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matteo guarnaccia

L’Asino d’Oro di Apuleio

The fable of the donkey in a Byzantine mosaic

Text Matteo Guarnaccia

 

I pagani erano un pubblico molto più smaliziato di quello odierno, in grado di discernere ciò che è ‘fatto’ da ciò che è ‘racconto’. La formula narrativa del realismo magico era insita nella loro educazione e questo libro caleidoscopico, spirituale e ribaldo ne è uno dei migliori esempi. L’ho sempre amato e ancor di più da quando ho scoperto che la stanza d’ospedale in cui sono nato a Milano, si affacciava proprio su ‘via Apuleio’ – e su una fabbrica di panettoni, ma questa è un’altra storia.

Il giocoliere Apuleio, di professione avvocato, sacerdote e filosofo platonico, lancia per aria le palle di trasformazione, follia e comicità, mettendo in moto un picaresco viaggio iniziatico verso la maturità e l’illuminazione spirituale. Certo è un romanzo educativo, con tanto di chiosa morale, ma prima di arrivare alla gloriosa, lisergica, ‘conversione’ – l’autore è un seguace dei culti misterici – c’è tutto il tempo per godersi l’ampia gamma di devianza e stravizi, che si concede il protagonista, il bel Lucio, un ragazzo con un’insana passione per le donne e la magia. Come un classico apprendista stregone, usa a sproposito una pomata fatata che ha sottratto a una congrega di streghe – una delle quali è diventata sua focosa partner – e invece di trasformarsi in un uccello per provare l’estasi del volo, si ritrova nei panni di un ciuco.

Per tornare uomo dovrà mangiare delle rose appena colte, ma l’occasione non gli si presenterà per molti capitoli a venire.  E come bestia da soma, battuta e degradata, affronterà mirabolanti avventure on the road, cambiando più volte luogo e padrone, subendo oltraggi, profferte scandalose, godendo di incantesimi e atti di generosità imprevisti, sino a incontrare faccia a faccia, la cosmica Iside che lo salva dalla sua condizione bestiale.

La storia non perde mai il collegamento con il caos sociale in atto nella provincia dell’Impero Romano, nel II secolo d.C.. Il mondo dell’inesauribile e affascinante decadenza imperiale si rivela  molto più esuberante della  nostra apparentemente permissiva contemporaneità. Né la New York after-dark degli anni ’80 o la frizzante Berlino di Weimar possono competere con l’horror e la debauche della Roma dei Cesari. Giovenale l’aveva previsto,  «I nostri discendenti non faranno di più o peggio di noi (…) visto che ormai ogni vizio con noi ha raggiunto il suo zenith».

Il felice plot narrativo del libro latino, servirà da esempio a un numero di opere famose, da Le Mille e una Notte a Pinocchio, da Don Chisciotte a Sogno di una notte di mezza estate, da Tom Jones a Manoscritto trovato a Saragozza. E come se non bastasse, Apuleio ci regala una deliziosa bonus track, totalmente slegata  dalle tribolazioni di Lucio: la storia di Amore e Psiche. Una donna talmente bella da far ingelosire Venere, si sposa con un uomo misterioso e inquietante, di cui ignora l’identità e che incontra solo al buio della notte. Il compagno si rivela essere nientemeno che Amore e il suo disvelamento produrrà disastri ed emozioni a non finire.

Image courtesy of Wikipedia