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gian paolo serino

Disquiet – A Silent Swoop

Text Gian Paolo Serino

 

L’abbraccio di sconosciuti mi risveglia all’alba. Due ragazzi, li vedo, in fondo alla mia stanza mi salutano. Non so quanti anni abbiano, hanno delle cartelle sulle spalle. Credo debbano andare a scuola: io devo ancora fare pace con me stesso. Non ricordo perché siano qui. Non ricordo niente: mi sento sprofondare nell’infinito della sospensione.

I miei occhi macchiati di rosso vedono sirene al neon che mi fissano come fossero carene di una nave in tempesta. Ho uno strano senso di pace. Il mio cuore è ancorato ad Argo, il cane che aspettò vent’anni il ritorno di Ulisse: appena lo vide, vestito di stracci per non farsi riconoscere nella propria casa dai Proci, Argo morì. Il magnifico Odisseo, mio compagno di sempre, che di molti uomini vide le città, scrutò la mente e molti dolori sul mare patì nel suo cuore per guadagnare a sé la vita.

Ulisse se solo ancora pochi oggi ti conoscessero – il tuo nome greco Odisseo in italiano vuol dire Nessuno. Se fossi stato te mi sarei fatto slegare per tuffarmi con le sirene e perdermi nel loro canto ma non solo. Sono Nessuno – così mi alzo, la stanza mi cade addosso come liquido fetale. Mi sono fatto un bozzolo della mia solitudine amara. Galleggio e il respiro delle mie branchie mi strappa alla vita portandomi ventate d’amarezza folle e sublime.

Sono l’unico che può assediare me stesso. Sono più critico con me stesso, che con gli altri. Sono solo e soltanto Magnifico. Lorenzo il Magnifico, ma c’è anche Abdullah al-Barri e Abdullah al-Bahri dalle mie Mille e una Notte. Solimano rinchiudeva gli ifrit in lampade di rame sigillate, poi le gettava negli abissi del mare. Il primo dizionario americano si intitola Our Magnificient Bastard Tongue: The Untold History of English.

Sono l’unico che può creare e distruggere, prendere tra le mani un volto di donna e accarezzarti i capelli poggiando la tua testa sul mio petto, mare finalmente calmo. Sei qui. Adesso. Con me. Non avere paura. Non dico Ti amo – nel suo etimo significa Ti prometto – e io, furiosa Angelica di un Orlando innamorato, non posso prometterti nulla, se non che mi troverai qui. Non importa con chi e dove sarai, a chi starai promettendo le parole che ti ho insegnato sfiorandoti le labbra con le mie dita d’inchiostro. Dopo di me potrai solo ripeterle. Perché ogni volta che usciranno dalla voce che ti ha reso donna ti guarderai indietro e io ci sarò.

Tu che stai leggendo hai capito come una donna possa indossare gli abiti più ricercati, manti di bellezza anfratta; possa abitare i profumi più personalizzati come fossero l’invisibile contatto tra te e il mondo; possa dimorare tra i trucchi più belli, ma saranno soltanto e sempre trucchi, inutile chiamarli con nomi francesi. Ogni arma di attacco è un’arma di difesa. Cerchi di fuggirmi. Io ti ho rivolto dietro il muro del tuo passato, che ricerchi come un porto sicuro dove approdare. Non esistono porti sicuri. Puoi approdare solo in mare aperto. Almeno per noi, che abbiamo attraversato stanchezze e desideri senza ritrovare il gusto dei sogni dell’infanzia.

Tra la tempesta dei tuoi forse, tra i marosi di quelle domande alle quali mai troverai risposta. Ti guardi intorno. Respiri. Cerchi qualcosa nella tua borsa, come se frugare nel possesso portatile di una casa in cammino possa rasserenarti. La voce da cantatrice calva circonda gli eunuchi di un paradiso stellato. Guarda le stelle – troverai me. Dove abiti tu, dicono che io sono morto – ma io abito i tuoi spazi, le praterie – il vento ti muove i capelli ribelli in una brughiera di cui non vedi la fine. Ti devo prendere la mano per farti capire?

In molti, troppi, sono rimasti solo voce. Senza più corpo, senza più anima, sul bordo della loro gioventù. Sull’orlo di come sarebbe dovuta andare. Dove sono finiti i maestri, i geni – dove sono finiti? Dov’è il lustro dell’umanità? Forse sono tornati nelle strade, vociferano nelle loro officine, accendendosi con le loro opere, che tolgono loro il senno. Gli scrittori magnifici? In Italia, a parte Arbasino, finiranno per essere scoperti postumi se non li andiamo a prendere: Edgardo Franzosini, il vero Arbasino se Arbasino fosse Arbasino. Raymond Isidore e la sua cattedrale – la storia vera di un uomo che ha costruito una cattedrale di rottami in decenni: oggi la cattedrale è a Chartres, paese natio di Rimbaud, ed è tra i tesori di bellezza da noi sconosciuti, ma tra i più visitati in Francia. Mattia Signorini, mi viene in mente, insieme a Francesco Maino di Cartongesso: non un libro ma un miracolo di scrittura. Essere il futuro senza saperlo. Negli Stati Uniti: Tom Wolfe, Don De Lillo, il ritrovato Auster, il nuovo Bret Easton Ellis che ha lasciato la scrittura per scrivere film come The Canyons. Ben Lerner è un genio, che vivrà per secoli. Beh, Mongiardino, al di là del bene e del male… Chi oggi? Io. Certamente – perché credo in un giornalismo che pensavo non tornasse più. Devo dire che mi sento in piena forma.

Il canto delle sirene. Da una parte il sale, dall’altra parte la cera. Lascia il tuo passato al gelo dei ricordi: arriverà il giorno in cui sarai più sola di quanto tu lo sia adesso. Perché mi stai leggendo? Forse qualcuno ti costringe? Oh, perdóno, perdóno, non l’ho fatto apposta! Ordinami qualsiasi espiazione! Sono così buono, ho un cuore d’oro, io, e non ce n’è più come il mio. Non ho un amico che sappia raccontare la mia storia. Ah, sì un’infermiera! Un’infermiera per amor dell’arte, che conceda i suoi baci solamente ai moribondi. Macché! Più tardi mi s’accuserà d’aver fatto scuola. Non posso vedere le lacrime delle ragazze. Sì, perché far piangere una ragazza è più irreparabile che sposarla.

Il maschio che è dentro di me si è liberato in violenze inaudite. Mi sono perso nell’ombra del genio per venirti a cercare. Ho cercato nei vestiti dismessi, ti ho cercato nella follia delle mie notti dove non c’era nulla se non un braccio sprofondato nel ventre del mio. Al palo. Candele e cenere. Cinture e castità. Fruste e manette. Ho inghiottito peni all’alba del mio non essere, li ho ingoiati sino al midollo non più dell’osso ma del mio cranio imbevuto di sangue. Sono stato venduto all’asta di una televendita televisiva in cui nuove sirene, nuovi titani, mi offrivano a signore, caparbie amanti di carne giovane e neuroni. Hanno calpestato la mia intelligenza con tacchi d’inusitata eleganza. Acciaio, rosso, sangue.

Anche tu puoi essere il magnifico. Chiaramente non come uno specchio anni Ottanta – ma particolare, geniale, magnifico. Il problema è la mancanza del voler essere magnifico – come magnifici possono esser stati gli artisti e i nobili – rende tutti uguali, tutti splendidi. La volontà e la convinzione di essere magnifici sono la prima porta da aprire per essere unici, senza codici a bar(r)e. Voglio una vita magnifica. Mica una vita da Vogue. È la libertà a rendere magnifici.

Cos’è la Bellezza? Siamo nati a cavalcioni sulle nostre tombe. Io, sono Odisseo. Io sono Nessuno. Suonano alla porta, i miei figli tornano da scuola. Appoggiano i loro zaini di fronte a me. Due ragazzi, li vedo, in fondo alla mia stanza mi salutano. La madre non c’è. Mamma dove sei? Perché sei morta? Ci hai lasciato da sola con papà. Vorrei non correggere mai i miei errori. Tu sei la sirena che sveglia i miei sogni all’alba, mi hai reso un gigolò dell’angoscia che ogni notte si porta a letto un incubo diverso.

Mi alzo, mi svesto. Sono pronto per un’altra giornata. Esco per strada. Sono il magnifico che può abitare solo dentro gli occhi di una donna. Tu che, Angelica o meno furiosa, sei la nostra ultima vera possibilità per svelare al mondo che la magnificenza esiste ancora. Significa dimenticare noi stessi, abusare di noi stessi. Lasciamo tracce indelebili in ognuno, quando passiamo. È il costo della magnificenza. Siamo sull’orlo di come sarebbe dovuta andare. Siamo musica senza spartito di un inchiostro rovinato dal suono del tempo. Sleghiamoci dal palo alto della nave di Calliope e ascoltiamo le sirene, rincorriamole, perdiamoci dentro di loro. Solo allora capiremo la magnificenza di essere Nessuno.

Photography and Creative Direction
Alexander Beckoven

Producer
Guja Quaranta,
Irene Rei

Editing and Coordination on Set
Carolina Fusi

Hair
Manuela Malena
using ColorfulHair and
Serie Expert by
L’Oréal Professionnel

Make-up
Valter Gazzano
using Tatouage Couture
by YSL Beauté

Manicurist
Miriam Dotti
estetica Lazzate / Monza

Model
Anna @womanmanagement,
Cristiano @bravemodels,
Polina @specialmanagement

Photography assistant
Jacopo Vimercati,
Gabriele Cialdella

Digital tech
Emanuele De Rossi

Post-production
Alessandra Distaso

Special thanks to
Franca Parisi,
Siki Red Fins

Who is the director behind the Polaroid?

Text Gian Paolo Serino

 

Instant Stories è la personale – visitabile alla PhotographersGallery di Londra sino al 19 febbraio – che Wim Wenders, il regista tedesco di film come Paris, Texas e Der Himmel Über Berlin (Il cielo sopra Berlino), ha voluto regalarsi esponendo oltre duecento fotografie scattate con una Polaroid. Una mostra che adesso diventa un catalogo: Polaroid Stories, nelle librerie per Jaca Book Editore da fine novembre.

Accompagnate da testi inediti dello stesso Wenders, della cantautrice Patti Smith e dello scrittore americano Sam Shepard, autore di teatro e sceneggiatore anche di Paris, Texas.
 Le Polaroid sono in bianco e nero e a colori, scattate tra il 1968 e gli anni Ottanta. 
Questi duecentoquaranta scatti, veri e propri quadri, mostrano il regista sul set, autoritratti e ritratti di amici, paesaggi e orizzonti, scatti dei primi viaggi negli Stati Uniti, eroi cinematografici della televisione americana, la provincia tedesca degli anni Settanta.

Gli scatti – effettuati durante le riprese di Estate in cittàFalso movimentoL’amico americanoLa lettera scarlattaTokyo-Ga e The bear in the stone ring sono il viaggio ‘on the road’ di un regista che alle visioni ha sempre preferito le ali bruciate dei nostri voli pindarici di piccoli umani che mirano all’esistenza perdendosi, come mille catastrofi disgregate in quel corpo che è il nostro mondo del dis-agio.

Sono l’anticamera non di una società che in questi anni è definita liquida ma di una società in liquidazione. Volti tumefatti dal vento dell’essere (umano), sguardi segnati da quel deserto emotivo di echi metropolitani, oggetti che diventano la grammatica della nostra vita. Wenders, e qui il suo genio, ha anticipato Steve McCurry, celebrato fotografo americano, rendendo iper-moderni quadri acustici i dipinti di Edward Hopper.

Wim Wenders
Polaroid Stories
Jaca Book, pagg. 360, euro 50

Instant Stories
Wim Wenders’ Polaroids

20 ottobre 2017 > 11 febbraio 2018

The Photographers’ Gallery
16 – 18 Ramillies Street – Londra

Lunedì > Sabato, 10:00 > 18:00
Giovedì, 10:00 > 20:00 (durante le esibizioni)
Domenica, 11:00 > 18:00

Fogli(e) di lettura

Text Gian Paolo Serino

Don Carpenter
La sceneggiatura
Frassinelli, pagg. 288, euro 18,50, traduzione di Stefano Bortolussi

Amatissimo sin dagli esordi da un maestro della letteratura americana come Norman Mailer, dimenticato per decenni, possiamo ora finalmente conoscere anche in Italia Don Carpenter, oggi venerato anche da Quentin Tarantino. Un romanzo, uno dei tre che Carpenter ha dedicato a Hollywood, che è un una vera e propria cavalcata nella Los Angeles decadente degli anni Settanta: tra sogni realizzati ma soprattutto quelli infranti dalle mille luci di un cinema che nella vita riflette solo le ombre, Carpenter firma uno dei grandi libri hard boiled americani capace di mettere a tacere l’osannato Thomas Pynchon di Vice e di far paura persino al genio di James Ellroy. Don Carpenter, come ha scritto Mailer, ci regala una prosa superba, rapida, luminosa, tenera, ironica, triste, ricca di consapevole sofferenza e cosmico ottimismo. Ma soprattutto una metafora attualissima su quelle mille luci di un’America che non realizza i sogni ma li anestetizza.

Stephen King e Owen King
Sleeping Beauties
Sperling&Kupfner, pagg. 672, euro 21,90, traduzione di Giovanni Arduino

Mentre dal 19 ottobre esce il film tratto da It, il consiglio è di prenotare Sleeping Beauties, il nuovo romanzo che Stephen King firma insieme all’ultimo dei tre figli Owen, in uscita il 21 novembre. Pubblicato la scorsa settimana negli Stati Uniti (per chi legge in originale vale la pena per una volta anche l’e-book) è il miglior King mai letto. Lontano da Carrie, Shining o Misery – meglio i film – King ritrova il miglior se stesso: quello di On Writing (autobiografia confessione sul ‘mestiere di scrivere’ che non sempre coincide con quello di vivere). Un romanzo che racconta un mondo in cui improvvisamente sono scomparse le donne (il più grande orrore immaginabile) e ambientato in una cittadina sospesa tra Il buio oltre la siepe e I peccati di Peyton Place. Un’occasione anche per scoprire Owen King, che è il vero talento della famiglia come ha già dimostrato con Siamo tutti sulla stesa barca (Frassinelli) e Double Feature (ad oggi purtroppo inedito in Italia): la storia di Sam Dolan, regista al suo primo film interpretato dal padre Booth Dolan, «uno scrittore e un guitto che inganna per lavoro». Più metafora di così…

John Williams
Augustus
Fazi, pagg. 412, euro 18, traduzione di Stefano Tummolini

Vincitore del National Book Award questa docufiction ci fa rivivere la storia di Ottaviano Augusto, che nel 31 a.C. con la vittoria di Azio mise fine all’epoca delle guerre civili a Roma. Concentrò nelle sue mani tutto il potere e garantì all’Impero un lungo periodo di pace e prosperità senza precedenti nel mondo romano. Augusto seppe inoltre migliorare l’immagine del suo governo grazie a una sapiente opera di propaganda politica che si poté avvalere delle migliori intelligenze del tempo (da Svetonio a Plutarco). Un romanzo, basato su fonti storiche reali, anche capace di immergerci in un mondo talmente pieno di complessità, lussuria, cinismo e violenza, da sembrare quello in cui viviamo oggi. Dalla penna di John Williams, l’autore dell’immenso romanzo Stoner, una storia scritta con una grandiosa cifra stilistica, resa al meglio dalla nuova traduzione di Stefano Tummolini, attraverso realtà e finzione come spunto per riflettere sulla condizione umana, sulle lusinghe del potere e sulla solitudine di chi lo esercita.

Charlie Chaplin
Opinioni di un vagabondo
minimum fax, pagg. 242, euro 14, traduzione di Andreina Lombardi Bom

Attraverso la comicità vediamo l’irrazionale in ciò che sembra razionale, il folle in ciò che sembra sensato, l’insignificante in ciò che sembra pieno d’importanza. È questa una delle tante frasi che troviamo in questa raccolta di ‘mezzo secolo di interviste’ a Charlie Chaplin, tra gli intellettuali più raffinati e geniali del Novecento. Spesso ridotto a una comica di Charlot (che sono, in realtà, durissimi attacchi contro la disumanizzazione del progresso e della politica populista) qui troviamo non solo l’artista ma anche l’uomo e il pensatore. Se è vero, come scrive Chaplin, che il tempo è un grande regista perché trova sempre il finale migliore, la speranza è che molti leggano questo libro. Per capire il dramma di uomo e di un artista incompreso che ripeteva sempre: «Volevo cambiare il mondo e l’ho fatto soltanto ridere».

Ben Lerner
Odiare la poesia
Sellerio, pagg. 88, euro 12, traduzione di Martina Testa

Ben Lerner, scrittore americano rivelazione degli ultimi anni, malgrado la giovane età (è nato nel 1979) non manca mai di stupire: prima con i romanzi Un uomo di passaggio (Neri Pozza, finalista nel 2016 del National Book Award), poi con Nel mondo a venire (Sellerio 2015) e adesso con questo geniale pamphlet.
«Considero che la poesia e l’odio per la poesia siano fusi insieme ed è questo che voglio arrivare a spiegare, che ogni poesia è sempre la testimonianza di un fallimento». Ormai sono tutti poeti: anche in chi pubblica versi in plaquette per oscuri editori a pagamento o sproloquia poetando sui social, si cela una logica crudele: quella che fa dire «siamo tutti poeti». Eppure non siamo tutti pianisti o scultori o ballerini. E in questa illusione, o speranza, risiede il luminoso e tragico paradosso dell’arte della parola.

Image cover Christian Schloe, Wandering Forest
society6.com/christianschloe

Giancarlo Vigorelli

Text Gian Paolo Serino
@gianpaoloserino

 

Giancarlo Vigorelli è stato il maggior critico letterario del Novecento. Questo lo penso da sempre, ancor prima di incontrarlo – io trentenne e lui ottantenne- vicini di casa a Milano in via Solferino, ma vicini soprattutto per affinità elettive, per attitudini, per la stessa forza di metterci sempre in gioco, di non cadere nel ‘giogo’ del potere editoriale e giornalistico. Sono forse di parte (ma non credo) quando dichiaro che Vigorelli è stato il maggior critico del Novecento: Vigorelli – insieme a Federico Roncoroni – è stato per me amico, mentore, compagno (non in senso politico ma di appartenenza alla lotta contro la non cultura di un mondo sempre più barbaro, per colpa proprio di molti intellettuali), forse anche padre. A Vigorelli ho anche dedicato un libro: Così tante vite: Il Novecento di Giancarlo Vigorelli, un diario per immagini, che ho curato insieme alla moglie Carla Tolomeo (allieva di De Chirico e oggi scultrice di fama mondiale), e introdotto dall’amico Claudio Magris (anche lui, insieme a Vittorio Sgarbi, suo allievo) che così ha descritto Vigorelli nella prefazione – Per lui anche l’esercizio della letteratura  è stata vita: vita gagliarda, avventurosa, che lo portava a battersi per scrittori e culture perseguitate. Giancarlo Vigorelli – scopritore di Pierpaolo Pasolini, del pittore naif Antonio Ligabue, collaboratore di Roberto Rossellini, vice-direttore dell’Istituto Luce – per venti anni è stato anche presidente del Centro nazionale di studi manzoniani e della Casa del Manzoni e, in qualità di segretario della Comunità europea degli scrittori (la COMES, nata nel 1958 e presieduta da Giuseppe Ungaretti), si è sempre battuto ‘in soccorso’ degli intellettuali censurati, condannati, zittiti: dalla Spagna ai Paesi dell’Est, ma soprattutto in Unione sovietica, dove ‘entrò’ diverse volte per sostenere le ragioni degli scrittori dissidenti. Vigorelli fu il primo a gettare un ponte tra la nostra cultura e quella dell’Oriente europeo, il primo a intuire come la Comunità Europea non doveva nascere come unione economica ‘del carbone e dell’acciaio’, ma culturale. Un’idea che, ancora oggi, purtroppo, è lontana dal venire: quando pensiamo all’Europa pensiamo all’euro e non ad un continente che conserva l’87% del patrimonio artistico mondiale. Vigorelli non è stato un idealista con i piedi sulle nuvole: ha combattuto sino allo strenuo delle sue forze perché non ci fossero differenze tra nazioni, non ci fossero poeti e artisti costretti all’esilio o alla censura per le proprie idee. Le parole di Manzoni nella lettera al marchese Cesare D’Azeglio Sul Romanticismo (1823), anche se ardue e fin ostiche agli occhi della cultura contemporanea, erano per Giancarlo un monito contro il vaniloquio, la superficialità, l’inconsistenza dell’oggi: La letteratura deve proporsi l’utile per scopo, il vero per soggetto, l’interessante per mezzo. Quella di Vigorelli era una critica combattiva, sincera e severa, come lo era il suo carattere fiero, poco incline ai favoritismi. Il suo ardore gli permetteva, così, di osare dove altri si ritiravano per prudenza o convenienza sociale o interesse privato: per anni egli fu un ponte tra la nostra cultura e quella sigillata dell’Oriente europeo, posto sotto la cappa asfittica del regime sovietico, ‘infiltrandovi’ il respiro della libertà, della creatività, della spiritualità. In queste parole la massima sintesi per (ri)scoprire, come merita, Giancarlo Vigorelli, l’ultimo vero intellettuale libero che l’Italia si sia concessa.

Images courtesy of Carla Tolomeo and Gian Paolo Serino
@gianpaoloserino

Delirious: art at the limits of reason

Text Gian Paolo Serino

 

Tra gli anni Cinquanta e gli Ottanta, un’America in pieno boom economico – immediatamente dopo la vittoria del Secondo Conflitto Mondiale, tanto da credere nella realizzazione del ‘sogno americano’ dopo duecento anni di conflitti e di Depressione, non fu mai così al centro di un progresso così contraddittorio. Da una parte il trentennio vissuto con il terrore della Guerra Fredda, il Vietnam e dall’altra le contestazioni studentesche, le lotte per i diritti civili, il movimento beat e quello hippie. La crescita esponenziale della middle class fu contrastata da una produzione artistica e letteraria che non era mai stata così prolifica.

Dal prossimo 13 settembre (fino al 14 gennaio 2018), il Metropolitan Museum of Art dedica una retrospettiva sui ‘luoghi oscuri’ di quei decenni. Già dal titolo Delirious: art at the limits of reason possiamo intuire come al centro della mostra sono le opere – quadri, fotografie, installazioni, video, copertine di libri e sculture, che raccontano quegli anni di controcultura, di paranoie, di uso smodato di droghe, di una ritrovata libertà (incapace poi di essere gestita) abbiano dato ‘vita’ ad un arte che molto spesso alla realtà sostituiva un apparente ‘sonno della ragione’.

Oltre cento le opere esposte e create da sessantadue artisti statunitensi, sudamericani ed europei in un viaggio ai confini della follia. Tra questi nomi come: Antonio Berni, Dara Birnbaum, Tony Conrad, Hanne Darboven, Nancy Grossman, Philip Guston, Dean Fleming, Eva Hesse, Alfred Jensen, Yayoi Kusama, Sol LeWitt, Lee Lozano, Anna Maria Maiolino, Ana Mendieta, Bruce Nauman, Jim Nutt, Hélio Oiticica, Claes Oldenburg, Abraham Palatnik, Howardena Pindell, Mira Schendel, Peter Saul, Carolee Schneeman, Paul Sharits, Robert Smithson, Andy Wahrol e Jaspers Johns. Tutti protagonisti di nuovi esperimenti che hanno rotto con la tradizione dando il via a una nuova estetica, tra sogni e incubi, attraverso soggetti irrazionali e tecniche del tutto inusuali sino ad allora.

Un movimento che fece scalpore, sia mediatico sia nel mondo dell’arte attonito da quella vera e propria rivoluzione. Si legge di fuga dalla realtà, di ‘massacro della ragione’, ma in verità Delirious: art at the limits of reason è soltanto lo specchio, certo deformato, di come una nuova generazione affrontava più che la propria follia quella della società circostante.

Delirious: Art at the Limits of Reason, 1950–1980
A cura di Kelly Baum, Cynthia Hazen Polsky e Leon Polsky

The Met Breuer (branch of The Metropolitan Museum of Art, ‘The Met’)
945 Madison Ave – New York City, NY

13 Settembre 2017 – 14 Gennaio 2018

Orari: Martedì – Giovedì 10:00 – 17:30

Venerdì e Sabato 10:00 – 21

Domenica 10:00 – 17:30

Images courtesy of Press Office
www.metmuseum.org – @metmuseum

The Dot Circle 2017 – The Event

Milano, giovedì 4 maggio

The DOT Circle

 

Se hai sofferto puoi capire di Giovanni F. con Francesco Casolo, edizioni Chiarelettere, è il vincitore di The DOT Circle. Ieri sera, giovedì 4 maggio, ha avuto luogo la cena di gala per 100 persone sedute alla tavola del Dot Circle, per la premiazione del vincitore.

Tiffany & Co. ha sostenuto The DOT Circle e l’impegno culturale che il premio persegue, in occasione del lancio della nuova collezione Tiffany City HardWear dedicata alla città, al tessuto urbano cittadino che oggi si vuole intendere come tessuto cerebrale.

Insieme all’amministratore delegato di Tiffany Italia e Spagna, Raffaella Banchero, e il direttore di The Fashionable Lampoon, Carlo Mazzoni, tra gli ospiti intervenuti: Filippo Timi, Asia Argento, Margherita Missoni, Arisa, Arthur Arbesser, Martina Colombari, Matteo Perego di Cremnago, Daniele Calcaterra, Nicolas Vaporidis, italo Rota, Italo Marzotto, Lina Sotis, Gian Paolo Barbieri, LaPina, Lucrezia Rospigliosi Borromeo, Piero Maranghi, Giovanni Caccamo.

Carlo Mazzoni e la modella Chiara Scelsi hanno consegnato il premio all’editor di Chiarelettere Maurizio Donati, che ha ritirato il premio in nome di Giovanni F., che resta anonimo. Andrea Faustini, tra i vincitori di X Factor UK, si è esibito live, pianoforte e voce al termine della cena.

Un ringraziamento speciale a Moet & Chandon e Belvedere Vodka, che ancora e come sempre, sono partner di ogni evento di Lampoon.
Un grazie ai partner tecnici della serata, Alfa Romeo e l’hotel Principe di Savoia. Un grazie Marinella Rossi, per la cena seduta, presso Mari & Co. 

 

The DOT Circle
La Giuria

Maria Luisa Agnese
Asia Argento
Arisa
Gian Paolo Barbieri
Camilla Baresani
Benedetta Barzini
Pier Giorgio Bellocchio
Francesco Bianconi, Baustelle
Giovanni Caccamo
Sandra Ceccarelli
Martina Colombari
Cesare Cunaccia
Denis Curti
Andrea Faustini
Andrea Incontri
La Pina
Luca Lucini
Fabio Mancini
Daniele Manusia
Angelo Miotto
Margherita Missoni
Diamara Parodi Delfino
Diego Passoni
Andrea Pinna
Italo Rota
Chiara Scelsi
Stefano Senardi
Gian Paolo Serino
Pupi Solari
Francesco Sole
Lina Sotis
Filippo Timi
Jacopo Tondelli
Nicolas Vaporidis
Raffaella Banchero
Tiffany & Co. Managing Director Italia e Spagna

 

Carlo Mazzoni
Editor in Chief The Fashionable Lampoon

Digital Visual Wave 

L’arte nelle sue forme contemporanee si diffonde attraverso l’utilizzo dei Social Network con l’illustrazione artistica in formato digitale. Sono stati scelti da Lampoon.it gli artisti che hanno realizzato ed interpretato The DOT Circle.

Illustration by: 

Lucia Emanuela Curzi @ludiary – www.luandme.com
NunoDaCosta @nuno_da_costa_illustration – www.illustrationweb.com/artists/NunoDaCosta
Barbara Dziadosz @barbarawurszt – salon.io/barbara-dziadosz
Alina Grinpauka @grinpauka – www.Alinagrinpauka.com
Lena Ker @lenaker – lenaker.com
Alena Lavdovskaya @alenalavdovskaya
Jowy Maasdamme @iseejowy – jowymaasdamme.studio
Holly Nichols @hnicholsillustration – www.hnicholsillustration.com
Maxim Sergeev @sergeev1_maxim
Vin Servillon @findvin
Studio Iva @studio_iva
Mèlique Street @mèliquestreet
Anna Tsvell @anna_tsvell
Poppy Waddilove @poppywaddilove

Photo Marco Piraccini, Giulia Mantovani e Lodovico Colli

Location
Mari&Co. Via Ampola 18, Milan
www.marienco.it

Special Thanks to
Tiffany & Co.
www.tiffany.it – @tiffanyandco

Belvedere Vodka
www.belvederevodka.com – @belvederevodkaitalia

Moët & Chandon
www.moet.com