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karl lagerfeld

Carla Fendi

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Carla Fendi, nata nel 1937, è scomparsa ieri dopo una lunga malattia, all’età di 80 anni. Quarta delle cinque mitiche sorelle Fendi – le cinque dita di una stessa mano, le hanno definite – , che hanno reso grande il brand romano. Carla aveva un temperamento forte, coraggioso e combattivo ma venato di una dolcezza avvolgente. Era un mix d’impulsività e di azione, di curiosità intellettuale e di pensiero. Password: autodisciplina, grazie a un rigore che le veniva dalla severa educazione e dall’imprinting aziendale trasmessole dalla madre Adele, la fondatrice del marchio. Carla è stata una figura cruciale per Fendi fin dagli esordi sul campo negli anni Sessanta, giovanissima, di cui è rimasta Presidente Onorario anche dopo l’acquisizione da parte di LVMH. Molto vicina a Karl Lagerfeld, dal 1966 creative director della Maison, Carla Fendi ha capito in tempi non sospetti l’importanza della comunicazione e dei rapporti di compenetrazione tra moda e arte. Ha instaurato un serrato dialogo con il teatro, l’opera e il cinema in particolare. C’erano lei e la sua fervida capacità visionaria, ad esempio, dietro agli iconici frames che immortalano Silvana Mangano nel viscontiano Gruppo di famiglia in un interno e dietro alla sfilata di pellicce della scandalosa Bohème di Puccini messa in scena da Ken Russell nel 1984 allo Sferisterio di Macerata. Malgrado gli impedimenti del male che l’aveva colpita e la perdita dell’uomo con cui aveva condiviso vita e passioni, il marito Candido Speroni, avvenuta nel 2013, Carla fino alla fine ha continuato a esercitare la sua attività di mecenate e a impegnarsi nella Fondazione che portava il suo nome, in special modo sostenendo l’amatissimo Festival di Spoleto. Donna di lungimirante progettualità intellettuale, epicentro di tutta una texture di relazioni con artisti e creativi, va ricordata anche per l’esigente gusto collezionistico, testimoniato dalla sua residenza romana a Palazzo Ruspoli. Una casa dalla sofisticazione tonale che spaziava attraverso epoche e ambiti stilistici, i più lontani e diversi. Mi vengono in mente la sua commozione e il suo sorriso che le illuminavano gli occhi, bizantini e profondi, al concerto finale di Spoleto Festival nel luglio 2015, quando l’amico direttore d’orchestra Jeffrey Tate, nella cavea abbagliante del duomo della città umbra, a sorpresa, come bis, dedicò a Candido Speroni un brano del Candide di Leonard Bernstein. Di Carla Fendi resta indelebile la luminosità e l’azzardo creativo senza filtri ed esitazioni. Apporto fondamentale al milieu della moda e della cultura.

Image from Pinterest

Chanel’s Gabrielle Bag

Testo Paola Corazza

«La chiamavano tutti Coco, ma il suo vero nome era Gabrielle. Un nome perfetto per una borsa che racchiude tutti i codici di Chanel». Karl Lagerfeld. Gabrielle Chanel, per tutti Coco, ha inventato uno stile e emancipato la donna della sua epoca, anticipando tendenze e proponendo codici estetici. Come quelli della borsa che immagina nel 1955 per rendere la donna libera nei movimenti, coniugando estetica e funzionalità. Negli ultimi trent’anni, Karl Lagerfeld ha rinnovato questa storia e oggi crea una nuova borsa, che chiama come lei: GABRIELLE de CHANEL. Presentata alla sfilata prêt-à-porter PE 2017, la borsa si ispira alla forma degli occhiali oversize e alle custodie da binocolo che gli uomini portavano a tracolla alle corse ippiche. Gabrielle amava attingere alla moda maschile. GABRIELLE de CHANEL è una borsa, in linea con il desiderio di comfort di Mademoiselle Si declina in versione hobo, disponibile in tre modelli: zaino, shopper e borsa. La campagna per la nuova borsa rende omaggio a Gabrielle attraverso quattro muse moderne: Kristen Stewart, volto della maison, e poi Cara Delevingne, Caroline de Maigret e Pharrell Williams, amici e ambassador della maison, interpreti dell’eleganza, della bellezza, del mito di Gabrielle.Oltre agli scatti, realizzati da Lagerfeld, quattro cortometraggi, in uscita a partire dal 3 aprile, preceduti da teaser e trailer pubblicati sui canali social del marchio.

#TheCHANELGABRIELLEbag

#GabrielleChanel

GABRIELLE de CHANEL

Il corpo, che poggia su una base rigida termoformata, è estremamente leggero e ultramorbido: un contrasto nella struttura che conferisce alla borsa una tenuta perfetta, facilitando la ricerca al suo interno. Fedele al desiderio di comfort di Gabrielle Chanel, si adatta perfettamente alle forme per assecondare ogni movimento senza intralciarlo. La tracolla regolabile è accompagnata da una doppia catena intrecciata in pelle e metallo dorato e argentato. Un dettaglio originale che consente di indossare la borsa in tre modi diversi: a spalla, a tracolla o entrambe, facendo passare la catena su una spalla e poi, in diagonale, sull’altra. La borsa si adatta così alla personalità, alla situazione o all’umore di chi la indossa.

Realizzata in pelle di vitello invecchiata (corpo matelassé e base liscia), in tinta unita bianca o nera, oppure bicolore (bianco/nero, blu marine/nero, beige/nero), la borsa GABRIELLE de CHANEL si declina in versione hobo, disponibile in tre modelli, zaino, shopper grande e borsa morbida inserita in una mezza-scocca rigida. È proposta in numerose varianti: alle versioni in pelle si aggiungono quelle in pitone nero e in colori brillanti, giallo, rosa, rosso, blu e verde acqua. La fodera è in tela color granata, raffinato riferimento alle prime borse create da Mademoiselle Chanel.

Cara Delevingne

Kristen Stewart

Creative Direction Federico Alpi
Directed and edited by Mama Video
Styling Carolina Fusi
Models Blagomir @ Brave Model Management, Kethelin V. @2M Model, Lilith Zang @ Urban, Madalina @MP Management, Maya D @ 2M Model, Svetlana @ 2M Model
Hair Pierpaolo Massafra @ TIGI Professional
Hair assistant, Jessica Keim
Make up Sara Del Re @ Freelancer Artist Agency

Store
CHANEL MILANO
Via Sant’ Andrea 10
20121 Milano

 
Images courtesy of press office

CHANEL RELOADED

Testo Cesare Cunaccia @cesarecunacciaofficial   Leggerezza, una fiaba giocata su una palette dai toni delicati e fuggenti. Rosa cipria, una tavolozza luminosa d’avorio e off white, di noisette, di argento perlaceo e di mauve. Cascate di paillettes come pleiadi di stelle, applicazioni di piume che smussano le linee e i tagli magistrali, concrezioni di volant onirici. Chanel, sotto la guida dell’Übercouturier Karl Lagerfeld, non cessa mai di disegnare contorni inattesi, reinventando ispirazioni e vocabolari assodati con estro metamorfico. Questa volta, oltre alla leggerezza – anche secondo il canone di una libertà creativa che riassume in sé, trasformandolo nel segno della maison – una sorta di viaggio attraverso le ispirazioni couture del XX secolo. Silhouette a clessidra dagli inizi del Novecento, abiti corti anni Venti bordati di marabù, scivolate robes-vestaglia anni Trenta ricamati fittamente sulle maniche che sbocciano di acanti, le gonne a corolla ampia dei Cinquanta la cui geometria si materializza nel più evanescente dentelle noir da maja goyesca. I tailleur sono segnati in vita verso l’alto da cinture in tessuto, appena sotto il seno. La trama del tweed-signature spesso si assottiglia, si muta in segno astratto, in vibrazione tonale, oppure si scioglie in echi metallici e pulsanti pulviscoli cromatici. Quando nel finale esce Lily-Rose Depp, diciassette anni, figlia di una musa di Karl Lagerfeld quale è Vanessa Paradis, seguita da uno strascico di ruches in tulle rosa, il sortilegio finalmente si rivela, il presagio si compie, Atemporale, irrinunciabilmente giovane e romantico. La vie en rose.

Images courtesy of press office Chanel www.chanel.com

FENDI CHRONICLES

Testo Cesare Cunaccia @cesarecunacciaofficial   Fendi nel 2016 compie novant’anni con freschezza e vitalità progettuale. Attraverso nove decenni di esistenza, la metamorfica parabola creativa della Maison romana traccia un itinerario di suggestioni nel solco di una modernità che diventa destino. Il plot del marchio si nutre di ispirazioni, di imprestiti i più vari, che ogni volta vengono rimeditati e smontati fino alla purezza sconcertante del segno assoluto e nucleare, fino a trasformarli in altro, quindi miscelati con ulteriori apporti, anch’essi atomizzati, stravolti e sovvertiti. Dati, impressioni e immaginari sezionati e portati all’essenza, siano essi i Suprematisti sovietici o il Dada, Kubin e l’oro bizantino di Klimt, lo Jugendstil fra Praga e Parigi di Alphonse Mucha, i Cinetici italiani anni Sessanta e la Wiener Werkstätte, Borromini, Damien Hirst o una vibrante tavolozza Fauve. Oppure, ancora, un caleidoscopio di ironiche e divertite citazioni iperpop, il comic patinato e vinilico di Valentina e tanti frame cinematografici, noir, commedie sofisticate, fragranze autoriali che poi vanno a comporsi in una texture immancabilmente innovativa ed emozionante. Roma, la Città eterna, di suo è uno smisurato contenitore di semantiche e bellezza. La cifra dell’Urbe, il reale significato del suo essere immortale, è proprio racchiusa in una vertiginosa partita di sovrapposizioni e intrecci, come una matassa di radici che connettono immediatamente una storia millenaria al presente e ai file ancora ignoti che contengono il futuro. Roma è Fendi e Fendi è Roma. Sono dimensioni accumunate da una medesima capacità di sintesi e visionarietà, dalla stessa appartenenza a un’emanazione estetica atemporale, impossibile da datare e da sigillare in qualsiasi casellario prestabilito. Fendi significa accessori must, il tessuto Zucca, un logo che condensa mezzo secolo di direzione artistica di Karl Lagerfeld. Pellicce intarsiate, tricot, rasate e scolpite, intrise di piume, colorate e decolorate per campi cromatici, leggerezza, metatesi materiche e broderie féerique. Insomma, irripetibili oggetti del desiderio. La fluidità impalpabile ma sculturale del mantello ‘Mappamondo’, anno 1967, accanto alla cappa in visone peau d’ange miscelato a piume in gradazione, una nuvola rosa pallido della prima Haute Fourrure a Parigi, nell’estate 2015. Ora, un ritrovato romanticismo, estremamente giovane. Solari broccati aurei da Marie Antoinette odierna, trasparenze, raffinate e sapientemente contraddittorie aritmie formali, provocatorio bon ton, come nell’ultimo show prêt-à-porter milanese. Il mitico motivo di pellicceria ‘Astuccio’, ieratico e rivoluzionario cult Fendi, si fraziona sulle centrifughe ossessioni geometriche dei pavimenti cosmateschi quanto nei grafismi di Scheggi, di Biasi e Castellani e sulle griglie rigorose del razionalismo. La dannunziana Cronachetta delle pellicce, un brano letterario magistrale per l’evocazione tattile e sensoriale che lo pervade, trascolora nel profetico e opulento mélo seventy di Gruppo di famiglia in un interno, il più accorato e intensamente politico dei film di Luchino Visconti. Un autentico manifesto dell’estetica della Maison. Fendi è tutto questo e molto, molto di più.

Text Cesare Cunaccia @cesarecunacciaofficial   In 2016 Fendi will be 90 years old and incredibly fresh and with formidable design vitality. Throughout nine decades of existence, the metamorphic creative parabola of the Roman Maison has followed an emotional itinerary full of suggestions of a modernity that became destiny. The plot line of the brand is nourished by infinite inspiration, by the most varied borrowings, that each time are remediated and taken apart down to disconcerting purity of the absolute and central idea, until these are transformed into other things. Then they are mixed with other contributions which are also atomised, altered and overturned. Details and impressions dissected and reduced to the essence, whether Soviet Suprematists or Dada, Kubin and the Byzantine gold of Klimt, the Jugendstil of Prague and Paris of Alphonse Mucha, Italian Kinetics of the 1960’s and the Wiener Werkstätte, Borromini, Damien Hirst or a vibrant Fauvist palette. Or even a kaleidoscope of ironic and entertaining hyper-pop citations, the glossy, plasticised comic of Valentina and many cinematographic frames, noir, sophisticated comedy, authorial fragrances that then are composed in an innovative, exciting texture. Rome, the Eternal City, on its own, is an immeasurable container of semantics and beauty. The figure of the Urbe, the real meaning of its being immortal, is enclosed in a dizzying game of overlapping and entwining, like a tangle of roots that instantly connect a long history to the present and to the yet unknown files containing the future. Rome is Fendi and Fendi is Rome. These are dimensions accumulated by the same capacity for synthesis and vision, by the same origins and an aesthetic emanation without time, impossible to date or seal in any predefined box. Fendi means must-have accessories, Zucca fabric, a logo that condenses half a century of artistic direction by Karl Lagerfeld. Intarsia furs, tricot, shaved and carved, full of feathers, coloured and decoloured by chromatic fields, lightness, material metathesis and broderies féerique. In short, unique objects of desire. The impalpable yet sculptural fluidity of the ‘Mappamondo’ wrap of 1967 next to the cape in peau d’ange mink mixed with a gradation of feathers, a pale pink cloud from the first Haute Fourrure in Paris in the summer of 2015. And now, a rediscovered romanticism, extremely youthful. Sunny golden brocades for the Marie-Antoinette of today, refined transparencies with consciously contradictory formal irregularities, provocative bon ton, as in the latest Milan prêt-à-porter show. The mythical fur motif ‘Astuccio’, hieratic and revolutionary cult Fendi, splits on the centrifugal geometric obsessions of the Cosmati paving as much as the graphisms of Scheggi, di Biasi and Castellani and on the strict grid of rationalism. The Cronachetta delle pellicce (Pleasure) by D’Annunzio, a masterpiece of literature for evoking the tactile and sensory that pervades it, fades in the prophetic and opulent Seventies melodrama Gruppo di famiglia in un interno (Conversation Piece), the most heartfelt and intensely political of Luchino Visconti’s films. An authentic manifesto of the aesthetics of the Maison. Fendi is all this and more, much, much more.

I capi di Fendi presentati nella gallery sono stati parte della mostra The Artisans of Dreams, cha ha avuto vita e luogo al Palazzo della Civiltà Italiana a Roma (oggi headquarter di Fendi) dal 9 luglio al 29 ottobre 2016

The Fendi garments shown in the gallery pages were part of the exhibit The Artisans of Dreams, which took place at Palazzo della Civiltà Italiana in Rome (now Fendi headquarters) from 9 July to 29 October 2016.

From The Fashionable Lampoon Issue 7 Photographer Olivia Bee Creative Direction Alexander Beckoven Hair and make up Hilary Battisti @ Simone Belli Agency Manicurist Francesca Napolitano @ Simone Belli Agency Model Caterina Ravaglia @ Img Milan Photography assistants Virgile Biechy, Lazzaro D’Alessandro Digital tech Elio Rosato Fashion assistant Carolina Fusi Special thanks to Cult, Porselli, Elisa Negri Tailoring, Mantero, Zoo Grunwald www.fendi.com

KARLITO’S

Testo Francesca Lancini

 

L’eleganza come tutto ciò che all’occhio appare magnifico, nasce da un principio semplice, l’intelligenza, ovvero l’abilità di comprendere il lato comico della vita, che in fondo è l’altro volto della saggezza. È il principio che Fendi porta avanti nell’anno del suo novantesimo compleanno. Lo dimostrano i dettagli, come la duplice B dei Bag Bugs, una serie di occhi disseminati nella collezione leisurewear di Fendi dedicata a quei luoghi in cui, per questioni climatiche, è il vestito a risaltare, ancor prima della persona: in montagna. Sciare è danzare, sostengono alcuni, ma anche una questione d’incolumità, dicono altri, perché chi decide il passo e il percorso è sempre la neve: è lei al comando. Meglio scegliere spirito e tessuti giusti.

Nel decalogo Fendi dello sciatore preparato, ai primi posti ci sono innovazione e talento, a rivelarci la possibilità di sperimentare uno sguardo fresco. Seguono le lavorazioni artigianali, che sostengono il gioco di proporzioni tra design e materiali ad alta tecnologia, condizione messa a punto da quel 1926 in cui Edoardo e Adele Fendi aprirono il negozio di pelletteria. Un susseguirsi di mani sapienti e appassionate ha accompagnato il marchio fino all’affermazione internazionale, sotto la guida dalla mente creativa di Karl Lagerfeld. Un uomo che, con le sue opere, è sempre stato in grado di cogliere il futuro di sorpresa, persino nella sua ironia, qualità fondamentale del frequentatore dei luoghi montani e sesto punto del decalogo. Il sarcasmo è impersonato da Karlito, la trasposizione di Lagerfeld in versione Fendi, che trova spazio tra un gilet intarsiato di pelliccia, una felpa con inserti di pelle e cristalli e dei guanti fatti a mano. «Mi piace reinventare me stesso», ha dichiarato spesso lo stilista, «è parte del mio lavoro». In fondo, ogni sciatore merita il suo portafortuna.

Intuizioni geniali e femminilità sono al settimo e ottavo posto. L’intuizione del nuovo, inteso come inusuale: una cresta di pelliccia sul cappuccio di una tuta da sci, la geometria di due colori che riescono a parlarsi, una stampa floreale su una tavola snowboard. Femminilità intesa come poetica dell’abito, una questione di forme che permette l’espressione della seduzione. Sì, indispensabile anche ad alta quota. Tra i dettagli che si accordano alla montagna e alle sue implicazioni, c’è il nono punto del decalogo Fendi: la pelliccia, che s’insinua negli accessori, a sottolineare gli elementi giocosi della collezione, nei capi di lusso, per esaltarne la preziosità, nelle scarpe, come tocco inedito. Le due F della Maison, pronte a formare le parole ‘Fun Fur’ (pelliccia divertente), lasciano spazio alla regola numero dieci: il marchio Fendi Roma. Un omaggio a una città complessa, dove l’eco del tempo risuona per chi la sa ascoltare, per chi ha il privilegio di coglierne la bellezza. L’energia della Maison imprigiona l’essenza di Roma in tutte le sue collezioni, dalle origini fino a oggi, per restituire alla Città eterna nuove forme e contenuti.

Francis Scott Fitzgerald, l’inventore di quel Benjamin Button che, come il mar- chio Fendi, ringiovanisce col tempo, è riuscito a definire lo charme: «Quando una ragazza sa di essere curata e vestita alla perfezione, riesce a dimenticare il proprio aspetto. Questo è fascino». Quando la realtà perde i suoi colori per cedere al bianco, Fendi arriva in soccorso a completare un racconto che per ognuno è personale, come la moda. Non c’è un solo modo di vivere la montagna, è una questione di filosofia, come non c’è un solo modo di indossare un abito: ciò che ci rende attraenti è la nostra capacità di dimenticarcene una volta indossato, l’abilità di sovrastare le insicurezze. È questo che Fendi riesce a mettere in atto, in montagna come altrove, nel passato come nelle epoche che verranno, restituire alla donna un senso di sé.

Text Francesca Lancini

 

Elegance, like all that appears magnificent to the eye, comes from a simple principle, intelligence, or the ability to comprehend the comic side of life which is fundamentally the other face of wisdom. Details. The double ‘B’ of Bag Bugs, a series of eyes spread throughout the new collection leisurewear by Fendi dedicated to those places in which, for climatic reasons, it is the garment that stands out, even before the person: the mountains. Skiing is dancing, some say, but it is also a question of safety, say others, because it is the snow that decides the pace and route and is always in command. Better to choose the right spirit and fabric.

In the Fendi Decalogue for the well prepared skier, there is first innovation and talent to reveal the possibilities of experimenting with fresh look. Then there is the artisan craftsmanship that supports the play between design and high tech materials, a key condition since 1926 when Edoardo and Adele Fendi opened their fur shop.

A progression of knowledgeable and passionate hands has accompanied the brand to international success under the guidance of the creative mind of Karl Lagerfeld. A man that, with his works, has always been able to catch the future by surprise, even ironically; a fundamental quality for those who frequent the mountains and the sixth point in the Decalogue. Sarcasm is interpreted by Karlito, the Fendi version of Lagerfeld that finds space among a fur intarsia vest, a sweatshirt with leather and crystal inserts and handmade gloves. «I like to reinvent myself,» the designer often declared, «it’s part of my work». In the end, each skier deserves his talisman.

Brilliant insight and femininity are the seventh and eighth places. Insight into the new, meaning unusual: a fur crest on the hood of a ski suit, the geometry of two colours that are able to speak to each other, a floral print on a snowboard. Femininity understood as the poetry of the garment, a question of form that allows the expression of seduction. Yes, necessary even at high altitude.

Among the details that are conceded to the mountain and its implications, there is the ninth point of the Fendi Decalogue: fur that finds its way into accessories, highlighting the playful elements of the collection, into luxury pieces, enhancing their value and into shoes for an unusual touch. The two F’s of the Maison, ready to form the words ‘Fun Fur’ leave space for rule number 10: Fendi Roma brand. Homage to a complex city, where the echo of time can be heard by those who listen and by those who have the privilege of embracing beauty. The energy of the Maison captures the essence of Rome in all its collections, from the beginning to today, giving the Eternal City new forms and substance.

Francis Scott Fitzgerald, inventor of Benjamin Button who, like the Fendi brand gets younger over time succeeded in defining charm: «When a girl feels that she is perfectly groomed and dressed she can forget that part of her. That’s charm.» When reality loses colour to white, Fendi comes to the rescue to complete a story that for each of us is personal, like fashion. There isn’t just one way to live the mountains. It’s a question of philosophy, like there is not just one way to wear a dress: what makes it attractive is our capacity to forget about it once it is on and the ability to overcome insecurity. This is what Fendi succeeds in doing, in the mountains as elsewhere, in the past as in times to come, giving back to women a sense of self.

Images from The Fashionable Lampoon Issue 7
www.fendi.com

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