Loading the content...
The Fashionable Lampoon
Tag archives for:

First Lady

Meglio di essere una First Lady
è essere una ex First Lady

ph. @sarahblais
Eleanor Roosevelt, 1944. ph. Yousuf Karsh
Thelma 'Pat' Catherine Nixon, 1972
Jacqueline Kennedy, 1961. ph. Robert Knudsen
Betty Ford, 1974. ph. David Hume Kennerly
Hillary Clinton, 1997.  ph. Mark Reinstein
Michelle Obama, 2013. ph. Chuck Kennedy

Text Simona Siri

Nell’aprile del 2017, pochi mesi dopo aver lasciato il ruolo di First Lady, Michelle Obama andò ospite al Today Show, una trasmissione del mattino che va in onda sulla rete via cavo NBC. Alla domanda dell’intervistatrice Hoda Kotb su quale fosse l’aspetto più eccitante dell’essere ormai una ex inquilina della Casa Bianca, Michelle rispose: «Il fatto che ora posso aprire le finestre». In altre interviste successive a questa, Michelle spiegò infatti che una delle prime cose che i servizi segreti le spiegarono era stato il divieto di aprire le finestre per questioni di sicurezza, così come quello di stare fuori in veranda a leggere il giornale, uscire senza la scorta, prepararsi un panino da sola, portare a passeggio i cani, tutta una lista di attività quotidiane per chiunque, ma non per chi abita alla Casa Bianca.

«Riacquistare la mia libertà» è quindi la risposta che ha ripetuto in questi due anni a chi le chiedeva conto della sua vita. Aperte le finestre e dopo qualche mese di vacanza, l’ex First Lady è poi tornata al lavoro. Nell’ottobre del 2018 ha lanciato il progetto The Global Girls Alliance, un’iniziativa che ha come scopo quello di facilitare l’accesso alla scolarizzazione a decine di milioni di ragazze in ogni parte del mondo, soprattutto in Paesi dove ciò risulta problematico. Qualche mese prima, a luglio, era stata la volta dell’iniziativa When We All Vote, che mira a sensibilizzare i giovani sull’importanza del voto. Il 13 novembre 2018 è uscito Becoming, la sua prima autobiografia. Annunciato da un video che nella prima settimana aveva già raccolto 1.3 milioni di visualizzazioni, Becoming è diventato un best seller. Nel dicembre del 2018 la casa editrice Crown Publishing ha annunciato i dati: tre milioni di copie vendute fino a quel momento negli Usa, tradotto in trentatré lingue, sei ristampe, sei milioni di copie stampate nel resto del mondo. Per promuovere il libro, Michelle ha anche intrapreso un tour gestito da Live Nation, la stessa agenzia che organizza tra gli altri i tour degli U2, Rihanna, e Pink. Con tappe in arene della capienza di decine di migliaia di persone e con biglietti che andavano dai 30 ai tremila dollari, la prima parte del Becoming Tour è iniziata il 13 novembre a Chicago dove Michelle è stata intervistata da Oprah Winfrey, ed è finita il 18 dicembre a New York alla presenza dell’autrice e di Sarah Jessica Parker. La seconda parte inizierà l’8 febbraio a Tacoma e andrà avanti per altre venti date, con tappe anche in Europa a Londra, Parigi, Stoccolma, Oslo, Copenaghen, Amsterdam. Per il libro di Michelle e per quello dell’ex Presidente Barack, l’anticipo versato dalla casa editrice era stato di sessanta milioni di dollari, a cui vanno sommati quelli ricevuti da Netflix (cifra mai rivelata alla stampa) per un contratto che prevede la produzione di serie tv, film e documentari. Sebbene gli articoli su un possibile futuro politico si sprechino, se c’è una cosa che Michelle Obama ha ripetuto nelle interviste, e che è presente anche nella sua biografia, è il suo non interesse per la politica. «Non ho intenzione di candidarmi» è stato il mantra ripetuto in questi due anni. Un sentimento condiviso da molte ma non da tutte.

Hillary Clinton è stata First Lady dal 1993 al 2000 quando Presidente era suo marito Bill, partecipando attivamente alla vita politica tramite la nomina a capo della commissione per la riforma sanitaria. Lasciata la Casa Bianca, Hillary nel 2000 vince le elezioni per Senatore dello stato di New York, la prima First Lady a ricoprire una carica pubblica elettiva. Nel 2008 si candida alle primarie del partito democratico e viene sconfitta da Barack Obama. Quando quest’ultimo vince le elezioni presidenziali, la chiama nel suo governo come Segretario di Stato, ruolo che ricopre dal 2009 al 2013. Il resto è storia recente: la candidatura alle Presidenziali del 2016 e la sconfitta per mano di Donald Trump, attuale Presidente. Nel febbraio del 2000 il Washington Post su Hillary Clinton si chiedeva: «Sta abbandonando il ruolo di First Lady o lo sta ridefinendo?».

Prima di lei la più impegnata politicamente tra le mogli dei presidenti era stata Eleonor Roosevelt: First Lady dal 1933 al 1945, si è sempre distinta per l’impegno a favore dei diritti civili e delle donne. Nel 1947, lasciata la Casa Bianca, viene nominata rappresentante degli Stati Uniti per la Commissione per i Diritti Umani, carica che detiene fino al 1953. Nel 1946, l’allora Presidente Truman la nomina delegato degli Stati Uniti all’ONU, mentre Kennedy nel 1961 la nomina presidente della commissione sulla condizione delle donne.

Caso unico è quello di Barbara Bush, non solo moglie, ma anche madre, di un Presidente. First Lady quando il marito George è Presidente dal 1989 al 1993, si occupa di alfabetizzazione sia durante la sua permanenza alla Casa Bianca sia dopo la fine della presidenza del marito. È anche grazie a lei che nel 1991 viene firmato il National Literacy Act, nome anche della fondazione da lei successivamente creata. Nel suo memoir, uscito nel 1994, racconta una vita passata accanto all’uomo con cui è stata sposata per oltre 70 anni: lei e George si conoscono infatti quando lei ha 16 anni e si sposano nel 1945. «Ho sposato il primo uomo che abbia mai baciato: quando lo racconto ai miei nipoti stanno male di stomaco». Capelli bianchi cotonati e filo di perle, Barbara è destinata a ricoprire il ruolo di nonnina d’America quando, nel 2000, il figlio George W. decide di candidarsi alla Presidenza. In un primo momento lei dice che «l’America ne ha forse abbastanza dei Bush». Successivamente partecipa a trasmissioni televisive, rilascia interviste, fa campagna elettorale in favore del figlio e ben presto si rivela l’arma segreta di W. che viene eletto e rimane in carica fino al 2009.

La definizione del mestiere di FLOTUS

Pur essendo un ruolo ufficiale e pure avendo un suo staff a disposizione, quello di FLOTUS non è un vero lavoro nel senso che non è regolato né da competenze né da richieste specifiche. Ciascuna inquilina lo modella a suo piacimento, occupandosi di quello che ritiene più vicino a sé, di solito interessi che aveva prima di entrare alla Casa Bianca e che poi vengono mantenuti anche dopo. La prima First Lady nella storia, Martha Washington, passò gli anni alla Casa Bianca gestendo terra e schiavi: lei e il marito George ne avevano più di ottanta, poi liberati dopo la morte del Presidente. A differenza di molte donne della Virginia della sua generazione, imparò a leggere e scrivere e impresse alla Casa Bianca dell’epoca – siamo nel 1789 – l’usanza dei ricevimenti del venerdì pomeriggio. Da quel momento accogliere gli ospiti, occuparsi delle cene ufficiali, cambiare l’arredamento della Casa Bianca, promuovere le arti e la cultura, aprire le porte ad artisti e letterati, diventa ciò che ci si aspetta dalla First Lady. In questo senso nessuno l’ha fatto meglio di Jackie Kennedy. A lei viene infatti riconosciuto il merito di aver promosso arte e cultura sia dentro che fuori dalla Casa Bianca e di essersi occupata di scolarizzazione infantile. Con l’uccisione di John Fitzgerald Kennedy, avvenuta nel 1963, Jackie si ritira a vita privata fino a quando nell’ottobre del 1968, quattro mesi dopo l’assassinio del cognato Robert Kennedy, sposa in seconde nozze l’armatore greco Aristotele Onassis.

Betty Ford, First Lady dal 1974 al 1977, si trovò a dover sconfiggere un cancro al seno durante il primo anno di Presidenza del marito, fatto che la portò ad occuparsi di salute e in particolare di sensibilizzazione e prevenzione del cancro per tutta la vita. Femminista, attivista, era favorevole a che l’aborto fosse considerato legale. Appena lasciata la Casa Bianca firmò insieme al marito un contratto per le loro biografie e lei da sola uno con la rete NBC News per due speciali andati in onda quello stesso anno, uno dei quali registrato da Mosca. Nel 1978, ormai ex First Lady, subì un intervento da parte della sua famiglia per costringerla ad affrontare i problemi di alcolismo e di dipendenza da oppiacei di cui soffriva e di cui gli americani erano a conoscenza, avendone lei parlato in un libro di memorie. Da quella esperienza, Ford decise di fondare una clinica che aiutasse i dipendenti a disintossicarsi da alcool e pillole. Il Betty Ford Center fu aperto nel 1982 in California, dove opera ancora oggi.

Attrice sotto contratto con la MGM, First Lady dal 1981 al 1989, Nancy Reagan, negli anni alla Casa Bianca, si è occupata di combattere la droga attraverso la campagna Just Say No, uno slogan inventato da lei dopo una riunione con degli studenti. Madre e moglie prima che soggetto politico, ha dedicato il resto della sua vita al marito Ronald, dal 1991 malato di Alzheimer. Nella sua biografia pubblicata nel 1989 e intitolata My Turn Nancy scriveva: «È stato l’uomo che ho sempre voluto, e anche di più».

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!