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The Fashionable Lampoon
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Beautiful music

Text Domenico Paris

Avete amato alla follia Alta Fedeltà di Nick Hornby, accarezzandone rapiti ogni singola pagina? Lo avete letto e riletto nell’attesa che un romanzo d’ispirazione musicale come quello potesse tornare ad allietare  le serate davanti al camino o alla luce fioca dell’abat-jour?

C’è una grande notizia: quel momento è arrivato. Sprintate come il miglior Carl Lewis verso la libreria più vicina e mettete le mani sulla nuova fatica di Michael Zadoorian, Beautiful Music (Marcos y Marcos, 2018, pp.397, € 18).

Nella Detroit degli anni Settanta, agitata da scontri razziali sempre pronti a esplodere, il decenne Danny Yzemski, instradato da un padre pieno di premure e passione, scopre il mondo delle sette note. Anche se gli ellepì che girano sul piatto dello stereo di casa sono per lo più compilation melense o riproposizioni di successi pop arrangiati in chiave orchestrale e jazzy, l’incontro decisivo con il rock è giusto dietro l’angolo: basteranno infatti le prime note Kick out the Jams degli MC5, ascoltate casualmente a scuola, per instillare nello spaventato protagonista il dubbio che dietro quel frastuono fatto di violenza strumentale (e di testi a dir poco arditi), si celi una qualche forma di strana e conturbante magia. Così, vinte le prime ritrosie dovute al suo carattere di bravo bambino timido e un po’ introverso, Danny comincia a prendere confidenza con le sonorità tipiche del genere attraverso le radio della sua città. Le ascolta con sempre maggiore frequenza, innamorandosi delle voci che provengono dall’etere e, ovviamente, dei dischi che selezionano. Ma nella vita, si sa, niente può essere dato per scontato e un (brutto) evento improvviso può sconvolgere il solito, confortevole tran tran costringendo anche il più pavido degli individui a buttarsi nella mischia.

Un bildungsromanBeautiful Music è innanzitutto un inno alla purezza e alla grandiosità della scoperta come valore fondante dell’esistenza. E, pur essendo ambientato nell’incendiaria metropoli americana di quasi mezzo secolo fa, ci ricorda come anche oggi, in una società 2.0 ormai iperventilante a causa dello strapotere della tecnologia e delle nevrosi da essa indotte, soltanto le emozioni vere e forti sono in grado di allontanare certi baratri interiori e regalare un senso alle nostre giornate. Come quelle provate dal giovanissimo antieroe di questa storia, che, attraverso la fame insaziabile di chitarre distorte, vinili e nuovi eroi con un microfono in mano, riesce a tenersi in qualche modo aggrappato all’essenza più profonda e imprescindibile della sua personalità, fatta di Grazia e commovente fragilità, di paura e di sorrisi strappati al buio.

Nessun dubbio: non riuscirete a resistergli e, quando arriverà, ahi noi, il momento di doverlo salutare per passare ad un’altra lettura, avrete voglia di abbracciarlo forte forte. Magari ascoltando per l’ennesima volta insieme a lui il buon vecchio Iggy Pop.