Loading the content...
The Fashionable Lampoon
Tag archives for:

karl lagerfeld

Karl Lagerfeld. Dagli anni Cinquanta a oggi, disegnando e decidendo la moda

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunaccia

Chissà se questa notte la finestra lassù in alto, affacciata sulla Senna al Quai Voltaire, come sempre rimarrà accesa e diffonderà la sua luce? Ci sono persone, anzi, figure di riferimento, che pensi non se ne andranno mai. Karl Lagerfeld era tra queste. Non solo per l’ambito della moda. Chi non conosce la sua chioma, raccolta in un codino rocaille, i suoi outfit, la sua attitude militaresca? Una volontà di ferro lo aveva fatto dimagrire fino all’ascesi. Si era trasformato in ologramma. Nato ad Amburgo nel 1933. Di quella città narrata da Thomas Mann, portava impresso l’imprinting di civiltà borghese e di rigidità nei modi.

C’ero anch’io al Grand Palais a Parigi, a fine gennaio scorso. Fuori cadeva la neve, faceva freddo, quando, alla fine del défilé Haute Couture Chanel, KL non si è presentato a salutare il suo pubblico. L’annuncio seguente sapeva di presagio. Il silenzio è sceso di colpo nella navata, raggelando i fiori e le aure mediterranee della mise-en-scène. Un corto circuito, che fece avvertire a tutti un senso di vuoto. Karl era l’ultimo di una specie. Un mostro sacro sopravvissuto a una generazione forse irripetibile di couturier. Ma in più possedeva una facoltà di metamorfosi, una capacità di sfuggire a ogni datazione e di divinare il futuro, che gli faceva leggere lo Zeitgeist in maniera puntuale, accogliendone di continuo le suggestioni, i linguaggi, i tic e anche le contraddizioni. Inventava modernità, cavalcando il succedersi del contemporaneo come nessuno. A ottantacinque anni andava pazzo delle tecnologie, dei giochi elettronici che lo entusiasmavano come un teenager. Kaiser Karl non ha mai abdicato a se stesso per rifugiarsi in un empireo di ripetizione, chiudendosi, come hanno fatto in molti del suo ambiente, dentro un’arcadia foderata di specchi. Sapeva scommettersi fino in fondo, azzardare, ogni volta. Questa la sua forza. Oltre a praticare un’auto-disciplina da Junker prussiano, e a permettersi uno humour sferzante, contraltare di un’etica di lavoro da stakanovista.

Quarant’anni da Chanel che hanno declinato il verbum di Mademoiselle in mille modi, che ne hanno ridefinito il senso e la valenza di messaggio, senza mai intaccare la magia del suo vocabolario di stile. Un caleidoscopio di tailleur e gonne longuette, Alvar Aalto e la Parigi jazz degli anni Venti, petali di ceramica di Sévres che fiorivano su texture di micro-paillettes d’argento; l’oriente e la Vienna di Klimt e Schiele o la Berlino di Weimar e Otto Dix. Carrellate e digressioni fictional che però riportano a una sola fucina semantica: Chanel. L’erede è già stata annunciata: Virginie Viard, la principale collaboratrice di KL, che saprà traghettare la Maison in questo passaggio. Karl cambiava, ostinatamente. Chi non cambiava restava là. Basti pensare alla sua passione di collezionista, nata con le grazie di un Settecento che è rimasto tra le ispirazioni della sua poetica, alla sua raccolta di mobili, dipinti e arredi Louis XV e Louis XVI. Un universo poi disperso all’asta senza ripensamenti, così come quelli venuti in seguito. Passando dalla Wiener Werkstätte al neo-pop Ottanta del Gruppo Memphis, fino alle digressioni nel design più attuale. Non di rado lo si incrociava alla Galerie Kreo, in cerca di qualcosa di nuovo. Il suo talento di fotografo, viceversa, ha una caratura sospesa tra epoche e territori artistici e letterari.

Fendi è l’altro capitolo del segno e della lungimiranza di Karl, sperimentatore di tecniche e materie. Vi approda nel 1966, stabilendo il caso di maggiore longevità di un designer alla guida di una maison. Dal suo sacco esce di tutto, in collaborazione con le cinque sorelle, con Carla in particolare, con cui condivide un’amicizia. Non di rado lo vedevo con lei alla Rosetta e da Assunta Madre, a Roma. Quello con Fendi è un itinerario di mezzo secolo testimoniato da un patrimonio di croquis siglati dalla sua mano. Un rapporto che ha dato vita al logo della doppia F e al tessuto ‘Zucca’, le pellicce che da status symbol sono diventate moda. Una sfida di innovazione. Vedi il film concepito nei primi anni Settanta come advertising per la neonata beachwear collection, The Glory of Water, miscelando fontane barocche e mood gypset, sullo sfondo di una Roma che sembra precorrere il Bertolucci mélo de La Luna. Affiora dalla memoria il fantasma del dandy Jacques de Bascher, il feuilleton di una vicenda dal finale amaro. Con il clan femminile Fendi, Lagerfeld coltiva lungo decenni una consuetudine familiare, che si allarga su quattro generazioni, dalla capostipite Adele fino a Leonetta, la figlia minore di Silvia Venturini Fendi. Proprio Leonetta rammenta sempre la dolcezza e la pazienza di questo dragone. Racconta di se stessa bambina sotto il tavolo dove Karl e Silvia lavorano insieme, fogli fitti di disegni che cadono a terra, sui quali lei scarabocchiava. Tutto e il contrario di tutto.

Karl Lagerfeld è un ossimoro, un mistero da decifrare, pur nella sua chiarezza. Mutazione e alchimia. Un conservatore sulle barricate. Rimane suggello di un respiro di modernità e di una caratura di stile cui, più che mai oggi, in clima di citazionismo e grand-guignol, è difficile stare dietro. Di lui ogni cosa sfuma nella leggenda, perfino il gatto, Choupette.

Chanel per Parigi
il Grand Palais ospita la Cruise

 
Chanel Haute Couture FW 2018

 
Chanel Ready-to-Wear FW 2017

 
Chanel Ready-to-Wear SS 2018

 
Chanel Haute Couture Spring 2018

Il 3 maggio 2019, Chanel presenterà la sua Cruise Collection al Grand Palais di Parigi, location che dal 2005 accoglie gli show di Haute Couture e prêt-à-porter della maison. Valorizzato dal talento creativo di Karl Lagerfeld, che di stagione in stagione propone allestimenti che rispecchiano lo spirito delle collezioni, il Grand Palais è stato tramutato in una stazione spaziale con annessa navicella per la FW 2017, ha ospitato una cascata circondata da piante e rocce durante la sfilata SS 2018, ed è stato adibito a giardino francese con patio e fiori freschi per l’Haute Couture Spring 2018.

Inoltre, a febbraio dello scorso anno, Chanel è diventato sponsor principale del Grand Palais, pianificando una sua totale ristrutturazione che partirà nel dicembre 2020 per poi concludersi nel 2024, e ospiterà eventi internazionali di moda e arte.

«Chanel e il Grand Palais hanno sviluppato uno stretto legame, che è stato avviato da Karl Lagerfeld nel 2005. Per Chanel, il Grand Palais, e in particolare la sua eccezionale navata dove si svolgono le nostre sfilate di moda, è molto più di un semplice monumento nel cuore di Parigi. La sua straordinaria architettura la rende una vera fonte di ispirazione e creazione per Karl Lagerfeld» ha dichiarato Bruno Pavlovsky, Fashion President di Chanel.

Chanel porta il mare sulla neve

Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant
Couchevel Ephemeral Boutique. Ph. Olivier Saillant

Per nove anni, Chanel ha accolto gli avventori della stazione sciistica di Courchevel nella sua boutique temporanea. La superficie di 160m2, organizzata su due piani, ospita un décor che si rinnova di stagione in stagione, ispirandosi allo stile delle singole collezioni, e mostra ora al pubblico l’Autunno Inverno 2018 Ready-to-Wear e la Cruise 2019.

All’entrata, la scritta Chanel è ricreata con sculture di metallo nero perforato e laccato alte 1.2 metri. Ogni lettera è dotata di un sistema a luci LED che si accende non appena fa buio.

All’interno, linee grafiche e una palette neutra di bianco e nero si mescolano per esprimere l’identità della maison. Una nota calda di bronzo dalle sfumature rosse si sprigiona dagli abiti della Cruise 2018 e dall’alternanza di parquet e tappeti del pavimento. I muri di un bianco puro sono intramezzati da linee nere in rilievo. Interno ed esterno giocano con luci ed ombre, amplificando il contrasto cromatico per creare un senso di prospettiva e profondità dello spazio. Otto grandi nicchie dalla doppia geometria intersecano cerchi e quadrati, e al loro interno si trovano gli accessori della collezione. Attorno a esse invece ci sono gli abiti. Il centro della boutique ospita un monolite bianco con una striscia nera dipinta, dove sono esposti orologi, gioielli e occhiali.

Simbolo distintivo della maison, la scala in ferro nero laccato che si ispira a quella originale del 31 di rue Cambon a Parigi. Salendola, si raggiunge l’area dedicata alle scarpe, dove il parquet si alterna a tappeti neri. Frammenti di satin rosso e sgabelli ottomani completano il décor, impostato su un design grafico e sull’attenzione al dettaglio.

La Courchevel boutique sarà aperta dal 12 dicembre 2018 sino alla fine di aprile 2019.

Non uscire mai senza cappello

Haute Couture Spring Summer 2018
Haute Couture Spring Summer 2018
Haute Couture Spring Summer 2018
Haute Couture Spring Summer 2018
Haute Couture Spring Summer 2018
Haute Couture Spring Summer 2018
Haute Couture Spring Summer 2018
Haute Couture Spring Summer 2018
Cruise Collection 2018-2019
Cruise Collection 2018-2019
Cruise Collection 2018-2019
Cruise Collection 2018-2019
Cruise Collection 2018-2019
Cruise Collection 2018-2019
Cruise Collection 2018-2019

Il cappello è simbolo del fascino di Chanel: è grazie ad esso che Gabrielle iniziò a creare moda. Nel 1910 aprì il suo primo negozio di modisteria al 21 di rue Cambon – un successo presso le donne e le attrici dell’epoca che indossavano le sue creazioni in città e sul palcoscenico.

Il primo modello ad essere reinterpretato da mademoiselle è stato basco. Lo ha adottato dall’abbigliamento maschile, rendendolo femminile con l’aggiunta di una spilla. Per lei era più di un extra, era una firma stilistica, un accessorio sempre presente nelle sue collezioni, che non ha mai smesso di essere proposto nel corso delle stagioni attraverso le creazioni di Karl Lagerfeld, che per la collezione Ready to Wear 2018-2019 ha scelto il boater.

Il designer propone cappelli in tweed, con tesa rovesciata, una forma arrotondata, rifiniti con nastro nero. La sua versione del boater evoca il mare: è preceduta da un pompon a mezza sfera rosso — un cenno del capo dei marinai. Con una tesa un po’ scoscesa, portata dritta sulla testa per enfatizzare lo sguardo, la paglietta in paglia di grano, immaginata dalla Maison Michel, è composta da due parti distinte: l’orlo può essere indossato da solo come una visiera.

Karl Lagerfeld gioca anche con i copricapi velati nelle sue collezioni. Nel 1996 per l’Haute Couture primavera-estate, ha reso omaggio alla silhouette di Gabrielle Chanel con un abito in pizzo dorato e un copricapo con un velo impreziosito da fiori. Nel 2015, sempre per l’Haute Couture primavera-estate, ha reinventato il velo abbinandolo a berretti in lana vergine, fondendo così lo streetwear e la raffinatezza couture. Più recentemente ancora, per la collezione Haute Couture primavera-estate 2018, i veli hanno accompagnato ogni silhouette. In una serie di tulle, trasparenze, ricami e associazioni sottili, giocano con sfumature di proporzione e volume, e sono sormontati da fiori primaverili realizzati dalla Maison di Lemarié. Fiori di chiffon, seta o tweed, perline e piume si intrecciano ad arte per inventare gioielli per la testa.

Se la montagna non va da Chanel…

Margot Robbie for Coco Neige ad campaign. Ph. Karl Lagerfeld
Margot Robbie for Coco Neige ad campaign. Ph. Karl Lagerfeld
Margot Robbie for Coco Neige ad campaign. Ph. Karl Lagerfeld
Margot Robbie for Coco Neige ad campaign. Ph. Karl Lagerfeld
Margot Robbie for Coco Neige ad campaign. Ph. Karl Lagerfeld
Margot Robbie for Coco Neige ad campaign. Ph. Karl Lagerfeld
Margot Robbie for Coco Neige ad campaign. Ph. Karl Lagerfeld

Chanel presenta la sua prima collezione di abiti e accessori da montagna, Coco Neige. Proseguendo un progetto iniziato qualche anno fa con una serie di sci e snowboard, Karl Lagerfeld ha disegnato una linea che mixa le silhouette dell’abbigliamento sportivo invernale con i codici dell’estetica Chanel: tweed, pelle, satin, velluto e denim si accostano a materiali windproof e waterproof, con cuciture termosaldate e protezioni rinforzate. La palette prescelta ruota intorno al binomio bianco-nero, con qualche accenno di blu e fucsia.

Ogni pezzo è pensato per garantire il massimo comfort e piena libertà di movimento. I collari alti dei parka e le sotto giacche proteggono dal freddo, mentre le linee di pantaloni e salopette sono pensati per coprire gli scarponi da sci. Il tutto è decorato da elementi che richiamano i paesaggi invernali così come sorgono dai ricordi d’infanzia: motivi che riprendono le creste delle montagne, passamontagna ricamati, bottoni e spille a forma di fiocchi di neve. Gli accessori sono pensati seguendo la medesima filosofia: una commistione di praticità ed estetica.

Gli stivali hanno ricami in tweed e nylon o sono ricoperti da una folta pelliccia; le borse e gli zaini giocano con i ton sur ton – onnipresente il logo della maison. Infine, la collezione comprende anche una linea di eyewear, ideata per garantire la massima protezione dai raggi solari e dal riverbero della neve, mentre la struttura in titanio ipoallergenico resiste agli urti e protegge dal freddo. La montatura è intercambiabile, con una gamma di colori e texture che va dal color lampone al nero sino al verde pino.

Con Coco Neige, Lagerfeld immagina un abbigliamento sportivo dove il comfort incontra l’estetica Chanel.

Bag Confidential

Handbags ad Campaign 2018. Ph. by Karl Lagerfeld
Handbags ad Campaign 2018. Ph. by Karl Lagerfeld
Handbags ad Campaign 2018. Ph. by Karl Lagerfeld
Handbags ad Campaign 2018 by Karl Lagerfeld Making of pictures by Olivier Saillant
Handbags ad Campaign 2018 by Karl Lagerfeld Making of pictures by Olivier Saillant
Handbags ad Campaign 2018 by Karl Lagerfeld Making of pictures by Olivier Saillant
Handbags ad Campaign 2018 by Karl Lagerfeld Making of pictures by Olivier Saillant
Handbags ad Campaign 2018 by Karl Lagerfeld Making of pictures by Olivier Saillant
Handbags ad Campaign 2018 by Karl Lagerfeld Making of pictures by Olivier Saillant

Text by Anna Maria Giano

@annamaria.giano

 

Le collezioni di accessori Chanel rielaborano, stagione dopo stagione, la classicità dei modelli e dei tessuti cari a Mademoiselle Gabrielle, per declinarli in versioni 2.0 – si esplorano sfere cromatiche lontane dal binomio nero-oro, sostituito da punte di rosa confetto e di carta da zucchero; la pelle di vitello viene arricchita da decori in PVC e patchwork di denim e tweed; il metallo di chiusura e catene lascia il posto ad un rivestimento olografico. L’eredità stilistica che Karl Lagerfeld riceve da Gabrielle Chanel poggia su questo trasformismo di forma, su un principio di rinnovamento e messa in discussione di un’estetica da status quo, proiettando la creatività verso il cambiamento. Inviolato resta però il cuore ideologico del brand – allure, carattere, libertà.

«Lei sa che negli accessori risiede la personalità» diceva di Gabrielle la principessa Bibesco, descrivendo i suoi ingressi nei salotti da viveur sfacciata – abito nero e borsa a tracolla poggiata sulla spalla. Lontana dalla filosofia dell’eccesso di Eugenia de Montijo e dalle silhouette da faux cul con drappeggi da tappezzeria delle grandes dames di fine secolo, Chanel prediligeva il jersey e i cromatismi noir, riservando l’ecclettismo all’accessorio. Plasmando minaudiere da semplici porta cipria, avvolgendo al polso fazzoletti da taschino come fossero bracciali, una camelia in mano a sigillare la mise, Chanel ha innestato il gene dell’immaginazione nel seme della praticità, piantando questo ibrido nel terreno dell’abbigliamento femminile. Ciò che ne sboccia, nel febbraio 1955, è la borsa simbolo della maison – la 2.55. Pelle matelassé, catena in metallo, sette tasche, quella esterna ideata sulla curva del sorriso di Monna Lisa – una pensata per portare il rossetto. Accessorio sì, ma indispensabile nella definizione di una silhouette.

Karl Lagerfeld è ora preposto alla cura di questo jardin des petit pois nelle vesti di un Mendel couturier, e dalla mater matris ha dato vita a modelli cui trasmette i suoi tratti: la Gabrielle, che eredita il senso di praticità e passione estetica della madre, articolandosi in tentacoli di metallo misto-pelle simbolo della sua versatilità; la Boy, che rivela il gusto per l’abbigliamento maschile caratteristico della maison, una modaiola tomboyish con un’irriverenza à la dandy.  DNA di questa nuova generazione resta sempre il rapporto fra una donna e la sua borsa, intimo come sa essere quello fra confessore e confessante – longevo perché quei segreti affidategli tali erano, e tali sono rimasti.

Un viaggio in barca firmato Chanel

Gabrielle Chanel on the desk of the Flying Cloud, 1926
Gabrielle Chanel a Deauville, circa 1920, Collection Denise Tual
Chanel 2018/2019 Cruise Collection
Chanel 2018/2019 Cruise Collection
Chanel 2018/2019 Cruise Collection
Chanel 2018/2019 Cruise Collection
Chanel 2018/2019 Cruise Collection
Chanel 2018/2019 Cruise Collection
Chanel 2018/2019 Cruise Collection
Chanel 2018/2019 Cruise Collection

Viaggi in yacht lungo le coste francesi, tessuti leggeri e svolazzanti memori di un prendi sole demi-couture. Questi sono gli elementi cui Karl Lagerfeld, creative director della maison Chanel, si è ispirato per la Cruise 2018/2019, guardando ancora una volta allo stile personale di mademoiselle Gabrielle e alle sue vacanze sulla Flying Cloud, yacht di proprietà del Duca di Westminster. Protagonisti erano capi in maglieria, gonne midi plissettate, e scarpe dal tacco basso chiuse da una fibbia sottile per favorire agevolmente lo sbarco sulla terra ferma. Queste calzature compaiono spesso nelle collezioni Ready-to-Wear e Haute Couture di Karl Lagerfeld, ogni volta riadattate seguendo linee e design mai visti prima: con inserti preziosi o pure e semplici, con fibbia singola o doppia, con o senza tacco, seguendo i moti immaginativi del designer.

Per la Cruise 2018/2019, Lagerfeld ha scelto di conferirgli un tono ironicamente infantile, delicato e sbarazzino come le scarpe che, da bambini, si indossavano per feste e occasioni speciali. In capretto argentate, vitello bianco, impreziositi da paillettes e con un tacco impercettibile. Le Mary Jane della nuova collezione sprigionano eleganza e femminilità, mescolate al brio della comodità di una scarpa per bambini, ridefinendo la classica forma della ballerina Chanel e dandole un twist versatile. Il designer ha anche realizzato una versione modellata sullo stile casual-chic dello sportswear, con una comoda suola di gomma. L’intera collezione sarà disponibile nelle boutique a partire da novembre 2018.

Chanel CRUISE

01_2018_19_Cruise_collection_ad_campaign_by_Karl_Lagerfeld_LD
02_2018_19_Cruise_collection_ad_campaign_by_Karl_Lagerfeld_LD
03_2018_19_Cruise_collection_ad_campaign_by_Karl_Lagerfeld_LD
04_2018_19_Cruise_collection_ad_campaign_by_Karl_Lagerfeld_LD
05_2018_19_Cruise_collection_ad_campaign_by_Karl_Lagerfeld_LD

Berretti, spalle scoperte e uno sguardo verso l’orizzonte parlano di una cosa sola: navigare sul Mediterraneo. Per la collezione Cruise 2018/19, Penélope Cruz è al centro della scena come volto e ispirazione della campagna. Essendo apparsa davanti alla telecamera per alcuni dei più grandi registi del cinema, l’attrice fa ora un passo sul set Chanel.

Penélope Cruz da vita alle ultime creazioni di Karl Lagerfeld: che si tratti di maglieria o di una giacca di tweed, l’attrice guarda direttamente lo spettatore, trattenendo la nostra attenzione con la sua presenza. In altri momenti, Karl Lagerfeld cattura una distratta Penélope Cruz, forse momentaneamente persa in fantasticherie, un ricordo di viaggi passati, o immaginando la sua prossima destinazione. Avvolta in morbide strisce estive, può rilassarsi per il viaggio che la attende.

 

chanel.com

Latin Chanel

Penélope Cruz era seduta in prima fila alla sfilata haute couture Autunno Inverno di Chanel che si è svolta a Parigi – indossava un total look della Maison: abito rosa, tracolla e basco bianco.

Solo qualche ora dopo l’annuncio ufficiale: l’attrice premio Oscar è stata scelta da Karl Lagerfeld per diventare la nuova ambassador di Chanel. Non solo, sarà anche il volto della campagna pubblicitaria Cruise 18-19.

Quella tra Penélope Cruz e Chanel non è una liaison del tutto nuova: l’attrice di Jamón Jamón, Volver e Vicky Cristina Barcelona – quarantaquattro anni – ha assistito al suo primo show di Chanel nel 1999, e in più occasioni ha indossato creazioni della Maison sui red carpet internazionali.

Prima donna mediterranea a incarnare lo spirito di una Maison parisienne, Penélope incarna gli stessi tratti di positività e indipendenza già trovati nelle ambassador che l’hanno preceduta – tra cui Keira Knightley, Kristen Stewart e Lily-Rose Depp. 

 

chanel.com

Courtesy Press Office 

chanel.com@chanelofficial

Chanel – Boutique effimera a Capri

Text Federica Serrano

@federicaserrano

 

Nel cuore di Capri – in via Camerelle – Chanel riapre le porte della sua boutique effimera, progettata con un design contemporaneo che contrasta con la vegetazione mediterranea di ulivi e buganvillee in rosa. All’interno della boutique, pavimenti e nicchie sono saturi di una vernice rossa, in contrasto con il bianco: sfumature che richiamano l’esterno. Tra il decoro, la selezione della collezione Métiers d’Art Paris Amburgo 2017/18, dal prêt-à-porter Coco Beach de Chanel a borse, scarpe e accessori creati da Karl Lagerfeld. E ancora: le nuove fragranze Les Eaux de Chanel – ispirate a tre luoghi cari a Mademoiselle Coco, Deauville, Biarritz e Venezia – presentate insieme alla collezione Cruise 2018. Le vetrine ospitano una selezione di gioielli, dalla collezione Camélia Ajouré agli iconici orologi Boy.Friend e J12. La nuova boutique incarna la creatività di Chanel e riflette la storia della Maison. Sarà aperta dal 5 maggio al 14 ottobre 2018.

 

chanel.com

Courtesy Press Office

chanel.com@chanelofficial

Una trama ordita dal fato

CHANEL PARIS-HAMBURG 2017/18 - METIERS D'ART CAMPAIGN BY KARL LAGERFELD
CHANEL PARIS-HAMBURG 2017/18 - METIERS D'ART CAMPAIGN BY KARL LAGERFELD
CHANEL PARIS-HAMBURG 2017/18 - METIERS D'ART CAMPAIGN BY KARL LAGERFELD
CHANEL PARIS-HAMBURG 2017/18 - METIERS D'ART CAMPAIGN BY KARL LAGERFELD
CHANEL PARIS-HAMBURG 2017/18 - METIERS D'ART CAMPAIGN BY KARL LAGERFELD
CHANEL PARIS-HAMBURG 2017/18 - METIERS D'ART CAMPAIGN BY KARL LAGERFELD
CHANEL PARIS-HAMBURG 2017/18 - METIERS D'ART CAMPAIGN BY KARL LAGERFELD

Text Cesare Cunaccia

 

Tra la Maison Chanel e gli universi dell’espressione artistica, vi è un legame privilegiato: il ricamo. Broderies – ornati fluidi e narrativi, oppure geometrici e astratti, realizzati con filo d’oro e d’argento brunito per appannarne l’eccessiva brillantezza, arricchivano gli abiti di Mademoiselle fin dagli albori della sua parabola nella moda.

Il capitolo Kitmir sembra una trama ordita dal fato. Kitmir è la manifattura di broderies che dal 1921 e per vari anni è partner di Gabrielle Chanel. Dietro questo nome – si riferisce a un leggendario cane dell’antica mitologia persiana – si cela la granduchessa Marija Pavlovna, sorella del Granduca Dmitrij Pavlovič Romanov, che fu l’amante di Coco e tra i congiurati che assassinarono Rasputin a Palazzo Moika, a San Pietroburgo, nella nevosa notte del 30 dicembre 1916. Marija e Dmitrij, appartenenti alla famiglia imperiale russa, sono forzatamente esuli dal loro Paese, dove si era instaurato il governo bolscevico a seguito della rivoluzione del 1917. Una fiction ricamata sull’arazzo della storia.

Da Chanel, broderie significa Lesage e Montex – due realtà parigine inimitabili per tradizione e maestria, per capacità di sperimentazione tecnica e ricchezza degli archivi, rappresentata da decine di migliaia di cartoni che in parte risalgono al XIX secolo. Dai loro atelier escono meraviglie: ricami a filo e in 3D, scobidoo con pietre, cristalli, carta, legno, latex, conchiglie, raffia e cemento. Sono parte integrante di quei Métiers d’art chez Chanel che forniscono linfa al talento di Karl Lagerfeld, in un rapporto di osmosi creativa. Un dialogo continuo al centro della collezione Paris-Hamburg 2017-18, dove l’apporto del ricamo è più che mai presente.

Lesage e Montex, grazie alle mani delle loro maestranze, hanno ripreso i colori del mare del Nord, i profili dei container del porto mercantile amburghese e l’architettura dell’edificio in cui si è tenuto lo show, la Elbphilarmonie. Un mood che le immagini fotografiche realizzate da Karl Lagerfeld, con la loro atemporale e misteriosa nostalgia anni Trenta, hanno saputo catturare pienamente.

Chanel.com

Métiers d’art Paris-Hamburg collection, chanel.com/paris-hamburg-2017-18

Maison Lesage, lesage-paris.com

Chanel presenta Coco Neige

Text Lampooners

 

Karl Lagerfeld ha scelto l’attrice nominata all’Oscar Margot Robbie, ambasciatrice della Maison, per diventare il volto della campagna per la prima collezione Coco Neige di Chanel, disegnata dal couturier per l’inverno 2018/19.

Coco Neige di Chanel è una linea dedicata agli sport invernali, alla neve e all’après-ski. Combinando un guardaroba tecnico e pezzi urbani, la collezione esplora il mondo dello sci con tutta l’eleganza dei codici Chanel. Ispirazioni maschili/femminili, il lavoro del tweed e della pelle, oltre al bicolore creano il tono della collezione con le sue linee snelle e sportive.

La campagna pubblicitaria, scattata da Karl Lagerfeld, è stata realizzata su sfondo di un cielo azzurro e nuvole che formano un décor che si potrebbe immaginare sulla terrazza di uno chalet. La collezione sarà disponibile in tutte le boutique Chanel a partire da luglio 2018.

 

chanel.com

Courtesy Press Office

chanel.com@chanelofficial

Chanel Hyper Couture

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Il talento multiforme e innovativo di Karl Lagerfeld lascia ancora una volta senza fiato. Non certo per la barba candida con cui si è manifestato alla fine dello show haute couture Chanel P/E 2018. Una carrellata, quella andata in scena ieri mattina al Grand Palais, di sessantanove abiti che non si possono che definire magistrali, nel segno di un’ispirazione floreale e romantica cui alludevano i treillages voltati percorsi da pallide rose antiche, le pelouse e la fontana centrale, elementi che mettevano in scena un giardino di Bagatelle fantastico sotto la volta vetrata del Grand Palais. Il fatto è che Lagerfeld è un couturier senza pari e davvero the last of a kind. Come nessuno, ben al di là perfino delle incredibili incrostazioni di canottiglie e dei delicati ricami Lesage a microscopiche corolle e boccioli, a ghirlande rocaille o a nuvolette tonali in micro-paillettes pastello, come nessuno sa costruire e impaginare quella forma e quel gioco strutturale e dinamico che incarnano l’essenza ultima e più iconica dell’haute couture.

Gonne a tulipano, in variazioni di morfologia, di ampiezza e di lunghezze, ma anche pantaloni e inediti shorts. Le spalle dei tailleur, l’emblema di Chanel, enfatizzate e arrotondate guardando agli anni Ottanta, silhouette a trapezio e a cloche ammorbidite da applicazioni di piume fluttuanti, bagliori di strass su balze a petalo di organza. Tulle per sfumare, per intonare un inno alla leggerezza: quella più significante, concettuale e virtuosistica. Tweed imprendibili di varie tramature, combinazioni e nuances, talvolta en suite con gli stivaletti dal platform in perspex trasparente. Mille-fleurs pastello neo-vittoriani, una tavolozza di rosa tenui e luminosi, di ciclamino, di verdi d’ogni gradazione, fino al peridoto e allo smeraldo, con tocchi di bluette e nero, di avorio e acqua. Soprabiti disegnati e tuniche vagamente inizio Novecento, jump-suits siderali in paillettes argento vivo, pizzo soffuso, gocce di rugiada sul tulle point-d’esprit delle velette fermate in alto da piccoli bouquet. Infine, la sposa, una moschettiera in bianco ottico dai cuissard sensuali e guasconi, ammantata da una montagna di piume candide e golose come panna montata.

Courtesy of Press Office
chanel.com – @chanelofficial

Carla Fendi

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Carla Fendi, nata nel 1937, è scomparsa ieri dopo una lunga malattia, all’età di 80 anni. Quarta delle cinque mitiche sorelle Fendi – le cinque dita di una stessa mano, le hanno definite – , che hanno reso grande il brand romano. Carla aveva un temperamento forte, coraggioso e combattivo ma venato di una dolcezza avvolgente. Era un mix d’impulsività e di azione, di curiosità intellettuale e di pensiero. Password: autodisciplina, grazie a un rigore che le veniva dalla severa educazione e dall’imprinting aziendale trasmessole dalla madre Adele, la fondatrice del marchio. Carla è stata una figura cruciale per Fendi fin dagli esordi sul campo negli anni Sessanta, giovanissima, di cui è rimasta Presidente Onorario anche dopo l’acquisizione da parte di LVMH. Molto vicina a Karl Lagerfeld, dal 1966 creative director della Maison, Carla Fendi ha capito in tempi non sospetti l’importanza della comunicazione e dei rapporti di compenetrazione tra moda e arte. Ha instaurato un serrato dialogo con il teatro, l’opera e il cinema in particolare. C’erano lei e la sua fervida capacità visionaria, ad esempio, dietro agli iconici frames che immortalano Silvana Mangano nel viscontiano Gruppo di famiglia in un interno e dietro alla sfilata di pellicce della scandalosa Bohème di Puccini messa in scena da Ken Russell nel 1984 allo Sferisterio di Macerata. Malgrado gli impedimenti del male che l’aveva colpita e la perdita dell’uomo con cui aveva condiviso vita e passioni, il marito Candido Speroni, avvenuta nel 2013, Carla fino alla fine ha continuato a esercitare la sua attività di mecenate e a impegnarsi nella Fondazione che portava il suo nome, in special modo sostenendo l’amatissimo Festival di Spoleto. Donna di lungimirante progettualità intellettuale, epicentro di tutta una texture di relazioni con artisti e creativi, va ricordata anche per l’esigente gusto collezionistico, testimoniato dalla sua residenza romana a Palazzo Ruspoli. Una casa dalla sofisticazione tonale che spaziava attraverso epoche e ambiti stilistici, i più lontani e diversi. Mi vengono in mente la sua commozione e il suo sorriso che le illuminavano gli occhi, bizantini e profondi, al concerto finale di Spoleto Festival nel luglio 2015, quando l’amico direttore d’orchestra Jeffrey Tate, nella cavea abbagliante del duomo della città umbra, a sorpresa, come bis, dedicò a Candido Speroni un brano del Candide di Leonard Bernstein. Di Carla Fendi resta indelebile la luminosità e l’azzardo creativo senza filtri ed esitazioni. Apporto fondamentale al milieu della moda e della cultura.

Image from Pinterest

Chanel’s Gabrielle Bag

Testo Paola Corazza

«La chiamavano tutti Coco, ma il suo vero nome era Gabrielle. Un nome perfetto per una borsa che racchiude tutti i codici di Chanel». Karl Lagerfeld. Gabrielle Chanel, per tutti Coco, ha inventato uno stile e emancipato la donna della sua epoca, anticipando tendenze e proponendo codici estetici. Come quelli della borsa che immagina nel 1955 per rendere la donna libera nei movimenti, coniugando estetica e funzionalità. Negli ultimi trent’anni, Karl Lagerfeld ha rinnovato questa storia e oggi crea una nuova borsa, che chiama come lei: GABRIELLE de CHANEL. Presentata alla sfilata prêt-à-porter PE 2017, la borsa si ispira alla forma degli occhiali oversize e alle custodie da binocolo che gli uomini portavano a tracolla alle corse ippiche. Gabrielle amava attingere alla moda maschile. GABRIELLE de CHANEL è una borsa, in linea con il desiderio di comfort di Mademoiselle Si declina in versione hobo, disponibile in tre modelli: zaino, shopper e borsa. La campagna per la nuova borsa rende omaggio a Gabrielle attraverso quattro muse moderne: Kristen Stewart, volto della maison, e poi Cara Delevingne, Caroline de Maigret e Pharrell Williams, amici e ambassador della maison, interpreti dell’eleganza, della bellezza, del mito di Gabrielle.Oltre agli scatti, realizzati da Lagerfeld, quattro cortometraggi, in uscita a partire dal 3 aprile, preceduti da teaser e trailer pubblicati sui canali social del marchio.

#TheCHANELGABRIELLEbag

#GabrielleChanel

GABRIELLE de CHANEL

Il corpo, che poggia su una base rigida termoformata, è estremamente leggero e ultramorbido: un contrasto nella struttura che conferisce alla borsa una tenuta perfetta, facilitando la ricerca al suo interno. Fedele al desiderio di comfort di Gabrielle Chanel, si adatta perfettamente alle forme per assecondare ogni movimento senza intralciarlo. La tracolla regolabile è accompagnata da una doppia catena intrecciata in pelle e metallo dorato e argentato. Un dettaglio originale che consente di indossare la borsa in tre modi diversi: a spalla, a tracolla o entrambe, facendo passare la catena su una spalla e poi, in diagonale, sull’altra. La borsa si adatta così alla personalità, alla situazione o all’umore di chi la indossa.

Realizzata in pelle di vitello invecchiata (corpo matelassé e base liscia), in tinta unita bianca o nera, oppure bicolore (bianco/nero, blu marine/nero, beige/nero), la borsa GABRIELLE de CHANEL si declina in versione hobo, disponibile in tre modelli, zaino, shopper grande e borsa morbida inserita in una mezza-scocca rigida. È proposta in numerose varianti: alle versioni in pelle si aggiungono quelle in pitone nero e in colori brillanti, giallo, rosa, rosso, blu e verde acqua. La fodera è in tela color granata, raffinato riferimento alle prime borse create da Mademoiselle Chanel.

Cara Delevingne

Kristen Stewart

Creative Direction Federico Alpi
Directed and edited by Mama Video
Styling Carolina Fusi
Models Blagomir @ Brave Model Management, Kethelin V. @2M Model, Lilith Zang @ Urban, Madalina @MP Management, Maya D @ 2M Model, Svetlana @ 2M Model
Hair Pierpaolo Massafra @ TIGI Professional
Hair assistant, Jessica Keim
Make up Sara Del Re @ Freelancer Artist Agency

Store
CHANEL MILANO
Via Sant’ Andrea 10
20121 Milano

 
Images courtesy of press office

CHANEL RELOADED

Testo Cesare Cunaccia @cesarecunacciaofficial   Leggerezza, una fiaba giocata su una palette dai toni delicati e fuggenti. Rosa cipria, una tavolozza luminosa d’avorio e off white, di noisette, di argento perlaceo e di mauve. Cascate di paillettes come pleiadi di stelle, applicazioni di piume che smussano le linee e i tagli magistrali, concrezioni di volant onirici. Chanel, sotto la guida dell’Übercouturier Karl Lagerfeld, non cessa mai di disegnare contorni inattesi, reinventando ispirazioni e vocabolari assodati con estro metamorfico. Questa volta, oltre alla leggerezza – anche secondo il canone di una libertà creativa che riassume in sé, trasformandolo nel segno della maison – una sorta di viaggio attraverso le ispirazioni couture del XX secolo. Silhouette a clessidra dagli inizi del Novecento, abiti corti anni Venti bordati di marabù, scivolate robes-vestaglia anni Trenta ricamati fittamente sulle maniche che sbocciano di acanti, le gonne a corolla ampia dei Cinquanta la cui geometria si materializza nel più evanescente dentelle noir da maja goyesca. I tailleur sono segnati in vita verso l’alto da cinture in tessuto, appena sotto il seno. La trama del tweed-signature spesso si assottiglia, si muta in segno astratto, in vibrazione tonale, oppure si scioglie in echi metallici e pulsanti pulviscoli cromatici. Quando nel finale esce Lily-Rose Depp, diciassette anni, figlia di una musa di Karl Lagerfeld quale è Vanessa Paradis, seguita da uno strascico di ruches in tulle rosa, il sortilegio finalmente si rivela, il presagio si compie, Atemporale, irrinunciabilmente giovane e romantico. La vie en rose.

Images courtesy of press office Chanel www.chanel.com

FENDI CHRONICLES

Testo Cesare Cunaccia @cesarecunacciaofficial   Fendi nel 2016 compie novant’anni con freschezza e vitalità progettuale. Attraverso nove decenni di esistenza, la metamorfica parabola creativa della Maison romana traccia un itinerario di suggestioni nel solco di una modernità che diventa destino. Il plot del marchio si nutre di ispirazioni, di imprestiti i più vari, che ogni volta vengono rimeditati e smontati fino alla purezza sconcertante del segno assoluto e nucleare, fino a trasformarli in altro, quindi miscelati con ulteriori apporti, anch’essi atomizzati, stravolti e sovvertiti. Dati, impressioni e immaginari sezionati e portati all’essenza, siano essi i Suprematisti sovietici o il Dada, Kubin e l’oro bizantino di Klimt, lo Jugendstil fra Praga e Parigi di Alphonse Mucha, i Cinetici italiani anni Sessanta e la Wiener Werkstätte, Borromini, Damien Hirst o una vibrante tavolozza Fauve. Oppure, ancora, un caleidoscopio di ironiche e divertite citazioni iperpop, il comic patinato e vinilico di Valentina e tanti frame cinematografici, noir, commedie sofisticate, fragranze autoriali che poi vanno a comporsi in una texture immancabilmente innovativa ed emozionante. Roma, la Città eterna, di suo è uno smisurato contenitore di semantiche e bellezza. La cifra dell’Urbe, il reale significato del suo essere immortale, è proprio racchiusa in una vertiginosa partita di sovrapposizioni e intrecci, come una matassa di radici che connettono immediatamente una storia millenaria al presente e ai file ancora ignoti che contengono il futuro. Roma è Fendi e Fendi è Roma. Sono dimensioni accumunate da una medesima capacità di sintesi e visionarietà, dalla stessa appartenenza a un’emanazione estetica atemporale, impossibile da datare e da sigillare in qualsiasi casellario prestabilito. Fendi significa accessori must, il tessuto Zucca, un logo che condensa mezzo secolo di direzione artistica di Karl Lagerfeld. Pellicce intarsiate, tricot, rasate e scolpite, intrise di piume, colorate e decolorate per campi cromatici, leggerezza, metatesi materiche e broderie féerique. Insomma, irripetibili oggetti del desiderio. La fluidità impalpabile ma sculturale del mantello ‘Mappamondo’, anno 1967, accanto alla cappa in visone peau d’ange miscelato a piume in gradazione, una nuvola rosa pallido della prima Haute Fourrure a Parigi, nell’estate 2015. Ora, un ritrovato romanticismo, estremamente giovane. Solari broccati aurei da Marie Antoinette odierna, trasparenze, raffinate e sapientemente contraddittorie aritmie formali, provocatorio bon ton, come nell’ultimo show prêt-à-porter milanese. Il mitico motivo di pellicceria ‘Astuccio’, ieratico e rivoluzionario cult Fendi, si fraziona sulle centrifughe ossessioni geometriche dei pavimenti cosmateschi quanto nei grafismi di Scheggi, di Biasi e Castellani e sulle griglie rigorose del razionalismo. La dannunziana Cronachetta delle pellicce, un brano letterario magistrale per l’evocazione tattile e sensoriale che lo pervade, trascolora nel profetico e opulento mélo seventy di Gruppo di famiglia in un interno, il più accorato e intensamente politico dei film di Luchino Visconti. Un autentico manifesto dell’estetica della Maison. Fendi è tutto questo e molto, molto di più.

Text Cesare Cunaccia @cesarecunacciaofficial   In 2016 Fendi will be 90 years old and incredibly fresh and with formidable design vitality. Throughout nine decades of existence, the metamorphic creative parabola of the Roman Maison has followed an emotional itinerary full of suggestions of a modernity that became destiny. The plot line of the brand is nourished by infinite inspiration, by the most varied borrowings, that each time are remediated and taken apart down to disconcerting purity of the absolute and central idea, until these are transformed into other things. Then they are mixed with other contributions which are also atomised, altered and overturned. Details and impressions dissected and reduced to the essence, whether Soviet Suprematists or Dada, Kubin and the Byzantine gold of Klimt, the Jugendstil of Prague and Paris of Alphonse Mucha, Italian Kinetics of the 1960’s and the Wiener Werkstätte, Borromini, Damien Hirst or a vibrant Fauvist palette. Or even a kaleidoscope of ironic and entertaining hyper-pop citations, the glossy, plasticised comic of Valentina and many cinematographic frames, noir, sophisticated comedy, authorial fragrances that then are composed in an innovative, exciting texture. Rome, the Eternal City, on its own, is an immeasurable container of semantics and beauty. The figure of the Urbe, the real meaning of its being immortal, is enclosed in a dizzying game of overlapping and entwining, like a tangle of roots that instantly connect a long history to the present and to the yet unknown files containing the future. Rome is Fendi and Fendi is Rome. These are dimensions accumulated by the same capacity for synthesis and vision, by the same origins and an aesthetic emanation without time, impossible to date or seal in any predefined box. Fendi means must-have accessories, Zucca fabric, a logo that condenses half a century of artistic direction by Karl Lagerfeld. Intarsia furs, tricot, shaved and carved, full of feathers, coloured and decoloured by chromatic fields, lightness, material metathesis and broderies féerique. In short, unique objects of desire. The impalpable yet sculptural fluidity of the ‘Mappamondo’ wrap of 1967 next to the cape in peau d’ange mink mixed with a gradation of feathers, a pale pink cloud from the first Haute Fourrure in Paris in the summer of 2015. And now, a rediscovered romanticism, extremely youthful. Sunny golden brocades for the Marie-Antoinette of today, refined transparencies with consciously contradictory formal irregularities, provocative bon ton, as in the latest Milan prêt-à-porter show. The mythical fur motif ‘Astuccio’, hieratic and revolutionary cult Fendi, splits on the centrifugal geometric obsessions of the Cosmati paving as much as the graphisms of Scheggi, di Biasi and Castellani and on the strict grid of rationalism. The Cronachetta delle pellicce (Pleasure) by D’Annunzio, a masterpiece of literature for evoking the tactile and sensory that pervades it, fades in the prophetic and opulent Seventies melodrama Gruppo di famiglia in un interno (Conversation Piece), the most heartfelt and intensely political of Luchino Visconti’s films. An authentic manifesto of the aesthetics of the Maison. Fendi is all this and more, much, much more.

I capi di Fendi presentati nella gallery sono stati parte della mostra The Artisans of Dreams, cha ha avuto vita e luogo al Palazzo della Civiltà Italiana a Roma (oggi headquarter di Fendi) dal 9 luglio al 29 ottobre 2016

The Fendi garments shown in the gallery pages were part of the exhibit The Artisans of Dreams, which took place at Palazzo della Civiltà Italiana in Rome (now Fendi headquarters) from 9 July to 29 October 2016.

From The Fashionable Lampoon Issue 7 Photographer Olivia Bee Creative Direction Alexander Beckoven Hair and make up Hilary Battisti @ Simone Belli Agency Manicurist Francesca Napolitano @ Simone Belli Agency Model Caterina Ravaglia @ Img Milan Photography assistants Virgile Biechy, Lazzaro D’Alessandro Digital tech Elio Rosato Fashion assistant Carolina Fusi Special thanks to Cult, Porselli, Elisa Negri Tailoring, Mantero, Zoo Grunwald www.fendi.com

KARLITO’S

Testo Francesca Lancini

 

L’eleganza come tutto ciò che all’occhio appare magnifico, nasce da un principio semplice, l’intelligenza, ovvero l’abilità di comprendere il lato comico della vita, che in fondo è l’altro volto della saggezza. È il principio che Fendi porta avanti nell’anno del suo novantesimo compleanno. Lo dimostrano i dettagli, come la duplice B dei Bag Bugs, una serie di occhi disseminati nella collezione leisurewear di Fendi dedicata a quei luoghi in cui, per questioni climatiche, è il vestito a risaltare, ancor prima della persona: in montagna. Sciare è danzare, sostengono alcuni, ma anche una questione d’incolumità, dicono altri, perché chi decide il passo e il percorso è sempre la neve: è lei al comando. Meglio scegliere spirito e tessuti giusti.

Nel decalogo Fendi dello sciatore preparato, ai primi posti ci sono innovazione e talento, a rivelarci la possibilità di sperimentare uno sguardo fresco. Seguono le lavorazioni artigianali, che sostengono il gioco di proporzioni tra design e materiali ad alta tecnologia, condizione messa a punto da quel 1926 in cui Edoardo e Adele Fendi aprirono il negozio di pelletteria. Un susseguirsi di mani sapienti e appassionate ha accompagnato il marchio fino all’affermazione internazionale, sotto la guida dalla mente creativa di Karl Lagerfeld. Un uomo che, con le sue opere, è sempre stato in grado di cogliere il futuro di sorpresa, persino nella sua ironia, qualità fondamentale del frequentatore dei luoghi montani e sesto punto del decalogo. Il sarcasmo è impersonato da Karlito, la trasposizione di Lagerfeld in versione Fendi, che trova spazio tra un gilet intarsiato di pelliccia, una felpa con inserti di pelle e cristalli e dei guanti fatti a mano. «Mi piace reinventare me stesso», ha dichiarato spesso lo stilista, «è parte del mio lavoro». In fondo, ogni sciatore merita il suo portafortuna.

Intuizioni geniali e femminilità sono al settimo e ottavo posto. L’intuizione del nuovo, inteso come inusuale: una cresta di pelliccia sul cappuccio di una tuta da sci, la geometria di due colori che riescono a parlarsi, una stampa floreale su una tavola snowboard. Femminilità intesa come poetica dell’abito, una questione di forme che permette l’espressione della seduzione. Sì, indispensabile anche ad alta quota. Tra i dettagli che si accordano alla montagna e alle sue implicazioni, c’è il nono punto del decalogo Fendi: la pelliccia, che s’insinua negli accessori, a sottolineare gli elementi giocosi della collezione, nei capi di lusso, per esaltarne la preziosità, nelle scarpe, come tocco inedito. Le due F della Maison, pronte a formare le parole ‘Fun Fur’ (pelliccia divertente), lasciano spazio alla regola numero dieci: il marchio Fendi Roma. Un omaggio a una città complessa, dove l’eco del tempo risuona per chi la sa ascoltare, per chi ha il privilegio di coglierne la bellezza. L’energia della Maison imprigiona l’essenza di Roma in tutte le sue collezioni, dalle origini fino a oggi, per restituire alla Città eterna nuove forme e contenuti.

Francis Scott Fitzgerald, l’inventore di quel Benjamin Button che, come il mar- chio Fendi, ringiovanisce col tempo, è riuscito a definire lo charme: «Quando una ragazza sa di essere curata e vestita alla perfezione, riesce a dimenticare il proprio aspetto. Questo è fascino». Quando la realtà perde i suoi colori per cedere al bianco, Fendi arriva in soccorso a completare un racconto che per ognuno è personale, come la moda. Non c’è un solo modo di vivere la montagna, è una questione di filosofia, come non c’è un solo modo di indossare un abito: ciò che ci rende attraenti è la nostra capacità di dimenticarcene una volta indossato, l’abilità di sovrastare le insicurezze. È questo che Fendi riesce a mettere in atto, in montagna come altrove, nel passato come nelle epoche che verranno, restituire alla donna un senso di sé.

Text Francesca Lancini

 

Elegance, like all that appears magnificent to the eye, comes from a simple principle, intelligence, or the ability to comprehend the comic side of life which is fundamentally the other face of wisdom. Details. The double ‘B’ of Bag Bugs, a series of eyes spread throughout the new collection leisurewear by Fendi dedicated to those places in which, for climatic reasons, it is the garment that stands out, even before the person: the mountains. Skiing is dancing, some say, but it is also a question of safety, say others, because it is the snow that decides the pace and route and is always in command. Better to choose the right spirit and fabric.

In the Fendi Decalogue for the well prepared skier, there is first innovation and talent to reveal the possibilities of experimenting with fresh look. Then there is the artisan craftsmanship that supports the play between design and high tech materials, a key condition since 1926 when Edoardo and Adele Fendi opened their fur shop.

A progression of knowledgeable and passionate hands has accompanied the brand to international success under the guidance of the creative mind of Karl Lagerfeld. A man that, with his works, has always been able to catch the future by surprise, even ironically; a fundamental quality for those who frequent the mountains and the sixth point in the Decalogue. Sarcasm is interpreted by Karlito, the Fendi version of Lagerfeld that finds space among a fur intarsia vest, a sweatshirt with leather and crystal inserts and handmade gloves. «I like to reinvent myself,» the designer often declared, «it’s part of my work». In the end, each skier deserves his talisman.

Brilliant insight and femininity are the seventh and eighth places. Insight into the new, meaning unusual: a fur crest on the hood of a ski suit, the geometry of two colours that are able to speak to each other, a floral print on a snowboard. Femininity understood as the poetry of the garment, a question of form that allows the expression of seduction. Yes, necessary even at high altitude.

Among the details that are conceded to the mountain and its implications, there is the ninth point of the Fendi Decalogue: fur that finds its way into accessories, highlighting the playful elements of the collection, into luxury pieces, enhancing their value and into shoes for an unusual touch. The two F’s of the Maison, ready to form the words ‘Fun Fur’ leave space for rule number 10: Fendi Roma brand. Homage to a complex city, where the echo of time can be heard by those who listen and by those who have the privilege of embracing beauty. The energy of the Maison captures the essence of Rome in all its collections, from the beginning to today, giving the Eternal City new forms and substance.

Francis Scott Fitzgerald, inventor of Benjamin Button who, like the Fendi brand gets younger over time succeeded in defining charm: «When a girl feels that she is perfectly groomed and dressed she can forget that part of her. That’s charm.» When reality loses colour to white, Fendi comes to the rescue to complete a story that for each of us is personal, like fashion. There isn’t just one way to live the mountains. It’s a question of philosophy, like there is not just one way to wear a dress: what makes it attractive is our capacity to forget about it once it is on and the ability to overcome insecurity. This is what Fendi succeeds in doing, in the mountains as elsewhere, in the past as in times to come, giving back to women a sense of self.

Images from The Fashionable Lampoon Issue 7
www.fendi.com

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!