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marco maggio

Palazzo Litta: polo culturale di Milano

Palazzo Litta – Ph. Gabriele Basilico

Text Marco Maggio
@officialprovox

 

Sede della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio di Milano, Palazzo Litta si affaccia su Corso Magenta, a due passi dal Cenacolo Vinciano, adiacente alla Basilica di Santa Maria delle Grazie e a due passi dal Collegio San Carlo.

Considerato uno degli esempi più importanti dell’architettura barocca milanese, Palazzo Litta ha una storia che si può ricondurre a numerose fonti e aneddoti a tratti avvolti dal mistero. Non è un caso che fra gli elementi che hanno più contribuito alla fama dell’edificio sia sovente menzionato il fastoso piano nobile, teatro di ricevimenti e feste scenografiche che spesso, più che nella bibliografia dedicata al Palazzo, trovano maggiore trattazione in antiche leggende e dicerie aristocratiche.

A ottobre, sarà palcoscenico del nuovo progetto meneghino dedicato alla cultura contemporanea. Design, cinema, musica, fotografia, teatro e danza animeranno Palazzo Litta Cultura.

Milano, da sempre aperta all’incontro tra innovazione e tradizione, tra investimento pubblico e privato, al fine di promuovere un ambiente socioculturale più attraente possibile, si conferma capitale saggia e trasforma una delle sue dimore storiche in un luogo aperto al pubblico.

È l’incontro tra diverse forme d’arte e di spettacolo a diventare la chiave di lettura dell’operazione, nata dall’unione tra eredità culturale e investimenti di realtà private. Un palinsesto interdisciplinare voluto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e di Mosca Partners.

Dopo quattro anni di consolidata esperienza nell’organizzazione della Milano Design Week, che ha visto Palazzo Litta trasformarsi in un inedito luogo di espressione tra design e architettura, si sono parlati i protagonisti di questa nuova avventura: il segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e Mosca Partners. A sostegno del programma, ci sono anche Esterni, MIA Photo Fair e Ponderosa Music&Arts, da intendersi come punto di convergenza delle esperienze più avanzate del panorama culturale milanese.

Tutte le attività sono pensate in stretta connessione con gli spazi del Palazzo, così da interagire con i suoi valori e le sue caratteristiche, rendendolo ogni volta nuovo e riconoscibile. Un atteggiamento, questo, di rispetto e di tutela nei confronti di un importante palco di esperienza interdisciplinare. Espressione atavica dello spirito milanese sarà l’appuntamento con tradizioni, rituali di accoglienza, culture e storie diverse che ridefiniscono il perimetro spirituale della città.

Il programma di Palazzo Litta Cultura verrà introdotto alla presenza delle istituzioni, degli organizzatori e dei partner mercoledì 20 settembre, alle ore 15, presso Palazzo Litta, in corso Magenta 24.

Credits Fragile

Images courtesy of Press Office
www.rotajorfida.com – @rotajorfida

The ethical choice of Elisabetta Franchi

Text Marco Maggio
@officialprovox

 

«Quando la moda cambia, lei no» – si potrebbe parafrasare così il testo di Almeno tu nell’universo di Mia Martini, pensando all’unico appuntamento che per Elisabetta Franchi conta davvero: quello con l’etica, che sposa la causa della salvaguardia degli animali più in difficoltà.

La stilista emiliana, che nell’azienda di Bologna aveva già permesso ai suoi dipendenti di lavorare accanto ai propri cani, rinnova il suo invito alla sensibilizzazione verso il sostegno degli animali, forte dell’appoggio dell’ENPA, l’Ente Nazionale per la Protezione degli Animali.

Il progetto benefico consiste nella possibilità di aiutare gli animali, troppo spesso vittime di violenza e sfruttamento, acquistando un taccuino contenente alcuni scatti, realizzati dalla fotografa Linda Scuizzato, che ritraggono tredici volontarie senza veli con i loro amici, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Una causa nobile dall’origine aristocratica: la nascita dell’ENPA si deve a Giuseppe Garibaldi, il quale nel 1871 rispose all’invito della nobildonna britannica lady Anna Winter, ponendosi a capo del primo movimento animalista italiano.

Fu così che a Torino venne fondata la Società Reale per la Protezione degli Animali, con Garibaldi socio fondatore e Anna Winter presidente onorario. Da allora, con oltre 140 anni di attività sul territorio italiano.

La più antica associazione animalista nostrana mette A nudo per amore – così è battezzato il progetto – coraggiose testimonial di mode che non devono passare, influenze che devono resistere.

Un’iniziativa non inedita per Elisabetta Franchi che ha scelto di aderirvi sia dal punto di vista economico, finanziando la produzione dei taccuini, che regalando l’immagine di lei insieme ai suoi cani, Totò e Ligabue.

I taccuini, la cui copertina è impreziosita da dettagli gold del logo, possono essere acquistati presso tutte le boutique di Milano e Firenze, oltre che tramite l’Elisabetta Franchi Digital Store. Il ricavato verrà interamente devoluto all’ENPA.

La strada che porta verso il riconoscimento dei diritti degli animali è già stata percorsa dalla Franchi: dal 2012 ha garantito l’abolizione dalle sue collezioni di capi con pellicce di origine animale, compresa la lana d’angora, firmando il programma Fur Free Retailer, nato dalla collaborazione con LAV, brand omonimo che ha segnato un ulteriore passo in avanti nella fortificazione di un pensiero etico che vuole costruire una moda sì innovativa, ma sempre sostenibile.

Text Adelaide Striano
@adelaide_striano

 

L’arte nelle sue forme contemporanee si diffonde attraverso l’utilizzo dei social network con l’illustrazione artistica in formato digitale.

Tra un passato da conservare con orgoglio e un futuro a cui guardare con ottimismo.
Attrae, diverte e stupisce. È il mood dell’arte contemporanea. Invasa da un popolo di ‘followers’ curiosi. Il pubblico normale può farsi un’idea sulle ultime tendenze in fatto di gusti estetici.

L’astrattismo si è fatto assoluto in molta Digital art computerizzata portando all’estremo il minimalismo geometrico. L’importante è essere eccentrici.

 

Illustratori

James Grover
Martha von Maydell
Samy Halim
Adry De Martino
Chris Edser with 2DM MANAGEMENT

Images courtesy of respective artists.

Sinestesie d’oriente

Text Marco Maggio
@officialprovox

 

Che cosa succederebbe se, d’improvviso, le farfalle ricoprissero il tutto fino a nasconderlo?

È forse questa la domanda che l’artista Kim In Tae si è posto, prima di avere l’intuizione che lo ha portato a produrre Ambra d’Oriente.

Un viaggio da Tuareg. Passa da est a ovest, da nord a sud, come gitani nello spazio e anche nelle citazioni del tempo, con numerosi suggerimenti storici e iconografici. Una mostra organizzata da Liquid Art System negli spazi espositivi di Capri, a cura di Marco Izzolino.

Dalle dimensioni ora contenute ora iperboliche, le opere sono minime nei tasselli a forma di farfalla che le compongono. Non a caso, finora, Kim In Tae le ha definite come un insieme delle più piccole unità di materia, forma e senso: una corale propedeutica alla comprensione finale di quel che sta dietro a ogni singola scultura. Le unità più piccole e la forma unitaria del lavoro regalano allo spettatore almeno due punti di vista opposti: la ricerca dell’autore nelle sue creature e quella di quest’ultime nel loro demiurgo.

Migliaia di farfalle evocano quello che accade naturalmente nella Petaloudes di Rodi, conosciuta come The valley of butterflies: unità minime metalliche coprono tutte le cose su cui si posano trasformando ogni forma in un’illusione fatta solo del corpo di questi insetti.

Forme infingarde. Migliaia di farfalle legate tra loro da una resina, quella che veniva usata dai popoli occidentali fin dai tempi più antichi, al fine di dare un’immagine alla cosa più ingannevole della vita: i sogni. Le proiezioni dei desideri umani. E se in natura le farfalle sono attratte da una linfa – l’Ambra d’Oriente – Kim In Tae la utilizza come ispirazione osmotica che parla, ma senza fiatare.

Images courtesy of Press Office
www.liquidartsystem.com – @liquidartsystem

QUESTO SOFFITTO VIOLA

Testo Marco Maggio

 

A Firenze c’era già stato quando aveva appena ventitré anni, all’epoca di uno dei primi spazi italiani di videoarte sperimentale, l’Art/Tapes 22 di Maria Gloria Bicocchi, diventato il punto di riferimento europeo per la produzione di videotape. A quel tempo odiava storia dell’arte all’università, preferendo giocare con le cineprese e i video. I grandi lavori del Rinascimento sembravano non lasciare traccia in lui. Poi arrivò il David di Michelangelo… e tutto cambiò.

Bill Viola, re della videoarte contemporanea, torna a Firenze con un lavoro che ha l’estensione e la maturità artistica di un monumento: “Rinascimento elettronico” è la nuova mostra ambientata nella scenografia di Palazzo Strozzi, aperta fino al 23 luglio prossimo, che intende creare o, anzi, ritrovare il percorso dell’artista fra i suoi video proiettati sui mega schermi nelle sale del Palazzo e talvolta affiancati dalle opere di Maestri quali Masolino, Paolo Uccello e Pontormo. Organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi in collaborazione con Bill Viola Studio e curata da Arturo Galansino, Direttore Generale Fondazione Palazzo Strozzi, e Kira Perov, Direttrice del Bill Viola Studio e moglie dell’artista, l’esposizione è un’immersione multidimensionale in cui si intrecciano immagine, spazio, tempo e suono. Protagonista: l’uomo, la sua bellezza senza tempo, chiamato ad esplorare spiritualità e umanità del suo animo nei volti, nei corpi dei suoi simili. Proprio per via di questo stesso soggetto – l’essere umano – lo stile è colmo di poesia, di simboli e di sublime, soprattutto nel momento in cui interagisce con gli elementi e le forze della natura: acqua e fuoco, buio e luce. Il dialogo tra passato e presente, tra antico e contemporaneo, si traduce in un simposio di tutti i tempi che scherzano come dadi, giocando sulla tavolozza dell’arte. La relazione tra Bill Viola e Firenze è incentrata sull’evoluzione del suo linguaggio, sul confronto – che non è paragone – tra i Maestri di un tempo da un lato e l’ispirazione che si è tradotta in evoluzione dall’altro. Una traduzione, questa, a cui Viola ci ha già abituati: nel 1995, concependo il padiglione statunitense della Biennale di Venezia, aveva realizzato il video The Greeting, in cui riproponeva l’incontro delle donne de La Visitazione del Pontormo. Quel che conta non è però l’esposizione del tema in sé, quanto l’invito ad animare quei dipinti per aggiungere loro un prima e un dopo. Questo il senso dell’animazione che, nell’attuale momento storico, si traduce troppo spesso volgarmente in moda. Un evento corale che coinvolge diverse sedi espositive – alcune opere sono esposte alle Gallerie degli Uffizi, al Museo di Santa Maria Novella, al Battistero di San Giovanni e al Museo dell’Opera del Duomo, ma anche ad Empoli, Prato e Arezzo. In virtù di questa logistica, l’invito è a rimarcare l’itinerario ideale che si snoda attraverso tutte le strade della bellezza. La maturità di Viola è colma di equilibri fra ombre e luci, di dialoghi con la tradizione che non hanno nulla di didascalico o formale, di dimensioni ataviche della sensibilità umana, quali la spiritualità e l’arte cristiana, che la evoca inevitabilmente, e che lo slow motion della sua tecnica sembra voler enfatizzare grazie ai tempi rallentati e quasi fermi della videoarte. Perché il tempo della bellezza, questo è certo, può essere solo l’eternità.

 

BILL VIOLA RINASCIMENTO ELETTRONICO

10 marzo 2017 – 23 luglio 2017

Orario mostra
Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì: 10.00-23.00

InfoTel +39 055 2645155
info@palazzostrozzi.org

PrenotazioniSigma CSC
Dal lunedì al venerdì
9.00-13.00 / 14.00-18.00
Telefono: +39 055 2469600
prenotazioni@palazzostrozzi.org

Images Courtesy of press office 
www.palazzostrozzi.org

GIACOMO MOOR

Testo Marco Maggio

 

Liceo classico, laurea al Politecnico (con una tesi sull’ebanisteria), la grande scuola brianzola del legno, l’apprendistato in una bottega artigiana: quando e come queste tappe ti hanno portato a scommettere su te stesso?

Sono due le tappe di svolta che mi hanno portato a fare quello che faccio, l’incontro con il mio relatore di tesi, Beppe Finessi, e le collezioni per la galleria PostDesign, Attraverso e Metropolis. Più recentemente la collaborazione dell’anno scorso con Acerbis, con i prodotti Alterego e Outline, grazie alla quale ho vinto il premio del Salone Milano Award come Young Designer.

 

Chi conosce la tua poetica sa del tuo amore per i ‘difetti pregiati‘: ai pregi sarebbero quindi preferibili i difetti?

Molto spesso il difetto, come un nodo a vista, viene interpretato come un limite, un segno che sporca la superficie, le aziende lo eliminano. A volte però si tratta di segni che testimoniano l’aspetto vivo, naturale e prezioso della materia che si sta usando.

 

 

L’idea di bellezza che si manifesta attraverso la falegnameria sembra fare intendere che anche ‘il brutto’, come ‘il bello’, è una visione del tutto relativa: possiamo parlare di una ‘rivincita del Brutto’?

Parlerei di una visione relativa all’essenza che si sceglie, dove il bello e il brutto dipendono dalla materia che si usa e della lavorazione che gli si applica.

 

 

Il legno ‘cambia‘, ‘si muove‘, si dilata, durante, mentre e dopo la lavorazione: questa mutevolezza lo arricchisce di opportunità o lo limita nelle performance? La tua esperienza.

Direi che i suoi limiti ne aumentano le opportunita. Cerco sempre di far si che un limite diventi un’occasione per pensare una forma o una funzione nuova.

 

Il legno come elemento (sopran)naturale: cosa ancora non sappiamo o non apprezziamo abbastanza di questo materiale?

Per me si tratta di una continua scoperta, le infinite essenze, le diverse proprietà fisiche di ognuna di queste. Trovare poi la giusta forma e lavorazione per ognuna.

 

Le creazioni che hai pensato per questa mostra (specchio, libreria, tavolo, consolle diritta e angolare) sono state realizzate utilizzando la tecnica, ormai in via d’estinzione, della curvatura a vapore del legno massello, inventata da Thonet: hai sentito la nostalgia di tempi passati? Pensi che il design contemporaneo sottovaluti il patrimonio tecnico (e culturale) che arriva dal passato?

Più che nostalgia del passato, si tratta del recupero di un’antica tecnica, reinterpretata oggi nel tentativo di darle una nuova forma.

 

Quale rapporto si crea tra natura e artificio? Credi che il ritorno all’elemento naturale, in voga negli ultimi tempi, sia solo un “trend” passeggero o piuttosto una presa di coscienza autentica circa la sua importanza per l’uomo?

Spero una presa di coscienza, dovuta alla consapevolezza che le risorse che abbiamo sfruttato in passato non sono infinite, e che l’uomo, come la natura, nel suo essere un organismo vivente, deve le sue fonti vitali alla natura.

 

‘Vapore’, s’è detto. Grazie alle sue proprietà, il legno si dilata per poi ritirarsi e tornare alla sua posizione originale, per una sorta di ‘memoria di forma’. Ci spieghi di cosa si tratta? E il legno ha memoria?

Il progetto Vapore ha permesso di gestire una proprietà fisica del legno massello curvato a vapore, ovvero la tendenza ad allargarsi per tornare nella posizione originaria una volta uscito dallo stampo, in una sorta di memoria di forma. La memoria di forma è propria delle leghe metalliche che una volta surriscaldate hanno la tendenza a riacquistare la forma originaria. Nella falegnameria si adotta, impropriamente, questo termine anche per il legno, che se curvato a vapore tende a non mantenere completamente la nuova forma. Questo limite ha ispirato la creazione di paesaggi formali, in cui una linea continua in faggio curvato, i piani in vetro e i volumi creano una struttura in tensione in cui tutti gli elementi sono tra loro legati e funzionali.

 

Per questa esposizione hai pensato a un modus operandi in grado di combinare tecniche tradizionali e creatività artigianali inedite: che peso hanno, rispettivamente, lo sguardo al passato e la fiducia nel futuro nella tua sperimentazione?

La mia ricerca non parte sempre da una tecnica del passato, a volte indaga una proprieta fisica del legno, un materiale o una forma. Faccio sempre molto tesoro del passato, che siano tecniche, prodotti o manifesti di pensiero.

 

Da sempre il legno è connotato di magia e creazione: homo faber, sei un demiurgo che trasforma una materia primordiale in ‘altro‘, animandolo, adoperando sapientemente le tecniche del passato. Pensi che ‘il domani’ saprà apprezzare e riconoscere le forme della tua creatività?

Spero che le apprezzi oggi!

VAPORE_gallerialuisadellepiane www.gallerialuisadellepiane.it
La collezione, costituita da 5 elementi, indaga l’antica tecnica della curvatura a vapore del massello.
MIART
Fiera Milano City, gate 5, padiglione 3, stand O15
Dal 31 marzo al 2 aprile 2017
Galleria Luisa Delle Piane
Via Giuseppe Giusti 24
Dal 4 aprile al 14 aprile 2017
Inaugurazione 6 aprile dalle h18.00 fino alle 22.30
GHOSTWRITER_acerbis acerbisdesign.com
Un volume misterioso che, grazie a un sofisticato sistema di aperture, svela in realtà una scrivania con accessori pensata per portare in casa l’ufficio…
Salone del Mobile Milano
Fieramilano, Rho
Hall 7, stand h23
Dal 4 aprile al 9 aprile 2017
A TABERNACLE CUPBOARD_wallpaper www.wallpaper.com
Realizzato da Emmemobili, un armadio che, una volta aperto, diventa uno spazio intimo e personale dove stare.
Mediateca S.Teresa
Via della Moscova 28
dal 4 al 9 aprile 2017
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