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Il Museo effimero della Moda

Text Angelo Ruggeri

 

Immaginate di vedere un’opera d’arte preziosa, unica, dal valore inestimabile. E di poterla osservare da vicino, notando tutti i dettagli pregiati. Purtroppo, però, la sua fragilità non le permette di essere in mostra sempre, per tutti. Anzi, rimarrà visionabile solo per un paio di settimane. E poi sparirà in qualche archivio misterioso, dove si conserverà per il resto del tempo. Ecco, proprio a questa visione di rapidità, di concretezza temporale, di vita finita si ispira il Museo effimero della Moda di Firenze. Che espone pezzi fashion selezionati, dalla metà dell’Ottocento fino ai giorni nostri. Abiti che vengono mostrati per la prima volta (perché mai usciti dalle scatole per la conservazione) e altri esposti per l’ultima volta, prima di tornare negli archivi perché troppo fragili e delicati. In un determinato e fissato periodo di tempo. Non oltre. Oltre solo il ricordo, l’emozione, il sentimento provato. In occasione di Pitti Uomo 92, l’exhibition è stata aperta al pubblico nelle sale della Galleria del Costume di Palazzo Pitti. Prodotta da Fondazione Pitti Immagine Discovery in collaborazione con Gallerie degli Uffizi e Palais Galliera, è curata da Olivier Saillard e sarà visitabile fino al 22 ottobre.

La peculiarità della mostra risiede in un’inedita concezione sia dell’allestimento sia dei contenuti tematici. Infatti, sono esposti quasi duecento pezzi, tra abiti e accessori, distribuiti in 18 sale. Che descrivono il tema di ogni spazio e che sono tornati alla luce grazie allo straordinario lavoro di recupero delle restauratrici della Galleria del Costume e del Palais Galliera. Tra i marchi e le griffe del passato esposte vi sono: Sartoria Worth, Roberto Capucci, Sartoria Madeleine Vionnet, Irene Galitzine Roma, Elsa Schiaparelli, Jole Veneziani, Biki, Maison romana d’alta moda Carosa, Nina Ricci, Gianfranco Ferré e Christian Lacroix. Non solo. Anche il contemporaneo è abbondantemente citato dalle recenti acquisizioni del Palais Galliera. Con le ultime collezioni di Gucci, Maison Margiela, Fendi, Giorgio Armani, Valentino, Prada, Dolce & Gabbana, John Galliano e Lanvin.

«Il Museo effimero della Moda», racconta l’ideatore e chief curator della mostra Olivier Saillard, direttore del Palais Galliera, «è una possibilità, un’opportunità di reinventare la Galleria del Costume e della Moda di Palazzo Pitti. Su manichini di legno e cera, ma anche abbandonati su poltrone e sedie, sospesi in morbide sculture, distesi come belle addormentate, gli abiti sono i naufraghi di un museo misterioso, fragile e caduco. Nel giro di qualche mese esso scomparirà, vittima e testimone del tempo che passa. Speriamo possa rinascere in seguito in un altro luogo, tra le mura infedeli di un museo, negli spazi dimenticati di un edificio. Ponendo sempre interrogativi sul carattere fugace della moda ma anche sulla sua forza poetica, sposando, nomade, fondamenti sublimi e frontiere mobili, possa questo museo, incessantemente in via di definizione, diventare il più bello e il più giusto fra i musei della moda esistenti al mondo». Ed essere così ricordato in eterno.

Il Museo effimero della Moda
A cura di Olivier Saillard

Museo della Moda e del Costume, Palazzo Pitti, Firenze

14 giugno – 22 ottobre 2017

Orari: Tutti i giorni 9.00 – 18.00

Images courtesy of Salvatore La Spina, Firenze Musei Press Office
www.civita.it – @socialcivita

Glenn Brown in mostra

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Il Museo Stefano Bardini di Firenze, avvincente plot collezionistico ed estetico composto da uno dei più leggendari mercanti d’arte internazionali della fine del XIX secolo, attraversa e miscela epoche, ambiti stilistici e produttivi, soggetti e suggestioni diverse. Il Museo di Piazza de’ Mozzi ospita, dal 10 giugno al 23 ottobre prossimo, la mostra “Piaceri Sconosciuti”, una personale dell’artista britannico Glenn Brown. Nato a Hexman, in Inghilterra, Brown, più che mai “one of a kind” sullo scenario attuale, è conosciuto a livello internazionale per il suo particolare e vibrante tratto pittorico.

La presenza nel capoluogo toscano di questo straordinario e provocatorio “eretico dell’arte” che reinventa e rivisita, tra gli altri, capolavori di Leonardo, di Rembrandt e di Giambattista Tiepolo, conferma il ruolo di primo piano che oggi Firenze riveste anche nel settore dell’arte contemporanea. Una progettualità abbracciata sia dalle istituzioni locali che dal mecenatismo privato. Organizzata da Mus.e in collaborazione con Gagosian Gallery, la mostra è curata da Sergio Risaliti e Antonella Nesi. Sostenuta da Faliero Sarti e con catalogo edito da Forma Edizioni.

L’esposizione ripercorre varie tappe salienti dell’itinerario artistico di Glenn Brown tramite una trentina di opere, dipinti, disegni e sculture, alcune delle quali inedite, essendo state realizzate appositamente per la mostra fiorentina.

“Piaceri Sconosciuti” fa convivere lungo diverse sale i lavori di Glenn Brown con il patrimonio della collezione Stefano Bardini, formata tra lo scorcio dell’‘800 e i primi del ‘900, creando un dialogo in osmosi e per contrasto tra passato e presente. Il percorso della mostra è capzioso e affascinante. Estremizza e mette in moto una dialettica figurativa che supera il tempo stesso. Il passato, il presente e un futuro prossimo si intrecciano, identificando una sfida tra la memoria della pittura, le sue linfe e le possibilità più inedite, oltre alla sibillina ricerca di un nuovo sublime. Ambiguo, venato di un humour sospeso e inquietante. Sofisticato e carico di quesiti cruciali. Glenn Brown lo si può definire un interprete del canone inverso, in un bruciante e impetuoso corto circuito atemporale dai risvolti misterici e chiaroscurali.

Mostra Piaceri sconosciuti
A cura di Sergio Risaliti e Antonella Nesi

Museo Stefano Bardini, Firenze

10 giugno – 23 ottobre 2017

Orari: Venerdì – Lunedì 11.00 – 17.00

Images courtesy of Press Office.
www.firenzemusei.it

YTALIA: Energia Pensiero Bellezza

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Ytalia inaugura il 2 giugno – data emblematica, positivamente retorica, per una mostra così titolata. Il Forte Belvedere è il sito principale, per il quale satelliti, gli angoli di Firenze multidimensionale – se Roma è eterna, Firenze è indelebile. Dodici protagonisti, per Ytalia – viene da definirlo cast, leggendo i nomi degli artisti coinvolti, una grande produzione hollywoodiana tradotta nella culla della civiltà mondiale: Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Giovanni Anselmo, Gino De Domenicis, Remo Salvadori, Marco Bagnoli, Domenico Bianchi, Nunzio, Mimmo Paladino, Mario Merz. Una mostra, uno show mi piacerebbe chiamarlo, ideato e curato da Sergio Risaliti e prodotto dal Mus.e di Firenze insieme al Comune.

I dodici artisti, la cui arte in ogni contingenza supera la vita rispettando primaria definizione, trovano l’energia antica e futura, ancora e sempre in Italia – Ytalia – gli occhi si abbacinano davanti a questa grafia. A gennaio, durante la cena per l’annuncio della mostra, parlavo con Luciano Massari, direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Carrara. Una conversazione che mi riportava alla lettura de Il Tormento e l’Estasi: il marmo bianco scultoreo della cava di Michelangelo resterà il più pregiato per la durezza e la luce dei suoi cristalli, girando poi nelle variazioni di grigio fino allo scuro, fino alla pietra e ai graniti delle Apuane. Se bianco è a Carrara, il marmo verde proviene dalla Val d’Aosta, il marmo rosa dalle montagne spagnole – mentre La Veranda Fabbrica del Duomo di Milano è proprietaria di un’intera cava per la propria fornitura esclusiva. Il marmo, materia prima, suprema italiana, viva di quanta arte, di quanta commozione – seguitemi, ve ne prego – pensate al marmo, a una sua venatura particolare, e alla grafia di una Y come iniziale d’Italia: il breve bagliore che si produce è la mia migliore introduzione a questa mostra.

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Alcune mostre diventano pura narrazione, trascolorano in un epos emblematico scandito da racconti e intuizioni folgoranti. Un plot colmo di evocazioni e riflessi immaginari. Percorsi espositivi e semantici che innanzitutto e perfino loro malgrado, più che obbedire alle mere ragioni di una funzionalità rappresentativa e filologica, riescono a ordire un filo conduttore attraverso le opere e il segno di artisti diversi, arrivando a concepire una corale e mirabilmente unitaria mappatura sentimentale. Storie che identificano un capzioso mosaico sensitivo, capace di annullare le paratie del tempo e di coinvolgerti, di attrarti in un cerchio sospeso e ipnotico come in un mandala magico e luminoso. Tutto, in questo caso, sta nella possente e scarnita Y iniziale di un’antica grafia del nome di questo Paese, come appare su una delle volte della Basilica Superiore di Assisi accanto alla rappresentazione di una città, con ogni probabilità Roma, l’Urbs imperiale e papale dalle mille significazioni e allegorie, in un affresco di Cimabue che data agli ultimi decenni del XIII secolo. Siamo dunque agli albori di quella che sarà l’abbagliante vicenda della pittura italiana lungo un arco di secoli, proprio al debutto di un’esperienza che chiara e integra, per analogie e impalpabili fragranze, riemerge nel lavoro degli artisti contemporanei che compongono l’itinerario di questa mostra fiorentina.

Una Y, questa di Ytalia, è insieme astrazione, mistica sacralità e dichiarazione programmatica, diviene arcano suggello e password ermeneutica, sofisticato arcaismo tenacemente bizantino e sconcertante apertura, anzi, premonizione, di una modernità che si risolve in un tempo circolare, centripeto ed eternamente ritornante. Le Temps revient, il tempo ritorna e si rinnova, recitava il motto di Lorenzo il Magnifico che accompagnava la figurazione del fatidico broncone d’alloro mediceo. La mostra si tiene a Firenze, un luogo da sempre deputato al confronto dialettico, devoluto all’incontro, al dialogo e alla sovrapposizione ecumenica e contraddittoria di civiltà e pensiero, come già dichiara un avvenimento cruciale del primo rinascimento, il Concilio fiorentino del 1439, struggente e generoso tentativo di ricomposizione tra oriente e occidente che oggi, alla luce di quanto sta accadendo nel mondo che viviamo, assume valenze ancor più profonde e profetiche. Forse l’Italia, nella sua vicenda storica unitaria in fondo assai recente, risultanza di spiccate, autonome e orgogliose identità regionali, non ha raggiunto una forte coscienza comune e tuttora non è permeata appieno da un senso di reale appartenenza nazionale.

Esiste un dato connettivo, un vincolo costante nella complessa dinamica di formazione di uno stato e di un’intera progressiva visione politica. Si tratta della bellezza, del legante fondamentale dell’arte e di una poliforme emanazione creativa mai venuta meno. È questa la chiave concettuale della mostra Ytalia, un’imponente texture collettiva nata da una forte intuizione del suo curatore e ideatore Sergio Risaliti, che ha come epicentro il Forte Belvedere, ma che si allarga nella trama urbana del centro storico di Firenze con appendici agli Uffizi, a Santa Croce, a Palazzo Vecchio, nel Giardino di Boboli e a Palazzo Pitti, al Museo Novecento e presso il Museo Marino Marini. Una galleria diffusa, che si snoda attraverso oltre cento opere, realizzate a partire dagli anni Sessanta e talvolta site-specific, che ingloba tre generazioni di artisti, instaurando un serrato e interrogativo colloquio, una koinè dialektos ideale ed osmotica tra questi e i grandi maestri del passato.

I protagonisti sono Mario Merz con il suo segno monumentale e sconcertante, la materializzazione delle energie fisiche, statiche e dinamiche di Giovanni Anselmo, il tellurico e drammatico idioma di Jannis Kounellis, recentemente scomparso, che quasi si amplifica sullo sfondo solcato da gigli di Francia aurei su campo azzurro della Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio. Ecco Luciano Fabro, il cui epocale Spirato del 1972 è posizionato nella brunelleschiana Cappella Pazzi a Santa Croce, la sofisticata, poetica e imprendibile cifra espressiva di Alighiero Boetti, il bianco elegiaco di Giulio Paolini che si raffronta alla Venera Italica di Canova alla Palatina e il negromantico e sulfureo talento di Gino De Dominicis. Poi, Remo Salvadori con due nuove sculture pensate appositamente per uno dei bastioni del Forte Belvedere, Mimmo Paladino che interloquisce con la tersa geometria umanistica di Leon Battista Alberti nella Cappella Rucellai, il teorema d’acciaio, di specchio, d’acqua e di marmo di Marco Bagnoli, Nunzio nella cripta del Museo Marino Marini e l’incessante mirabile sperimentalismo di Domenico Bianchi. Un arazzo, quello di Ytalia, dove affiorano affinità, comunanze sottese e valori condivisi, nel quale leggere individualità e tratti molto originali e ostinatamente differenti nel quadro di un contesto e di tanti frammenti di racconto, nel cangiante divenire delle varie poetiche.

Images courtesy of press office
www.musefirenze.it – @musefirenze

QUESTO SOFFITTO VIOLA

Testo Marco Maggio

 

A Firenze c’era già stato quando aveva appena ventitré anni, all’epoca di uno dei primi spazi italiani di videoarte sperimentale, l’Art/Tapes 22 di Maria Gloria Bicocchi, diventato il punto di riferimento europeo per la produzione di videotape. A quel tempo odiava storia dell’arte all’università, preferendo giocare con le cineprese e i video. I grandi lavori del Rinascimento sembravano non lasciare traccia in lui. Poi arrivò il David di Michelangelo… e tutto cambiò.

Bill Viola, re della videoarte contemporanea, torna a Firenze con un lavoro che ha l’estensione e la maturità artistica di un monumento: “Rinascimento elettronico” è la nuova mostra ambientata nella scenografia di Palazzo Strozzi, aperta fino al 23 luglio prossimo, che intende creare o, anzi, ritrovare il percorso dell’artista fra i suoi video proiettati sui mega schermi nelle sale del Palazzo e talvolta affiancati dalle opere di Maestri quali Masolino, Paolo Uccello e Pontormo. Organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi in collaborazione con Bill Viola Studio e curata da Arturo Galansino, Direttore Generale Fondazione Palazzo Strozzi, e Kira Perov, Direttrice del Bill Viola Studio e moglie dell’artista, l’esposizione è un’immersione multidimensionale in cui si intrecciano immagine, spazio, tempo e suono. Protagonista: l’uomo, la sua bellezza senza tempo, chiamato ad esplorare spiritualità e umanità del suo animo nei volti, nei corpi dei suoi simili. Proprio per via di questo stesso soggetto – l’essere umano – lo stile è colmo di poesia, di simboli e di sublime, soprattutto nel momento in cui interagisce con gli elementi e le forze della natura: acqua e fuoco, buio e luce. Il dialogo tra passato e presente, tra antico e contemporaneo, si traduce in un simposio di tutti i tempi che scherzano come dadi, giocando sulla tavolozza dell’arte. La relazione tra Bill Viola e Firenze è incentrata sull’evoluzione del suo linguaggio, sul confronto – che non è paragone – tra i Maestri di un tempo da un lato e l’ispirazione che si è tradotta in evoluzione dall’altro. Una traduzione, questa, a cui Viola ci ha già abituati: nel 1995, concependo il padiglione statunitense della Biennale di Venezia, aveva realizzato il video The Greeting, in cui riproponeva l’incontro delle donne de La Visitazione del Pontormo. Quel che conta non è però l’esposizione del tema in sé, quanto l’invito ad animare quei dipinti per aggiungere loro un prima e un dopo. Questo il senso dell’animazione che, nell’attuale momento storico, si traduce troppo spesso volgarmente in moda. Un evento corale che coinvolge diverse sedi espositive – alcune opere sono esposte alle Gallerie degli Uffizi, al Museo di Santa Maria Novella, al Battistero di San Giovanni e al Museo dell’Opera del Duomo, ma anche ad Empoli, Prato e Arezzo. In virtù di questa logistica, l’invito è a rimarcare l’itinerario ideale che si snoda attraverso tutte le strade della bellezza. La maturità di Viola è colma di equilibri fra ombre e luci, di dialoghi con la tradizione che non hanno nulla di didascalico o formale, di dimensioni ataviche della sensibilità umana, quali la spiritualità e l’arte cristiana, che la evoca inevitabilmente, e che lo slow motion della sua tecnica sembra voler enfatizzare grazie ai tempi rallentati e quasi fermi della videoarte. Perché il tempo della bellezza, questo è certo, può essere solo l’eternità.

 

BILL VIOLA RINASCIMENTO ELETTRONICO

10 marzo 2017 – 23 luglio 2017

Orario mostra
Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì: 10.00-23.00

InfoTel +39 055 2645155
info@palazzostrozzi.org

PrenotazioniSigma CSC
Dal lunedì al venerdì
9.00-13.00 / 14.00-18.00
Telefono: +39 055 2469600
prenotazioni@palazzostrozzi.org

Images Courtesy of press office 
www.palazzostrozzi.org

YTALIA

Testo Carlo Mazzoni @carlomazzoni Sabato sera, a Palazzo Vecchio, il sindaco di Firenze Dario Nardella si è alzato in piedi e ha parlato davanti a più di cento persone sedute a tavola nel Salone delle Armi: con un breve discorso ha introdotto Ytalia, la mostra che inaugurerà il 2 giugno – data retorica per una mostra così titolata – al Forte Belvedere. Viene da definirlo cast, leggendo i nomi degli artisti coinvolti: Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Giovanni Anselmo, Gino De Domenicis, Remo Salvadori, Marco Bagnoli, Domenico Bianchi, Nunzio, Mimmo Paladino, Mario Merz. Una mostra, uno show, ideato e curato da Sergio Risaliti e prodotto dal Mus.e di Firenze insieme al Comune. Dodici artisti per dodici tavoli – al tavolo dedicato a De Domenicis, sedeva Luciano Massari, direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Carrara, dotata di una marmoteca leggendaria, sede di una recente mostra di anatomia umana. Riportava alla lettura de Il Tormento e l’Estasi – il marmo bianco scultoreo della cava di Michelangelo resta il più pregiato per la durezza e la luce dei suoi cristalli, girando poi nelle variazioni di grigio fino allo scuro, fino alla pietra e ai graniti delle Apuane. Se bianco è a Carrara, il marmo verde proviene dalla Val d’Aosta, il marmo rosa dalle montagne spagnole – mentre La Veranda Fabbrica del Duomo di Milano è proprietaria di un’intera fabbrica per la propria fornitura esclusiva. Luciano Massari, oltre alla direzione dell’Accademia, è fondatore e titolare di un laboratorio a Carrara specializzato nella produzione dei lavori degli artisti contemporanei, con tutte le ambizioni e le provocazioni nell’abilità della scultura che per definizione non si possono immaginare. È lecito intuire quanto Massari sarà coinvolto in prima linea nella realizzazione delle opere di Ytalia.

La mostra Ytalia sarà inaugurata il 2 giugno e ospiterà opere all’aperto negli spazi di Forte Belvedere, del giardino di Boboli, di Palazzo Vecchio e di altri luoghi del centro di Firenze. Rimarrà aperta al pubblico fino a settembre 2017.

Images courtesy of press office musefirenze.it

HI-TECH MEETS TAILORING

Testo Federico Alpi
@fede_alpi

 

Essere rilevanti oggi nell’industria tessile d’alta gamma significa saper mettere i progressi raggiunti grazie all’avanzamento tecnologico a servizio della qualità sartoriale. La storia di Ermenegildo Zegna si traccia nel solco di questa tradizione del ‘saper fare’ artigianale e dell’essere pioniere nel perseguire l’innovazione, tanto da renderlo una delle voci più rilevanti – insieme a pochi altri – nel mondo.

Negli anni Settanta il marchio lanciava la linea Sottosport, insieme a Nanni Strada. Una collezione di capi tecnici – dalle magliette a mezza manica, alle tute e ai sottocaschi – dedicata a chi pratica sport, soprattutto sci e motociclismo.

In questi giorni debutta a Pitti Uomo 91, all’interno del Teatrino Lorenese di Fortezza Da Basso, la prima collezione Z Zegna disegnata da Alessandro Sartori dopo la nomina dello scorso anno a Direttore Artistico di tutte le linee del gruppo di Trivero – la collezione couture invece sarà rivelata a Milano il 13 gennaio durante la Settimana della Moda. Si tratta del primo tassello di un progetto di rinnovamento di tutta l’azienda in una visione lifestyle, come raccontato da Gildo Zegna, amministratore delegato del gruppo.

La collezione è realizzata in Techmerino – il tessuto di Ermenegildo Zegna più venduto – che sintetizza quel dialogo tra sartorialità e abbigliamento sportivo. Le prestazioni tecniche sono elevate: questo materiale regola calore e traspirabilità, si adatta alla temperatura ambientale, isolando sia dal caldo che dal freddo e la sua elasticità gli permette di adattarsi con agio alle forme del corpo, garantendo così una vestibilità sempre confortevole.

Nell’anno in cui il marchio celebra anche il sessantesimo anniversario della sua stazione sciistica a Bielmonte, all’interno di Oasi Zegna, il riferimento non poteva che essere a quella collezione skiwear lanciata negli anni Settanta – gli accenni alle grafiche sono sportive sono soprattutto nelle sfumature di colori come rosso chili e senape. A concludere una linea di trenta sneaker, anch’esse realizzate con inserti di tessuto Techmerino.

Text Federico Alpi
@fede_alpi

 

Being relevant in the current high-end textile scenario means putting the progress achieved thanks to technological innovation to the service of sartorial quality. The history of Ermenegildo Zegna is part of that culture of ancestral savoir-faire and that pioneering tradition of pursuing cutting-edge solutions that have made the brand, along only a few others, one of the most relevant in the world.

In the Seventies, the label launched Sottosport in collaboration with Nanni Strada. The line consisted of a range of technical pieces, including short sleeves tops, jump suits and helmet liners developed for sports lovers, with a special focus on skiing and motorcycling.

The current edition of Pitti Uomo 91 sees the debut, at the Teatrino Lorenese inside Fortezza Da Basso, of the first Z Zegna collection designed by Alessandro Sartori following last year’s nomination as Artistic Director responsible for all the lines produced by the Trivero Group. The couture collection, instead, will be presented in Milan on 13th of January during the Milan Moda Uomo Fashion Week. This marks the first step of a reorganization plan aimed at transforming the company into a lifestyle brand, as explained by the Chief Executive of the Group, Gildo Zegna.

The collection is made of Techmerino, Ermenegildo Zegna’s best-selling fabric, which is the perfect embodiment of the dialogue between tailoring and sports apparel. It boasts high-tech features: it regulates heat and breathability, adapts to the surrounding temperature insulating from the heat and the cold and its natural elasticity easily adapts to the wearer’s body contours guaranteeing a comfortable fit.

On the year that sees that brand celebrating the sixtieth anniversary of the Bielmonte Ski resort, within Oasi Zegna, the reference could not but be a nod to that skiwear collection launched in the Seventies with a palette of shades of burnt orange and mustard especially referring to sportswear graphism. Adding to the line is a range of thirty sneakers, which also feature inserts in Techmerino.

Images courtesy of press office
www.zegna.com

PITTI UOMO HIGHLIGHTS

Images Lampooners and courtesy of press office
www.pittimmagine.com

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