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jennifer paccione

Balenciaga

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

A ottant’anni dall’apertura del suo atelier parigino, Balenciaga arriva in mostra a Londra. Adorato dalle élites europee già dagli inizi del secolo scorso, si rinnova ed evolve.

A Parigi, l’atelier di Balenciaga viene subito compreso e apprezzato. Per tutta la sua carriera, Cristobal Balenciaga sfida le norme sociali con la sua creatività e un design anticonformista. Allo stesso modo, gli amanti della casa di moda mettono a rischio la loro incolumità viaggiando in Europa durante la Seconda guerra mondiale per accaparrarsi gli abiti Balenciaga. La stampa francese apprezza lo stilista e lo definisce un rivoluzionario. Fondata nel 1914 per soddisfare le esigenze degli aristocratici spagnoli, Balenciaga si trasferisce a Parigi a seguito della chiusura forzata delle boutique di Madrid e Barcellona, per via della deposizione della monarchia spagnola e della guerra civile. È in questo periodo che fiorisce l’idea dello Square Coat di Balenciaga, che ridefinisce il girovita e la silhouette, prima che lo stile si evolva verso capi lisci e lineari. Maestro della manipolazione, Balenciaga ha rivoluzionato il rapporto tra gli abiti e la silhouette femminile. Le spalle diventano più ampie e i girovita perdono importanza. La Spherical Balloon Jacket guadagna popolarità negli anni che precedono il 1957. Il 1957 segna l’inizio della rivoluzione, sotto forma di silhouette indisciplinate; in quell’anno, Balenciaga si avventura a definire la forma femminile.

La maison propone silhouette che indirizzano non solo le tendenze del decennio, ma anche la tendenza del futuro. I Cocoon Coat, Balloon Skirt, Sack Dress e Babydoll Dress destrutturano il girovita, una volta ben definito, e optano per l’inatteso. Le proporzioni di Balenciaga non sono casuali ma rimangono fedeli alla loro imprevedibilità. L’innovazione nell’esplorazione di tessuti e l’artigianalità aiutano Balenciaga a diventare virtuoso nella haute couture durante gli anni Cinquanta e Sessanta. Balenciaga ha disegnato per le èlite internazionali e della nobiltà come la regina Fabiola del Belgio, Grace Kelly e Jackie Kennedy. L’influsso di Balenciaga sugli aspiranti stilisti, che più tardi raggiunsero il successo, è indiscutibile. Tra i più importanti stilisti che imparano da Cristóbal Balenciaga si annoverano Oscar de la Renta, André Courrèges, Emanuel Ungaro e Hubert de Givenchy. La mostra Balenciaga: Shaping fashion, al Victoria and Albert Museum di Londra, plaude al genio di Cristóbal Balenciaga e celebra i suoi disegni. La pubblicazione degli archivi mette in mostra le ricercate collezioni dello stilista. La mostra segna il centenario dall’apertura della prima boutique di Balenciaga a San Sebastian e l’ottantesimo anniversario dell’apertura dellatelier parigino.

In maggio inaugura l’esposizione inglese che esplora il lavoro di Balenciaga e l’influenza continua che ha nella società moderna. Non una retrospettiva, ma una mostra che dirige l’attenzione verso l’ultima fase della sua carriera – gli anni Cinquanta e Sessanta. Quei decenni sono considerati da molti come il periodo forse più creativo della carriera di Balenciaga, un periodo in cui nascono gli esempi delle forme più influenti. Dal guardaroba di Ava Gardner, Gloria Guinness, Mona von Bismarck, la mostra include e mette in luce disegni realizzati dai couturier. Accanto a schizzi d’archivio, fotografie e campioni di tessuto, due collaborazioni di valore assoluto hanno affiancato il V&A, rivelando i segreti dell’ingenuità di Balenciaga. La tecnologia a raggi X indaga tra i dettagli nascosti nell’inventiva di Cristóbal Balenciaga. Attraverso questa tecnologia, l’artista a raggi X Nick Veasey riesce a mostrare strutture invisibili a occhio nudo, inclusi i pesi posizionati in modo strategico per far cadere meglio la gonna in una tra le creazioni più minimal della casa, sfatando così il mito per cui Balenciaga non usava quel tipo di strutture. Disegni virtuali e animati dimostrano gli strati costruttivi che formavano con coerenza un pezzo finito.

Balenciaga: Shaping Fashion sarà organizzata in tre sezioni: Front House, I laboratori di Balenciaga e l’impatto dell’Eredità Balenciaga. La sezione sull’eredità è stata inserita per mettere in mostra il lavoro di più di trenta stilisti degli ultimi cinquant’anni, rilevando l’influenza di questo stimato personaggio del mondo della moda. Balenciaga si oppone all’autorità per il suo essere ribelle e, successivamente, resiste allo stato di borghese della Camera. Per questo motivo, tecnicamente la couture di Balenciaga non diventa mai haute couture, per il suo anticonformismo quale membro della Camera. Balenciaga alla fine avrebbe chiuso la sua casa di moda nel 1968, simbolicamente durante l’anno delle violente proteste politiche a Parigi. Muore nel 1972 e la Maison rimane inattiva fino al 1986. L’era del trono vacante si conclude nel 1986, infine viene occupato da Nicolas Ghesquière. Nicolas Ghesquière è stato innegabilmente il direttore creativo sovrano di Balenciaga, regnando come stilista per quindici anni, reinterpretando i disegni classici dei primi anni e aggiungendo un rinfrescante senso di modernità.

Sotto la direzione di Ghesquière, il DNA del marchio viene onorato e assimilato, rimanendo fedele alle origini spagnole del brand. Una devozione nei confronti dell’eredità del marchio, derivata dal rispetto per i concetti originali del design di Cristóbal Balenciaga. La Maison si afferma sotto la direzione di Alexander Wang e più tardi sotto il regno neofondato dal designer di Vetements, Demna Gvasalia. Gvasalia crea con una sottesa osservazione sociologica, ricerca una bellezza alternativa. La sfilata di debutto di Gvasalia segna la direzione futura di Balenciaga, presentando una collezione che è una re-immaginazione del lavoro di Cristóbal Balenciaga – un guardaroba di contemporaneità assoluta e realismo permeato con l’attitudine della sua haute couture. Una traduzione, non una reiterazione. Un nuovo capitolo. Tra le testimonianze di direttori creativi impattanti che hanno seguito le orme di Cristóbal Balenciaga, la mostra includerà un’esplorazione del suo genio estetico riflesso nei lavori degli ex apprendisti André Courrèges e Emanuel Ungaro, e altri creativi di rilievo tra cui J.W. Anderson e Hubert de Givenchy, consolidando ulteriormente la presenza senza precedenti, ed eterna, di Cristóbal Balenciaga nella moda.

Balenciaga: Shaping fashion. Da Maggio in mostra al Victoria and Albert museum di Londra l’omaggio al genio di Cristóbal Balenciaga. In scena oltre cento abiti e venti cappelli scultura. Cent’anni di storia raccontati attraverso bozzetti, fotografie, campioni di tessuto e filmati d’archivio.

Balenciaga: Shaping Fashion

Victoria and Albert Museum, Londra

27 maggio 2017 – 18 February 2018

Orari: Sabato – Giovedì 10.00 – 17.30

Venerdì 10.00 – 21.30

The Fashionable Lampoon Issue 9 Babylon – Digital Visual Wave

Tiffany at New York

Text Jennifer Paccione

 

Ha abbellito la storia di New York. Quella fra Tiffany & Co. e la città di New York è una storia d’amore passionale, come quelle che ammiriamo sul grande schermo. La colazione di Holly Golightly, la più grande proposta alla Sweet Home Alabama in una commedia romantica americana. È il 1837: Charles Lewis Tiffany arriva a New York. Inizia una storia d’amore senza tempo, che in seguito ne avrebbe creata un’altra, all’angolo fra Fifth Avenue e la 57ma strada.

 

L’edificio sulla Fifth Avenue in granito e pietra calcarea con influenze Art Deco è abbellito dalla figura in bronzo di Atlante, alta circa tre metri, e avrebbe in seguito esposto il Giallo di Tiffany, uno dei più grandi diamanti mai venuti alla luce. L’origine di Tiffany & Co. è stata da allora in qualche modo ‘deleteria’ per la storia della città. L’anima, la quintessenza di New York? Un vero newyorchese risponderebbe sprezzante: sono gli Yankees. Tiffany & Co. crearono uno stemma che sarebbe stato poi adottato come logo ufficiale dai New York Yankees, nel 1909.

 La storia Tiffany & Co. da sempre si intreccia con la letteratura, la creatività, le arti visive. Il punto panoramico più famoso della High Line è stato ribattezzato Tiffany & Co. Foundation Overlook, in onore del grande sostegno che la fondazione ha dato al parco newyorchese. Gene Moore a partire dal 1955 aveva creato per Tiffany i suoi incantevoli allestimenti in miniatura per le vetrine del flagship. Andy Warhol aveva invece collaborato alla creazione di biglietti d’auguri per il brand americano. Negli anni Ottanta, era stata la volta di Paloma Picasso con le sue ammiratissime creazioni per Tiffany & Co., mentre i classici hollywoodiani hanno reso la location sulla Fifth Avenue una vera e propria destinazione turistica.

Tiffany ha in negozio una cosa che non si può comperare per nessuna cifra, si può solo ricevere in regalo: una delle sue scatole. La Tiffany Blue Box. Quasi due secoli più tardi, Tiffany & Co. è ancora il simbolo di New York. La notte velata color inchiostro si accende di luci delle finestre che sembrano stelle. L’Empire State Building è fluo, vestito di blu Tiffany.
Tiffany & Co., all’angolo fra la Fifth Avenue e la 57ma, ha aperto i battenti il 21 ottobre 1940. Una storia che ha avuto inizio a New York City, e che perdura ancora.

Images from Pinterest

Sasha Luss Interview

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Nata a Magadan, prima di trasferirsi a Mosca in giovane età, Sasha Luss trascorre l’infanzia in un ambiente sano e di buoni principi che spiegano, probabilmente, la sua natura e la personalità affabile, cortese e sincera. La carriera di modella si concretizza a un’età così precoce da preoccupare la nonna, contraria alla strada scelta dalla nipote. «Non sono in grado di affermare se sia stata una buona o una cattiva idea. Di sicuro ha significato grandi cambiamenti. Ero così giovane, non capivo nulla di quel mondo e così mi fermai». Sasha decide, infatti, di interrompere la carriera di modella e fare ritorno in Russia per continuare gli studi. A tale scelta, tuttavia, fa seguito una mossa che avrebbe significato un notevole avanzamento di carriera nel mondo della moda; un segno rivelatore che questa volta – al secondo tentativo – le cose sarebbero andate diversamente. «Tornai a casa e iniziai a studiare ma dentro di me sapevo che se non ci avessi provato, se non avessi fatto un tentativo, me ne sarei pentita per sempre».

Ha vent’anni quando debutta alla sua prima settimana della moda di Milano. «Un debutto positivo ma non strepitoso. La mia agenzia in Francia mi convinse ad andare a Parigi per la settimana della moda. Il giorno successivo al mio arrivo partecipai ai casting per Dior, poi aprii la sfilata di Valentino e tutto ebbe inizio da lì. La differenza rispetto alla prima volta nel mondo della moda era che qui avevo qualche anno in più, ero più matura, adulta e in grado di comprendere meglio le persone attorno a me. La cosa buffa è che a quindici anni sei al meglio di te, giovane e raggiante ma con qualche anno in più sulle spalle acquisisci saggezza e sei pronta mentalmente. La seconda volta è stata il mio portafortuna e mi auguro che continui così».

Il sogno di Sasha era diventare ballerina, ma purtroppo non tutti i sogni diventano realtà: «Ebbi un infortunio da ragazzina e dovetti smettere». Ispirazione e intensità. «Non si ferma solo alla danza. È qualcosa che permea tutto ciò che fai. Mi riferisco anche a tutto ciò che impari e le conoscenze che acquisisci a scuola. Ovviamente la danza non si limita al solo movimento». È anche disciplina: «Da bambina viaggiavo molto assieme alla mia compagnia di danza e questo mi è stato di grande aiuto nella carriera di modella, dove si richiede di viaggiare di continuo. A volte mi capita di guardare foto di modelle e di scorgervi occhi vuoti, senza espressione, e credo sia davvero preoccupante, ma con l’esperienza e la conoscenza del mestiere questo non dovrebbe più succedere».

All’inizio della sua carriera di modella, la bellezza di riferimento è quella anni Novanta. I nomi in voga sono Naomi Campbell, Cindy Crawford, Kim Basinger: «Queste erano le modelle della mia infanzia. Era il tipo di bellezza che mi aspettavo di vedere ma, fortunatamente, le cose stanno cambiando e ora in giro vedi personalità diverse». La bellezza non è un concetto definibile: «Ovviamente credo che esista uno standard ma c’è bellezza in ogni volto. Mi pare sia questa la tendenza al momento. Ci sono modelle dall’aria sfrontata, altre con i capelli ricci, modelle dalle origini e corporature più diverse. In un certo senso è come se non ci fossero limiti, e questo dimostra che la bellezza è ovunque. Sta solo a noi, ai nostri occhi, vederla e apprezzarla». Bellezza, concetto tanto soggettivo quanto controverso.

Dallo spirito osservatore, pronto a scoprire bellezza nelle fonti più inaspettate, Sasha Luss sa come comunicare. Le è stato riconosciuto, infatti, il merito di un profilo Instagram molto poetico in cui le foto sono accompagnate da citazioni di Françoise Sagan o dai suoi pensieri messi a nudo. «Quando avevo quindici anni andavamo ancora in giro per New York con la mappa e l’agenda scritta a mano mentre ora è tutto sull’iPhone. Oggi le modelle vengono scoperte su Instagram. All’inizio non sapevo come usarlo. Pensavo fosse ovvio che, se sei modella, molto probabilmente sarai carina e a nessuno interesserà vedere le tue foto, dal momento che sei circondata solo da persone di bell’aspetto. All’inizio è stato così, ma poi mi accorgevo che la gente mi ringraziava per aver consigliato un libro sul mio profilo». A proposito di Instagram, Sasha ci ha parlato di un video la cui didascalia rivela l’emozione per l’uscita del trailer di Valerian e la città dei mille pianeti, che vede la modella debuttare nei panni di attrice.

Sasha – la bambina fortunata, la donna di successo: «Il successo non è qualcosa di ovvio. È impossibile definire chi è una persona di successo e chi no. Personalmente, non credo di esserlo perché ci sono ancora tanti obiettivi che desidero raggiungere. A volte mi capita di sentirmi gelosa. Sono umana dopotutto, ma poi mi rendo conto che non ha senso paragonarsi agli altri, così cerco di concentrarmi su me stessa e su ciò che ho ottenuto e realizzato».

The Fashionable Lampoon Issue 8 – Video Interview of Sasha Luss

Starring Sasha Luss @ Img Models shot by Hunter & Gatti 
Styling Ron Hartleben 
Hair Paquito Garriguese
Make up Nina Park @ The Wall Group
Manicurist Angely Duarte
Fashion assistant Carolina Fusi
Photography assistants Ace Buhr, Niklaus Moller
Set designer Stewart Gerard
Location Waldorf Astoria Hotel, New York, NY

VALMONT

Jon Kortajarena shot by Hunter & Gatti – Aristofunk – The Fashionable Lampoon Issue 8

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Jon appare nel video di Bitch I’m Madonna ed è salito sul palco della cantante durante il concerto a Barcellona. «È  la mia ‘bitch’ preferita! È intelligente, divertente, originale. Madonna spacca. Sul palco è la regina». È plausibile supporre che la percezione della bellezza possa essere condizionata o persino alterata in un settore come questo. La bellezza non si limita all’aspetto fisico ma coinvolge e incorpora caratteristiche più intime, a dimostrazione che quando la bellezza si accompagna al sentimento diventa un dono più prezioso. Una foto lo ritrae in compagnia del regista franco-polacco Roman Polanski, con la didascalia ‘colazione con Polanski’. La conversazione si sposta sul rapporto di Jon con il cinema e i registi: «Sono legato a Pedro Almodóvar e al suo mondo. La maniera in cui dà vita ai personaggi e il suo punto di vista nelle storie che racconta mi sono familiari. Amo il lavoro di tanti registi: da Bertolucci a Polanski, ad Antonioni…».

«È un onore essere fonte d’ispirazione per persone verso cui nutro rispetto e ammirazione profonda». Tom Ford. «Con Tom Ford il rapporto è più stretto, personale.Lo ammiro come uomo e naturalmente anche come designer e regista. Il suo ultimo film, Nocturnal Animals, è un gioiello. Ogni volta che mi chiama per un progetto, riesce sempre a tirare fuori il meglio di me, a farmi brillare. Gli devo molto». Una specie di mentore: «È una di quelle figure maschili che, da adulto, ho adottato come punto di riferimento in tante situazioni della mia vita». Come Tom Ford, anche Karl Lagerfeld ha citato Jon Kortajarena tra le sue muse. «Karl Lagerfeld è un uomo molto diverso. Anch’egli divertente, estremamente talentuoso, ma diverso. Il nostro rapporto è più di natura professionale. Non c’è niente che Lagerfeld non sappia».

Risulterebbe difficile descrivere Jon Kortajarena come individuo; è più facile pensarlo come energia. La sua natura è travolgente, contagiosa, è impossibile non sentirsi attratti da lui. «È vero che tutte le esperienze acquisite da modello sono state incanalate nella mia professione di attore e, in un certo senso, si può dire che ci sono delle somiglianze tra le due carriere, ma solo in superficie. Da modello, mi sento di dover vendere l’illusione dell’uomo perfetto e mantenere vivo qualcosa d’irreale può stancare. Devi nascondere le imperfezioni e questo può creare molte insicurezze. Da attore, invece, le tue paure, la tua insicurezza, persino i momenti di massima vulnerabilità contribuiscono a rendere la performance più autentica. Amo entrambe le professioni ma credo di potermi esprimere meglio nei panni di attore. Nella moda vendi un’illusione, nella recitazione recitazione racconti una realtà».

 

 

Shot by Hunter & Gatti

FROM MFW #1

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milano Moda Uomo sta dimostrando il suo dinamismo grazie al senso di innovazione autentica mostrato dagli stilisti. Se è vero che alcune case hanno optato per la non-stagionalità, scegliendo di presentare collezioni combinate, altre hanno ritenuto importante rimanere fedeli al calendario ufficiale. Alessandro Sartori ha lavorato per unificare le esigenze di mercato che ruotano attorno a Ermenegildo Zegna – difatti il gap generazionale ha generato una differenziazione nel gusto. L’abito maschile classico è così rivisitato scegliendo proporzioni più morbide o pantaloni dal fondo elasticizzato. La scelta modelli di età varia è intenzionale e mira a rappresentare ancora meglio una collezione studiata per fondere insieme tutte le generazioni. Un approccio sartoriale ‘rilassato’ anche nella collezione di Emporio Armani, che ha presentato abiti casual impreziositi da broccati in velluto e allacciature a otto bottoni. Altri più sportivi, ispirati allo snowboard, sono scesi in passerella accanto a tessuti dalle texture come ‘performanti’. La collezione di debutto di Plein Sport ha portato novità nel segmento dell’activewear, con l’intento colmare una lacuna nella proposta del mercato del lusso. Capi in neoprene hanno sfilato all’interno di una palestra a due piani con facciata in vetro, subito dopo una performance acrobatica.

Marni guarda avanti e sembra promettere un cambio di direzione con il debutto di Francesco Risso, di nomina recente. Giacche con patch di pelliccia e grandi cinture indossate sopra gli abiti hanno catturato l’attenzione per l’aspetto anticonvenzionale, dando alla collezione – e di conseguenza anche a tutta la casa – un’energia giovane e di rinnovamento. L’uomo Versace si è mostrato più dark vestendo toni più tenui, con qualche accenno cayenne e bordeaux, portando in passerella una collezione di capi versatili e quindi portabili. Una stagione di debutti: Guillaume Meilland, il nuovo designer di Salvatore Ferragamo – la sua forza sta nell’essenzialità – ha presentato una collezione di capi raffinati, anch’essi assolutamente portabili. In aggiunta il velluto millerighe, ricorrente nelle collezioni di questa stagione.

Missoni ha mostrato quell’originalità che è poi ciò che più distingue il marchio. Viscosa e mohair – i colori erano cangianti – hanno dominato la collezione, con motivi presi a prestito dai tessuti giapponesi Kasuri. Prada ha consapevolmente lasciato da parte l’esagerazione andando in cerca di autenticità e semplicità, scelta che è forse da attribuirsi a quella spinta populista che anche nella moda sta acquisendo forza. Le influenze anni Settanta erano evidenti nei toni speziati e caldi, mentre la maison ha confermato la sua abilità a ispirarsi senza difficoltà un decennio del passato, e al tempo stesso a saper trascendere dall’estetica che impone quello attuale.

Moncler si è focalizzato sugli sport in montagna e l’hiking. La collezione è apparsa davanti al pubblico con estro fortemente creativo – i capi dallo styling esagerato, come ad esempio le giacche matelassé con applicate corde da scalata. Dsquared2 ha perseguito le medesime suggestioni, quelle di un’estetica energica, ma il messaggio che manda è di più forte impatto: il brand ha presentato infatti la sua prima collezione co-ed – ovvero maschile e femminile allo stesso tempo – un dichiarazione più d’effetto che squisitamente sartoriale, incoraggiando il cambiamento e sostenendo il tema dell’uguaglianza.

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milan Men’s Fashion Week is proving dynamic as designers showcased innovative authenticity. While some houses opted out of the season, choosing to present combined collections, others committed to remain according to schedule, showcasing prominence.

Alessandro Sartori sought to reunify the market surrounding Ermenegildo Zegna as a generational divide led to varying customer desires. The traditional suiting seemed reinvented in loose tailoring and elasticized-cuffed trousers. Sartori sought to purposefully include diversely aged models to further represent a curated collection merging generations.

Relaxed tailoring continued as Emporio Armani unveiled casual suiting enhanced with velvet brocades and eight-button detailing. Snowboard oriented sportswear walked the collection alongside texturally dynamic fabric. In its inaugural debut, Plein Sport introduced newness to activewear, with an initiative to fill a void in the luxury market. Neoprene garments walked a two-story glass fronted gym, subsequent to an acrobatic performance.

Marni advanced forward with a promising change of direction, as newly appointed Francesco Risso revealed his debut collection. Fur blocked jackets and wide belts styled outwardly won second glances towards their unconventionality, offering a youthful energy sweeping through the collection, and further through the house.

Versace manifested a darker air as subdued tones dressed the models, with occasional cracks of cayenne and merlot. The collection was compatibly wearable through versatility. As the season of inaugurations continued, Guillaume Meilland, neoteric designer for Salvatore Ferragamo, displayed strength in essentials, introducing a collection of elevated staples, definably wearable. Corduroy added to the season, strengthening its presence as a reoccurring fabric throughout the collections.

Missoni offered originality that brought notoriety to the house. Iridescent viscose and mohair was prominent, with patterns sourced from Japanese Kasuri textiles. Prada’s collection consciously withheld exaggeration in a quest for reality and simplicity, a motion perhaps attributed to the fructifying strength of populism. The collection evidenced the Seventies through turmeric accents and warm hues, ultimately resting effortlessly in its ability to notion toward a preexisting decade, whilst proving transcendent of the current.

Moncler exhibited a collection centered on the concept of mountaineering and hiking. The presentation consisted of an extremist creative that stylistically exaggerated collection pieces, including quilted coats hugged in bungee cord caging.

Dsquared2 pursued a similarly rugged influence but sent a greater statement through the decision to introduce their first co-ed collection, a statement perhaps more effective than sartorial, contributing sustenance to a shift, signifying the encouragement of equality.

Images courtesy of press office

ECHOES OF POPULISM

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

La London Fashion Week Men’s, come il British Fashion Council l’ha recentemente ribattezzata, si è dimostrata essere spazio per l’avanzare di una visione populista e, inoltre, per un tipo di atto politico in grado di mobilitare una popolazione contro un governo elitario. Mutano gli assetti nel campo delle relazioni internazionali e lo stesso si riscontra nello scenario della moda. Un moto rivoluzionario, che non per forza asseconda l’evolvere dello stile, sembra riflettere un altrettanto movimento che trama sotto la superficie – una rivolta popolare globale che acquista sempre più forza ogni stagione che passa. Confermando l’idea che sia l’impulso populista a guidare la moda, gli stilisti continuano ad abbracciare il tanto richiesto modello del see now-buy now e, al contempo, proseguono nella direzione intrapresa la scorsa stagione con la proposta di collezioni unisex.

L’evento più atteso, il ritorno a Londra di Vivienne Westwood, che ha mostrato l’intenzione di rispecchiare con la sua collezione il cambiamento sociale in atto e di renderla piattaforma di discussione di tematiche ambientali. La stilista si è focalizzata soprattutto sull’importanza del riciclo e del processo di upcycling – tramite il quale i prodotti acquistano maggior valore rispetto ai componenti originali – incoraggiando il pubblico a «fare un gesto politico» e a convertirsi con consapevolezza all’energia sostenibile. Alcuni capi riportavano la parola Ecotricity, rispecchiando un punto di vista sociopolitico e new age. Li accompagnava la linea see now-buy now di gioielli unisex caratterizzati dall’intreccio dei simboli greci di Marte e Venere, a sostegno del messaggio della fluidità di genere. Christopher Raeburn ha presentato una collezione dual-gender realizzata con soli tessuti riciclati o ottenuti da produttori tessili biologici. Affrontando tematiche globali simili a quelle toccate da Vivienne Westwood, Raeburn ha voluto parlare di energia sostenibile e della sua crescente rilevanza nell’industria della moda. Se la spinta populista ha imposto uno spostamento della richiesta verso un abbigliamento funzionale, lo stilista ha dunque risposto con denim ecologico, capispalla in felpa riciclata e tute in nylon.

La collezione di Craig Green si è espressa in maniera più sottile. Al contrario degli stilisti già citati si è confrontata con la paura della sconfitta di una visione populista contro l’avanzare di un’autorità elitaria – un sentimento che è facile riscontrare a livello internazionale nella società odierna. Green l’ha tradotto nella paura della vastità del mare, asserendo che possiamo immaginare i suoi abiti indossati da una comunità che ha perso una battaglia, e che va in cerca di altri uomini che possano risollevarne le sorti. Se la collezione è senza dubbio influenzata da un senso di paura, Green ha realizzato i suoi modelli con coraggio, portando alla società un messaggio ancora più forte. Un respiro ottimista è il contributo di J.W. Anderson alla London Fashion Week Men’s. La sua collezione gender-neutral era orientata verso una sorta di mescolanza tra street style e artigianalità britannica utilizzando l’uncinetto. Lo stesso approccio era visibile anche nello styling, nella sovrapposizione smodata di capi su ciascun modello, quasi servissero come una sorta di meccanismo di difesa. Se questo era senza dubbio un elemento di evasione, non si può negare quanto rispecchiasse le paure che il mondo si trova ad affrontare con l’inizio del nuovo anno.

La London Fashion Week Men’s ha dunque dimostrato quanto il populismo stia solo prendendo slancio e quanto che la moda sta accogliendo questa rivoluzione. La voci del pubblico ha una risonanza sempre maggiore, difendendo la propria libertà di espressione attraverso l’arte, mentre diviene più sensibili alle tematiche sociopolitiche. Non deve sorprendere, quindi, l’importanza sempre più ampia di istanze politiche, sociali ed economiche nelle ultime collezioni: la moda è sempre stata anticipatrice della storia, e sempre lo sarà.

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

London Fashion Week Men’s, as the British Fashion Council has newly renamed it, proved to be a scene for populism, further, a political style of action mobilizing a population against an elitist government. Following the shift in international relations, we are simultaneously witnessing a shift in fashion. A non-style revolution appears to be mirroring a movement brewing under the surface: a worldwide people’s revolt that gains strength with each coming season. With a nod to the proof that populism is dictating fashion, designers continued to produce the demanded see now-buy now collections, while initiating the follow-suit of last season’s shift in the continuance of dual-gendered shows.

This season’s most highly anticipated collection was that of the return of Vivienne Westwood to London, who proved she had every intention to mirror the shift in social change, as well as to make it a platform for eco issues. Westwood’s collection was majorly fixated on the importance of recycling and upcycling, encouraging the audience to «commit a political act» and consciously convert to green energy. The Ecotricity models mirrored a series of new-age sociopolitical views, namely sending a message of gender fluidity through the see now-buy now, unisex jewelry collection that harbored a statement design characterized by the two intertwined Greek gender symbols of Mars and Venus.

Christopher Raeburn walked a dual-gendered collection consisting entirely of recycled fabrics or fabrics from sourced organic suppliers. Speaking to a similarly familiar global issue as Vivienne Westwood, Raeburn delivered the message of sustainable energy and its growing presence in the fashion industry. As populism has dictated a want shifted towards functional clothing, Raeburn responded with organic denim, recycled fleece outerwear and nylon tracksuits.

More subtly spoken was Craig Green’s collection that in contrast to the above collections spoke to the fear of populism lack and the gain of elitist authority, a sentiment that is internationally relatable in facing today’s society. Green translated this notion into fear of the vastness of the sea and stated that one could imagine the collection dressing a community losing a battle, looking to other men to restore their faith. While the collection was undoubtedly driven by fear, Green executed his designs in a fearless conception, ultimately sending a stronger message to society.

J.W. Anderson contributed to breathe optimism during London Fashion Week Men’s. The gender-neutral collection shifted towards «British street craft», crochet. Notoriously so, the craftsmanship continued in the styling of each look as Anderson excessively layered each model in such a precision, noting that it was to serve as a sort of defense mechanism. While this was undoubtedly distracting, it can be considered that perhaps this notion of protection reflects the fearful state of the world in this New Year.

London Fashion Week Men’s proved that populism is merely gaining momentum and fashion is housing the revolt. The voices of the public are reaching greater audiences, protesting their freedom of expression through art, whilst lending awareness to sociopolitical issues. While the volume of political, social, and economic concerns appear louder than ever in recent collections, it should come as little surprise; fashion has always and will continue to be the harbinger of history.

Images courtesy of press office