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The Fashionable Lampoon
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Belmond a LVMH

Belmond Hotel Cipriani, Venice
Belmond Hotel Caruso, Ravello
Belmond Villa San Michele, Florence
Belmond Villa Sant'Andrea, Taormina
Belmond Grand Hotel Timeo, Taormina
Belmond Castello di Casole, Siena
Belmond Hotel Splendido, Portofino

Text Rocco Moliterni

Qualcuno le ha definite le sette meraviglie d’Italia dell’hotellerie. Si tratta dei sette alberghi di lusso nel nostro Paese targati Belmond acquisiti nei giorni scorsi da LVMH per una cifra intorno ai 2,6 miliardi di dollari. Il gruppo, che fa capo al finanziere Bernard Arnault, oltre agli alberghi italiani ha acquisito le altre perle della catena Belmond in tutto il mondo – come il Copacabana Palace a Rio de Janeiro, Le Manoir aux Quat’Saisons nell’Oxfordshire, il Grand Hotel Europe a San Pietroburgo e Cap Juluca nell’isola caraibica di Anguilla.

In Italia, il Cipriani all’isola della Giudecca di Venezia è luogo di ritrovo di artisti, scrittori – Hemingway era amico di Arrigo Cipriani – e star del cinema. Nella lista della sua lounge ci sono anche i cocktail creati in onore della madre di George Klooney, un habitué come Al Pacino. Il Caruso a Ravello, con la sua piscina che guarda il mare dall’alto della costiera amalfitana. Il San Michele a Fiesole, un convento del 1300 ristrutturato, domina in un grande parco il panorama di cupole e tetti di Firenze. Il Timeo di Taormina, con le sue stanze affacciate su uno dei più bei golfi del mondo. Sempre a Taormina c’è il Villa Sant’Andrea, con le sue cabane e il ristorante in riva al mare. Completano l’elenco delle meraviglie lo Splendido a Portofino e il castello di Casole nel senese, acquisito nel gennaio del 2018. Gli alberghi italiani rappresentano quasi il cinquanta per cento del fatturato alberghiero del gruppo inglese nato nel 1976 per la gestione di viaggi e crociere di lusso (sui fiumi francesi ma anche in Myanmar), come il mitico treno Orient Express, che diede il primo nome al marchio, ribattezzato Belmond nel 2014, oggi presente in 24 paesi.

La notizia della vendita ha sorpreso il mondo dell’hotellerie perché da tempo c’erano rumors sull’interesse di fondi mediorientali (tra gli altri quello del Qatar) e asiatici oltre al gruppo immobiliare Blackstone sugli alberghi e le attività Belmond. L’acquisto rafforza Arnault, che già possiede i marchi Vuitton, Fendi e Bulgari e il brand dello champagne Dom Perignon. Nel campo dell’hotellerie il gruppo LVMH può contare sulla catena Bulgari presente a Milano, Bali, Shangai, Dubai, Pechino e con prossime apertura a Parigi, Mosca e Tokyo (qui già da anni sfodera un ristorante stellato) e la catena Cheval Blanc, con proprietà di lusso da Courchevel (in Savoia) alle Maldive e a Saint-Barthélemy.

Hotel Cipriani

Giudecca 10, 30133 Venezia, Italia

 

Hotel Caruso

Piazza San Giovanni del Toro 2, 84010 Ravello, Italia

 

Villa San Michele

Via Doccia 4, 50014 Fiesole, Florence, Italy

 

Villa Sant’Andrea

Via Nazionale 137, 98039 Taormina Mare, Italia

 

Grand Hotel Timeo Taormina

Via Teatro Greco 59, 98039 Taormina, Sicilia, Italia

 

Hotel Splendido

Salita Baratta 16, 16034 Portofino, Italia

 

Castello di Casole

Località Querceto, 53031 Casole d’Elsa, Siena, Italy

Les journées particulières LVMH

Journées Particulières LVMH – Ph. Alexandre Guirkinger
Journées Particulières LVMH – Ph. Alexandre Guirkinger
Marion Verboom
Manifattura Thélios
Manifattura Thélios
Manifattura Thélios
Manifattura Thélios
Manifattura Thélios
Manifattura Thélios
Manifattura Thélios
Manifattura Thélios
Manifattura Thélios
Manifattura Thélios

Per il quarto anno consecutivo, LVMH invita il pubblico a scoprire dall’interno cosa accade nelle aziende della Maison. Giornate fuori dal comune, Journées Particulières, perché si ha la possibilità di incontrare gli artigiani – designer, orologiai, gioiellieri, maestri calzaturieri, maestri di cantina, tra gli altri –, scoprire i segreti di ogni mestiere e imparare le tecniche durante i workshop.

Un viaggio in luoghi solitamente inaccessibili. Durante le Journées Particulières si entra nelle tenute dello Champagne, nei saloni delle Maison parigine – Christian Dior, Guerlain – e di quelle della moda italiana – Fendi, Pucci –, ma quest’anno anche nelle sedi delle aziende negli Stati Uniti – come quella di Benefit Cosmetics, a San Francisco –, in Argentina – nella tenuta vinicola di Terrazas de los Andes – e in Germania – da Rimowa, a Colonia.

Alle Journées Particulières partecipa anche Thélios, azienda dell’eyewear nata nel 2017 da una joint venture tra LVMH e Marcolin e che impiega 245 persone provenienti da tutto il mondo, di cui 100 nella Manifattura. Qui, a Longarone, nella provincia di Belluno, il 12, 13 e 14 ottobre il pubblico ha potuto scoprire i locali di produzione, che si estendono su una superficie di 8000 metri quadrati, e conoscere gli uomini e le donne che vi lavorano, che hanno illustrato le diverse fasi di progettazione e di realizzazione di un paio di occhiali, attraverso l’utilizzo di tecniche tradizionali e tecnologie all’avanguardia.

Manifattura Thélios

Text Giuseppe Fantasia

 

Ci sono voluti dodici mesi di cantiere per creare dal nulla una struttura avveniristica di ottomila metri quadri con pannelli di acciaio corten e vetrate, linee di produzione ordinate e funzionali, spazi ariosi e luce in ogni angolo, oltre a una sostenibilità ambientale assicurata dagli oltre duemila pannelli solari installati sul tetto. Stiamo parlando di Manifattura Thélios, la nuova struttura dedicata alla produzione di occhiali per le maison del gruppo Moët Hennessy Louis Vuitton (LVMH) sita a Longarone, in quella provincia di Belluno dove già insistono i big mondiali del settore, da Luxottica a Sàfilo, fino a De Rigo.

Lo stabilimento – che realizza concretamente la joint venture siglata circa un anno fa tra LVMH (per il 51%) e il gruppo locale Marcolin(49%) – è destinato alla produzione di occhiali per le maison del gruppo francese, prima fra tutte Céline, la cui produzione è già partita dallo scorso dicembre, mentre nella seconda metà di quest’anno entreranno in produzione anche Loewe e alla fine del 2018 il brand FRED.Grazie al connubio tra tecnologie avanzate e un know-how unico, Thélios – sintesi dei nomi delle divinità greche Theia, dea della luce e della vista, ed Helios, dio del sole – segna una tappa importante degli investimenti del gruppo francese LVMH in Italia, già detentore dei marchi Loro Piana, Bulgari, Fendi, Acqua di Parma e Berluti. «Quello che colpisce è la sua organizzazione produttiva completa e dinamica che assicura un controllo capillare dei prodotti, dal brief creativo iniziale al design in 3D, dalla realizzazione finale all’elaborazione del prototipo», ci spiega Giovanni Zoppas, neo presidente e CEO di Thélios, il giorno dell’inaugurazione. «Per il mondo dell’eyewear – aggiunge– non si può mai parlare di semplicità, perché richiede sempre l’eccellenza oltre alla massima e necessaria cura nella realizzazione dei vari prodotti. Sarà anche per questo che l’intero settore è stato uno dei pochi a non aver subito negli anni le sfide e le pressioni che molti altri invece hanno avuto». «Thélios – continua – testimonia la forte volontà del gruppo di investire nel patrimonio economico italiano e nel suo sviluppo con l’intento di proiettarci nel futuro valorizzando un savoir-faire frutto di una lunga tradizione, coniugando l’amore per gli oggetti di qualità, l’innovazione e il rispetto di un patrimonio culturale proprio della regione».

Così facendo, LVMH e Marcolin hanno voluto condividere la stessa idea sul ruolo dell’occhiale nelle maison di lusso, destinatoad affermarsi come accessorio irrinunciabile e a seguire i ritmi delle collezioni prêt-à-porter per soddisfare le esigenze dei nuovi consumatori. «Abbiamo una capacità produttiva 100% made in Italy di 1,5 milioni di pezzi l’anno che vogliamo portare a 4,5 milioni», ci confessa Zoppas durante la visita in esclusiva allo stabilimento, alla quale hanno partecipato anche Toni Belloni – direttore generale delegato del gruppo LVMH – e Jean Baptiste Voisin – direttore della strategia del gruppo LVMH. «Quello che facciamo è procedere con umiltà e con l’ambizione di essere un unicuumnell’ambito della produzione dell’eyewear grazie al modello organizzativo che coniuga tecnologia e artigianalità in un ecosistema irripetibile come quello bellunese per competenze e tradizione».

L’organizzazione dei processi è organica e snella: le fasi di controllo e di perfezionamento sono innumerevoli e il percorso tra una fase e l’altra è stato accorciato, grazie alla concentrazione dei reparti. «Questo perchéThélios– prosegue Zoppas – ritiene che l’esperienza del cliente sia un fattore chiave per le vendite e, per questo motivo, investe sul visual merchandising e sui servizi di assistenza».

Gli addetti complessivi della joint venture sono in tutto il mondo 245, di cui 100 all’interno dello stabilimento bellunese (presto ampliato) che registra un’età media di trent’anni e che proprio quest’annoospiterà la terza edizione dei LVMH Métiers d’Art. «Non sappiamo a quale velocità andremo, ma sicuramente non vogliamo andare troppo veloce».,conclude la nostra ‘guida speciale’ prima di salutarci. «Per tutte le cose d’eccellenza ci vuole il tempo giusto perché arrivino a essere tali».

 

lvmh.it

Fondaco Dei Tedeschi

Testo Arianna Pietrostefani
@aripet

 

La vista sul Canal Grande. Le scale mobili rosso lacca convivono con il Cinquecento veneziano presente nella simmetria dei colonnati, nelle logge e nei pavimenti terrazzati. All’ingresso una scritta incisa nel marmo che ha il sapore di monito: «Niente armi, niente giochi, niente prostitute. Per il resto liberi di commerciare». Queste le regole imposte dalla Repubblica Serenissima di Venezia dal 1200 in poi ai mercanti provenienti dalla Germania e dei Paesi del Nord Europa in cerca di spezie e coloranti per le loro lane grezze. L’origine del Palazzo, infatti, si deve proprio ai veneziani che nel 1228, al fine di controllare i traffici marittimi e le operazioni commerciali della città, decisero di porre le fondamenta di quello che di lì a poco sarebbe diventato l’edificio centrale per il commercio.

La nuova vita del Fondaco dei Tedeschi – progettato dello studio OMA, guidato da Ippolito Pestellini Laparelli, Rem Koolhaas e Silvia Sandor, mentre gli interni sono firmati da Jamie Fobert, esperto nella creazione di ambienti commerciali – lo vede nella veste di centro del lusso e dell’artigianato: sette mila metri quadrati di superficie con una scelta di marchi di alta gamma, soprattutto italiani, dei settori moda e accessori, orologeria, gioielleria, vini e liquori, gastronomia, bellezza e profumeria.

Otto anni di restaurazione, poi l’apertura lo scorso 29 Settembre. Si tratta del primo grande magazzino europeo di DFS, la società del gruppo LVMH. I quattro piani dedicati al lusso, la selezione dei prodotti e la cura dei dettagli: Fondaco dei Tedeschi è molto più di un department store.

Si prosegue la visita sino alla terrazza all’ultimo piano. Aperta a tutti, seguendo sul sito una procedura di registrazione per questioni di capienza, è forse l’unica della zona con vista a trecento sessanta gradi e che vale la pena non lasciarsi sfuggire.

Text Arianna Pietrostefani
@aripet

 

The view over Canal Grande. The red lacquer escalator coexisting with the Venetian sixteenth century soul of the colonnade symmetry, of the loggia and the terraced space. At the entrance, a marble engraving reads as an admonishment «Niente armi, niente giochi, niente prostitute. Per il resto liberi di commerciare» (No weapons, no games, no prostitutes. Other than that, feel free to do business). These were the rules set by the Most Serene Republic of Venice from 1200 onwards for the merchants coming from Germany and Northern Europe looking to buy spices and pigments for their raw wools. The building owes its origins to the Venetian people who, in 1228, in order to control maritime traffic and trade within the city, decided to lay the foundations for what was soon to become the main trading post.

The new life of Fondaco dei Tedeschi – which has been restored by studio OMA, lead by Ippolito Pestellini Laparelli, Rem Koolhaas and Silvia Sandor with the interiors designed by Jamie Fobert, who is well known for creating inspiring retail venues – sees this landmark building transformed into a luxury department store: the seven thousand square meters area will host a selection of high-end labels – especially Italian – ranging from clothing to accessories, watches, jewelry, wines and liquors, delicatessen, cosmetics and fragrances. Following eight years of restoration works, the opening took place last 29th of September, making this the first DFS Group European department store, a subsidiary company owned by luxury conglomerate LVMH. Four floors with a focus on luxury and craftsmanship combined with a well-edited product selection and attention for details: Fondaco dei Tedeschi is much more than simply a department store. The ideal visit should include the terrace on the top floor. Open to everyone – after completing the necessary registration form in order to comply with the venue’s capacity requirements – the terrace is perhaps the only one in the area offering such a stunning 360-degree view. Definitely a must-visit.

Fondaco Dei Tedeschi
Calle del Fontego dei Tedeschi, Ponte di Rialto, Venice
Images Matteo De Fina for DFS Group (courtesy) and
Lampooners
www.dfsgroup.com

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