Loading the content...
The Fashionable Lampoon
Tag archives for:

giorgio armani

Monaco loves Giorgio

Paloma Faith
Volker Bruch
Models
Graziano Della Nebbia
Paloma Faith, ph. Max Ballestreros
Park CafÇ, ph. Max Ballestreros
Ph. Beppe Raso

La cornice era quella monumentale di Monaco. Ieri sera un truck show ha celebrato la riapertura della boutique Giorgio Armani, seguito da una serata Giorgio’s. 

Dopo i pop-up di Londra ad aprile e Firenze a giugno, l’appuntamento members-only del giovedì sera dell’Armani Privé Club di Milano è approdato ieri al Park Cafè di Sophienstraße 7. La storica birreria d’atmosfera in stile neoclassico, punto riferimento della vita sociale bavarese, ha ospitato l‘evento animato dalla live performance di Paloma Faith e dal DJ set di Mousse T. e Graziano Della Nebbia, il resident DJ dell’Armani Privé Club di Milano. 

Situata in Maximilianstrasse 32, la boutique, completamente rinnovata, ha otto vetrine e si sviluppa su due piani con una superficie totale di quattrocento metri quadrati. Il nuovo concept, ideato da Giorgio Armani in collaborazione con il suo team di architetti, è in linea con quello delle più recenti boutique europee. Lo spazio, ampio e luminoso, si sviluppa in una successione di stanze collegate da eleganti portali con finitura color platino. Oltre alla zona riservata agli accessori, lo spazio comprende un corner e una vetrina dedicati interamente al make up e alle fragranze della linea Giorgio Armani Beauty. 

Tra gli ospiti che hanno indossato abiti Giorgio Armani: Volker Bruch, Franz Dinda, Hardy Krüger Jr., Nadine Warmuth, Jennifer Ulrich e Ursula Karven e la socialite e consulente d’arte Mon Muellerschoen. 

 

armani.com 

On board

In un hangar, quello dell’aeroporto di Linate. Tra aerei pronti a partire verso località remote, il 20 settembre Giorgio Armani porterà lo show della sua linea Emporio per la Primavera Estate 2019. Una location insolita – è la prima sfilata che ha luogo in un aeroporto. Duemilatrecento invitati e un contest che decreterà i primi cento che prenderanno parte alla serata. In chiusura, la performance di una star del pop internazionale.

L’aeroporto è una zona franca, c’è chi lascia la città, chi vi è appena arrivato. Cadono le barriere, sconosciuti si incontrano, il tempo si dilata – l’attesa al check in, al ritiro bagagli. Desiderio di partire, ansia di tornare. Luogo di libertà, per questo Armani lo ha scelto e perché qui, allo scalo milanese, dal 1996 campeggia il logo con l’aquila. Da via Broletto, che dal 1984 ospita il murale ormai parte dello scenario urbano milanese, a via Durini, dove nel 1981 venne aperto il primo punto vendita, da via Bergognone, con l’Armani Teatro a via Manzoni 31, con il concept store e l’Armani Caffé si disegna la geografia del brand. L’aeroporto di Linate è l’ultimo punto aggiunto da Armani sulla mappa della città.

L’evento è stato anticipato da una campagna di affissioni e dalla personalizzazione dell’aeroporto di Linate, di tram e autobus che sfilano per le strade di Milano. Per l’occasione è stata creata la capsule collection Emporio Armani Boarding: felpe, T-shirt e accessori a tema, in vendita dal 13 settembre a Milano e poi nei principali flagship store Emporio Armani nel mondo, e su armani.com.

 

armani.com

Courtesy Press Office

giorgioarmani.com

#Restyling

Ph. Beppe Raso
Ph. Beppe Raso
Ph. Beppe Raso
Ph. Beppe Raso
Ph. Beppe Raso

In Maximilianstrasse 32, a Monaco, la boutique di Giorgio Armani assume un nuovo concept – ideato dallo stilista in collaborazione con il suo team di architetti, è in linea con quello delle più recenti boutique europee. Una superficie di quattrocento metri quadrati si estende su due piani, presentando otto vetrine e una successione di stanze collegate da eleganti portali con finitura color platino. Tutti gli ambienti sono stati personalizzati: i pannelli di seta e i tendaggi delle finestre riprendono i cromatismi dei pavimenti. Gli arredi e gli espositori sono realizzati in resina e metallo color platino, leggeri e dalla forma curva, con angoli stondati. Le sedute, le lampade, i rivestimenti e i tappeti appartengono alla collezione Armani Casa. Oltre alla zona riservata agli accessori, lo spazio comprende un corner e una vetrina dedicati interamente al make up e alle fragranze della linea Giorgio Armani Beauty.

Il 13 settembre la nuova apertura sarà celebrata da una serata Giorgio’s al Park Café – birreria d’atmosfera in stile neoclassico, punto di riferimento della vita sociale bavarese, situata nel centro della città. L’appuntamento members-only del giovedì dell’Armani Privé Club di Milano, dopo il pop-up di Londra ad aprile e di Firenze a giugno, approderà a Monaco. 

 

armani.com 

Courtesy Press Office

armani.com 

Armani beauty to Venice

Nel corso degli anni, Giorgio Armani – che da sempre nutre amore per il cinema – ha creato i costumi per molti film, a partire dal guardaroba di Richard Gere in American Gigolo nel 1980, per continuare con Gli intoccabili, Gattaca, Io ballo da sola, Shaft, la serie Batman di Christopher Nolan, Lo smoking, De-Lovely, Fair Game, The Social Network, Mission: Impossible – Protocollo fantasma, Hanna, 1981: Indagine a New York, e The Wolf of Wall Street, solo per citarne alcuni. 

Oggi, Giorgio Armani beauty celebra il suo legame con il mondo del cinema e porta i propri valori e le proprie competenze beauty in uno dei festival cinematografici più acclamati del mondo: fornirà il servizio ufficiale di make up agli ospiti della settantacinquesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, tra cui i personaggi che sfileranno sul red carpet e all’interno del Palazzo del Casinò. 

 

armani.com 

Courtesy Press Office

loreal.com 

Armani Laboratorio

Per il secondo anno consecutivo, Giorgio Armani annuncia il bando di Armani/Laboratorio. Rivolto a giovani appassionati o studenti di cinema, è un percorso gratuito e intensivo di formazione che vede otto discipline fondamentali – regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, scenografia, costumi, trucco, acconciature. Direttore del progetto è, per questa edizione, il regista Luca Guadagnino – noto a livello internazionale per l’acume narrativo e il senso estetico di pellicole che narrano le complessità di sentimenti e modi di essere contemporanei. A Guadagnino, che agirà da mentore anche per regia e scenografia, si affianca una squadra di professionisti che uniscono competenza e originalità nei rispettivi campi: David Kaganich per Sceneggiatura, Lucas Gath per Fotografia, Walter Fasano per Montaggio, Giulia Piersanti per Costumi, Fernanda Perez per Trucco, Manolo Garcia per Acconciature. 

 

armanisilos.com 

Courtesy Press Office

armanisilos.com 

Rose d’Artiste

Text Federica Serrano

@federicaserrano

 

Un omaggio diretto a una femminilità audace. Un concentrato di iris mescolato ai fiori d’arancio, mirra e incenso per conferire leggerezza. La nuova fragranza Rose d’Artiste di Giorgio Armani – disponibile in una limited edition di milletrecento pezzi in tutto il mondo – richiama allo stile della Maison. Si presenta con un flacone trasparente, quasi cristallino, e rivela all’interno i suoi colori vivaci che prendono ispirazione dalla collezione Primavera Estate 2018: rosa, fucsia, blu e viola. 

 

armani.com

Courtesy Press Office

armani.com@armanibeauty

Armani – Gilet e doppiopetto in passerella

La passerella di Giorgio Armani a Milano per la collezione Primavera Estate 2019 durante la fashion week mostra come portare il doppiopetto tutti i giorni, a petto nudo o con una t-shirt. Spuntano, poi, anche elementi del workwear – gilet da ranger e pantaloni con le bretelle. Tra gli ospiti della serata, Alessandro Preziosi, l’attore americano Darren Criss, il regista Luca Guadagnino, l’attore gallese Taron Egerton, l’attore giapponese Hidetoshi Nishijima – nuovo testimonial della campagna Armani Giappone –, il tennista Marco Cecchinato, il pianista cinese Mu Wu Ye, e His Highness Maharaja Sawai Padmanabh Singh Ji Bahadur of Jaipur, membro della famiglia reale dello stato di Jaipur, nel Rajasthan, India. 

 

armani.com

Courtesy Press Office

armani.com@giorgioarmani

Giorgio’s in Florence – New opening

Ieri, in occasione della settimana di Pitti Immagine, il Gruppo Armani ha celebrato la nuova apertura della nuova boutique Giorgio Armani, una superficie di duecentocinquanta metri quadrati su un unico piano in via de’ Tornabuoni 83/r a Firenze, di fronte a palazzo Strozzi. Il nuovo concept, ideato da Giorgio Armani in collaborazione con il suo team di architetti, rispetta l’architettura del palazzo. Lo spazio si sviluppa in una successione di stanze collegate tra loro. Tutti gli ambienti sono stati personalizzati: alla pavimentazione, diversa in ciascuna stanza, sono abbinati sia i pannelli di seta delle pareti sia i tendaggi delle finestre, che riprendono i cromatismi dei pavimenti. Oltre all’ampia zona riservata agli accessori, lo spazio comprende un corner e una vetrina dedicati interamente al make up e alle fragranze della linea Giorgio Armani Beauty. L’appuntamento members-only del giovedì dell’Armani/Privé Club di Milano, dopo il pop-up di Londra lo scorso aprile, approda ora a Firenze.

 

armani.com

Courtesy Press Office

armani.com@giorgioarmani

Convivio 2018

Text Carlo Mazzoni

 

Ebbe vita la prima volta nel 1992, voluta da Gianni Versace, Gianfranco Ferré, Valentino e Giorgio Armani, impegno della moda per la società e la civiltà: le case di moda donano parte dei loro stock e il pubblico può acquistare a metà prezzo – e l’intero ricavato va a sostegno della lotta contro l’Aids. Dal 1998, Convivio mostra-mercato è stata protetta, pensata e guidata da Franca Sozzani – ieri se ne sentiva la mancanza.

I ripensamenti, dal cambio di location a un allestimento più artistico, non colmavano il vuoto. La cena solamente a base di carboidrati portava a un poco di nausea, lo spazio ristretto e l’aria stantia affaticavano gli animi. Attrici, cantanti e varietà, una miriade di aspiranti a grammi di fama in coda per posare davanti ai fotografi, si suppone per ripetere in una retorica relativa quanto deve essere compreso: i dati indicano un calo dell’uso dei preservativi tra i ragazzi, in un avvento di PrEP e di progresso nel controllo dell’Aids – rimane che, prima del terrore di una malattia, c’è una forma di rispetto per l’essere umano.

Convivio resta una bella tradizione – come una festa di fine anno a giugno, che mette di buon umore, che segna gentile auspicio – quando persino quei compagni di classe con cui hai litigato tutto l’anno, tutto un tratto, ti tornano simpatici, quando il naso respira il gelsomino e la pelle sogna l’acqua salata. Si tratta di vita – e ogni gioco, d’intelletto o faceto che ci ricordi quanto sia importante voler bene, a questa vita, ci piace.

Convivio 2018

Dal 6 al 10 giugno 2018

THE MALL BIG SPACES

Piazza Lina Bo Bardi 1

(metro: Repubblica / Garibaldi)

Ingresso libero

Il 6 giugno dalle 17.00 alle 22.00

Dal 7 al 10 giugno dalle 10.00 alle 22.00

conviviomilano.it

Armani/Casa – Salone del Mobile 2018

Se l’architettura ha il compito di creare soluzioni di grande effetto che modulano con simmetria gli spazi, «Il mio compito – dice Giorgio Armani – è quello di dare loro vita attraverso la mia sensibilità estetica». In occasione del Salone del Mobile, le quindici vetrine, ognuna in una tinta diversa – rosso, verde, indaco e petrolio – diventano sofisticate box colorate, al centro delle quali sono posizionati oggetti iconici della collezione riprodotti in scala gigante su perspex retrostampato con effetto tridimensionale. Il lusso ricercato e sottile dei materiali preziosi e la cura del dettaglio permeano l’intero spazio. All’interno i colori ritornano, catalizzando l’attenzione, nel rivestimento in seta Nîmes che separano le varie ambientazioni, nei cubi in perspex colorato per il display degli accessori, nei mobili e complementi. A testimonianza del legame profondo tra moda e design, nasce la piccola collezione loungewear per uomo e donna ispirata all’ambiente della casa. Vestaglie, pigiami e foulards in raso di seta in quattro varianti di colore, sono stati pensati appositamente per il Salone del Mobile 2018.

 

www.armani.com

Courtesy of Press Office

www.giorgioarmani.com – @giorgioarmani

Nuove boutique Armani a Londra

Text Lampooners

 

Un trunk show per l’inaugurazione delle nuove boutique Giorgio Armani e Armani/Casa in Sloane Street. Le boutique sono adiacenti l’una con l’altra e collegate fra loro, con insegne dedicate e cinque vetrine, in uno spazio completamente rinnovato. Si estendono su mille metri quadrati e sono state progettate e ideate da Giorgio Armani, in collaborazione con il suo team di architetti. Il trunk show è stato seguito dal pop-up club esclusivo Giorgio’s per membri privati, per la prima volta fuori dal club Armani/Privé di Milano. Performance di De La Soul e dj set di DJ Harvey.

 

www.armani.com

Coutesy of Press Office

www.armani.com – @giorgioarmani

L’uomo più bello del mondo

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Acqua di Giò è il profumo italiano – come il N°5 sta alla Francia per una donna, Acqua di Giò c’è in Italia per un uomo. Uno dei profumi più venduti al mondo, perennemente ai vertici delle classifiche di vendita. Celebre nella sua freschezza, nella sua semplicità – quel profumo di pulito, di energia – acqua che sia di torrente di montagna o di mare in Liguria.

Negli anni, Armani ha scelto volti maschili che ne rappresentassero l’essenza nelle immagini pubblicitarie. Succedeva negli anni Novanta: le ragazzine appendevano in stanza i poster insieme alle macro cover dei dischi dei Nirvana. Le campagne di Acqua di Giò hanno portato alle prime svolte per il desiderio collettivo: se ci pensate, prima la brama di pelle e bellezza era rivolta solo al corpo femminile – con Acqua di Giò è riapparsa quella ricerca per il corpo maschile che non si vedeva dai tempi di Prassitele. È stato uno dei movimenti estetici che hanno segnato un’epoca e che ancora oggi tengono salda l’immagine di Armani per l’uomo come icona di bellezza da ogni tipo di maschio, virile o efebico, in ogni parte del globo, oltre ogni distinzione di stile. Acqua di Giò è, nel mondo del profumo, quel bicchiere d’acqua che con tanta pace bevi la mattina appena sveglio, quelle gocce di doccia in un’alba calda d’estate. A Milano, sembra si possa confonderlo con il profumo dei tigli quando arriva maggio.

All’Armani Hotel si celebrava una nuova edizione, una nuova pagina di un’enciclopedia di luce. Da circa otto anni, Roberto Serafini è a capo di L’Oreal Luxe ed è la mente che sta dietro questo successo: la capacità al sorriso, le parole pacate, una gentilezza nei gesti. L’altra sera sembrava finalmente tutto così distante da una comunicazione troppo digitale e solo per mass market che non si comprende come possa raccontare la poesia di un profumo.

ARMANI PRIVÉ SS17

Testo Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Rapsody in Orange. L’arancio in ogni declinazione e densità, in ogni sua sfumatura e variazione. Sempre energetico e fragrante come un mandarino siciliano, come il sole nipponico di Hokusai o un’esoterica vibrazione pittorica di Mark Rothko. La collezione Armani Privé per la prossima Primavera/Estate, è imperniata su questo colore particolare. Il parterre della sfilata è di quelli ‘a cinque stelle’, grazie soprattutto a due signore del cinema che hanno appena conseguito la nomination all’Academy Award: Isabelle Huppert e Nicole Kidman, fedeli seguaci della maison milanese. «L’arancio è il colore del coraggio» – afferma Giorgio Amani – «può dare forza e vigore a una donna che sta un attimo indietro».

Quarantotto le uscite di questo défilé dai risvolti di pièce teatrale, giocato attraverso progressioni geometriche e la ritmica ‘Armani’ di una pura linearità. Un approccio di segno essenziale e insieme ricco di echi ed evocazioni. Forme plastiche come la tunica dritta e ricamata sotto una velatura del medesimo tangerine, o la coppia di abiti a colonna plissée con una sola spalla e una galassia di minuti cristalli. La carrellata iniziale prende vita su una teoria di giacche magistrali, interpretazione di un tema caro allo stilista rese totalmente nuove per taglio, ornati e scelta cromatica. Lo spencer in coccodrillo orange, con alamari in micro-paillettes nere, il broccato brodé, le trame cangianti in canottiglia e il vestito a fazzoletto, che solo un piccolo ed elaborato devant fa accostare al corpo. Tutto quanto immerso in una tonale palette di arancio. Ricami ieratici per le due opulente gonne da ballo del finale, che nascondono di nuovo il Leit-Motiv del plissé in diagonale, frutto di una tecnica manuale che sfiora il virtuosismo scultoreo.

Giorgio Armani Privé SS 17, 24 January at 18.00 pm – Paris
Images courtesy of Giorgio Armani 
www.armani.com

MILAN FASHION WEEK: A POINT OF VIEW

Testo Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Armani codifica la moda maschile. Si può dire quel che si vuole, sulle collezioni femminili di Armani, sulla rilevanza attuale di Milano – ma quando si tratta di moda maschile, Armani rimane a dir poco primario. Con il casting migliore – Ton Heukels, Fabio Mancini, Alessio Pozzi – Emporio introduce definendo la prossima stagione: scarpe grandi con suole alte e massicce ma leggere verso la caviglia restandone al di sotto, senza diventare boot (che se in italiano lo chiami stivale non rende). I pantaloni morbidi, e larghi. Lane calde, tessuti spessi, sempre morbidi lungo tutta la gamba (qui da Emporio sono a volte corti, mentre il mercato li vorrà lunghi). Poi felpe, maglioni, chiodi – tutti sopra la vita e stretti intorno al busto – perché se la gamba è morbida e ampia, il busto rimane strutturato. Compaiono i pattern, così presenti per la moda femminile, invaderanno presto anche le collezioni dell’uomo. Mina e Celentano nel soundtrack cantano Amami – Armani.

Christian Pellizzari ha idee potenti, dalle giacche damascate alle scarpe borchiate. La ricerca dei tessuti deve puntare a una morbidezza maggiore – sì, la morbidezza è il massimo comune denominatore oggi – e a un taglio più artistico. Il potenziale c’è ed è solido. Neil Barrett rende orgogliosi. A Bangkok è tra gli stilisti più venduti. La sfilata ha una presenza notevole di buyer più che di stampa – buyer internazionali, appunto, soprattutto asiatici. Una sfilata di quasi cento capi, logicamente più commerciale che creativa per quanto notato prima, ma l’identità di riferimento è precisa: una moda maschile tra l’Asia e la Germania, con riferimenti a Raf Simons e ai sei di Anversa, con un twist su inserti di colori, grafiche e segni e forme geometriche cosi precisi da creare un codice.

Marcelo Burlon è considerato come uno dei momenti più interessanti. Lo show riesce meglio della collezione. C’è una coerenza estremamente precisa sui riferimenti alla Patagonia, al guerriero che balla in un rave sotterraneo, a un eroe digitale costruito di terra – ma c’è il rischio che tutto diventi un costume. La basi ci sono e sono fondamenta, ma sembra manchi la fantasia per esplodere, per divertirsi – che pensando al designer, appare come un vero controsenso.

Marni ha perso la direzione e non l’ha ritrovata, con una comunicazione troppo legata alla labilità dei cosiddetti web influencer che degrada il brand a un’azienda di secondo ordine. Moschino è ormai ripetitivo – non è immaginifico, non è più irrisorio. Gli inserti di pelliccia da Santoni sono patetici – una voglia di essere internazionale porta a una scopiazzata da Gucci (un peccato, considerando che si tratta di scarpe italiane tremendamente belle). Una delle immagini peggiori è la ressa al Mandarin Hotel per il cocktail di Lamborghini, i piatti sporchi ammassati sui davanzali delle finestre.

Federico Curradi è una buona promessa. Pantaloni morbidi quasi poetici come lo show. Frasi scritte al posto della fascia da smoking laterale che ormai è dettaglio per il pantalone quotidiano (a considerare che i modelli sfilano senza scarpe e che parte della bellezza di una pantalone si comprende proprio nel contatto con la scarpa). Fili sfilati come decoro. Il soundtrack all’inizio commuovente, alla fine ridondante.

Andrea Pompilio possiede la capacità di giocare con le linee e i volumi, riuscendo a spingersi a un’elettricità e a un’ingegneria che altri, nel suo stesso metodo, non trovano. Linee rilassate nelle forme e geometriche delle stampe – questo è Pompilio. La ricerca dei tessuti, la banda da smoking sulla vigogna, una garza di lana infeltrendosi ha prodotto una texture rigata e morbida.

Ferragamo con una nuova direzione artistica di Guillame Meilland. Le scarpe sono bellissime, presentano borchie basse tagliate dal pavimento. Dettagli di colore su grigio e nero – una maglia rossa fuoriesce dal giubbotto di panno ed è un tocco di genio. Felpe e golfini su pantaloni formali.
Un maxi cappotto con un enorme bavero blu navy è l’uscita finale. Sarebbe bello un lieve twist di moda, anche fosse solo per lo show, in mezzo alla qualità imprescindibile di ogni capo.

Damir Doma – a parte alcuni influencer ancora più brutti di quelli a cui siamo abituati – qui vediamo come i a pantaloni larghi si alzano sopra la vita. Il primo cappotto è lungho e morbido e stupendo. Ricorda Haider Ackerman ma più consistente – gli stessi riflessi blu petrolio e rosa amaro arancio arrugginito su velluto. Le maglie sdrucite e bucate sono già viste. All’inizio dello show la collezione è potente, poi si perde via.

Da Missoni ci sono troppi blogger che ispirano una stupidità che stride con la cultura e la tradizione nobile della casa. Quest’anno vediamo appliques tipiche di Dries van Noten – ma non si tratta d’altro se non di una legacy che spetterebbe a Missoni di pieno diritto. La prima maglia sa di spettacolo – poi ce ne sono altre che si mescolano a tanto, forse a troppo, tartan. La morbidezza qui da Missoni non può che toccare meraviglia.

Daks e la sfilata teatrale. Hai modo di vedere tutta la collezione insieme – ma rischi la noia che la fretta della sfilata scansa. Daks è fuori dal coro, parla di Matthew Goode in Downton Abby: un pilota di macchine negli anni Trenta che sposa una contessa altera. Vestiti tagliati sul corpo, comodi perché aderenti – ma non rilassati – c’è una distanza del discorso di moda di oggi.

Prada. Lily Collins. I modelli somigliano tutti a Clement Chabernaud – che sfila verso la fine. Maglioni in patchwork: quel senso di nonna che Prada sa sempre tirare fuor. La nonna borghese della casa in città, non in campagna – no, non è la nonna – qui c’è la zia borghese che era giovane quando tu avevi quattro anni e che resta nei tuoi occhi ogni domenica pomeriggio di novembre. Il color ruggine su vigogne e pelle – molta pelle, come le lenzuola in pelle delle sedute alla sfilata. Sotto il ruggine, un verde acceso di prato bagnato, mocassini rosso sangue. I pantaloni sono tipici di Prada, una sigaretta che si apre in fondo ma senza diventare zampa, e avvolgono il sedere potenziandone le rotondità. Un cappello di pelo viola, una giacca di pelo rosso sangue bordo. Appliques su lana sono belle come da Missoni. Peccato che davanti a tutto questo, una fila di ragazze, la migliore selezione di Prada, non fa altro che scattarsi selfie in coppia come fanno le bambine sul muretto della metropolitana.

Moncler. Lo show è immaginifico, al limite del cinematografico, epocale, con rimandi al temibile, al cupo, all’apocalittico. Una fila di uomini legati da cime da barca, portate in montagna tra la neve funi da risalita libera – è l’unione tra amici in uno stesso destino. Lo show è immagine, pathos leggenda – in showroom trovi pezzi che vorresti mettere sempre. Tornano in mente gli show di una volta di McQueen forse, e il dettaglio forte è che non so tratta di couture ma di sportswear.

Dsquared2. Un pattern di fiori ricamato scintillante a margherite per il giubbotto. La donna e l’uomo sono quasi vestiti uguali. Totalmente fuori dal tempo, ma coerenti con questa loro immagine di canadesi sportivi, mascotte del Montana trasportati su un tappeto rosso, e ricoperti di diamanti.

Fendi ritorna sobrio – ma sulle giacche c’è scritto Fantastic Fendi, Think Fendi. Pensateci – non c’è niente di più fantastico, scientificamente parlando, dell’intelletto. Giacche corte. La banda da smoking sale azzurra sulla giacca. Non più blogger, ma fotografi. Non più streetstyle, ma lusso pieno. Appare un cappotto iper-colorato a righe che va sul bavero gigante – pantaloni a vento, la striscia sulla manica è un’idea bella più che mai.

Apre Emporio, chiude Giorgio Armani. Il verde è sui velluti e sa di boschi e di smeraldi. Le giacche corte, le lane morbide – tutto è morbido, anche se i pantaloni si sono stringono un poco rispetto a tutto quanto visto in questo giorni, per ritrovare un classicismo formale che Armani vuole mantenere per la sua prima linea uomo forte di un visual tra gli anni Trenta e Richard Gere alla fine degli Ottanta. La donna ha le scarpe basse come vuole la sobrietà di Armani.

Text  Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Armani codifies menswear. Anything can be said about Armani’s womenswear collection, about Milan’s current relevance – but when we’re talking menswear, Armani is still leading, to say the least. Hiring the best cast – Ton Heukels, Fabio Mancini, Alessio Pozzi – Emporio introduces and defines the next season: big shoes with chunky, high soles, but lighter around the ankles, without becoming actual boots. Pants are wide and loose. Cozy wool, thick fabrics, loose along the whole leg (here at Emporio pants are sometimes cropped, while the market will want them longer). And then sweatshirts, jumpers, biker jackets – all cropped and fitted around the chest – while the leg is loose and wide, the chest is still structured. Patterns crop up, just like for womenswear, they will soon invade men’s collections, too. Mina and Celentano, from the soundtrack, sing Amami, Love me – Armani. 

Christian Pellizzari displays some powerful ideas, from the damask jackets to the studded shoes. The research on textiles must focus on a greater looseness– yes, looseness is the constant thread today – and on a more artsy cut. There is potential here, and it is solid. Neil Barrett makes us proud. He is one of the best-selling brand in Bangkok. His show is attended by buyers rather than the press – international buyers, that is, in particular from Asia. A collection of almost a hundred pieces, reasonably more commercial than creative, due to what I was saying before, but the references are accurate: men’s fashion between Asia and Germany, with references to Raf Simons and to the Antwerp Six, with inserts of colors, graphic motifs and signs and geometric shapes so precise they create a new code.

Marcelo Burlon is considered one of the most interesting moments. The show is more impactful than the collection itself. There is an extremely precise consistence in the references to Patagonia, to the warrior dancing at an underground rave, to a digital hero made of soil – but the risk is that it all becomes mere costume. The premises are there as solid foundations, but what seems to be lacking here is the imagination to explode, to have fun – and, knowing the designer, this appears like a true contradiction.

Marni has lost its direction and hasn’t found it yet, communication is too much dependent on the ephemeral nature of the so-called web influencers that downgrade the brand to second-rank company. Moschino is becoming repetitive – it’s not imaginative, it’s not derisive. The fur inserts spotted at Santoni are pathetic – a desire to get an international image leads to a bad copy of Gucci (it’s a shame, considering the brand crafts tremendously beautiful Italian shoes). One of the worst sights is the hordes amassing at the Mandarin Hotel to attend the Lamborghini cocktail event, the dirty dishes piling up on the window sills.

 Francesco Curradi looks promising. Loose pants, almost as poetic as the show. Slogans in place of the tuxedo side band, now a detail for everyday pants (just think that models are not wearing shoes and that the beauty of a pair of pants is partly appreciated observing how they touch the shoes). Snagged threads as embellishments. The soundtrack is touching at first, then becomes redundant. 

 Andrea Pompilio has the ability to play with lines and volumes, successfully achieving an electricity/energy and engineering that others with his same method cannot find. Relaxed shapes and geometric prints – this is Pompilio. The research on textiles, the tuxedo side band on the vicuna, a matted wool gauze makes a striped, soft texture. 

 New creative director Guillame Meilland makes his debuts at Ferragamo. The shoes are stunning, they feature studs embellishing the lower part of the soles, touching the ground. Color accents on gray and black– a red sweater peeps out of a wool cloth jacket, and it’s a touch of genius. Sweatshirts and little jumpers are sported over formal pants.
A navy blue maxi coat with huge lapels is the final outfit. A slightly trendy twist may have been a good thing, even just for the show, amidst the inescapable quality of each garment.

 At Damir Doma – apart from a few influencers even uglier than those we’re used to – the wide pants become high-waisted. The first coat is long and loose and magnificent. It reminds of Haider Ackerman but it’s more substantial – the same petrol blue and acid pink and rusty orange reflections on velvet. The stretched out and distressed tops are nothing new. The collection is more powerful at the beginning of the show, then it loses it.

 At Missoni too many bloggers inspire a sense of stupidity that clashes with the house’s elevated culture and heritage. This year we spot appliqué which are signature Dries van Noten – but it’s only a legacy that would pertain to Missoni by right. The first sweater is spectacular – followed by others mixed with lots of tartan, maybe too much of it. Softness here at Missoni can only be marvelous to touch.

 Daks and the dramatic runway show. This way one can sell the whole collection – but risks generating boredom that the fast-paced show avoids. Daks stands out from the crowd, the collection is inspired by Matthew Goode in Downton Abbey: a race car driver in the Thirties who marries a haughty countess. The clothes adhere to the body, they are comfy because they are fitted – yet not relaxed – distancing themselves from the trend du jour.

 Prada. Lily Collins. All the models look like Clement Chabernaud – who takes the runway towards the end. Patchwork sweaters: evoking your grandma the way only Prada does every time. The bourgeois grandmother living in the town house, not in the countryside – no, it’s not the grandma – it’s rather the bourgeois aunt who was young when you were four years old, whose image stuck in your mind every Sunday afternoon of November. The rusty tone of vicuna and leather – lots of leather, like the leather sheets on the seats at the show. Underneath the rust lies a bright, wet grass green, oxblood loafers. The pants are signature Prada, a cigarette silhouette that opens up at the bottom without flaring out, and envelop the rear, enhancing its curve. A purple fur hat, an oxblood fur jacket. The appliqué on wool is beautiful just like Missoni’s. It’s a shame that, with all this going on, a few girls sitting in a row, Prada’s best selection, keep taking selfies in pairs, like little girls waiting to get on the subway. 

 Moncler. The show is highly imaginative, verging on the cinematic, epoch-making, hinting at the fearsome, the ominous, the apocalyptic. A row of men tied together by nautical ropes, brought up in the mountains like climbing ropes – friends sharing the same destiny. The show is evoking, poignant, legendary – on display at the showroom are pieces one may want to wear forever. It calls to mind maybe McQueen’s long-ago shows, and the strongest detail is that I’m aware it’s not couture, it’s sportswear.

 Dsquared. A scintillating daisy pattern embroidered on a jacket. Men and women are almost dressed alike. Totally out of time, yet consistent with this image of sporty Canadians, like mascots from Montana transferred onto a red carpet and covered with diamonds.

 Fendi is back to understatement – yet the jackets feature slogans like Fantastic Fendi, Think Fendi. Think about it – there is nothing more fantastic, scientifically speaking, than the intellect. Cropped jackets. The tuxedo side band is blue and climbs up the blazer. No more bloggers, but photographers. No more street style, but total luxury. A super-colorful coat that goes over the big lapel – windbreaker pants, the stripe on the sleeves is an amazing idea.

 Emporio opens, Giorgio Armani closes. The green tones on the velvets bring to mind forests and emeralds. The cropped jackets, the soft wools – everything is soft, although pants are slightly tighter than all we have seen these days, going back to a formal classic style that Armani wants to keep for his menswear main line, inspired by visual references going back to a period between the Thirties and Richard Gere to the late Eighties. The women wear flat footwear, as in classic, understated Armani.

 

Images from photographers Giulia Mantovani  – Marco Piraccini – Carlotta Coppo and Pinterest

FROM MFW #2

Testo Chiara Gheller @chiaragheller   La quarta giornata nel calendario della moda uomo milanese è stata inaugurata dal giovane marchio Miaoran. A conferma di una vocazione con sincerità priva di genere, uomini e donne sfilano insieme ricoperti di strati di velluto e lana spessa – cascanti, sovrapposti, grigi, con qualche apertura nel rosa, nell’indaco e nel senape. Cédric Charlier ha scelto Milano per il suo debutto nella moda maschile. Una collezione minimale, quasi fredda – l’uso del colore va dai tocchi di limone fino al prugna e al mandarino. Etro è il suo ossimoro: porta in passerella un’eleganza selvaggia, una tribù di guerrieri discesi dalle montagne armati di scarponcini da trekking, kilt, velluto riccamente lavorato – il motivo paisley diventa fantasia tribale, gli zigomi dipinti di fango. N°21 ribadisce una cifra stilistica fatta di eccentricità e accostamenti che non ci si aspetta: squarci di seta orientale su maglioni di lana grossa, maniche a quadretti su bomber a stampa mimetica, inserti tecnici su cappotti peluche, fettucce lasciate ciondolare con noncuranza. Anche Massimo Giorgetti conferma lo spirito atletico di MSGM – tute, jeans, l’urlo dei loghi – e tutta la sua irriverenza, in quei foulard di seta a coprire pudicamente i capelli. Con Fendi la sobrietà compassata della migliore sartorialità italiana: pantofole e borse si ricoprono di pelliccia a righe multicolori, piumini dal taglio classico rivelano ampi colletti animalier, fasce e berretti ostentano slogan ricamati a caratteri cubitali – le estremità delle cerniere ingigantite e colorate, come piccole cravatte di plastica fluo. La visione di Fendi è un susseguirsi di dettagli pop e rigore artigianale. La Settimana si è conclusa con la sfilata di Giorgio Armani, e non poteva essere diversamente – perché Armani, la moda maschile, la rappresenta per antonomasia. Pantaloni morbidi per liberare il corpo, tessuti cangianti per catturare la luce. Completi grigio-blu, tono su tono, riscaldati da cache-coeur incrociati dietro al collo o da stole di pelliccia a pelo lungo. Classe senza tempo, senza sforzo.

Text Chiara Gheller @chiaragheller   The fourth day of Milan’s Men’s Fashion Week was opened by the young label Miaoran. In line with the brand’s overtly genderless aesthetics, men and women walked down the runway clothed in velvet and thick wool, which hangs loosely or is shown layered, mostly in grey with a few forays into pink, indigo and mustard. Cédric Charlier chose Milan for his debut in menswear, presenting a collection that verges on aloof minimalism, based on colors ranging from lemon, to plum and tangerine. Etro is its oxymoron: the fashion house sent down the runway a collection informed by wild elegance. A tribe of rugged warriors made their way down a mountain equipped with mountaineering boots and dressed in kilts and richly ornate velvets: paisley is turned into a tribal pattern and there is a hint of mud smeared on the models’ cheeks. N°21 reasserts the brand’s aesthetics of eccentricity and unexpected juxtapositions: Oriental silks are woven into chunky woolen jumpers, checkered sleeves complete a camouflage bomber, tech inserts make their way into plush coats and there are tape strips dangling casually from the clothes. Massimo Giorgetti also upholds the athleticism typical of MSGM: tracksuits, jeans, swanky logos and all the irreverence of those silk foulard scarves modestly covering up the hair. Fendi brings the demure take of the best Italian tailoring tradition: slippers and bags come covered with multicolored striped fur, classic down jackets reveal wide animalier collars, hairbands and beanies brandish crocheted in-your-face slogans while zipper tags are blown up and injected with color to double as small, fluo plastic ties. The Fendi vision is a succession of pop detailing and artisanal rigor. The Milan Men’s Fashion Week closed with Giorgio Armani, and it could not have been otherwise given that Armani is the embodiment of menswear. Loose trousers designed to free the body are accompanied by shimmering materials that catch the light. Tone-on-tone, grey-blue suits are added warmth thanks to wrap-over tops tied behind the neck or long fur stoles. In the name of effortless, timeless elegance.

Images courtesy of press office