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lina sotis

Digital Visual Wave

I cinque libri in gara

On Cover Illustration by One Eye Girl @oneeyegirl  – www.oneeyegirl.bigcartel.com

Inside Illustration by:

Lucia Emanuela Curzi @ludiary – www.luandme.com
NunoDaCosta @nuno_da_costa_illustration – www.illustrationweb.com/artists/NunoDaCosta
Barbara Dziadosz @barbarawurszt – salon.io/barbara-dziadosz
Alina Grinpauka @grinpauka – www.Alinagrinpauka.com
Lena Ker @lenaker – lenaker.com
Alena Lavdovskaya @alenalavdovskaya
Jowy Maasdamme @iseejowy – jowymaasdamme.studio
Holly Nichols @hnicholsillustration – www.hnicholsillustration.com
Maxim Sergeev @sergeev1_maxim
Vin Servillon @findvin
Studio Iva @studio_iva
Mèlique Street @mèliquestreet
Anna Tsvell @anna_tsvell
Poppy Waddilove @poppywaddilove

Alla votazione di The DOT Circle aperta sarà sommata quella di una giuria, #TheDots: Maria Luisa Agnese, Asia Argento, Arisa, Gian Paolo Barbieri, Camilla Baresani, Benedetta Barzini, Pier Giorgio Bellocchio, Francesco Bianconi / Baustelle, Giovanni Caccamo, Sandra Ceccarelli, Martina Colombari, Cesare Cunaccia, Denis Curti, Andrea Faustini, Andrea Incontri, La Pina, Luca Lucini, Fabio Mancini, Daniele Manusia, Angelo Miotto, Margherita Missoni, Diamara Parodi Delfino, Diego Passoni, Andrea Pinna, Italo Rota, Chiara Scelsi, Stefano Senardi, Gian Paolo Serino, Pupi Solari, Francesco Sole, Lina Sotis, Filippo Timi, Jacopo Tondelli, Nicolas Vaporidis

 

Supported by @Tiffany&Co. – Introducing Tiffany City HardWear collection. – www.tiffany.it

Lampoon e le tute per San Vittore

Testo Carlo Mazzoni

 

Ho fondato Lampoon due anni fa. Un giornale, uno strumento mediatico – fino a oggi, le risorse sono state impiegate per creare una testata che le persone riconoscessero, quindi con un buon numero di lettori. Oggi, forte di conferme in termini di numero, Lampoon può calibrarsi sulla dimensione che gli appartiene: quella leggera serietà che fonda la letteratura e che rende credibile ogni impegno.

Lampoon è una parola inglese che può essere tradotta in italiano come libello. Pungente, intelligente. Attraverso l’estetica, Lampoon vuole raccontare il tempo che scorre e la sensibilità della gente. Oggi, dopo l’epoca della sobrietà, la gente sta vivendo l’epoca della serietà – ed è qui che vogliamo ricordarci di come non ci sia niente di più serio dell’impegno.

Una goccia in più cambia il peso del mare. Che sia una parafrasi di Madre Teresa o il ritornello di una nuova canzone di Francesco Renga, questa è la definizione di serietà: una piccola, sacrosanta verità, che vive della propria sincerità indipendentemente dalla considerazione che le verrà accordata dal mondo.

Gli istituti di detenzione trattengono individui pericolosi per la società. Oltre che di detenzione, sono istituti di recupero, e rieducazione. Mi ha chiamato Lina Sotis, attenta e attiva alle tematiche sociali con la sua associazione Quartieri Tranquilli: risultavano necessari nuovi capi di abbigliamento da lavoro, per i detenuti, a San Vittore – Lampoon parla di estetica, di moda, di vestiti – potevamo certamente dare una mano procurando le tute di lavoro a San Vittore.

Abbiamo chiamato Alessandro Moro, che qualche anno fa, insieme ai suoi soci Paolo Restelli e Dado Schapira, ha fondato Adventures, ditta specializzata nella produzione di uniformi e divise scolastiche. A me piacciono le storie precise, quelle che hanno un senso nel loro racconto – che ritrovo qui pensando a un carcere come a una scuola nuova.

Images Enrico Baj, Perso, 1967 from Guggenheim-venice 

The Queen of Milan

Testo Carlo Mazzoni @carlomazzoni   Il freddo scendeva nelle ossa. Milano, senza la sua Regina – Franca – la Franca, come in tanti la chiamavano usando l’articolo. La gente la amava – neanche Franca forse se ne è resa mai conto, nonostante i numeri la circondassero, le code per una firma sul libro. Era una figura che innamorava la grande massa – per il sorriso e la parola che aveva per tutti – ti chiamava Amore se ti conosceva un poco. Mi sono chiesto perché, in una messa in Duomo, con tutte le possibilità di un evento pubblico, l’accesso alla cattedrale era consentito solo su invito. Era temuta – da chi lavora nell’industria della moda. Sorrideva, ti chiamava Amore se forse non ricordava il tuo nome. Ogni competizione aveva un senso se c’era Franca oltre il traguardo – irraggiungibile, certo, ma meta di ogni destinazione. Oggi che non c’è, l’energia è implosa: invece che cambiare direzione, invadere le strade, dar vita alla rivoluzione, abbiamo smesso di correre. Nessuna rivoluzione senza di lei, ma un’implosione. La dama di ferro e acciaio, scrisse Lina Sotis. Circa millecinquecento persone credo siano entrate in Duomo, lunedì scorso. Tante che non c’erano, ne avrebbero avuto diverso e miglior titolo. L’incomprensione davanti al dolore era già sufficiente. C’era Matteo Renzi e il Re di Norvegia, Anna Wintour, tutti gli stilisti italiani tranne Dolce e Gabbana. C’era la classe dirigente, sociale e economica di Milano, c’era tutta la stampa mondiale. Non c’erano blogger, a Franca non sono mai piaciuti – non li chiamava Amore nonostante non avesse mai saputo come si chiamassero. La sua fotografia nel libretto della messa. Nell’incipit, l’arciprete del Duomo, ha confuso il nome di Franca con quello di sua sorella, scusandosi poi e richiamando la buona sorte divina sul legame eterno di una vita. Suo figlio, sua nipote. Tutti noi avevamo una panca assegnata, tutto era organizzato. Rispetto. C’era un punto di calore – la sua amica che a tutti muove durezza, forse antipatia – vicino a Franca no: un sorriso e una voce pacata, lacrime e confidenza – Emanuela, la sua energia fiera. È un’epoca non conclusa, l’età di Franca, Regina di Milano.

Image Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

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