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luciano lapadula

La Pin-Up è nata in Italia

Text Luciano Lapadula
@iamlucianolapadula

 

Molto tempo prima di Dita Von Teese e Bettie Page in Italia nacque la prima Pin-Up della storia, grazie ai disegni di Gino Boccasile. Trucco appariscente, vitini di vespa, gambe affusolate e caviglie esili velate da collant, tacchi altissimi e abiti alla moda che parevano esplodere su fisici giunonici, anticiparono l’immagine della Loren. Boccasile nacque a Bari nel 1901, si trasferì presto a Milano dove iniziò a disegnare come figurinista. Le vetrine dei negozi che esponevano le sue creazioni erano considerate tra le più glamour, il mondo della moda aveva scoperto un nuovo talento. Iniziò così a esser conteso dalle più note riviste del suo tempo e, dopo la collaborazione con Mondadori e Rizzoli, l’artista autodidatta segnò in modo straordinario la storia del costume attraverso le illustrazioni realizzate per il settimanale Le Grandi Firme.

Dal 1937 sulle copertine della rivista comparvero disegni di ragazze spensierate, dall’aspetto sensuale velato di malizia, che distraevano i lettori dai venti di guerra. L’immagine di donne prorompenti e sexy ritratte in movimento ebbe un immenso successo, e il Trio Lescano dedicò al magazine una canzone divenuta popolarissima (qui sotto il video).

Mussolini inizialmente fu conquistato dalle copertine, rivedeva in quelle ragazze la sua amata Claretta, tuttavia nel 1938 ne vietò la pubblicazione: il conflitto alle porte e quelle illustrazioni trasgressive erano in contrasto con gli ideali del regime. Intanto Hollywood iniziò a proporre le prime Pin-Up in carne e ossa, perché, come diceva Boccasile, la vita va vista dal suo lato più suggestivo: «nulla è più eloquente di un paio di belle gambe».

Images courtesy of Lerario Lapadula Fashion Archive
www.lerariolapadula.it – @fashion.archives.ll

Theda Bara: the lost vamp

Text Luciano Lapadula
@iamlucianolapadula

 

Il destino talvolta regala percorsi straordinari ed è così che Theodosia Goodman, il cui nome significa ‘dono di Dio’, si trasformò in Theda Bara, dall’anagramma di ‘Arab Death’. Nel 1915 l’attrice fu protagonista del film A Fool There Was ruolo che le valse l’appellativo di ‘Vamp’, neologismo che da allora in poi avrebbe indicato una lunga serie di donne dall’animo misterioso e dall’estetica conturbante. Divina del cinema e demone di depravazione emerse dal deserto del Sahara esibendo una pelle candida e lunghi capelli corvini, occhi magnetici e spaventosi per la prima volta nella storia del cinema circondati da kohl nero, come una Nefertiti in celluloide. Theda soppiantò l’immagine della fanciulla romantica del passato sostituendola con quella mefistofelica e per la prima volta emancipata, svincolata dal potere maschile, padrona della propria sessualità. I Fox Studios colsero l’innovazione del personaggio e distribuirono fotografie in cui lei appariva circondata da simboli di morte e perdizione: il successo fu tale che interpretò oltre quaranta film in soli tre anni. Nel 1917 fu una fatale Cleopatra, con indosso reggiseni conici che anticiparono le creazioni di Jean Paul Gaultier. Si mostrava in pubblico vestita come sul set, vantandosi dei propri poteri paranormali e del numero di suicidi d’amore per lei. Riceveva i giornalisti tra nubi d’incenso, distesa su pellicce animalier mentre carezzava un boa. L’avvento del cinema sonoro e la conseguente più frivola immagine delle ‘Flapper Girls’, fecero sprofondare la sua carriera nell’oblio. Theda superò tuttavia le barriere del tempo ricevendo approvazioni dal mondo della fotografia, della moda, del cinema: nel 1958 Marilyn Monroe posò per Richard Avedon nelle vesti della collega e molti furono i personaggi cinematografici ispirati alla figura dell’attrice maledetta, nel 1997 dopo quasi un secolo dall’uscita del film Cleopatra, John Galliano per Dior ne rielaborò i costumi. Celebre la sua frase apparsa sul magazine Photoplay nel 1920: «To be good is to be forgotten. I want to be so bad that I’ll always be remembered». E Theda sarà ricordata per sempre.

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