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droghe

I giovani non sono malati: prendono
ansiolitici per amore della musica

Text Marika Surace
@marikasurace

 

Dall’armadietto dei medicinali in bagno si passa alle feste, poi ai concerti in discoteca. Se gli hippy avevano l’LSD, gli yuppy la cocaina e la generazione X trascorreva notti a ballare sotto l’effetto dell’ecstasy, i ventenni di oggi preferiscono gli antidepressivi.

Il 15% della popolazione italiana utilizza ansiolitici, sonniferi e benzodiazepine, una classe di medicine con proprietà sedativo-ipnotiche. I dati diffusi lo scorso settembre dal CNR non lasciano dubbi sulla crescita del loro consumo, in particolare fra i giovani. Dall’indagine condotta da Espad Italia dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR, emerge che il 9,2% degli studenti ha assunto psicofarmaci senza prescrizione medica. Il 5,5% nell’arco di un mese, l’1,9% con frequenza. Gli psicofarmaci più utilizzati da chi ha tra i quindici e i diciannove anni sono quelli per dormire. Si assumono anche per combattere l’angoscia o gli attacchi di panico.

Queste droghe hanno il proprio riferimento culturale. La musica, prima di tutto, com’è avvenuto in passato con ogni altra sostanza. «Niente di nuovo», spiega Stefano Benzoni, neuropsichiatra infantile e autore del libro Psychofarmers (Isbn edizioni). «È dagli anni Sessanta che il legame musica-psicofarmaci periodicamente fa capolino nel mondo mainstream. Dai tempi di Mother’s Little Helper dei Rolling Stone, in cui la band britannica raccontava le vicende di una casalinga che, per superare la giornata, si affida a una pillolina gialla, che altro non è che il Valium».

Valium, ma anche Lormetazepam, Diazepam, Lexotan, Tavor, e soprattutto lo Xanax, le cui pastiglie sono diventate il logo di magliette e tatuaggi, e che oggi è lo psicofarmaco di moda, molto presente nei testi delle canzoni dei musicisti più seguiti dalle giovani generazioni. Da Relaxx, nata dal connubio Marracash e Gué Pequeno, a Marco Anastasio, vincitore dell’ultima edizione di X Factor, che nel singolo La fine del mondo canta: ‘Io mando giù l’arsenico, non lascio manco più le goccioline. Xanax come noccioline e pare da rimpicciolire’. XNX è anche il titolo di una canzone del trapper Sfera Ebbasta.

C’è anche chi si è pentito. Arturo Bruno, in arte ex Dark Side e oggi noto come Side Baby, ex membro del gruppo trap Dark Polo Gang, una volta deciso di disintossicarsi ha voluto raccontare a che livello fosse arrivata la sua dipendenza. «Mischiavo oppiacei, benzodiazepine ed eroina, arrivavo a sessanta pastiglie al giorno. Poi mi sono reso conto che non potevo continuare così. Ho lasciato le pasticche e il gruppo, ho capito che le canzoni potevano condizionare le persone e mitizzare le droghe. Ho sentito una responsabilità».

I giovani sono tutti depressi? Non proprio. Perché chi assume le pillole del benessere, soprattutto nella fascia d’età sotto i vent’anni, lo fa soprattutto per scopi ricreativi. «Non possiamo negare che negli ultimi anni ci siano stati mutamenti sociali che hanno portato a una progressiva alienazione», continua Benzoni. «Contribuisce anche una vera ossessione per il controllo, che porta a medicalizzare ogni stato che si allontani dalla cosiddetta normalità. Il pericolo non sta solo nella musica o nei testi trap, che attirano l’attenzione dei ragazzini su certi medicinali. Il problema è che questi farmaci sono spesso facilmente prescritti dai medici generici, e non si considerano i pericoli di dipendenza e assuefazione».

In Inghilterra, un’indagine commissionata dalla rivista Vice ha svelato che il 35% degli intervistati, ottantacinquemila in tutto, ha dichiarato di assumere Xanax, come i loro conoscenti. Non è un caso che, sempre secondo una ricerca inglese, il numero dei giovani che si rivolgono alle strutture sanitarie per problemi di dipendenza abbia raggiunto un record nel 2018.

Complice è anche la facilità nel reperirli. Se è vero che gli psicofarmaci andrebbero prescritti dal medico, è semplice trovarli attraverso amici, parenti, farmacie che chiudono un occhio e, in proporzioni crescenti, anche online. Secondo il quotidiano inglese Guardian, il 22% del totale delle vendite di medicinali avviene, in Gran Bretagna, nel dark web.

Tra i rischi va aggiunto quello di imbattersi nel cosiddetto Fake Xanax, più pericoloso dell’originale poiché ha un dosaggio più alto. Annovera tra gli effetti collaterali episodi psicotici, allucinazioni, cambiamento della personalità. Negli Stati Uniti, dove la diffusione delle benzodiazepine è molto più estesa che in Europa, il tema è diventato di dibattito pubblico.

Alla fine del 2017, Lil Peep, uno dei più noti rapper della scena musicale americana, è morto a soli 21 anni per un mix di Fentanyl e Xanax. La reazione di molti colleghi è stata quella di dissociarsi dallo psicofarmaco, con dichiarazioni sulla pericolosità della pillola che, fino a poco tempo prima, era protagonista dei loro testi. Le autorità sanitarie hanno iniziato a riflettere seriamente sulla prevenzione. C’è chi teme che non sarà così semplice.

«Siamo sempre meno capaci di reagire a ogni cambiamento sociale e della nostra vita», afferma Matt Haig, autore di Vita su un pianeta nervoso (E/O editore). «Non parlo solo di cambiamenti negativi, ma anche positivi: una promozione, una vincita, la nascita di un figlio. Tutto porta alla depressione, all’ansia. E i più giovani, soprattutto gli adolescenti, sono quelli che hanno meno strumenti per gestirle. Non può essere solo un problema dell’individuo, ma della società. Che però, oggi più che mai, è costruita sulla paura, sull’incertezza. È così che l’individuo rimane da solo con i suoi dubbi». Le pillole spesso sono lì sul comodino, a portata di mano.

 

‘Non capisco se la noia è il mio boia o una mia paranoia

Prima che muoia comunque da sola

House of Savoia Xanax avoja’

XANANAS – M¥SS KETA feat. Populous

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