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louis vuitton maestri collection

Art in a bag by Mr. Jeff Koons

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Definirlo è difficile. Ascetico e affabile, candido e caustico, capriccioso e disciplinato insieme, è un ermeneuta dell’impossibile e della proiezione onirica, un profeta del consumismo capace di inattese derive di poesia. Le sue evoluzioni d’idioma, sintesi fra alchimia semantica e metatesi, tra divinazione e raffronto, tracciano traiettorie che confondono provocazioni e riletture, intrecciando cultura alta, kitsch effimero e patinati quotes comics.

Gli excursus di riappropriazione e ridefinizione del passato nel contemporaneo, i cui contorni si ricompongono in ulteriori narrazioni, nel dibattito artistico di oggi sembrano essere un terreno di ispirazione suggestivo: costituiscono un milieu traboccante di evocazioni mitologiche e di avventurose metamorfosi. Jeff Koons, tra i primi, ha rivisitato in particolare la poetica di figure dell’arte lungo secoli di storia. Un itinerario abbracciato già nel 2015, con i trentacinque dipinti a olio di vaste dimensioni della serie Gazing Ball, grandi tele, in cui Koons il prestigiatore inseriva una grossa sfera di vetro blu Mikado, una di quelle palle iridescenti, le gazing balls appunto, rese universalmente popolari dalla predilezione dell’eccentrico ultimo re di Baviera, Ludwig II di Wittelsbach e ora più prosaicamente impiegate quali scintillanti ornamenti di orti e giardini. Sfere magiche e apotropaiche che nel Diciannovesimo secolo erano prodotte in special modo in Pennsylvania, terra di forte immigrazione tedesca e Stato americano del quale è originario Jeff Koons. «Prima di utilizzare l’arte antica come territorio d’ispirazione per la sua opera, Jeff ne è stato prima di tutto collezionista. Il suo rapporto con il lavoro è sempre intimo e autobiografico», fa notare Pepi Marchetti Franchi, director Gagosian Roma.

L’origine è la Gioconda di Leonardo – già dissacrata nella sua portata d’icona e consegnata alle Avanguardie da insigni agit-prop quali Marcel Duchamp e Andy Warhol, due perfetti antesignani del Nostro. Poi, la sensualità opulenta e cinquecentesca di Venere e Marte di Tiziano, El Greco e Rembrandt, la drammatica e teatrale Zattera della Medusa di Gericault, fino alle soffuse e vibratili texture cromatiche impressioniste. Un mosaico speciale e pieno di fragranze e riflessi teoretici, colmo di volatile evocazione e intessuto di ricerca pittorica, scandito da elementi smontati, centrifugati, letti in essenza e poi ricomposti in un apparente pedissequa osservanza che rifugge da ogni approccio d’après, si è sviluppato un progetto di collaborazione tra l’artista statunitense e la Maison Louis Vuitton, incentrato sul tema della borsa, di cui su queste pagine siamo già al secondo capitolo.

Un autentico manifesto koonsiano, una memoria ridisegnata e speculare che si rivela su una Louis Vuitton bag, accanto al charm, a un ciondolo a forma di attonito coniglietto specchiato di un rosso camp, tipica sigla di Koons qui miniaturizzata e al simbolo del brand reinterpretato a modo suo dall’artista. Vi si accavallano sequenze di formazione e ricordi affioranti dall’età infantile e dalla giovinezza, quasi scorrendo le pagine di un tumultuoso e analitico Bildungsroman, in un ventaglio di sensazioni e attrazione, di frissons sensuali e d’interesse e curiosità verso la storia e l’archeologia classica, rivissute come una favolosa fiction. Un Musée Secret portatile e squisitamente personale, anzi soggettivo, che con una nonchalance prettamente pop si dichiara appieno sul supporto di una borsa, surfando tra la settecentesca e morbida carnalità da boudoir rococò di François Boucher, il simbolismo di Paul Gauguin e la natura stupenda ed evanescente dei Gigli d’acqua di Claude Monet. Una carrellata estesa e sfuggente, che accosta l’arcadia ovidiana e classicista del Trionfo di Pan di François Poussin, francese nella Roma barocca e pittore filosofo per eccellenza – unico item, questo, in esclusiva presso la grande boutique parigina di Place Vendôme appena aperta – e la luce diafana e distillata della Roma Antica del romantico britannico Joseph Mallord William Turner.

Edouard Manet è la personalità che Jeff Koons considera di maggiore importanza rispetto al proprio percorso nell’arte. «Il Dejeuner sur l’herbe di Manet» – racconta – «mi ha dato la possibilità di dare senso e pregnanza a quello che da un artista può essere traslato a un altro o ad altri ancora. Il maestro impressionista nel realizzarlo ha guardato a capisaldi del rinascimento, quali il Concerto pastorale di Tiziano Vecellio e all’incisione di Raimondi raffigurante il Giudizio di Paride, basata su un disegno di Raffaello. Sono diventato un essere umano diverso dopo aver visto il lavoro di Edouard Manet».

From The Fashionable Lampoon Issue 11 – Magnifico

 

Photography
Angela Improt

 

Creative Direction
Alessandro Fornaro

Editor
Carolina Fusi

Digital tech
Jacopo Contarini

Post-production
Davide Cattelan

Special thanks to
Illulian Carpet

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