Loading the content...
The Fashionable Lampoon
Tag archives for:

giangaleazzo visconti di modrone

Pop Pink Juno

JC Routine Delusion, 2013, 76x51cm, Archival pigment print
JC Tuesday in Eternity, 2018, 104x102cm, Archival pigment print
JC, A Cure for death, 2018, 102x76cm, Archival pigment print
JC,Disenchanted Simulation, 2013,152x102 cm, Archival pigment print
Juno Calypso, Milk 2016, 102x66cm
Juno Calypso, Reconstituted_Meat_Slices_2013, 102x66 cm
Juno Calypso, Stretch,2017 102x66 cm
Juno Calypso,The First Night,2015, 102x66cm

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunaccia

Juno Calypso, fotografa londinese e nome cult per gli amanti di un’estetica pop pink che prende ispirazione dagli anni Sessanta e Ottanta, è in mostra per la prima volta in Italia presso lo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano, dal 24 ottobre all’11 gennaio 2019.

L’artista si è affermata a livello internazionale per le tre serie Joyce, The Honeymoon e What to do with a Million Years, facendosi conoscere attraverso i social, ma anche apparendo di persona in esibizioni e performance a NYC, in Sud Corea, in Messico, Canada e Cina. Calypso, con il suo alter-ego Joyce, casalinga immaginaria in preda a depressione e solitudine, segue un gioco surreale, venato di malinconia, incrociando sarcasmo e ironia per affrontare tematiche e pregiudizi che si legano alla condizione femminile di oggi.

Ambienta le sue storie in stageset insoliti, in luoghi tra camp e démodé, come un motel americano per coppie in crisi – dove approda con un bagaglio strapieno di parrucche e lingerie kitsch – o una villa bunker, una residenza sotterranea creata da un imprenditore nel ramo cosmetici, nel già folle contesto di Las Vegas. Questa la cornice del suo ultimo lavoro, del 2018, intitolato What to do with a Million Years, che Juno definisce una via di mezzo tra una tomba e un mausoleo, dove tutto è silenzioso e immobile. Una sorta di capsula del tempo. Una nota di ulteriore mistero e dall’aura noir: il bunker, provvisto d’ogni genere di comfort, dalla piscina a una sala da ballo e al giardino con barbecue annesso, appartiene ora a una società interessata nella crionica, la branca scientifica che iberna i corpi in azoto liquido. Autoritratti fotografici in chiave apparentemente rosa e candy, un po’ il mondo di Barbie o di Barbara Cartland, ma con risvolti inquietanti e assurdi.

È un’estetica, quella di Juno Calypso, vincitrice nel 2016 del Photography Awards, dall’approccio sapidamente critico, sospeso tra noia, narcisismo e black humour. «Ho conosciuto Juno a Londra – racconta Giangaleazzo Visconti di Modrone, la città dove è cresciuta e vive, ma prima ancora avevo visto le sue opere in una galleria a Londra. Ne rimasi colpito, sia per le tematiche scelte che per la risoluzione estetica dai differenti livelli di lettura. Il lavoro di un gallerista oggi deve basarsi proprio sulla ricerca, deve tornare a identificare figure emergenti significative. Juno è una di queste. È difficile, visti i mezzi macroscopici delle grandi Case d’asta e di alcuni dealers divenuti vere corporation, pensare a una concorrenza mirata su grandi nomi. Una mostra come quella di Boetti che organizzai anni fa richiederebbe oggi un investimento troppo grande. I giovani artisti sono il territorio più fertile».  

Due nomi? «Marco Schifano e Loris Cecchini. Ci vuole dedizione, occorre instaurare con i collezionisti un rapporto di fiducia, al di là di ogni speculazione e del pretendere incrementi da titolo di borsa. Mi è capitato di osservare a una fiera una tela di Lucio Fontana appesa all’incontrario. Può sembrare un fatto divertente, ma è il segno della confusione in cui è immerso il mercato dell’arte».

studiovisconti

Juno Calypso

24 ottobre 2018 – 11 gennaio 2019

Corso Monforte, 23

Milano