Loading the content...
The Fashionable Lampoon
Tag archives for:

l’uomo vogue

Anna Dello Russo

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Il rigore. Al secondo piano di un edificio borghese su piazza Castello, erano i miei primi giorni di lavoro in una redazione. Non avevo scrivania né seggiola. Ero uno dei tanti stagisti, avevo ventidue anni. Lungo il corridoio, le pareti erano vestite da scaffali di libri. La polvere – nell’aria c’era un costante odore di fotocopiatrice, d’inchiostro caldo per stampante. Rullini in acetato, pagine patinate di prova – fotografie appese o posate sui banchi in confusione. Anna dello Russo era il direttore de L’Uomo Vogue dal 2000. «Sei precisa, organizzata e devota» le aveva detto Franca Sozzani, quando le aveva offerto quel posto. Dal corridoio scuro e polveroso della redazione, mi fermavo a osservare l’ufficio di Anna. Immagini, appunti o note appesi su una bacheca a muro, disposti in geometria rigida. Le riviste impilate alla perfezione del millimetro. Bianco e nero, c’era molta luce. Era un laboratorio scientifico di chimica estetica: si produceva bellezza per il mondo esterno – lì, nel cuore, nel motore acceso, vigeva il rigore maniacale.

Vestiva di nero. Niente trucco in viso. Uno scatto di Helmut Newton del 1996 la coglie, mentre attraversa camminando il cortile del Palazzo di Brera. Un cappotto nero e lungo di Yoshji Yamamoto, sigaretta in bocca, portamento signorile, scarpe basse da uomo. «La mancanza di professionalità mi manda in bestia» – Anna mi ha spiegato come sia necessario studiare le sfilate maschili per comprendere quelle femminili. La destrutturazione di Armani, i volumi giapponesi, l’avanguardia olandese dei ‘Sei di Anversa’, la ruvidezza tedesca di Raf Simons. Mi raccontava come i cambiamenti nella moda siano sempre apparsi prima con l’uomo, poi con la donna: per far breccia nell’immaginario maschile, più solido e composto per tradizione e virilità, la crepa deve essere sottile e profonda – è naturale che questa poi sappia arrivare alle fondamenta. Era il gennaio del 2014, poco dopo la prima sfilata uomo di Alessandro Michele: uno shock di sagome effimere anni Settanta per un hipster nostalgico che un mese dopo, a Milano Donna, sarebbe esploso per poi condurre la moda di queste ultime stagioni. Anna mi disse che il mio progetto per Lampoon coincideva con quanto era appena successo da Gucci.

L’incontenibile voglia di nuovo. Un anno dopo, mi ricordo il suo diniego, quando a una cena di Lampoon, Anna se ne andò – mi disse che c’era gente troppo vecchia, troppo noiosa. Lo sponsor mi aveva costretto a una lista di suoi potenziali clienti che stridevano con l’atteggiamento che stavo costruendo per Lampoon – ma non potevo usare paraventi: mi fu chiaro e cristallino che era già tempo di cambiare. Subito, veloce. I giornali sono fatti di pagine da voltare. Lampoon aveva poco più di un anno – io aprii la porta e fuori tutti. Quel movimento, quel concetto di tribe digitale, che avevamo lanciato per primi e che le aziende iniziavano a pianificare come strategia commerciale, da Lampoon doveva essere dismesso. Lampoon era ed è rigore e futuro – nei contrasti intellettuali, nei colori e nei dettagli.

Cambiare – Anna mi ha insegnato il concetto. La moda è la letteratura del tempo che scorre, quel laboratorio scientifico di estetica ha regole ferree, quanto quelle della chimica.

 

(More on The Fashionable Lampoon Issue 12 – Dionysus)

AdR Book: Beyond Fashion

Anna Dello Russo
Phaidon, p. 552, € 175

From The Fashionable Lampoon Issue 12 – Dionysus

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!