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Milano PhotoWeek

Text Lampooners

 

Milano. Dopo la Fashion, la Design, l’Art e la Food, non poteva mancare la PhotoWeek: 150 iniziative, distribuite in oltre 100 sedi pubbliche e private, dedicate al tema della fotografia. Realizzata da ArtsFor e coordinata dal Comune di Milano, Assessorato alla Cultura, è alla sua prima edizione e si svolgerà dal 5 all’11 giugno. Ne abbiamo parlato con Camilla Invernizzi, fondatrice insieme a Valeria Cantoni e Paolo Antonini di ArtsFor, società attiva da anni nel campo della consulenza e della progettazione artistico-culturale.

 

Come vede l’evoluzione della fotografia relazionata alla società contemporanea?
«La fotografia fa parte della nostra vita quotidiana. Il rapporto che abbiamo con l’immagine è continuo, con la tendenza ad evolversi nel tempo e a svilupparsi in maniera creativa. Si tratta quindi di imparare a distinguere e riconoscere una fotografia da un’immagine. E, per questo, bisogna studiare e alfabetizzarsi. Penso alle nuove generazioni, ma anche agli adulti».

Da cosa nasce il suo rapporto con la fotografia?
«Da diversi fattori legati alla mia vita. Agli interessi che ho coltivato e al lavoro che svolgo».

Quali sono i criteri della sua ricerca estetica?
«Intuito, ricerca e curiosità. Seguo il mio gusto personale. Oltre ad approfondire ciò che mi incuriosisce, sempre».

Cos’è ‘bello’ oggi?
«Se dev’essere bello dico Luigi Ghirri e Rinko Kawauchi. Se invece di bello ci fosse la categoria fondamentale, direi Diane Arbus e Stanley Greene».

Cosa deve esprimere una foto purché sia valida?
«Deve lasciarmi con tante domande aperte».

Come e con quali obiettivi nasce Milano PhotoWeek?
«Abbiamo organizzato questo evento al fine di instaurare connection tra gli addetti ai lavori del settore – fotografi, curatori, galleristi, editori, istituzioni, agenti, scuole – e il pubblico di appassionati che è sempre più in crescita. Credo che la valorizzazione dell’arte sia uno strumento utile per definire una maggior consapevolezza critica del mondo che ci circonda».

Oggi, per il semplice fatto di avere uno smartphone tra le mani, tutti si sentono un po’ fotografi. Ma chi sono quelli veri?
«Oggi come in passato, sono fotografi coloro che vivono di questo lavoro: i professionisti».

 

La Milano PhotoWeek è una settimana di mostre, incontri, laboratori, progetti editoriali e proiezioni urbane che vuole essere un invito a tutti i cittadini ad avvicinarsi alla fotografia. Scoprirne la sua capacità di interpretare la realtà e offrire un allenamento al proprio senso critico per imparare a guardare e immaginare il mondo. Di seguito il calendario.

lunedì, 5 giugno
365+1 Ritratti a Milano, un set a cielo aperto allestito al Leica Store di via Mengoni: fotografi noti ed esordienti si alternano nel ritrarre coppie di ogni genere, colore e tipologia, al fine di valorizzarne identità e multiculturalità. A BASE Milano, Common Thinking, la serata inaugurale dedicata ai collettivi fotografici del mondo. Una piccola rassegna cinematografica tra Fondazione Stelline e Spazio Cinewanted, l’occasione per conoscere alcuni tra i più grandi reporter: francesi Fractures, portoghesi Colectivo Photo, peruviani Versus Photo, serbi Kamerades e americani MJR.

martedì, 6 giugno
Dalle 18.30, ai Frigoriferi Milanesi, una serata dedicata alla fotografia africana. In contemporanea alla mostra Il Cacciatore Bianco con opere di Seydou Keita, Malik Sidibé e Guy Tillim. In collaborazione con il Lagos Photo Festival verrà proiettata Snapshots, dedicata ai lavori dei più rappresentativi autori della fotografia africana contemporanea.

mercoledì, 7 giugno
Nel chiostro di Fondazione Stelline, in anteprima il documentario Robert Doisneau: Through the Lens di Clémentine Deroudille. Introdotto dalla regista in collaborazione con CineWanted.

giovedì, 8 giugno
In Trirennale, un pomeriggio a cura di MiBACT: nuove strategie e nuovi sguardi sul territorio. La sera, in Fondazione Stelline, il film su Bill Cunningham.

da venerdì 9 giugno a domenica 11 giugno
Piazza Gae Aulenti ospiterà WIDE PHOTO FEST 17, promosso da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital. Oltre a giornate open per studi di fotoartisti e professionisti, tra quelli di Settimio Benedusi, Gian Paolo Barbieri, Edoardo Romagnoli, Agostino Osio, Roger Corona.

domenica, 11 giugno
Nell’area di Porta Nuova, il progetto Ponte tra la Milano PhotoWeek e la Milano ArchWeek dal titolo Milano Open Portrait. Promosso dalla Fondazione Riccardo Catella nell’ambito della Porta Nuova Smart Community e curato dal fotografo e artista Antonio Ottomanelli. Un’installazione a sorpresa che coniuga fotografia e architettura. Alle ore 19.00, alla Fondazione Riccardo Catella un incontro dedicato all’uso della fotografia nei magazine contemporanei: Magazine a confronto: dialogo sulla Fotografia Narrativa. Il senso dell’immagine secondo Icon.

Milano PhotoWeek
5-11 giugno 2017

Images courtesy of press office
Informazioni, programma completo su:
www.photoweekmilano.it – @milanophotoweek

Design, Valore e Rigore

Testo Cesare Cunaccia

@cesarecunacciaofficial

Manca il rigore della selezione: nella curatela, nella programmazione, nella folla. Per paradosso, quel rigore che la moda non ha mai perso, con quelle sue sfilate dove ogni persona ha un posto seduto secondo il ruolo, il peso e il potere. È la solita filastrocca gelida: un’esposizione si basa su un rigore per esprimere il valore del lavoro che avvalora.

Il punto cruciale è il successo. Il Salone Internazionale del Mobile di Milano 2017, il FuoriSalone, un corale momento di aggregazione sociale per la città intera e moltissimi addetti ai lavori arrivati da ogni parte del mondo. Fin troppo successo, forse. Resta la portata di tante ‘splendide cose’ che concorrevano a questo mosaico di proporzioni colossali attorno al quale ruota tutto un basilare sistema economico – quattro per tutte: il lavoro dei Forma Fantasma e di Tokujin Yoshioka; gli Objets Nomades di Louis Vuitton; la colta cifra neo-bourgeois di MSE. Così come resta fondamentale l’interrogarsi sui valori e sulla scelte generali della programmazione, che di rigoroso, ormai, nella babele meta-moderna, ha poco o nulla.

L’eccesso di affollamento, specie e soprattutto di non addetti: in massima e oltremodo ludica allegria, tra biciclette, selfie-mania e carrozzine, danze improvvisate in piazza e look ad hoc, gente varia e vaga intasava senza soluzione di continuità le vie del centro – l’area di Brera era praticamente intransitabile – fin dalle prime ore della manifestazione. Un flusso montante divenuto incontrollabile. Va sottolineata la generale atmosfera di confusione semantica, giustapposizioni improbabili sconfinanti nel sensazionalismo più gratuito un po’ ovunque, curatori e rassegne improvvisate, consumo d’immagine in deriva Instagram e fine a se stesso. Un surplus di appuntamenti capace di mandare in tilt anche un sistema nervoso a prova di bomba e di inficiare la verità: il dato oggettivo della qualità.

Sembrerà impopolare questa presa di posizione, specie in tempi di facile auto-celebrazione e di trionfalismo ego-riferito e acritico come quelli attuali. Avere un’opinione non è più di moda, mi ha detto perentoria una nota PR milanese, qualche tempo fa. Sta di fatto che in questo modo, tra lo scoppiettare un po’ strapaesano di una sorta di mobile festa e un esasperante e invasivo martellamento para-estetico e carnascialesco, tra boutades, infinite cover scambiate per novità assolute e il dilagare di edizioni limitate, si rischia di perdere di vista gli intramontabili possenti valori di quello che è stato il messaggio fondativo, eversivo ed etico del design, fin dagli esordi novecenteschi nella luminosa modernità del Bauhaus. La confusione, oggi più che mai, non aiuta. Confonde e azzera ogni significato, ogni necessaria e democratica – non populistica, badate bene – differenza e distinzione.

Design Week Milan, 2017 

Images from Lampooners

Maripol Interview

Maripol è un’artista, produttrice cinematografica, stilista e stylist cha ha contribuito a creare l’immagine di artiste autorevoli quali Grace Jones, Deborah Harry e Madonna.

In contemporanea all’arrivo in boutique della collezione Prêt-à-Porter Primavera-Estate 2017, il progetto #TheWomenBehindTheLens che invita alcune fotografe a esprimere la propria visione delle creazioni di Maria Grazia Chiuri. Tra di esse, Maripol ha fotografato nel backstage i look immaginati dalla Direttrice Artistica utilizzando una Polaroid, il suo apparecchio preferito.

In Esclusiva per Lampoon la video intervista di Maripol.

Interview by Arianna Pietrostefani  and Video by Jeffrey Attoh
Images of The Fashionable Lampoon Issue 8 
 

Marcel Wanders – Objets Nomades

Testo Adelaide Striano

@adelaide_striano

 

«Abbiamo creato un transformer, un oggetto che ha un’identità proprio grazie al suo movimento, al fatto di potersi trasformare. L’idea è di un pezzo in continua trasformazione, non statico. E’ stato composto in parti differenti in base al progetto, curato in ognuna di esse. Interessanti sono i materiali, la materia prima scelta appositamente per le senzazioni trasmesse al contatto. Fontamentale è il design che è stato costruito su elementi basici per rendere al meglio il progetto».

Marcel Wanders

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Nell’ambito della Milano Design Week Louis Vuitton presenta a Palazzo Bocconi dieci nuovi Objets della collezione Objets Nomades. La collezione mantiene viva la lunga tradizione di Louis Vuitton nella creazione di articoli da viaggio di squisita fattura. Tutte le limited-edition e i prototipi sperimentali  rendono omaggio agli ‘ordini speciali’ della maison arricchiti dalla vision contemporanea e innovativa di alcuni creativi internazionali.

La presentazione comprende una serie di oggetti ideati da alcuni designer internazionali che hanno rivisitato gli Objets da viaggio, poi realizzati da Louis Vuitton. Il divano di Humberto e Fernando Campana è ispirato alla Venere di Botticelli: l’idea per il modello a dondolo viene da un piccolo canotto pieghevole in tela scovato in un mercatino dell’usato. Posizionato all’interno del Palazzo, circondato da palme lussureggianti, è realizzata con grande attenzione, allude al desiderio di fuga.

Da un’amaca a una sedia a sdraio. Da una sedia a dondolo a uno sgabello pieghevole. La seduta dell’Atelier Oï. Ciascun Objet incarna idee condivise – l’utilizzo di materiali raffinati, l’equilibrio delle forme e delle proporzioni, uno scrupoloso lavoro artigianale e un’attenzione meticolosa per i dettagli. A cinque anni dalla loro ideazione, gli Objets Nomades restano ancorati all’idea di funzionalità.  Spiega Michael Burke, presidente e CEO di  Louis Vuitton «Abbiamo creato oggetti dalla costruzione ingegneristica in cui l’aspetto ingegneristico doveva scomparire– è qualcosa di estremamente complesso. Un processo molto simile a quello delle calzature. È creatività ingegneristica».

Grazie alle ricorrenti collaborazioni con i più grandi nomi del design, oltre alle nuove idee e all’esecuzione raffinata, lo spirito del ‘bel viaggiare’ resta un valore intrinseco di Louis Vuitton.

Marcel Wanders Interview from Lampooners

Exhibition on 3rd April at Palazzo Bocconi, Corso Venezia 48, Milano

Images courtesy of press office

LAMPOON ITALIA – CHAPTER 4

Testo Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Siamo partiti cercando la V – la V che disegnano le rondini quando fanno l’amore. Tutto comincia con una V – Verona, Valpolicella, Venezia, Villa Igiea, Verdura, la Valle dei Templi. È il quarto capitolo di una Vita in Italia.

La corte di Giulietta è imbrattata di scritte – lucchetti su quanti ponti spariscono a confronto. La polenta con il lardo e il gorgonzola, Castelvecchio al tramonto – l’Adda quasi a secco. I Signori della Scala si sarebbero poi sottomessi a Venezia. Per le colline della Valpolicella, fino a San Giorgio: una piccola trattoria, trattoria Dalla Rosa – costava poco, ogni soldo per l’amarone. Si poteva dormire lì.

A Capodanno, a Dorsoduro, a casa di Matteo e Jérôme con il loro circolo gentile, e con Cesare. Corsini, Loredan, Rothschild – palazzo Mocenigo era un’orchestra di luci e sapori da tavola. Raffaella Curiel, non l’avevo mai conosciuta prima: aveva per me una lettera, mi scriveva di Lampoon – non esistono regali all’ultimo dell’anno, ma questa lettera ha inventato il migliore.

La mattina all’alba, il motoscafo per l’aeroporto – al sole. Il primo gennaio appare così in ogni sogno. Schizzi e scintille, l’acqua e l’oro – Venezia. Un aereo per Palermo, un’ora e mezzo di volo. La messa alla Cattedrale. Michi, Cia – un gruppo di ragazze in una casa disegnata dall’architetto che la abita: una lunga scala nera taglia il bianco di una città normanna ribaltata in futuro.

In macchina verso il Verdura, terra di duchi – Fulco di Verdura, l’amico di Chanel, di cui Robi spero stia studiando vita e miracoli – morte no, perché i gioielli non muoiono mai. L’albergo è un miraggio di verde, azzurro e palme. Una torre sulla spiaggia. Le piscine all’aperto di acqua salata, la caponata e il sorbetto al limone. I mandarini profumano sulla spiaggia che non c’è. Risaliamo in macchina, Agrigento e la Valle dei Templi – non ti immagini potessero essere così belli, e così offesi.

Vanità e Vergogna – ancora le V. Attraversi la Sicilia e ti si taglia il cuore – non si stringe più. La vanità per questa terra nostra, che non ha bisogno di alcuno sforzo – la vergogna che ogni italiano deve provare per il massacro che questa terra ha subito. Se non c’è vergogna, non può esistere alcun orgoglio – e per quanto noi abbiamo bisogno del nostro orgoglio, dobbiamo infangarci fino all’ultimo neurone con questa vergogna.

Le ceramiche di Caltagirone – in cima alla scala di Santa Maria c’è uno spiazzo. Piastrelle verdi ceramiche decorano le balconate, sembra la città di smeraldo del Mago di Oz, un re che non esiste. Ti si apre il cuore. Ogni bottega è una produzione diversa, ogni bottega al proprio forno. Andiamo alla ricerca di pigne – grandi, blu o verdi, lavorate chiuse, o con i pinoli cadute. All’inizio sembrano tutte uguali – poi riconosci migliaia di differenze, lo spessore delle dita che hanno lavorato le sfere, i volumi.

L’aereo da Catania, siamo in anticipo. Vaghiamo per il centro della città senza conoscerla. Il Teatro Massimo. Leggi bene – è titolato a Bellini – sorrido, maestro – Vincenzo Bellini – l’ultima V di questo, di ogni Viaggio.

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

We started off by looking for the V – the V drawn by swallows in the act of making love. Everything starts with a V – Verona, Valpolicella, Venice, Villa Igiea, Verdura, Valley of the Temples. It is the fourth chapter of a Life in Italy. The walls leading to Juliet’s courtyard are smeared with love graffiti, so many in fact that the amount makes the love locks tied on bridges’ parapets pale in comparison. Polenta with lard and gorgonzola cheese, Castelvecchio at sunset and the Adda river almost dried up. The Scaliger family, Lords of Verona, would later on submit to Venice. The journey continues through the Valpolicella hills to San Giorgio and its cozy trattoria Dalla Rosa: it was so affordable, which meant that most of the bill went on the amarone. Plus, it had the added bonus of doubling as an inn, which meant we could sleep there.

New Year’s Eve was spent in Dorsoduro, at Matteo and Jérôme’s, joined by their genteel circle of friends and Cesare. Corsini, Loredan, Rothschild – Palazzo Mocenigo was an orchestra of light and flavors to be savored at the table. I was introduced to Raffaella Curiel: she had a letter for me. A letter with her thoughts about Lampoon. There is no New Year gift exchange tradition, yet this letter presented me with the best present. The morning after, at dawn, the sun accompanied our motorboat ride to the airport. This is how the first day of January makes its appearance in any dream. Splashes and sunlight flickering, water and gold – Venice. Then Palermo welcomes us after an hour and a half flight. The service at the Cathedral. Michi, Cia – a group of girls in a house designed by the architect that lives there: a long black staircase cuts through the white of a Norman city looking into its future. The drive towards the Verdura resort, a land of Dukes. The land of Coco Chanel’s friend, Fulco di Verdura, whom – I hope – Robi is researching and studying everything there is to know ‘life, death and miracles’ as the Italian saying goes, though I would leave out the death given that jewels never die. The hotel is a mirage in green, light blue and palm trees. A tower on the beach. Seawater swimming pools, Sicilian caponata and lemon sorbet. A waft of tangerine oranges on the never, never, never beach. 

Then back on the road, to Agrigento and the Valley of the Temples: I had not imagined they could be so breath-taking and defiled at the same time. Vanity and vileness: the Vs are back. Driving through Sicily is a cut right through your heart, which leaves it wounded, unable to function, to be moved. The vanity of having this land of ours that does not require any effort. And the shame every Italian should feel over the marauding of this land. Without shame there cannot be pride. And as much as we need our pride, we ought to soak our entire being in this shame. The majolica of Caltagirone: the staircase of Santa Maria del Monte leads to a square. Green ceramic tiles ornate the balconies evoking the emerald city of the Wizard of Oz, a king that does not exist. The heart reawakens and starts beating again. Every small shop has its own distinctive ceramics, its own kiln. We begin our search for pinecones: large, blue or green, closed or open with their seeds released. They appear alike at first, then you start to appreciate the endless differences, the touch of the fingers that worked them, the volumes. There is still plenty of time ahead of our flight from Catania. We roam through the town center without knowing the place. The Teatro Massimo. We rest our eyes on it a little longer: it is named after Bellini – I smile – composer Vincenzo Bellini, to be precise.
The last V of this – of any – Voyage.

Images Lampooners

Louis Vuitton at Brera

Testo Lampooners

 

Nel quartiere di Brera, in via Fiori Chiari, Louis Vuitton ha aperto un nuovo negozio. Soltanto per l’abbigliamento maschile, e temporaneo – ha aperto l’altro ieri e chiuderà tra due settimane. Questo senso labile della moda coincide con la voglia di esclusività che rimane solo in teoria opposta alla destinazione di vendita. In pratica, si tratta della regola base: chi può, vuole comprarsi quello che gli altri possono solo sognare. Il lusso è per pochi – ma il lusso è il sogno della massa, se la massa non lo sogna, il lusso non esiste. Louis Vuitton sa articolare questo sogno meglio di Leonardo di Caprio in Inception.

Quello che non è sogno ma è realtà anche oltre il lusso, è la qualità della collezione maschile di Vuitton – non tanto per la linea o per la moda, ma per i singoli capi. Dalle scarpe di vernice che calzano come pantofole, agli accessori indistruttibili anche dai carrarmati, alle felpe maglioni in lana e cachemire. Queste soprattutto – le chiamo felpe perché mi sentirei lento a chiamarle maglioni – hanno una grafica a colori così veloce da essere geniale: grafiche e fiammate, dal bianco, al blu, al rosso al nero – sulla lana lavorata a strappo, con una morbidezza che ti lascia tra una nostalgia da scuola elementare e queste troppo variegate file di sedute delle sfilate. Andate a vederle, queste felpe, vi resteranno nel cuore – nel cuore di Brera, io le sogno da mesi.

Text Lampooners

 

Located on via Fiori Chiari, in Milan’s Brera district, Louis Vuitton has opened a new store. It is a menswear-focused, pop-up store, meaning that having opened the day before yesterday, it will close in two weeks’ time. This ephemeral side of fashion mirrors the desire for exclusivity, which is only theoretically in contradiction with the target market. The same basic rule applies – those who can want to buy what others can only dream of. Luxury is for the few, yet luxury is the dream of the masses and, if the masses do not dream of it, luxury ceases to exist. Louis Vuitton can convey such dream better than Leonardo di Caprio in Inception

What is no dream but rather a reality beyond luxury is the quality of the Vuitton menswear collection, not so much in terms of cuts or style but on account of the individual pieces. From the patent leather shoes that fit like a slip-on, to the indestructible accessories, down to the sweatshirt-jumpers in wool and cashmere. These in particular – I shall opt for the term ‘sweatshirts’ as ‘jumpers’ feels daft – come with a vivid, fast-forward graphic that is utterly genius: flared-up patterns dipped in white, blue, red and black on brushed wool that adds such tactile softness to leave you suspended between a primary-school nostalgia and the excessively multi-colored front row seaters at fashion shows. Go and check these sweatshirts out, they will remain anchored in your heart – the heart of Brera. I have been dreaming of them for months.

Pop-up store Louis Vuitton
Via Fiori Chiari corner Via Formentini, 9
20121 Milan
Phone: +39 800 308 980
Open to the public 14 to 29 January
Every day, 11:30 to 20:30

Images and courtesy of press office
www.louisvuitton.com

#LVMilanPopUp

PITTI UOMO HIGHLIGHTS

Images Lampooners and courtesy of press office
www.pittimmagine.com

4GIFTERS.COM

Testo Lampooners

 

4Gifters.com – un modo di fare regali. Una piattaforma che permette di scegliere fra prodotti lusso e del lifestyle nei negozi di alcune selezionate città. L’idea di Giorgio Finzi, imprenditore milanese, mette in comunicazione utenti, brand e metropoli. Per ora sono accessibili i punti vendita di Milano, Roma, Londra e New York, ma presto entreranno nel network anche Parigi, Stoccolma, Los Angeles e Miami.

Sono due le tipologie di regalo – di prodotti moda e design e di esperienze che variano dalla cena a lume di candela al massaggio, fino al corso di cucina. Il sistema permette di scegliere i regali per sè o per altri, con l’acquisto individuale o l’opzione TeamGift, insieme agli amici. Il destinatario riceverà un messaggio con il codice da presentare al momento del ritiro in store.

Per Natale 4Gifters.com sostiene fondazione Operation Smile. Le persone coinvolte hanno rinunciato a un regalo, donando l’equivalente in aiuto dei bambini affetti da labbro leporino e labiopalatoschisi.

Text Lampooners

 

4Gifters.com – a new way of giving gifts. It is an online platform that offers a choice of luxury and lifestyle products from the stores of some selected cities. The idea comes from ​​Giorgio Finzi, entrepreneur based in Milan, and directly connects brands, customers and cities. Now only stores in Milan, Rome, London and New York are part of the network, but soon also Paris. Stockholm, Los Angeles and Miami will join.

Two are the types of gift – fashion and design products or experiences ranging from a dinner by candlelight to massages or cooking classes. The system allows you to choose gifts for yourself or for others through individual purchase or the TeamGift option, together with friends. The recipient will receive a message with the code to be presented when picking up in store.

This Christmas 4Gifters.com supports Operation Smile. The people involved have given up a gift, giving the equivalent in aid of children with cleft lip and cleft palate.

 

Video courtesy of press office
www.4gifters.com

RUBIES OF RUSSIA

Testo Lampooners

 

Il rosso di Russia. L’altra sera, Mosca era ancora più rossa. Le rose rosse, la piazza rossa, i velluti rossi, le squame di coccodrillo rosse come vetri di rubino. Rubeus, rubino in latino, è una linea di alta manifattura italiana per borse e scarpe. Veri gioielli in coccodrillo interamente prodotti in Italia. Sono ideati da Nataliya Bondarenko, una giovane ragazza che ha studiato e lavorato a Firenze, oggi a Milano, e che conosce il nostro paese meglio di molti che qui sono nati.

Gioielli in senso letterale, non letterario: l’apice della linea produttiva sono pezzi unici, borse con chiusure in smeraldi, rubini e zaffiri – e per chiusure non si intende un lock come è solito intendersi: la chiusura diventa ornamento principale della borsa, percorrendone tutto il perimetro. Ci sono più pietre che in tante collane di Cartier.

Fino a qualche settimana fa, Rubeus vendeva solo su appuntamento a porte chiuse. L’altra sera, a Mosca, è stata inaugurato il primo negozio della casa. Oltre ai pezzi in coccodrillo, anche la fattura in pellami più semplici, e lavorazioni in vernice, per la vendita al pubblico. Anche una linea uomo: le lavorazioni in coccodrillo ancora al livello di arte orafa trovano una sobrietà nuova. Non è difficile intendere come questa linea uomo sia l’orgoglio del marito di Nataliya, Vicktor Bondarenko, tra i più importanti collezionisti al mondo di icone russe su fondo oro.

Per l’apertura del primo negozio, il tuxedo dinner per centoventi persone al Balzi Rossi – con tutti i personaggi di una Mosca che resta riferimento imprescindibile del mondo del lusso e del suo sostentamento. Si riconoscevano le insostituibili dame vestite con i pezzi di punta delle sfilate o con una più che disinvolta couture. La pop star Dima Bilan le ha ben intrattenute dal palco.

La mattina dopo, una visita privata al Cremlino. Nataliya e Viktor Bondarenko hanno accompagnato i Lampooners per l’armeria del palazzo di Ivan il Grande. Era così facile comprendere come ogni rifinitura, ogni dettaglio prezioso ricercato per Rubeus non fosse altro che un loro legittimo racconto.

Text Lampooners

 

Russian red. Yesterday evening Moscow was redder still. Red were the roses, red was the square, red were the velvets and the crocodile skin, like the surface of a ruby. Rubeus – Latin for ruby – is also the name of an Italian luxury house specialized in bags and shoes. True gems in crocodile leather made entirely in Italy. These are the brainchild of Nataliya Bondarenko, a young lady who studied and worked in Florence, before moving to Milan where she is currently based, who knows our country better than many of us who were born here. Gems in the literal sense of the term given that the higher end of the collection consists of one-of-a-kind bags with clasps made of emeralds, rubies and sapphires. The clasp is not merely a device that locks your bag: it is elevated to main decorative element running along the entire frame of the bag. And is encrusted with more precious stones and gems than many of Cartier necklaces.

Until a few weeks ago, purchases at Rubeus Milano were made only upon appointment. However, last evening, the house’s first boutique was opened in Moscow. The range on sale includes, alongside the exclusive creations in crocodile skin, also styles in more accessible types of leather and patent leather. In addition, there is also a men’s line where the jewellery-like treatment of crocodile leathers is imbued with a new approach to understatement. It is not difficult to see why the new men’s line is Nataliya’s husband, Viktor Bondarenko’s pride given that he is one of the world’s most esteemed collectors of Russian icons with gold leaf background.

The opening of the first boutique was accompanied by a tuxedo dinner for one hundred and twenty guests at Balzi Rossi restaurant, which saw the participation of the crème de la crème of the Moscow jet set scene, confirming the capital as one of the top luxury goods market. Dressed in the creations of some of the most prestigious fashion houses, the dames in attendance oozed couture elegance and allure whilst pop star Dima Bilán provided the perfect entertainment. Scheduled for the morning after was a visit to the Kremlin complex. Nataliya and Viktor Bondarenko took the Lampooners team for a tour of the Armoury Chamber within the Ivan the Great’s palace. It was extremely easy to see how every touch, every precious detail featured in the creations by Rubeus Milan draws from their own personal roots and vision.  

Rubeus Milano
Bolshaya Dmitrovka, 13 – Moscow

Images Lampooners and courtesy of press office
www.rubeusmilano.com

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