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The Fashionable Lampoon
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ermelegildo zegna

This is XXX

Dando vita a una nuova impronta, il Direttore Artistico di Ermenegildo Zegna, Alessandro Sartori, ha creato una collezione anticonformista per la XXX tribe, dedicata a chi ama indossare l’artigianalità e il lusso del mondo couture anche nella vita di tutti i giorni.

Questa collezione riflette l’identità di coloro che non si uniformano a codici stilistici. Un movimento di controcultura contrassegnato dalla fusione tra un logo espressivo e il ‘fatto a mano’.

Determinato, autentico, evocativo: XXX eleva la raffinatezza della sartoria e la coniuga al versatile mondo dello streetwear per creare qualcosa di iconico in cui riconoscersi. Questa è la collezione più internazionale creata finora, che vede il coinvolgimento di William Chan, cantante e attore cinese, e Sehun membro di EXO, il più influente gruppo K-pop coreano. Le capsule collection e la collezione principale saranno consegnate in tutto il mondo e messe a disposizione attraverso un pop-up temporaneo JD. A novembre saranno disponibili anche su Farfetch negli USA.

 

zegna.it 

Courtesy Press Office

zegna.it

Nostalgia di moda e cultura

ZEGNA SHOW AT OSCAR NIEMEYER BUILDING IN SEGRATE
ZEGNA MODELS
ZEGNA SS19

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

In Italia, Niemeyer ha firmato la sede della casa editrice Mondadori a Segrate. Maestro di un’architettura utile e funzionale, i suoi edifici testimoniano una evoluzione grafica che oggi appare così moderna da definire la poesia. A metà giugno, Ermenegildo Zegna ha fatto sfilare la collezione firmata da Alessandro Sartori lungo una passerella che attraversa il lago di fronte all’edificio – il pavimento specchiato riportava segni ramati, l’effetto mimava i riflessi dell’acqua.

In inglese ci si riferisce a una sfilata con il termine show anche quando appare forzato chiamare spettacolo un succedersi di modelli con abiti addosso. In questo caso, il termine appariva appropriato. Il set up e la location interagivano con gli abiti: i pantaloni morbidi si gonfiavano sui passi dei modelli come gli archi oblunghi e strutturali, i colori dei tessuti passavano del verde fango dello stagno all’oro della sabbia asciutta sulle rive, per poi salire ai grigi della pietra ei verdi bagnati del prato all’ombra sotto il tramonto – il sole, si rifletteva negli specchi e incontrava l’ocra e l’arancione. Sartori elaborava il codice sportivo sull’artigianalità italiana, senza spingersi nell’esibizionismo, lasciando alla scenografia l’effetto wow e puntando sulla buona fattura degli abiti. Nota a parte per le sneaker, che anche qui erano forzature poco sentite sia dalla casa sia dallo stilista: non diventeranno quei tanto desiderati Hot Item come possono riuscirci con tutta facilità quella prodotte della prima start up di universitari americani, e ci deprimeranno un poco quando le vedremo addosso ai soliti blogger provinciali sotto onorario.

Quel che serve raccontare oggi è come la sfilata di Zegna a Milano dello scorso giugno avesse portato un vento di nostalgia. Si trattava di bellezza: l’interazione tra moda e architettura sopra citata ritrovava quel respiro di un tempo a Milano, quando una sfilata era un mix di mondanità e cultura, di eccentricità e sapienza. Questo crogiolo non c’era tra gli spettatori quasi tutti provenienti dal settore – ma tanto bastava per evocare un’epoca in cui Leonardo Mondadori sarebbe stato seduto in prima fila vicino a Ermenegildo, quando gli scrittori della casa editrice si sarebbero mescolati ai giornalisti, e qualche cantautore socialista sarebbe arrivato con un abbraccio per un giovane Giorgio Gori. Questo tessuto così vivo, oggi non c’è – ma lì da Zegna ne se ne risentiva il profumo.

Poco distante, all’interno del parco Forlanini, c’è un ristorante nascosto tra i tigli, I Valtellina. Di solito è difficile trovare posto. Sotto la pergola, tra le candele e il ferro battuto, la proprietaria raccontava che dalla Mondadori di Segrate non arrivano più clienti come una volta, come se l’energia da lì fosse calata. In risposta raccontavo dello spettacolo cui avevo appena assistito, l’energia – ma la signora restava indifferente. Per la signora, oste di cuore e cucina, esiste la cultura e non la direzione creativa. Esiste un motore inclusivo, quando Mina vestiva Versace e Lorella Cuccarini lo stesso abito di Valentino con cui Julia Roberts avrebbe vinto un Oscar. Il pop si basava su sostanza e talento, oggi purtroppo su selfie sexy. Linguaggi diversi, già – e qui torna la nostalgia, perché ogni tanto la nostalgia fa bene al cuore. Oggi dobbiamo puntare sulla nostra cultura, è il miglior marketing con cui un’azienda possa procedere, anche se tante conferme in questo senso non sono ancora sufficienti ai manager poco capaci. Zegna, con la filata di giugno, è un caso illuminato. Non c’è differenza tra campi, l’energia è una e una soltanto, ed è questa nostra che si chiama Milano.