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#RomaFF12 – Interview with Jake Gyllenhaal

Text Micol Beltramini

 

Ho appena scoperto che Jake Gyllenhaal ha due anni meno di me. Chissà perché lo facevo più grande. Mi ero fatta l’idea di aver guardato Donnie Darko nei miei teen, e invece lui aveva ventun anni e io ventitré. Che strano. Magari dipende dalla sensazione che ti lascia quel film – i conflitti generazionali, il cappuccio della felpa, Mad World in versione Gary Jules. «Ero piccolo ma credevo fermamente nella storia, che aveva molto a che vedere con come mi sentivo dentro. Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta… All’epoca erano pochi i film per teenager non superficiali. Scusate, non riesco a credere a che guance enormi avevo».

Il pubblico ride di cuore. Qualche minuto dopo si passa a parlare di Brokeback Mountain. «Quando ho letto lo script ho pianto. Era così commovente, volevo tantissimo quella parte. In tanti mi hanno poi chiesto se non avessi avuto remore ad accettare un rischio simile. Rischio? Non è il modo in cui sono cresciuto. In Brokeback Mountain ho visto solo una bellissima storia d’amore».

Tredici anni dopo è cambiato qualcosa nel modo in cui il pubblico si pone rispetto a questo tipo di film? «Non sono sicuro di cosa stia succedendo in America, è un momento di grande confusione e degrado, ma forse se non altro la gente è più pronta ad accettare quello che è giusto. E per giusto intendo semplicemente l’amore tra due persone».

A proposito di Zodiac si parla di disciplina e di improvvisazione: «Ho grande rispetto per il testo, ma anche per il momento. Ci sono stati film in cui non ho cambiato una virgola dello script e altri in cui l’ho completamente abbandonato in favore dell’essenza. La sola struttura in cui credo è la preparazione: la libertà non può che trovarsi dall’altra parte della disciplina».

Gli viene chiesto di definire Ang Lee in una parola: «Non è una parola, è un cuore su due gambe».

La definizione scelta per David Fincher è «Precisione».

Jake Gyllenhaal è qui per presentare Stronger, la storia di un giovane operaio di Boston che ha perso le gambe durante l’attentato alla maratona del 2013. La sua ragazza era tra i partecipanti, lui l’aspettava all’arrivo con un grande cartello scritto in pennarello fosforescente. Di nuovo cuore, di nuovo disciplina, di nuovo occhi seri e un ricciolo all’angolo della bocca. Un ricciolo su cui si può scommettere di tutto. Con o senza guance enormi.