Loading the content...
Navigation
Tag archives for:

interview

Holly Nichols Interview

Text Adelaide Striano
@adelaide_striano

 

Holly Nichols, 26 anni di Boston. Illustratrice che ha collaborato con Lampoon.it in occasione di The Dot Circle. Holly è appassionata di moda e di arte. Nelle sue illustrazioni questi due mondi si uniscono. La peculiarità delle sue creazioni sono elementi di natura reale all’interno del disegno, come i petali di rosa. Collabora e realizza campagne anche per TRESemmé, Saks Fifth Avenue, Barney’s New York, Neiman Marcus, Disney e Living Proof. Una notorietà artistica nata da Instagram – social network con cui Holly ha collezionato un elevato numero di seguaci. Attualmente sono seicento mila. Chiacchierando con lei abbiamo scoperto che…

Dove trovi l’ispirazione per le tue creazioni?
«Alla moda e all’arte. Ne sono sempre stata appassionata. Per questo ho affinato le mie abilità nel campo dell’illustrazione fashion. Gli abiti couture sono il soggetto che preferisco disegnare. Mi piace esprimere il senso del movimento, della teatralità e della grandeur che li contraddistingue».

Qual è l’elemento più interessante dell’illustrazione?
«La parte centrale ovvero il cartamodello, perché resta sempre lo stesso. È la base su cui disegno gli abiti. Mi ricordano le bambole di carta con cui giocavo da bambina». 

Parlaci del tuo metodo
«Ogni volta parto da un’ispirazione diversa: la natura, le stagioni, le sfilate, gli ultimi trend. Uno dei miei ultimi esperimenti è il mix tra strumenti tradizionali da disegno, matite e pennarelli, con dispositivi digitali, tablet e pc. Un tecnica che mi permette di realizzare illustrazioni digitali, pur mantenendo l’aspetto ‘disegnato a mano’». 

Stai lavorando a una nuova mostra?
«Presento spesso le mie illustrazioni in gallerie d’arte locali durante l’estate. Ma la mia ‘vetrina’ preferita, se così si può dire, è quella sui social network. Mi permette di condividere la mia arte, interagire con gli artisti di tutto il mondo e mettermi in contatto con diversi brand. Da lì poi nascono le mie collaborazioni». 

In che modo i social network influenzano il tuo lavoro e contribuiscono a creare la tua arte o a modificarla?
«Mi aiutano a rispettare la tabella di marcia. Mi motivano a creare nuovi contenuti quando magari sto vivendo un momento di impasse creativa. Oltre ad essere un modo per catalogare facilmente il mio portfolio».

Come hai fatto ad aumentare il numero dei tuoi follower?
«Ho aperto il mio account qualche anno fa, così per gioco, senza pensare ai follower. Creare un profilo Instagram vivace e colorato, su cui posto regolarmente, ogni giorno alla stessa ora, ha contribuito a far crescer i miei seguaci. Instagram è una piattaforma in continua evoluzione. La mia strategia è alimentare la curiosità dei miei follower attraverso le stories, una breve anticipazione delle mie illustrazioni ancora in corso d’opera».

Hai ancora i tuoi primi disegni? Ce li faresti vedere?
«Certo! È un po’ come guardare una tua vecchia foto imbarazzante».

Avresti mai pensato che un giorno saresti diventata un’artista famosa?
«Assolutamente no! Sognavo di fare l’arredatrice».

Qualche progetto per il futuro?
«Viaggiare. Non sono mai stata in Europa. Vorrei andare a Parigi e a Roma, e ispirarmi a quelle città per nuove idee».

Qual è l’aspetto peggiore, se esiste, del lavorare con i social network?
«L’essere esposti alle critiche di tutto il mondo. Sono ingestibili e incontrollabili. Ma forse è proprio questo il bello!».

Images from his Instagram profile
@hnicholsillustration

GIACOMO MOOR

Testo Marco Maggio

 

Liceo classico, laurea al Politecnico (con una tesi sull’ebanisteria), la grande scuola brianzola del legno, l’apprendistato in una bottega artigiana: quando e come queste tappe ti hanno portato a scommettere su te stesso?

Sono due le tappe di svolta che mi hanno portato a fare quello che faccio, l’incontro con il mio relatore di tesi, Beppe Finessi, e le collezioni per la galleria PostDesign, Attraverso e Metropolis. Più recentemente la collaborazione dell’anno scorso con Acerbis, con i prodotti Alterego e Outline, grazie alla quale ho vinto il premio del Salone Milano Award come Young Designer.

 

Chi conosce la tua poetica sa del tuo amore per i ‘difetti pregiati‘: ai pregi sarebbero quindi preferibili i difetti?

Molto spesso il difetto, come un nodo a vista, viene interpretato come un limite, un segno che sporca la superficie, le aziende lo eliminano. A volte però si tratta di segni che testimoniano l’aspetto vivo, naturale e prezioso della materia che si sta usando.

 

 

L’idea di bellezza che si manifesta attraverso la falegnameria sembra fare intendere che anche ‘il brutto’, come ‘il bello’, è una visione del tutto relativa: possiamo parlare di una ‘rivincita del Brutto’?

Parlerei di una visione relativa all’essenza che si sceglie, dove il bello e il brutto dipendono dalla materia che si usa e della lavorazione che gli si applica.

 

 

Il legno ‘cambia‘, ‘si muove‘, si dilata, durante, mentre e dopo la lavorazione: questa mutevolezza lo arricchisce di opportunità o lo limita nelle performance? La tua esperienza.

Direi che i suoi limiti ne aumentano le opportunita. Cerco sempre di far si che un limite diventi un’occasione per pensare una forma o una funzione nuova.

 

Il legno come elemento (sopran)naturale: cosa ancora non sappiamo o non apprezziamo abbastanza di questo materiale?

Per me si tratta di una continua scoperta, le infinite essenze, le diverse proprietà fisiche di ognuna di queste. Trovare poi la giusta forma e lavorazione per ognuna.

 

Le creazioni che hai pensato per questa mostra (specchio, libreria, tavolo, consolle diritta e angolare) sono state realizzate utilizzando la tecnica, ormai in via d’estinzione, della curvatura a vapore del legno massello, inventata da Thonet: hai sentito la nostalgia di tempi passati? Pensi che il design contemporaneo sottovaluti il patrimonio tecnico (e culturale) che arriva dal passato?

Più che nostalgia del passato, si tratta del recupero di un’antica tecnica, reinterpretata oggi nel tentativo di darle una nuova forma.

 

Quale rapporto si crea tra natura e artificio? Credi che il ritorno all’elemento naturale, in voga negli ultimi tempi, sia solo un “trend” passeggero o piuttosto una presa di coscienza autentica circa la sua importanza per l’uomo?

Spero una presa di coscienza, dovuta alla consapevolezza che le risorse che abbiamo sfruttato in passato non sono infinite, e che l’uomo, come la natura, nel suo essere un organismo vivente, deve le sue fonti vitali alla natura.

 

‘Vapore’, s’è detto. Grazie alle sue proprietà, il legno si dilata per poi ritirarsi e tornare alla sua posizione originale, per una sorta di ‘memoria di forma’. Ci spieghi di cosa si tratta? E il legno ha memoria?

Il progetto Vapore ha permesso di gestire una proprietà fisica del legno massello curvato a vapore, ovvero la tendenza ad allargarsi per tornare nella posizione originaria una volta uscito dallo stampo, in una sorta di memoria di forma. La memoria di forma è propria delle leghe metalliche che una volta surriscaldate hanno la tendenza a riacquistare la forma originaria. Nella falegnameria si adotta, impropriamente, questo termine anche per il legno, che se curvato a vapore tende a non mantenere completamente la nuova forma. Questo limite ha ispirato la creazione di paesaggi formali, in cui una linea continua in faggio curvato, i piani in vetro e i volumi creano una struttura in tensione in cui tutti gli elementi sono tra loro legati e funzionali.

 

Per questa esposizione hai pensato a un modus operandi in grado di combinare tecniche tradizionali e creatività artigianali inedite: che peso hanno, rispettivamente, lo sguardo al passato e la fiducia nel futuro nella tua sperimentazione?

La mia ricerca non parte sempre da una tecnica del passato, a volte indaga una proprieta fisica del legno, un materiale o una forma. Faccio sempre molto tesoro del passato, che siano tecniche, prodotti o manifesti di pensiero.

 

Da sempre il legno è connotato di magia e creazione: homo faber, sei un demiurgo che trasforma una materia primordiale in ‘altro‘, animandolo, adoperando sapientemente le tecniche del passato. Pensi che ‘il domani’ saprà apprezzare e riconoscere le forme della tua creatività?

Spero che le apprezzi oggi!

VAPORE_gallerialuisadellepiane www.gallerialuisadellepiane.it
La collezione, costituita da 5 elementi, indaga l’antica tecnica della curvatura a vapore del massello.
MIART
Fiera Milano City, gate 5, padiglione 3, stand O15
Dal 31 marzo al 2 aprile 2017
Galleria Luisa Delle Piane
Via Giuseppe Giusti 24
Dal 4 aprile al 14 aprile 2017
Inaugurazione 6 aprile dalle h18.00 fino alle 22.30
GHOSTWRITER_acerbis acerbisdesign.com
Un volume misterioso che, grazie a un sofisticato sistema di aperture, svela in realtà una scrivania con accessori pensata per portare in casa l’ufficio…
Salone del Mobile Milano
Fieramilano, Rho
Hall 7, stand h23
Dal 4 aprile al 9 aprile 2017
A TABERNACLE CUPBOARD_wallpaper www.wallpaper.com
Realizzato da Emmemobili, un armadio che, una volta aperto, diventa uno spazio intimo e personale dove stare.
Mediateca S.Teresa
Via della Moscova 28
dal 4 al 9 aprile 2017

Maripol Interview

Maripol è un’artista, produttrice cinematografica, stilista e stylist cha ha contribuito a creare l’immagine di artiste autorevoli quali Grace Jones, Deborah Harry e Madonna.

In contemporanea all’arrivo in boutique della collezione Prêt-à-Porter Primavera-Estate 2017, il progetto #TheWomenBehindTheLens che invita alcune fotografe a esprimere la propria visione delle creazioni di Maria Grazia Chiuri. Tra di esse, Maripol ha fotografato nel backstage i look immaginati dalla Direttrice Artistica utilizzando una Polaroid, il suo apparecchio preferito.

In Esclusiva per Lampoon la video intervista di Maripol.

Interview by Arianna Pietrostefani  and Video by Jeffrey Attoh
Images of The Fashionable Lampoon Issue 8 
 

Sasha Luss Interview

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Nata a Magadan, prima di trasferirsi a Mosca in giovane età, Sasha Luss trascorre l’infanzia in un ambiente sano e di buoni principi che spiegano, probabilmente, la sua natura e la personalità affabile, cortese e sincera. La carriera di modella si concretizza a un’età così precoce da preoccupare la nonna, contraria alla strada scelta dalla nipote. «Non sono in grado di affermare se sia stata una buona o una cattiva idea. Di sicuro ha significato grandi cambiamenti. Ero così giovane, non capivo nulla di quel mondo e così mi fermai». Sasha decide, infatti, di interrompere la carriera di modella e fare ritorno in Russia per continuare gli studi. A tale scelta, tuttavia, fa seguito una mossa che avrebbe significato un notevole avanzamento di carriera nel mondo della moda; un segno rivelatore che questa volta – al secondo tentativo – le cose sarebbero andate diversamente. «Tornai a casa e iniziai a studiare ma dentro di me sapevo che se non ci avessi provato, se non avessi fatto un tentativo, me ne sarei pentita per sempre».

Ha vent’anni quando debutta alla sua prima settimana della moda di Milano. «Un debutto positivo ma non strepitoso. La mia agenzia in Francia mi convinse ad andare a Parigi per la settimana della moda. Il giorno successivo al mio arrivo partecipai ai casting per Dior, poi aprii la sfilata di Valentino e tutto ebbe inizio da lì. La differenza rispetto alla prima volta nel mondo della moda era che qui avevo qualche anno in più, ero più matura, adulta e in grado di comprendere meglio le persone attorno a me. La cosa buffa è che a quindici anni sei al meglio di te, giovane e raggiante ma con qualche anno in più sulle spalle acquisisci saggezza e sei pronta mentalmente. La seconda volta è stata il mio portafortuna e mi auguro che continui così».

Il sogno di Sasha era diventare ballerina, ma purtroppo non tutti i sogni diventano realtà: «Ebbi un infortunio da ragazzina e dovetti smettere». Ispirazione e intensità. «Non si ferma solo alla danza. È qualcosa che permea tutto ciò che fai. Mi riferisco anche a tutto ciò che impari e le conoscenze che acquisisci a scuola. Ovviamente la danza non si limita al solo movimento». È anche disciplina: «Da bambina viaggiavo molto assieme alla mia compagnia di danza e questo mi è stato di grande aiuto nella carriera di modella, dove si richiede di viaggiare di continuo. A volte mi capita di guardare foto di modelle e di scorgervi occhi vuoti, senza espressione, e credo sia davvero preoccupante, ma con l’esperienza e la conoscenza del mestiere questo non dovrebbe più succedere».

All’inizio della sua carriera di modella, la bellezza di riferimento è quella anni Novanta. I nomi in voga sono Naomi Campbell, Cindy Crawford, Kim Basinger: «Queste erano le modelle della mia infanzia. Era il tipo di bellezza che mi aspettavo di vedere ma, fortunatamente, le cose stanno cambiando e ora in giro vedi personalità diverse». La bellezza non è un concetto definibile: «Ovviamente credo che esista uno standard ma c’è bellezza in ogni volto. Mi pare sia questa la tendenza al momento. Ci sono modelle dall’aria sfrontata, altre con i capelli ricci, modelle dalle origini e corporature più diverse. In un certo senso è come se non ci fossero limiti, e questo dimostra che la bellezza è ovunque. Sta solo a noi, ai nostri occhi, vederla e apprezzarla». Bellezza, concetto tanto soggettivo quanto controverso.

Dallo spirito osservatore, pronto a scoprire bellezza nelle fonti più inaspettate, Sasha Luss sa come comunicare. Le è stato riconosciuto, infatti, il merito di un profilo Instagram molto poetico in cui le foto sono accompagnate da citazioni di Françoise Sagan o dai suoi pensieri messi a nudo. «Quando avevo quindici anni andavamo ancora in giro per New York con la mappa e l’agenda scritta a mano mentre ora è tutto sull’iPhone. Oggi le modelle vengono scoperte su Instagram. All’inizio non sapevo come usarlo. Pensavo fosse ovvio che, se sei modella, molto probabilmente sarai carina e a nessuno interesserà vedere le tue foto, dal momento che sei circondata solo da persone di bell’aspetto. All’inizio è stato così, ma poi mi accorgevo che la gente mi ringraziava per aver consigliato un libro sul mio profilo». A proposito di Instagram, Sasha ci ha parlato di un video la cui didascalia rivela l’emozione per l’uscita del trailer di Valerian e la città dei mille pianeti, che vede la modella debuttare nei panni di attrice.

Sasha – la bambina fortunata, la donna di successo: «Il successo non è qualcosa di ovvio. È impossibile definire chi è una persona di successo e chi no. Personalmente, non credo di esserlo perché ci sono ancora tanti obiettivi che desidero raggiungere. A volte mi capita di sentirmi gelosa. Sono umana dopotutto, ma poi mi rendo conto che non ha senso paragonarsi agli altri, così cerco di concentrarmi su me stessa e su ciò che ho ottenuto e realizzato».

The Fashionable Lampoon Issue 8 – Video Interview of Sasha Luss

Starring Sasha Luss @ Img Models shot by Hunter & Gatti 
Styling Ron Hartleben 
Hair Paquito Garriguese
Make up Nina Park @ The Wall Group
Manicurist Angely Duarte
Fashion assistant Carolina Fusi
Photography assistants Ace Buhr, Niklaus Moller
Set designer Stewart Gerard
Location Waldorf Astoria Hotel, New York, NY

Nicolas Vaporidis

_

The Fashionable Lampoon Issue 8

Video Interview of Nicolas Vaporidis by Arianna Pietrostefani
Video Json Adriani
Starring Nicolas Vaporidis
Grooming Sissy Belloglio
Music Turmstrasse Luchtoorn 

Luke Evans

Testo Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Luke Evans trova una dimensione particolare tra cinema di azione e cinema autoriale. Per il grande pubblico, il suo debutto è stato relativamente tardivo. Nel 2010 interpreta Apollo, in Clash of the Titans. Un anno dopo, interpreta Zeus in Immortals. Evans è adesso nelle sale con The Girl on the Train, di Scott Hipwell – la trasposizione al cinema di uno dei libri gialli meglio riusciti degli ultimi anni.

Evans è ambasciatore della casa Bulgari, portandone al polso gli orologi, affiancandone il supporto a Save The Children. La vicinanza a Valentino, Ferragamo – soprattutto alla maison Dior. Non è pertinente parlare di moda – è più corretto scegliere un termine più ampio, che dia possibilità a un ragionamento più leggero: an aesthetic playground, un gioco estetico. «Lavorando in grandi produzioni cinematografiche, ho avuto la possibilità di interagire con il ragionamento degli stilisti, degli imprenditori dell’immagine. Ne ho conosciuti alcuni personalmente, molti dei quali in Italia. Il concetto di estetica vuol dire tanto, se non tutto: come vesti, come abiti, quale macchina guidi, il cibo che mangi, le vacanze che scegli. L’estetica è un modo di vivere, la ritrovi in un tuxedo e in un paio di jeans». L’estetica è propriamente una filosofia. «Sì, una filosofia. Una materia di studio. Pochi giorni fa è stata annunciata la mia parte nel film che racconta la storia di William Moulton Marston». Il film avrà il titolo di Professor Marston & The Wonder Woman. È incentrato sulla vita di colui che indagò il collegamento tra la pressione sanguigna e l’emotività osservando casi di temperamento femminile. Marston contribuì alla creazione e alla legislatura del poligrafo (o più comunemente chiamato la macchina della verità). Fu una vita particolare, quella di Marston: in una relazione a tre con due donne, sua moglie e la sua segretaria, producendo scandalo e creando il personaggio e il fumetto di Wonder Woman. Evans non avrebbe potuto rispondere meglio, su qualsiasi gioco estetico.

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Luke Evans occupies a special space between action films and independent productions. He came to the attention of the wider public relatively late in his career. In 2010 he played Apollo, in Clash of the Titans. A year later, he played Zeus in Immortals. Evans is currently in cinemas with The Girl on the Train, by Scott Hipwell – the film interpretation of one of the most successful thriller novels of recent years.

Evans is an ambassador for Bulgari, wearing the brand’s watches in support of its partnership with Save The Children. He is close to Valentino, Ferragamo and, above all, to the maison Dior. References to fashion are inadequate – a broader term, one that allows a less serious discussion, is more accurate: an aesthetic playground. «Working on large film productions, I have had the chance to engage with how designers and image entrepreneurs think. I have met some of them in person, many of them in Italy. The concept of aesthetics means a lot, if not everything: what you wear, how you live, what you drive, the food you eat, the vacations you choose. Aesthetics is a way of life; you find it in a tuxedo and a pair of jeans.» Aesthetics is a genuine philosophy. «Yes, a philosophy. A subject for study. A few days ago, my part in the film telling the story of William Moulton Marston was announced.» The title of the film will be Professor Marston & The Wonder Woman. It is based on the life of the man who explored the connection between blood pressure and emotion by observing women’s moods. Marston contributed towards inventing the polygraph (more commonly known as the lie detector) and having it used for legal purposes. Marston led an unusual life: he had an extended relationship with two women, his wife and his secretary, causing scandal and inspiring the Wonder Woman character and comic book series. Evans could not have responded better, on any aesthetic playground.

 

The full interview on The Fashionable Lampoon Issue 7 – to the newsstands from November 3rd

Video Isabella Giossi
Styling and Art Direction Alexander Beckoven
Fashion assistants Carolina Fusi and Ludovica Misciattelli
Grooming Barbara Bertuzzi @ Freelancer Agency using Bumble and Bumble
Music Chemical Reaction – Chill Carrier

TALISMANS AND EPIPHANIES

Testo Micol Beltramini

 

Sta girando Tiro Libero, di Alessandro Rincioni, e a breve riparte in tournée con Bisbetica, La bisbetica domata di William Shakespeare messa alla prova. Però non è di questo che parliamo, io e Nancy Brilli. Parliamo, ad esempio, di Sotto il ristorante cinese, il film che ha girato con Bruno Bozzetto. «Mi sono divertita tanto, Bruno è una meraviglia. Mi ha chiesto di interpretare un personaggio vero, che è una cosa che è molto difficile che ti chiedano: specie in televisione, una bella ‘messinpiega’ e di solito finisce lì. Però Franca Valeri un giorno mi ha detto: Ricordati che non esistono piccoli ruoli, esistono solo piccoli attori – e se non posso dirlo io, di aver costruito una carriera sui piccoli ruoli…».

Parliamo di personaggi e complimenti. «I personaggi che vorrei interpretare di più sono quasi tutti maschi, perché alle donne specialmente in teatro vengono fatte dire meno verità degli uomini. Mi piacerebbe molto qualcosa di Tennessee Williams, Stanley Kowalski di Un tram che si chiama desiderio, ad esempio». Il complimento più bello? «Me l’ha fatto mio figlio. Leggevamo Il libro degli Gnomi e delle Fate. A un certo punto ci siamo imbattuti nel disegno di un cinghiale, e lui: Mamma, ma è incredibile, ma guarda quant’è bello, sembra Pumba! Per lui quel cinghiale in quel momento era il massimo della bellezza possibile. Allora mi guarda, poi riguarda il cinghiale, riguarda me e dice: Mamma, sei bella come un cinghiale!».

Talismani e illuminazioni. «Sì che ce l’ho un talismano, è un tatuaggio che nessuno sa che ho: il mio neo sulla guancia sinistra. Quando avevo diciott’anni volevo un segno, qualcosa di indelebile, deciso con determinazione. Meno male che ci sono andata giù leggera!».

Quanto alle illuminazioni, invece? «Ne ho avuta una di recente… però aspetta, devo fare un passo indietro per raccontartela. Quand’ero bambina e mi chiedevano cosa volevo fare da grande dicevo sempre: l’imperatore o la danzatrice classica. Il balletto poi non ha fatto parte del mio percorso artistico, per cui l’ho dimenticato. Poco tempo fa però sono andata a vedere per la prima volta Il Lago dei Cigni – sai che saltavo sulla sedia come fanno i bambini? Allora ho pensato, ma guarda, io ho bisogno di questo. Mica ci vuole così tanto, a volte, nella vita».

Non parliamo dell’altra cosa che voleva fare da grande. Non lo facciamo per scaramanzia, può darsi. Ché mica è troppo tardi, per Nancy imperatore, nella vita.

Text Micol Beltramini

 

She is shooting Tiro Libero with Valori and Riccioni and soon she will be back in theatre touring with her version of The Taming of the Shrew – Bisbetica, La bisbetica domata di William Shakespeare messa alla prova. But that is not what we decided to talk about with Nancy Brilli today. We opted to discuss, instead, Sotto il ristorante cinese [Under the Chinese Restaurant], the film directed by Bruno Bozzetto. «I had a great fun. Bruno is fantastic. He asked me to play a real character, which is something that hardly happens: especially on television where often a ‘good blow-dry’ is all that is required from a character. Yet, once Franca Valeri told me: Remember there are ‘no small parts, only small actors’ and that resonates well with me. After all, that’s what I have been doing throughout, building my career on small roles…».

Let’s move to talk about characters and compliments: «The roles I’d love to play are mostly male characters, simply because, especially in theatre, women are allowed to speak fewer truths than men. I’d like to play something by Tennessee Williams, Stanley Kowalski from A Streetcar Named Desire, for instance». The best compliment you have ever received? «I received it from my son. We were reading a book on gnomes and fairies. At some point, we came across the illustration of a wild boar. And my son said: Look how beautiful mum, it looks like Pumba! [from The Lion King]. In that moment, that wild boar was the greatest and most beautiful thing he had ever seen. Then he turned to me, looked at me attentively, turned to the wild boar and back to me and said: Mum, you are as beautiful as a wild boar!».

Talismans and epiphanies. «Yes, I do have a talisman. It is a tattoo that nobody knows I have: the mole on my left cheek. When I was eighteen, I wanted a signature trait, something indelible. I wished for it determinedly. Just as well I did not go for something bigger or too over the top…». Any epiphanies you can share with us? «I had one recently…well, first we need to take a step back for some background context. When I was a child, whenever I was asked what I wanted to become, I would always reply either an emperor or a ballerina. Ballet did not end up becoming part of my artistic journey and I had to forget all about my ballerina aspirations. However, not long ago I went to see Swan Lake for the first time. Well, you know, I simply could not sit still, so much was the excitement. Just like a child. Then I thought, ‘look, this is all I need. At times, you do not need much in life»We opt not to talk about the other dream for fear of jinxing it. After all, it is never too late… for Nancy to be an emperor in life.

From The Fashionable Lampoon Issue 6

Nancy Brilli wears shirt and ball gown made on set with cotton fabrics Albini, suspenders Sonia De Nisco, shoes Fratelli Rossetti. 

Limelight Mediterranean Garden necklace in pink gold with diamonds, sapphires and pearls, Possession ring in white gold with diamonds, Possession ring in pink gold with diamonds Piaget.

Photographer Stefano Moro Van Wyk

Hair Michele Qureshi @ Freelancer Artist Agency
Make up Adalberto P. @ Freelancer Artist Agency
Manicursit Selica Ianeselli @ Mks Milano using TNS Cosmetics

Photography assistants Alexia Stok and Mattia Pasin
Digital tech Haien Moro Van Wyk
Set designer Chiara Breda

Thanks to Claudia Sassi and Mossmania
Special thanks to Francesca Mirabile @ FishEye Agency

SOMETHING TO SAVE

Testo Silvia Novelli
@silvianovelli

 

Marcantonio Brandolini d’Adda, venticinque anni, è uno dei tre figli di Brandino Brandolini d’Adda e Marie Angliviel de la Beaumelle. Dalla famiglia – con radici in Francia e a Venezia – dice di avere imparato «l’educazione, come stare con la gente, la generosità, ma anche la testardaggine nel portare avanti le proprie idee». Una su tutte le caratteristiche che emergono in Marcantonio è l’immediatezza: è un fiume in piena nel raccontarsi, nell’esprimere la propria visione, senza filtri di forma né maschera. A volte l’italiano non è la lingua con cui le idee confluiscono al meglio in parole: nato in Francia a Neully-sur-Seine, Marcantonio ha studiato prima in Svizzera e poi a Londra – «un’interessante università di vita». Dal settembre 2015 si occupa di Laguna B, l’azienda di vetro di Murano fondata vent’anni fa dalla madre e di cui lui ha preso le redini a seguito della prematura scomparsa di Marie, nel 2013.

Della lavorazione del vetro lo affascina il potenziale: «Con il vetro di Murano puoi fare qualsiasi cosa, superando il limite del vetro, creando arte»La mission di Laguna B è ambiziosa e va oltre la produzione di bellezza sotto forma di bicchieri – i cosiddetti ‘goti’: «You have one business on earth, to save souls», si legge sul sito web. «Murano è qualcosa da salvare, con un potenziale che purtroppo non è ben comunicato» spiega Marcantonio. «L’industria del vetro di Murano è un patrimonio per Venezia, per l’Italia e per il mondo ma è in decadenza. Da qui l’idea di ‘salvare anime’: il vetro è un pretesto per dare qualcosa indietro alla comunità. Salvare le anime è salvare il lavoro degli artigiani, rilanciando Murano». Per questo l’ambizione non è fare bicchieri ma ridare vita a Murano, attuando un rebranding del marchio. «Non voglio essere l’unico, vorrei che tutti abbracciassero quest’idea con me».

«L’egoismo rovina il mondo», prosegue Marcantonio, che quando ha deciso di prendere in mano Laguna B ha iniziato a rivivere Venezia dopo un arco di tempo in cui non l’ha amata. «Era il periodo in cui volevo tutto e subito, invece a Venezia devi essere molto rilassato. Qui sei libero di pensare. Per me questa città è uno stimolo continuo e vorrei che fosse un punto di riferimento per i creativi, un posto in cui la gente viene ed è libera di creare. Vorrei che diventasse la Silicon Valley dei creativi».

A trent’anni si vede a Venezia, «ma una Venezia diversa, non un luna park per turisti. Una città in cui le persone vengono per lasciare qualcosa – un’ispirazione. Poi vorrei avere una famiglia, trentasei figli e otto cani».

Text Silvia Novelli
@silvianovelli

 

Marcantonio Brandolini d’Adda, age twenty-five, is one of the three children of Brandino Brandolini d’Adda and Marie Angliviel de la Beaumelle. From his family, with roots in France and Venice, he says he learned «good manners, generosity, but also the determination to pursue one’s ideas.» Immediacy is one of Marcantonio’s most important qualities: he freely and candidly talks about his life experiences and vision. Sometimes Italian is not the language that is best for expressing his ideas: born in France at Neully-sur-Seine, Marcantonio studied in Switzerland and then in London: «an interesting learning experience in life.» Since September 2015, he has been at the helm of Laguna B, the Murano glass company established twenty years ago by his mother Marie who he succeeded when she prematurely passed away in 2013.

Marcantonio is fascinated by the potential of glassmaking: «You can make anything with Murano glass, surpassing the limits of glass and creating art.» The mission of Laguna B is ambitious and goes beyond the production of beautiful glasses called ‘goti’: «You have one business on earth, to save souls» it says on the website. «Murano is something to save, with a potential that is unfortunately not publicized and promoted enough,» explains Marcantonio. «The Murano glassmaking industry is a heritage of Venice, Italy and the world, but it is in decline. This sparked the idea of ‘saving souls’: glass is a reason for giving something back to the community. Saving souls means saving the work of artisans and relaunching Murano.» For this reason, the ambition is not making glasses but giving life to Murano through rebranding. «I don’t want to be the only one: I would like everyone to embrace this idea with me.»

«Egoism ruins the world,» Marcantonio continues. When he decided to take the helm at Laguna B, he started experiencing and appreciating Venice after a period when he was not particularly fond of it. «It was a period when I wanted everything immediately, but in Venice you have to be very laid back. Here you are free to think. That’s why Venice is a constant source of inspiration and I hope it becomes a point of reference for creative people, a place where people come and are free to create. I’d like it to become the Silicon Valley of creative people.»

He sees himself living in Venice when he’s thirty, «but in a different Venice: not an amusement park for tourists. It is a city where people come to leave something – an inspiration. Plus I’d like to have a family: thirty-six kids and eight dogs.»

Marcantonio Brandolini D’Adda wears down jacket Friends With You Capsule Collection Moncler, pants Bottega Veneta and his own necklace.
On the table Goti Venetian glasses Laguna B.

Image from The Fashionable Lampoon Issue 6
Photographer Stefano Moro Van Wyk

Hair Michele Qureshi @ Freelancer Artist Agency
Make up Adalberto P. @ Freelancer Artist Agency
Manicursit Selica Ianeselli @ Mks Milano using TNS Cosmetics

Photography assistants Alexia Stok and Mattia Pasin
Digital tech Haien Moro Van Wyk
Set designer Chiara Breda

Thanks to Claudia Sassi and Mossmania
Special thanks to Francesca Mirabile @ FishEye Agency

WHAT SPACE SMELLS LIKE

Testo Micol Beltramini

 

Gli eroi in carne e ossa raramente sono come te li aspetti. Ci hanno talmente abituati, i media, alle espressioni dure, ai discorsi impostati e ai dolcevita neri, che quasi non riusciamo a credere che Maurizio Cheli sia davvero andato nello spazio. Lui per primo, d’altronde, non lavora su alcun tipo di effetto speciale: «Quando ero bambino mi piacevano gli aerei militari. Al ginnasio sono salito su un charter Milano-Londra, per una vacanza studio. Poi l’accademia aeronautica, l’università, la prima laurea. Per dieci anni ho fatto il pilota di aerei, collaudatore e ricognitivo, e un giorno ho visto quell’annuncio sul giornale: cercasi astronauti».

È andata davvero così: l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, selezionava per la prima volta potenziali piloti di velivoli spaziali. «All’appello abbiamo risposto in seimila da tutta Europa. La selezione è durata più di due anni. Ricordo ancora il giorno in cui mi telefonarono e mi dissero che ce l’avevo fatta. Eravamo stati presi in sei, io ero l’unico italiano».

I suoi come hanno reagito? «Beh, questo in effetti è un aneddoto divertente. Mi avevano fatto giurare di non dire a nessuno che ero stato preso, perché si dovevano aspettare gli annunci ufficiali e i comunicati stampa. Allora io: ma almeno ai miei genitori potrò dirlo – mi hanno risposto: sì, ma devi far giurare anche i tuoi genitori. Così ho chiamato mio padre, che aveva fatto la guerra e poi era diventato controllore di biglietti sul pullman, e gli ho detto: papà, mi hanno preso per fare l’astronauta, però mi devi giurare di non dirlo a nessuno. – Ah!, ma quindi devi lasciare l’aeronautica?Beh, sì, ma andrò nello spazio. È stato zitto un po’ e poi mi ha detto: ma senti, è un lavoro sicuro, l’astronauta?».

Il coraggio, cos’è per Maurizio Cheli? «Il coraggio, soprattutto quando si è giovani, è sapere che le scelte che fai definiscono cosa ti lasci indietro. Molto più che il coraggio, per andare avanti, è fondamentale la perseveranza. Un minimo di talento serve, ma su quello si può lavorare; la perseveranza invece è tutto. Alla NASA quelli che avevano un grande talento non sono diventati grandi astronauti perché avevano la vita troppo facile. È come a scuola: i più dotati tendono a lottare di meno».

Non ha mai avuto paura? «Certo che ne ho avuta, ma secondo me bisognerebbe distinguere tra paura e panico, reazione istintiva. A questo servono i tredici mesi di addestramento: a simulare ogni imprevisto che potrebbe capitarti in volo. Poi, ovviamente, capita comunque quello che non avevi previsto». A lei è successo? «Eh sì. In fase di lancio uno dei tre motori principali sembrava non aver raggiunto la potenza massima. Mi ricordo che pensavo, poveretti i miei genitori, son venuti da Zocca e non vedono nemmeno il lancio. Poi però siamo decollati lo stesso, e allora ho pensato, esiste un programma di atterraggio di emergenza in venti minuti: se non mi vedono salire mal che vada tra poco mi vedranno scendere».

Adesso però ci lasci sognare un momento. Com’è lo spazio? «La prima cosa di cui ci si accorge sono i colori invertiti: il cielo è nero, la Terra è blu. Poi ci si rende conto di quanto sia fragile quell’involucro di atmosfera che permette la nostra vita; da lassù per esempio si vedono bene gli effetti di inquinamento e deforestazione. Poi, naturalmente, c’è il ritorno a casa. L’impatto con quella stessa atmosfera, mentre deceleri fino a quattrocentocinquanta chilometri orari. L’aria intorno a te diventa plasma: per dieci minuti viaggi in una sfera di fuoco, tra i colori che lasciano senza fiato». Quando poi il boccaporto si apre? «Ah, quando vieni colpito da quella prima boccata di brezza marina… ti rendi conto del terrificante effetto stalla in cui stavi vivendo! In effetti lo spazio non ha propriamente un buon odore…». Già. In fondo è evidente che anche mentre sei lassù – soprattutto mentre sei lassù – quello che conta davvero è quello che c’è oltre il fuoco, su quella sfera lontana, magari in provincia di Modena, a non capirti del tutto e ad aspettarti.

Text Micol Beltramini

 

In the flesh, heroes rarely appear as you’d expect them to be. We have grown so used to their media persona made of haughty expressions, carefully rehearsed speeches and black polo necks that we struggle to believe that Maurizio Cheli truly went into space. After all, he does not use any ‘special effects’ himself: «As a child I had a passion for military aircraft. During high school, I took a charter flight from Milan to London for a study trip. Then came the Italian Air Force Academy, the university and my first degree. I worked as an airplane pilot, test pilot and patrol pilot for ten years until, one day, I saw that job announcement: Astronauts wanted»That is truly how that story went: ESA, the European Space Agency was selecting, for the first time, potential candidates to take part in spaceflights. «Six thousand people applied from all over Europe. The selection process lasted over two years. I still remember the day I received the phone call to inform me that I had been successful. Six candidates had been chosen and I was the only Italian». How did your parents react? «Well, this is a rather fun anecdote. I had to swear that I would not disclose the news to anyone as we were supposed to wait for the official announcement and press releases. I was like: Can I at least tell my parents? To which they replied: Yes, but they need to swear too. So, I called my father who fought in the war and later became a bus ticket inspector and told him: Dad, I have been selected to become an astronaut but you must swear that you are not going to reveal the news to anyone. He went: Oh, does that mean that you have to leave the Air Force Academy?Yes, but I will go into space. He was silent for a while and then he asked me: listen, is being an astronaut a secure career?».

What is courage to Maurizio Cheli? «Courage is, especially when you are young, knowing that the choices you make define what you leave behind. However, much more than courage, what is key to bring you forward is perseverance. Of course, you need a little bit of talent, although you can work on that. But perseverance is everything. AT NASA, those with talent did not end up becoming great astronauts because they had it too easy. It is like in school: the smarter students tend to fight less». Were you never afraid? «Of course I was afraid. But, I think, that we should make a distinction among fear, panic and instinctive reaction. This is what those thirteen months of training are for: to simulate any setback that might happen during a spaceflight. Then, of course, the setback you had not prepared for happens». Did that happen to you? «Yes, exactly that. During the launch phase, one of the three main engines had not reached its maximum power. I remember that at the time I was thinking how sorry I was for my parents. They had travelled all the way from Zocca and were not going to see the launch. Then we did take off and I thought, we have emergency landing procedures in twenty minutes: if they cannot see me take off, at least they will soon see me land».

Now, let us dream for a moment. How is space? «The first thing you notice is that colours are inverted: the sky is black and the Earth is blue. Then you realize how fragile the atmosphere – that layer of gases that allows life – is, from up there, for instance, you clearly see the effects of pollution and deforestation. Then, obviously, there is the journey back to Earth. The impact with that same atmosphere while you decelerate to four hundred and fifty kilometres per hour. The air around you becomes plasma: for about ten minutes, you travel through a ball of fire surrounded by colours that leave you speechless». When the hatch gets open again? «When you are hit by that first breath of marine breeze…you come to realize the horrible stale air conditions in which you were living in that enclosed space! Truth being told, space does not smell great…»Indeed. After all, it is clear that when you are up there – especially when you are up there – what truly matters is what is beyond that ball of fire, on that far away sphere, perhaps right in the province of Modena, who might not truly understand your choices but is there, waiting for you.

Images Valentina Sommariva (courtesy of press office)
www.rimadesio.com

Back to top