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Il costruttore di immagini. Enrico Medioli sceneggiatore

Enrico Medioli – Una vita per il cinema

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

È scomparso nell’aprile dello scorso anno, andandosene con quella discrezione da vero gentleman che ha distinto tutta la sua vita. Enrico Medioli, uomo di vero fascino e bellezza atemporale, nato a Parma il 17 marzo 1925, negli ultimi trent’anni vissuto soprattutto a Orvieto, è stato uno dei maggiori sceneggiatori italiani, soprattutto in ambito cinematografico, ma anche per la televisione. Parma è stata un crogiolo di figure nodali, ma sempre piuttosto appartate e in fondo splenetiche del Novecento italiano. Personalità diverse e affini, come il poeta Attilio Bertolucci, padre dei registi Bernardo e Giuseppe e mentore fondamentale nella formazione di Medioli, o, ancora, il musicologo e raffinato collezionista Luigi Magnani, uscito dalla grande borghesia agricola locale, cui si devono scritti sublimi e quella raccolta di tesori artistici custodita dalla fondazione che ha creato, la Magnani Rocca, tra le colline di Mamiano di Traversetolo.

Una ‘parmitudine’, un’appartenenza culturale e temperamentale dalle fragranze vagamente proustiane, che spesso affiora nel lavoro di Medioli, lungo una formidabile carriera in cui ha firmato sette film di Luchino Visconti, ma anche script per Valerio Zurlini, Sergio Leone – lo struggente C’era una volta in America, Liliana Cavani, Mauro Bolognini, Alberto Lattuada, Vittorio Caprioli. Ha vinto il Nastro d’Argento nel 1961 per la sceneggiatura del viscontiano Rocco e i suoi fratelli e nel 1969 ha avuto una nomination all’Oscar per il cupo e decadente plot de La caduta degli Dei, ancora di Luchino Visconti. Per la televisione italiana ha prestato la sua opera per sceneggiati rimasti epocali, come La Certosa di Parma, diretta da Mauro Bolognini nel 1982, I promessi sposi, riduzione per il piccolo schermo di Salvatore Nocita del 1989, Cime Tempestose, regia di Fabrizio Costa, del 2004.

Enrico Medioli è il protagonista del docufilm Ritratto di sceneggiatore in un interno, regia di Rocco Talucci, che ne è anche il produttore, presentato in anteprima nazionale nel luglio 2013 al Festival di Spoleto. Una narrazione nella quale, vincendo la sua proverbiale riservatezza, Medioli parla della sua vita e della genesi delle sue sceneggiature, tramite memorie brillanti e acute, a tratti con divertita ironia. Ne esce un vivido ritratto di decenni e personalità che hanno segnato con forza indelebile il solco culturale italiano del XX secolo, una storia dalle infinite connessioni, suggestioni e significati. Un profilo critico sulla sua opera, la sua biografia completa e filmografia sono raccolti nell’unica monografia che gli è dedicata, Il costruttore di immagini. Enrico Medioli sceneggiatore, uscita nel 2015, a cura di Francesca Medioli e Roberto Mancini, ricca di testimonianze e con diversi contributi importanti, tra gli altri di Gian Luigi Rondi, Irene Bignardi, Franca Valeri, Roberta Mazzoni, Laurence Schifano, Giorgio Treves e Rocco Talucci.

A quest’ultimo, regista e ricercatore dell’ambito teatrale e cinematografico, che negli ultimi anni è stato molto vicino a Enrico Medioli, abbiamo chiesto di tracciarne un ritratto, accanto al quale vi è un piccolo e affettuoso contributo di Adriana Asti, attrice tra le più iconiche di cinema e teatro. Nel suo testo, Talucci, autore di altri film documentari appunto su Adriana Asti e su Peppino Patroni Griffi, oltre al suo ricordo personale, sottolinea il ruolo fondamentale della musica e della letteratura nell’esistenza privata e professionale di Enrico Medioli.

Il costruttore di immagini. Enrico Medioli sceneggiatore

Roberto Mancini, Francesca Medioli

Aska Edizioni, 2015, p. 144, €25.00

From The Fashionable Lampoon Issue 12 – Dionysus