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The Fashionable Lampoon
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Hotel La Perla

Text Angelica Carrara
@missangiecarry

 

G come Giulian, che vuol dire grazie in ladino. «Qui è arrivata la montagna in autunno. Bellezza un po’ intirizzita. Perché nel volo d’aquila sotto il Boé, in una pistilla di zafferano, in un petalo peloso di una stella alpina, nella fredda pioggia qui che non è un peccato, semmai un dispiacere, e nella calda acqua lì, che dalle viscere sgorga nell’orizzonte attaccato a questi monti nelle nuvole basse di un tempo mai cattivo e a tutta quella verità che ci circonda che la Bellezza esiste. Un mistero svelato, un segreto evidente, questa vita. La Bellezza esiste e non teme niente» scrive Michil.

Qui è il La Perla di Corvara in Badia della famiglia Costa. Qui è casa. Tutti ti chiamano per nome quando ti incontrano. Tutti vuol dire uno staff di circa centoventi persone che equivalgono a un rapporto di uno a uno con gli ospiti. Ospiti, non chiamateli clienti. Era mattina presto, ero scesa fuori in pigiama perché volevo vedere il Sassongher carezzare le nuvole. Anni, la signora Costa, moglie di Ernesto, chignon basso biondo cenere, gonnellone e gilet, stava sistemando i fiori sul tavolo con Stefan. Sono tutti di colore diverso. Si interrompe per andare alla lumaca delle spezie – una chiocciola di vasi in legno per piante aromatiche che si sviluppa in altezza, come vuole l’antica tradizione medioevale altoatesina: è là dietro, sotto l’ombra del pino argentato. Il pino argentato è un regalo di papà, piantato nel 1941, quando il La Perla non era ancora la casa di tutti, non era ancora la casa dei suoi ospiti. Le spezie, che dalla lumaca vanno nella cucina della Stüa de Michil, una stube del Settecento che ti avvolge come l’ovatta.

Il silenzio del coravin che spilla il vino con un ago è più forte del pop delle bottiglie sciabolate con arroganza (dicevamo si tratta di modo, gentile). Le bottiglie si chiamano anime. Michele, il sommelier, scende giù a prenderle in cantina con la pertica, il palo dei vigili del fuoco, per intenderci. La Mahatma Wine Cellar, dalla lingua indiana, Grande Anima. Un viaggio, attraverso più di trentamila bottiglie e millecinquecento etichette fino al Tempio del Sassicaia, dove ha addirittura sede l’Ordine dei Cavalieri degli Amanti del Bolgherese. Inginocchiandosi di fronte al tabernacolo si apre uno scrigno che custodisce la bottiglia numero uno del Sassicaia, un rarissimo 1968, prima annata di produzione della casa toscana.

Tra i tavoli della Stüa, Michil danza: i suoi sorrisi, tutti diversi, gli aneddoti che non si ripetono, intavolati come se ci si conoscesse da una vita, «perché un giorno senza sorriso è un giorno perso». Nel bistrot, il camino è acceso, non fa freddo. C’è un profumo di pino e cannella e caffè – torrefazione Gianni Frasi, il cacciatore di chicchi. Chi suona il pianoforte, canta «It’s a little bit funny, this feeling inside. I’m not one of those who can easily hide, I don’t have much money but boy, if I did, I’d buy a big house where we both could live». La nostalgia. Domani si parte. Fuori, il Sassongher è buio.

Hotel La Perla

Str. Col Alt 105 – Corvara, Bolzano IT
+39 0471 83 10 00
hotel-laperla.it

From The Fashionable Lampoon Issue 11 – Magnifico

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