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The Fashionable Lampoon
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ermenegildo zegna

Zegna e l’India

Che Zegna volesse fare dell’India una seconda Cina era chiaro già da un pò – era il 2010 quando giocò d’anticipo rendendo capillare la sua presenza con una decina di store monomarca. ‘Un partner ideale’, così viene definito ancora a distanza di anni. La Maison decide, ora, di investire – in collaborazione con Reliance Brands Limited – in Raghavendra Rathore Jodhpur, uno dei più influenti e apprezzati brand nel mercato asiatico, tra i primi ad usare il ‘Brand India’ nel mondo del fashion, con clienti tra Singapore, UK e Middle East. Con un’offerta di prodotti ‘emotional’, ha assicurato un’azione di mercato significativa attraverso il suo network di clienti.

Una partnership a tre – unica nel suo genere – che segnala una situazione di ottimismo all’interno del settore moda ed apre una strada verso una crescita accelerata e costante del mondo luxury fashion in Asia.

 

zegna.it 

Courtesy Press Office

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Fulbright premia Gildo Zegna

Text Lampooners

 

In occasione del settantesimo anniversario del programma Fulbright in Italia – nato nel 1948 con lo scopo di incentivare lo scambio di conoscenze e attività tra Stati Uniti e Italia – Gildo Zegna, amministratore del gruppo Zegna, ha ricevuto un premio a sostegno del progetto Ermenegildo Zegna Founder’s Scholarship. L’iniziativa prevede un investimento di un milione di euro all’anno – fino a un massimo di cinquantamila – per candidato, per venticinque anni. I finanziamenti sono destinati all’alta specializzazione internazionale di giovani talenti, nati o residenti nel nostro paese, con l’obbiettivo di farli rientrare in Italia dopo il loro soggiorno all’estero. Un sostegno sostanziale quello del gruppo Zegna, grazie al quale la Commissione Fulbright è in grado di offrire borse di studio negli Stati Uniti a copertura totale dei costi.

 

zegna.it

Courtesy Press Office

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Z Zegna – Game, Set & Match

Text Federica Serrano

 

Z Zegna combina la sartoria tecnica con lo sportswear anche per la nuova collezione Game, Set & Match, scegliendo il tennis come tema chiave e Alexander Zverev, il più giovane tennista ad essere entrato tra i top venti della classifica ATP, come volto ufficiale. Per l’occazione, la famiglia Zegna ha deciso di rendere omaggio ai campi da tennis che hanno fatto la storia. Gli spettatori sono stati invitati a sedersi, creando un collage di tonalità pastello, contrastato da colori brillanti. Le silhouette leggere e allungate si sovrappongono creando volumi. Gli abiti sono strutturati nei tessuti, ma decostruiti nella forma, con blazer asciutti combinati a shorts ampi da indossare con leggings tecnici logati.  Anche gli accessori sono ispirati al tennis: visiere, polsini, fasce in Techmerino, fino ad arrivare alle nuove Caulera sneakers, così chiamate in onore del campo da tennis realizzato nel 1956 da Ermenegildo Zegna nell’omonima località dell’Oasi Zegna. 

 

zegna.com

Courtesy Press Office

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Cannes Daily

Si è aperta così la settantunesima edizione: Martin Scorsese con Cate Blanchett sottobraccio. Cate, presidentessa del festival – in settantuno edizioni, solo dodici volte una donna ha presieduto la giuria – in pizzo nero Armani Privé, casto davanti e scollato dietro. Perdonabile l’affair dell’abito riciclato – è lo stesso look che aveva indossato ai Golden Globe del 2014, all’epoca vinse per Blue Jasmine di Woody Allen. Perdonabile, in nome dell’empowerment femminile – sottotema del Festival. Niente dichiarazioni femministe e nemmeno spillette evocative di movimenti Times’s up e MeToo.

Un’edizione nel segno del cambiamento, a partire dal divorzio da Netflix, i cui film sono stati esclusi anche dal fuori concorso. Per la prima volta, gli attori non potranno auto-immortalarsi a Cannes, anche se i motivi del bando non sono ben chiari: «A Cannes si va per guardare, non per essere visti», aveva detto il curatore del Festival, Thierry Fremaux. L’obiettivo sarebbe «Far sì che la première sia una vera première».

Text Maria Antonietta Crespi

 

C’è tanto, troppo, un surplus di significato a caricare d’enfasi ogni singolo gradino della Montée des Marches a Cannes. Ingolfa, appesantisce persino il tubino nero e tacco medio. Il Festival dei significati rischia di vanificarli tutti. Glamour dimesso, parco. Lo si pesa in carati di preziosi normalmente prestati a chilo, ora a etti sparsi. Incombe l’anniversario delle uova e delle pellicce bruciate a maggio che infiammarono la Croisette. Cinquant’anni dal 1968, i borghesi via, Truffault e Godard a cavalcare la protesta.

Oggi la crisi è da ridere, riguarda esclusivamente l’identità. Di un paese, di una manifestazione, di un lungomare. Via i massimi sistemi, via l’ideologia. Via persino i selfie dal red carpet a ribadire che quest’anno si cambia ma non è altrettanto divertente. Il pop è diversamente abile al confronto e viene ri-protetto altrove, defilato. Gli autori parlano e non mostrano, si raccontano e non raccontano. Nell’era dei maestri spariti, tornano i maestri insegnanti per un cinema che per definizione, se va spiegato non assolve più al suo compito primario.

Vestiti cupi e botte di colore spot a ribadire il principio dell’autodeterminazione. Nel 1968 il problema era gestirla, oggi è preservarla dagli attacchi maschili. Si parla di violenze, un argomento caldo perfetto per l’anniversario. Se ne lamenta Léa Seydoux infilata in un brutto copricostume da sera e ne parlano le donne giurate. Ecco il dialogo femminile, idee diverse, acconciature non dissimili. «Una giuria militante», pontifica la presidente Cate Blanchett, di lotta e di rossetto, un gruppo di resistenti toste e pure, che si muove nella stessa direzione, evitando di ondeggiare i fianchi. Una battaglia lunga giorni che ha poco di epico e molto di stylist. La Nouvelle Vague non è più neppure un ricordo. E per cortesia, sciogliete i capelli.

Albergo Bucaneve

Albergo Bucaneve, Bielmonte

Text Angelica Carrara
@missangiecarry

 

Il genius loci è l’interazione tra un luogo e un’identità. Un legame. Indissolubile è quello che dal 1910 unisce l’attività laniera di Ermenegildo Zegna al suo territorio. Sulle alpi biellesi, dove l’acqua è nobile. Scorre giù dalle montagne fino a Trivero e viene raccolta in una vasca a Casa Zegna. Dentro ci si lava la lana – «quand’ero piccola il nonno ci portava lì a schettinare» – ricorda Anna Zegna. È l’acqua più leggera d’Europa, è il segreto dietro all’eccellenza dei tessuti Zegna. Le ‘ricette’ sono custodite in duemila e duecento volumi nell’archivio di Casa Zegna, una dimora anni Trenta. La casa di famiglia, circondata dal lanificio verde – utilizza solo fibre nobili, e da cento chilometri quadrati di territorio protetto, che formano l’Oasi Zegna nata nel 1993.

«Nella lana ci si lanciava in tuffo». La lana – merino dall’Australia e dalla Nuova Zelanda, il kid mohair dal Sudafrica, il cashmere dalla Inner Mongolia, la vicuna dagli altipiani andini del Perù. Un chilogrammo di lana equivale a centottanta chilometri di filo. Negli anni Sessanta Ermenegildo ne fece uno lungo centoventi chilometri – un filo lungo da Trivero a Milano, di quattro micron – un micron equivale a un millesimo di millimetro. Nacque così il tessuto centoventimila che gli valse il Vello d’Oro di Giasone.

L’habitus non è solo un abito, ma un modo di essere. Al tempo erano gli inglesi i migliori produttori di tessuto. Per Ermenegildo fu una sfida. Nel 1938, andò in America a spiegare ai sarti italiani l’importanza del tessuto made in Italy, il primo a essere marchiato con il logo. Negli stessi anni la prima campagna – un pugnale foderato di tessuto Zegna che spezzava la catena del dominio britannico, segnava una nuova supremazia e la nascita di un modo: per fare un abito Zegna servono cinquecento mani.

Scarpe grosse, cervello fino. Imprenditore e filantropo, Ermenegildo pensava alla coesione con la comunità prima di tutto. Casa Zegna è uno spazio di accoglienza, un centro socio-esistenziale con rotazione di contenuti ogni sei mesi e una mostra permanente. «Serviva una strada per raggiungere la cima della montagna, il nonno la disegnò». Per ingentilire la salita che porta a Bielmonte sono state piantate cinquecento mila conifere e un’intera conca di rododendri che nel mese di maggio si tinge di viola. La strada, che collega il biellese con la valle d’Aosta, è nascosta tra i boschi dove passavano i lupi della Val Sessera e dove oggi le sentinelle dell’ambiente, le api – più di quattrocento, producono miele di rododendro selvatico.

In cima, al Bucaneve, il larice è ovunque. Brucia sul fuoco e profuma l’aria. È lucido sulle pareti, vissuto quello dei tavoli, scricchiolante sotto ai piedi. Sa ancora di anni Sessanta, quando l’architetto Luigi Vietti aveva progettato questo hotel di sole venti camere. In tavola manca il vino, c’è solo dell’acqua profumata – di zenzero, lime e melograno. «Si mangia poco di quel che si trova in città» – spiega lo chef, il piemontese Giacomo Gallina, mentre ci versa un Nebbiolo in purezza, rotondo. «Guardo fino all’Appennino ligure. Vedo il gorgonzola, il riso, il Monferrato. Tanta verdura – il topinambur, il trussotto, le rape, le zucche dell’orto».

Albergo Bucaneve

Strada Panoramica Zegna, 232 – Località Bielmonte, Veglio, Biella

+39 015.744184

Image courtesy of Press Office
zegna.com – @zegnaofficial

FROM MFW #1

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milano Moda Uomo sta dimostrando il suo dinamismo grazie al senso di innovazione autentica mostrato dagli stilisti. Se è vero che alcune case hanno optato per la non-stagionalità, scegliendo di presentare collezioni combinate, altre hanno ritenuto importante rimanere fedeli al calendario ufficiale. Alessandro Sartori ha lavorato per unificare le esigenze di mercato che ruotano attorno a Ermenegildo Zegna – difatti il gap generazionale ha generato una differenziazione nel gusto. L’abito maschile classico è così rivisitato scegliendo proporzioni più morbide o pantaloni dal fondo elasticizzato. La scelta modelli di età varia è intenzionale e mira a rappresentare ancora meglio una collezione studiata per fondere insieme tutte le generazioni. Un approccio sartoriale ‘rilassato’ anche nella collezione di Emporio Armani, che ha presentato abiti casual impreziositi da broccati in velluto e allacciature a otto bottoni. Altri più sportivi, ispirati allo snowboard, sono scesi in passerella accanto a tessuti dalle texture come ‘performanti’. La collezione di debutto di Plein Sport ha portato novità nel segmento dell’activewear, con l’intento colmare una lacuna nella proposta del mercato del lusso. Capi in neoprene hanno sfilato all’interno di una palestra a due piani con facciata in vetro, subito dopo una performance acrobatica.

Marni guarda avanti e sembra promettere un cambio di direzione con il debutto di Francesco Risso, di nomina recente. Giacche con patch di pelliccia e grandi cinture indossate sopra gli abiti hanno catturato l’attenzione per l’aspetto anticonvenzionale, dando alla collezione – e di conseguenza anche a tutta la casa – un’energia giovane e di rinnovamento. L’uomo Versace si è mostrato più dark vestendo toni più tenui, con qualche accenno cayenne e bordeaux, portando in passerella una collezione di capi versatili e quindi portabili. Una stagione di debutti: Guillaume Meilland, il nuovo designer di Salvatore Ferragamo – la sua forza sta nell’essenzialità – ha presentato una collezione di capi raffinati, anch’essi assolutamente portabili. In aggiunta il velluto millerighe, ricorrente nelle collezioni di questa stagione.

Missoni ha mostrato quell’originalità che è poi ciò che più distingue il marchio. Viscosa e mohair – i colori erano cangianti – hanno dominato la collezione, con motivi presi a prestito dai tessuti giapponesi Kasuri. Prada ha consapevolmente lasciato da parte l’esagerazione andando in cerca di autenticità e semplicità, scelta che è forse da attribuirsi a quella spinta populista che anche nella moda sta acquisendo forza. Le influenze anni Settanta erano evidenti nei toni speziati e caldi, mentre la maison ha confermato la sua abilità a ispirarsi senza difficoltà un decennio del passato, e al tempo stesso a saper trascendere dall’estetica che impone quello attuale.

Moncler si è focalizzato sugli sport in montagna e l’hiking. La collezione è apparsa davanti al pubblico con estro fortemente creativo – i capi dallo styling esagerato, come ad esempio le giacche matelassé con applicate corde da scalata. Dsquared2 ha perseguito le medesime suggestioni, quelle di un’estetica energica, ma il messaggio che manda è di più forte impatto: il brand ha presentato infatti la sua prima collezione co-ed – ovvero maschile e femminile allo stesso tempo – un dichiarazione più d’effetto che squisitamente sartoriale, incoraggiando il cambiamento e sostenendo il tema dell’uguaglianza.

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milan Men’s Fashion Week is proving dynamic as designers showcased innovative authenticity. While some houses opted out of the season, choosing to present combined collections, others committed to remain according to schedule, showcasing prominence.

Alessandro Sartori sought to reunify the market surrounding Ermenegildo Zegna as a generational divide led to varying customer desires. The traditional suiting seemed reinvented in loose tailoring and elasticized-cuffed trousers. Sartori sought to purposefully include diversely aged models to further represent a curated collection merging generations.

Relaxed tailoring continued as Emporio Armani unveiled casual suiting enhanced with velvet brocades and eight-button detailing. Snowboard oriented sportswear walked the collection alongside texturally dynamic fabric. In its inaugural debut, Plein Sport introduced newness to activewear, with an initiative to fill a void in the luxury market. Neoprene garments walked a two-story glass fronted gym, subsequent to an acrobatic performance.

Marni advanced forward with a promising change of direction, as newly appointed Francesco Risso revealed his debut collection. Fur blocked jackets and wide belts styled outwardly won second glances towards their unconventionality, offering a youthful energy sweeping through the collection, and further through the house.

Versace manifested a darker air as subdued tones dressed the models, with occasional cracks of cayenne and merlot. The collection was compatibly wearable through versatility. As the season of inaugurations continued, Guillaume Meilland, neoteric designer for Salvatore Ferragamo, displayed strength in essentials, introducing a collection of elevated staples, definably wearable. Corduroy added to the season, strengthening its presence as a reoccurring fabric throughout the collections.

Missoni offered originality that brought notoriety to the house. Iridescent viscose and mohair was prominent, with patterns sourced from Japanese Kasuri textiles. Prada’s collection consciously withheld exaggeration in a quest for reality and simplicity, a motion perhaps attributed to the fructifying strength of populism. The collection evidenced the Seventies through turmeric accents and warm hues, ultimately resting effortlessly in its ability to notion toward a preexisting decade, whilst proving transcendent of the current.

Moncler exhibited a collection centered on the concept of mountaineering and hiking. The presentation consisted of an extremist creative that stylistically exaggerated collection pieces, including quilted coats hugged in bungee cord caging.

Dsquared2 pursued a similarly rugged influence but sent a greater statement through the decision to introduce their first co-ed collection, a statement perhaps more effective than sartorial, contributing sustenance to a shift, signifying the encouragement of equality.

Images courtesy of press office

HI-TECH MEETS TAILORING

Testo Federico Alpi
@fede_alpi

 

Essere rilevanti oggi nell’industria tessile d’alta gamma significa saper mettere i progressi raggiunti grazie all’avanzamento tecnologico a servizio della qualità sartoriale. La storia di Ermenegildo Zegna si traccia nel solco di questa tradizione del ‘saper fare’ artigianale e dell’essere pioniere nel perseguire l’innovazione, tanto da renderlo una delle voci più rilevanti – insieme a pochi altri – nel mondo.

Negli anni Settanta il marchio lanciava la linea Sottosport, insieme a Nanni Strada. Una collezione di capi tecnici – dalle magliette a mezza manica, alle tute e ai sottocaschi – dedicata a chi pratica sport, soprattutto sci e motociclismo.

In questi giorni debutta a Pitti Uomo 91, all’interno del Teatrino Lorenese di Fortezza Da Basso, la prima collezione Z Zegna disegnata da Alessandro Sartori dopo la nomina dello scorso anno a Direttore Artistico di tutte le linee del gruppo di Trivero – la collezione couture invece sarà rivelata a Milano il 13 gennaio durante la Settimana della Moda. Si tratta del primo tassello di un progetto di rinnovamento di tutta l’azienda in una visione lifestyle, come raccontato da Gildo Zegna, amministratore delegato del gruppo.

La collezione è realizzata in Techmerino – il tessuto di Ermenegildo Zegna più venduto – che sintetizza quel dialogo tra sartorialità e abbigliamento sportivo. Le prestazioni tecniche sono elevate: questo materiale regola calore e traspirabilità, si adatta alla temperatura ambientale, isolando sia dal caldo che dal freddo e la sua elasticità gli permette di adattarsi con agio alle forme del corpo, garantendo così una vestibilità sempre confortevole.

Nell’anno in cui il marchio celebra anche il sessantesimo anniversario della sua stazione sciistica a Bielmonte, all’interno di Oasi Zegna, il riferimento non poteva che essere a quella collezione skiwear lanciata negli anni Settanta – gli accenni alle grafiche sono sportive sono soprattutto nelle sfumature di colori come rosso chili e senape. A concludere una linea di trenta sneaker, anch’esse realizzate con inserti di tessuto Techmerino.

Text Federico Alpi
@fede_alpi

 

Being relevant in the current high-end textile scenario means putting the progress achieved thanks to technological innovation to the service of sartorial quality. The history of Ermenegildo Zegna is part of that culture of ancestral savoir-faire and that pioneering tradition of pursuing cutting-edge solutions that have made the brand, along only a few others, one of the most relevant in the world.

In the Seventies, the label launched Sottosport in collaboration with Nanni Strada. The line consisted of a range of technical pieces, including short sleeves tops, jump suits and helmet liners developed for sports lovers, with a special focus on skiing and motorcycling.

The current edition of Pitti Uomo 91 sees the debut, at the Teatrino Lorenese inside Fortezza Da Basso, of the first Z Zegna collection designed by Alessandro Sartori following last year’s nomination as Artistic Director responsible for all the lines produced by the Trivero Group. The couture collection, instead, will be presented in Milan on 13th of January during the Milan Moda Uomo Fashion Week. This marks the first step of a reorganization plan aimed at transforming the company into a lifestyle brand, as explained by the Chief Executive of the Group, Gildo Zegna.

The collection is made of Techmerino, Ermenegildo Zegna’s best-selling fabric, which is the perfect embodiment of the dialogue between tailoring and sports apparel. It boasts high-tech features: it regulates heat and breathability, adapts to the surrounding temperature insulating from the heat and the cold and its natural elasticity easily adapts to the wearer’s body contours guaranteeing a comfortable fit.

On the year that sees that brand celebrating the sixtieth anniversary of the Bielmonte Ski resort, within Oasi Zegna, the reference could not but be a nod to that skiwear collection launched in the Seventies with a palette of shades of burnt orange and mustard especially referring to sportswear graphism. Adding to the line is a range of thirty sneakers, which also feature inserts in Techmerino.

Images courtesy of press office
www.zegna.com