Loading the content...
Navigation
Tag archives for:

FW17

NYFW (Men’s)

Testo di Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

La Settimana della Moda Uomo di New York rileva un calo delle presenze in termini di numeri delle sfilate e collezioni dal momento in cui molti marchi stanno scegliendo di unire le collezioni uomo e donna in un’unica sfilata durante la già affollata Settima della Moda Donna.

Tra i designer che hanno dimostrato una predilezione per le capitali della moda europee, un nome si è distanziato dal gruppo – Raf Simons che ha scelto un’inversione di rotta per il proprio marchio, dall’Europa a New York. Frutto della recente nomina a Direttore Creativo di Calvin Klein. È così diventato non solo un’aggiunta importante ma – verosimilmente – anche la presenza più forte e di impatto.

Boss rivisita e riaggiorna la Settimana della Moda maschile di New York alla guida di Ingo Wilts. La collezione presentata in passerella propone un approccio alternativo al completo da uomo con una forte propensione per un’estetica funzionale. Billy Read, che ormai non può più essere considerato nuova recluta, conferma il proprio valore con una collezione ben definita e ricercata. Dopo aver volontariamente deciso di non sfilare la scorsa stagione, si ripresenta ora dando prova di una visione consolidata e di maggior chiarezza. Pantaloni di cachemire e trench color tabacco completano una collezione depurata sviluppata a partire da uno stile costruito per sottrazioni. Musicisti blues forniscono la colonna sonora alla sfilata mentre l’attore Alex Sharp, vincitore di un Tony Award, recita versi di Frank O’Hara creando il mood per una collezione all’insegna del concetto: ragazzi metropolitani e l’incontro con la campagna.

Uri Minkoff armonizza aspetti contrastanti – estetica rilassata e ritmo frenetico – con una collezione costruita a partire dal concetto di pendolarismo, particolarmente all’interno della realtà new yorkese. In una collezione versatile, caratterizzata da rapide incursioni di colore e dettagli blu elettrico tipici del marchio, Uri Minkoff introduce l’elemento novità sotto forma di una linea di orologi realizzati da Movado.

Quella proposta da Daisuke Obana per N. Hoollywood è probabilmente la collezione più avvincente che abbia mai realizzato. Progressista, controversa e oscura, la collezione firmata da Obana echeggia il tema dei giovani senza tetto delle città americane attraverso l’utilizzo di un’estetica funzionale che elegge le sovrapposizioni ad elemento distintivo. Portando in passerella quella che è senza dubbio la proposta più interessante di questa Settimana della Moda Uomo di New York, Obana provoca attraverso la scelta del soggetto della sua collezione e attraverso la sua reinterpretazione del movimento ”punkabbestia”.

Ispirandosi alla vita all’estero del padre e alla sua carriera di calciatore professionista e militare di leva presso l’esercito israeliano, il duo di Brooklyn del marchio Ovadia & Sons sposa estetica militare e sportiva. Todd Snyder esordisce con una collezione che il mercato ancora quasi intoccato della moda uomo sembra bramare da anni: l’uomo americano che, mentre continua ad apparire americano in termini di stile, è al contempo moderno ed eclettico.

Images courtesy of press office

ECHOES OF POPULISM

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

La London Fashion Week Men’s, come il British Fashion Council l’ha recentemente ribattezzata, si è dimostrata essere spazio per l’avanzare di una visione populista e, inoltre, per un tipo di atto politico in grado di mobilitare una popolazione contro un governo elitario. Mutano gli assetti nel campo delle relazioni internazionali e lo stesso si riscontra nello scenario della moda. Un moto rivoluzionario, che non per forza asseconda l’evolvere dello stile, sembra riflettere un altrettanto movimento che trama sotto la superficie – una rivolta popolare globale che acquista sempre più forza ogni stagione che passa. Confermando l’idea che sia l’impulso populista a guidare la moda, gli stilisti continuano ad abbracciare il tanto richiesto modello del see now-buy now e, al contempo, proseguono nella direzione intrapresa la scorsa stagione con la proposta di collezioni unisex.

L’evento più atteso, il ritorno a Londra di Vivienne Westwood, che ha mostrato l’intenzione di rispecchiare con la sua collezione il cambiamento sociale in atto e di renderla piattaforma di discussione di tematiche ambientali. La stilista si è focalizzata soprattutto sull’importanza del riciclo e del processo di upcycling – tramite il quale i prodotti acquistano maggior valore rispetto ai componenti originali – incoraggiando il pubblico a «fare un gesto politico» e a convertirsi con consapevolezza all’energia sostenibile. Alcuni capi riportavano la parola Ecotricity, rispecchiando un punto di vista sociopolitico e new age. Li accompagnava la linea see now-buy now di gioielli unisex caratterizzati dall’intreccio dei simboli greci di Marte e Venere, a sostegno del messaggio della fluidità di genere. Christopher Raeburn ha presentato una collezione dual-gender realizzata con soli tessuti riciclati o ottenuti da produttori tessili biologici. Affrontando tematiche globali simili a quelle toccate da Vivienne Westwood, Raeburn ha voluto parlare di energia sostenibile e della sua crescente rilevanza nell’industria della moda. Se la spinta populista ha imposto uno spostamento della richiesta verso un abbigliamento funzionale, lo stilista ha dunque risposto con denim ecologico, capispalla in felpa riciclata e tute in nylon.

La collezione di Craig Green si è espressa in maniera più sottile. Al contrario degli stilisti già citati si è confrontata con la paura della sconfitta di una visione populista contro l’avanzare di un’autorità elitaria – un sentimento che è facile riscontrare a livello internazionale nella società odierna. Green l’ha tradotto nella paura della vastità del mare, asserendo che possiamo immaginare i suoi abiti indossati da una comunità che ha perso una battaglia, e che va in cerca di altri uomini che possano risollevarne le sorti. Se la collezione è senza dubbio influenzata da un senso di paura, Green ha realizzato i suoi modelli con coraggio, portando alla società un messaggio ancora più forte. Un respiro ottimista è il contributo di J.W. Anderson alla London Fashion Week Men’s. La sua collezione gender-neutral era orientata verso una sorta di mescolanza tra street style e artigianalità britannica utilizzando l’uncinetto. Lo stesso approccio era visibile anche nello styling, nella sovrapposizione smodata di capi su ciascun modello, quasi servissero come una sorta di meccanismo di difesa. Se questo era senza dubbio un elemento di evasione, non si può negare quanto rispecchiasse le paure che il mondo si trova ad affrontare con l’inizio del nuovo anno.

La London Fashion Week Men’s ha dunque dimostrato quanto il populismo stia solo prendendo slancio e quanto che la moda sta accogliendo questa rivoluzione. La voci del pubblico ha una risonanza sempre maggiore, difendendo la propria libertà di espressione attraverso l’arte, mentre diviene più sensibili alle tematiche sociopolitiche. Non deve sorprendere, quindi, l’importanza sempre più ampia di istanze politiche, sociali ed economiche nelle ultime collezioni: la moda è sempre stata anticipatrice della storia, e sempre lo sarà.

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

London Fashion Week Men’s, as the British Fashion Council has newly renamed it, proved to be a scene for populism, further, a political style of action mobilizing a population against an elitist government. Following the shift in international relations, we are simultaneously witnessing a shift in fashion. A non-style revolution appears to be mirroring a movement brewing under the surface: a worldwide people’s revolt that gains strength with each coming season. With a nod to the proof that populism is dictating fashion, designers continued to produce the demanded see now-buy now collections, while initiating the follow-suit of last season’s shift in the continuance of dual-gendered shows.

This season’s most highly anticipated collection was that of the return of Vivienne Westwood to London, who proved she had every intention to mirror the shift in social change, as well as to make it a platform for eco issues. Westwood’s collection was majorly fixated on the importance of recycling and upcycling, encouraging the audience to «commit a political act» and consciously convert to green energy. The Ecotricity models mirrored a series of new-age sociopolitical views, namely sending a message of gender fluidity through the see now-buy now, unisex jewelry collection that harbored a statement design characterized by the two intertwined Greek gender symbols of Mars and Venus.

Christopher Raeburn walked a dual-gendered collection consisting entirely of recycled fabrics or fabrics from sourced organic suppliers. Speaking to a similarly familiar global issue as Vivienne Westwood, Raeburn delivered the message of sustainable energy and its growing presence in the fashion industry. As populism has dictated a want shifted towards functional clothing, Raeburn responded with organic denim, recycled fleece outerwear and nylon tracksuits.

More subtly spoken was Craig Green’s collection that in contrast to the above collections spoke to the fear of populism lack and the gain of elitist authority, a sentiment that is internationally relatable in facing today’s society. Green translated this notion into fear of the vastness of the sea and stated that one could imagine the collection dressing a community losing a battle, looking to other men to restore their faith. While the collection was undoubtedly driven by fear, Green executed his designs in a fearless conception, ultimately sending a stronger message to society.

J.W. Anderson contributed to breathe optimism during London Fashion Week Men’s. The gender-neutral collection shifted towards «British street craft», crochet. Notoriously so, the craftsmanship continued in the styling of each look as Anderson excessively layered each model in such a precision, noting that it was to serve as a sort of defense mechanism. While this was undoubtedly distracting, it can be considered that perhaps this notion of protection reflects the fearful state of the world in this New Year.

London Fashion Week Men’s proved that populism is merely gaining momentum and fashion is housing the revolt. The voices of the public are reaching greater audiences, protesting their freedom of expression through art, whilst lending awareness to sociopolitical issues. While the volume of political, social, and economic concerns appear louder than ever in recent collections, it should come as little surprise; fashion has always and will continue to be the harbinger of history.

Images courtesy of press office