muscolare, umana e animale, vengono i brividi. Seppur spogliata e sventrata, dopo la caduta dell’Impero, con marmi spediti a Costantinopoli, a Ravenna, o dati brutalmente alle fiamme per produrre calcina da costruzione, la città eterna ha mantenuto a lungo il suo primato di scrigno di pietra lucente ingegnosamente lavorata. Una palma che recentemente gli è stata sottratta da Ashgabat, la capitale del Turkmenistan, che in virtù dei cospicui introiti delle esportazioni di gas naturale, si è concessa uno sfacciato restyling postsovietico, entrando nel Guinness dei primati, quale città con il maggior numero di edifici di marmo al mondo.

Pietra nobile anche ridotta a scarto. Resta celebre l’utilizzo di tonnellate di polvere di marmo sul set del Dottor Zivago di David Lean, nel 1965, per trasformare l’arida campagna spagnola, dove il film veniva girato, in una credibile steppa innevata. Per non parlare del suo utilizzo per fabbricare dentifrici, sbiancare la carta, abbattere le emissioni nocive delle industrie. Un declassamento mortificante di immagine ma in perfetta linea con le moderne esigenze di sostenibilità e riciclo.

Il marmo in Italia ha un cuore storico, le Alpi Apuane, che in alcuni punti assomigliano a un’arcata dentaria in cattivo stato, risultato di una lunga pratica estrattiva che risale al tempo dei romani, negli ultimi cinquanta anni è stato cavato più marmo che nei duemila anni precedenti. Circondata dalle cave stregate, un paesaggio onirico con pochi rivali al mondo, sorge Carrara, è una cittadina rimasta miracolosamente estranea alla mutazione antropologica avvenuta in Italia negli ultimi vent’anni. Un luogo non solo di tradizione ma anche di innovazione, dallo scalpello alla robotica, un tessuto vitale dove l’Accademia di Belle Arti, fondata nel 1769, svolge un ruolo prezioso di collegamento tra la città, le dinamiche esterne, il mondo delle professioni, con i suoi novecento iscritti (metà stranieri) su una popolazione di seimila quattrocento abitanti. Il direttore, Luciano Massari, scultore e carrarino di nascita, conferma la vocazione internazionale dell’istituzione, e l’inevitabile centralità – seppur nell’ampia offerta di materie di insegnamento – dello studio della lavorazione del marmo in tutte le sue declinazioni (digitale incluso) che attrae senza sosta giovani provenienti da culture e vissuti diversi. «Diciamo che chi viene a Carrara ha ancora un approccio romantico con la scultura. Scolpire è una faccenda muscolare, non solo fisica ma anche mentale, sviluppa il corpo e la mente. Aiuta ad affrontare il dialogo con il materiale, a capire le sue risposte. Bisogna lasciarsi guidare dalla bellezza e dai difetti della materia. Oggi non si lavora più solo smazzolando, ma la base strutturale di partenza è sempre la stessa: il saper fare», sostiene Massari, che aggiunge: «La scultura, dopo la lunga pausa imposta dal successo della pop art è tornata prepotentemente di moda. Se vogliamo stabilire una data, la fisserei nel 2008 con la grande mostra di Maurizio Cattelan a Bragenz, in Austria, che ha segnato un punto di svolta nell’atteggiamento verso il marmo. I suoi ‘nove morti insaccati’, un’idea intorno ad un’idea, hanno riesumato la statuaria. Oppure penso anche al lavoro originale di Jamie McCartney».

Accademia di Belle Arti di Carrara

Via Roma 1 – Carrara, MS

accademiacarrara.it

Images from the archive of the photographer Luciano Romano