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isabella ferrari

At the Raphaël

Text Carlo Mazzoni

@carlomazzoni

 

Un taxista mi chiede chi è che dormiva qui. È vero, il Raphaël resta uno dei luoghi iconici per la storia politica recente Italiana – quella degli anni Ottanta, una capitale vivace e ambigua, piena di vita e contraddizioni – ma io non voglio tornare lì, a ripetere quella vicenda.

Voglio parlare del glicine, il primo che vedo in fiore questa primavera. Sta fiorendo – ci sono solo petali lilla e tronchi – le foglie verdi arriveranno tra poco, prima intruse, poi incombenti. Conta il preambolo del futuro, non la memoria del passato – qui al Raphaël.

Tornavamo da una festa – in smoking, era martedì sera. L’immagine di quella Roma degli anni Ottanta oggi è nuova nel film di Sorrentino – Piazza Navona e Largo Febo non parlano più di monete, ma di Isabella Ferrari in un appartamento con l’eco sulla piazza. Roma è questo glicine che si arrampica – non su una facciata qualsiasi, ma sulla facciata del Raphaël. La pianta non è potata, è infestante, come la bellezza di Roma. Il glicine sale, le radici, i tronchi vecchi antichi, sale per tutti i piani – una jungla di bellezza intorno a un edificio angolare, irto su uno scoglio cittadino, sopra promontorio con i tavoli per l’estate. Lussureggiante, un dipinto di epoca romantica, passionale, scenografico – sì, come Roma. Entriamo – è molto tardi per esser martedì sera.

Il disegno di Richard Meier. Le balaustre in acciaio splendente. Le camere di legno chiaro, morbido, come le panche di una chiesa di Los Angeles, o le sedute sul ponte di uno Yacht per un giovane Niarchos. Il velluto rosso di una cornice sopra la testa del letto è una virgola, nel moderno, nel pulito. La camera angolare, quattro finestre affacciano sulla via – il glicine si appoggia come a comporre le tende – il glicine continua a salire.

La mattina presto saliamo al sesto piano, per uscire sulla terrazza. Da lì un’altra scala. È ancora freddo per la colazione all’aperto – un uomo sta ritoccando la vernice delle ringhiere. Oltre il balcone, il glicine è in agguato, arrampicandosi in alto. I campanili – intorno – San Pietro, Il Vittoriale, Castel Sant’Angelo. I gabbiani malvagi che mangiano i cuccioli di gatto, i terrazzi estesi come nuove piazze sospese, gli attici sono eufemismi.

Roma è così, come il glicine del Raphaël: sotterrata da una massa infestante di bellezza, profumo e fiori, a proteggere un’anima composta di tubi scintillanti di acciaio, angolare, protesa verso l’alto – quell’alto che a me piace, ancora una volta, chiamare futuro.

Hotel Raphael è parte di Relais & Châteaux, una selezione di oltre cinquecentocinquanta hotel di charme e ristoranti gourmet, gestita da un gruppo di proprietari indipendenti – hôteliers e chefs.
 
 
Images Lampooners and courtesy of Hotel Raphaël Rome www.raphaelhotel.com
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