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Chapeau, Lorenzo Borghi

Text Giacomo Andrea Minazzi
@giacomominazzi

 

Per realizzare i suoi cappelli si parte dal cono di feltro. Prima va bagnato e il giorno dopo va messo nel vapore. Steccato con il giunco sulla forma in legno, poi messo in forno e spazzolato. Si appende in alto, ad aspettare sulle staggette che le ‘piccinine’ li finiscano. Oggi Lorenzo Borghi ha settantasette anni, è stanco e chiuderà i battenti ad aprile. Ha ancora un desiderio: «vorrei che qualcuno che amasse come me quest’arte comprasse il mio negozio e portasse avanti questo mestiere. In pochi sanno fare il lavoro artigiano come va fatto. Manca la competenza, il saper muovere le mani. Ci vuole tempo e ancora più cura».

Aveva dodici anni, quando sua madre disse a lui e ai suoi fratelli: «Bere o bara!». In famiglia erano finiti i soldi. «Chiesi nella sartoria sotto casa se conoscessero qualcuno che aveva bisogno di una mano. Mi mandarono a bottega da un modista, Lionello Passerini. Ho iniziato spazzando per terra e osservando. Un giorno mi ha messo in mano un cono – il tessuto grezzo da modellare sulle forme di legno per sagomare i cappelli – e mi fece provare. Correggeva ogni mio errore. Ci intendevamo a colpo d’occhio». Inizia così la storia di Lorenzo Borghi, classe 1940, forse l’ultimo modista rimasto a Milano. La sua bottega è in via dei Piatti, una via assediata da centri estetici e sartorie made in China.

Per diventare socio di Passerini, si fece anticipare i soldi per il matrimonio da uno zio, quando Passerini morì, e la sua amante, anch’essa socia, fece sparire tutta la liquidità e i materiali, salvò la ditta. Furono i fornitori, e la loro fiducia verso la sua arte, a fargli credito: «Tanto tu pagherai, perché i tuoi cappelli si vendono!». Poco dopo si spostò in via dei Piatti.

Da ragazzo di bottega a realizzare copricapi per Moschino, Krizia e Ferré – tra gli altri, è stata una volata. «Lavorare con queste persone voleva dire fare le cose per bene. Si pensava insieme. Ferré mi chiese delle lavorazioni così complesse che ci impiegammo due giorni in quattro per realizzare due cappelli. Un’altra volta la Mariuccia (Krizia, ndr.) mi fece preparare trenta cappelli in due modelli. Con margherite di pezza applicate. La sera stessa mi chiamò: ‘C’è qualcosa che non va, vieni a vedere’. Trovai lei che fissava tutti i cappelli sistemati per terra. ‘I cazzi non sono tutti alti uguali!’ – esclamò. Qualche fiore era più in alto di un centimetro. Li sistemammo tutti, uno a uno. Il giorno dopo, durante la sfilata, una modella perse una margherita. Si chinò e lo lanciò al pubblico. Così fecero tutte, fu un successo».

Fabbrica cappelli per signora Lorenzo Borghi

Via dei Piatti, 5 – Milano MI
02 874705