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MILAN FASHION WEEK: A POINT OF VIEW

Testo Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Armani codifica la moda maschile. Si può dire quel che si vuole, sulle collezioni femminili di Armani, sulla rilevanza attuale di Milano – ma quando si tratta di moda maschile, Armani rimane a dir poco primario. Con il casting migliore – Ton Heukels, Fabio Mancini, Alessio Pozzi – Emporio introduce definendo la prossima stagione: scarpe grandi con suole alte e massicce ma leggere verso la caviglia restandone al di sotto, senza diventare boot (che se in italiano lo chiami stivale non rende). I pantaloni morbidi, e larghi. Lane calde, tessuti spessi, sempre morbidi lungo tutta la gamba (qui da Emporio sono a volte corti, mentre il mercato li vorrà lunghi). Poi felpe, maglioni, chiodi – tutti sopra la vita e stretti intorno al busto – perché se la gamba è morbida e ampia, il busto rimane strutturato. Compaiono i pattern, così presenti per la moda femminile, invaderanno presto anche le collezioni dell’uomo. Mina e Celentano nel soundtrack cantano Amami – Armani.

Christian Pellizzari ha idee potenti, dalle giacche damascate alle scarpe borchiate. La ricerca dei tessuti deve puntare a una morbidezza maggiore – sì, la morbidezza è il massimo comune denominatore oggi – e a un taglio più artistico. Il potenziale c’è ed è solido. Neil Barrett rende orgogliosi. A Bangkok è tra gli stilisti più venduti. La sfilata ha una presenza notevole di buyer più che di stampa – buyer internazionali, appunto, soprattutto asiatici. Una sfilata di quasi cento capi, logicamente più commerciale che creativa per quanto notato prima, ma l’identità di riferimento è precisa: una moda maschile tra l’Asia e la Germania, con riferimenti a Raf Simons e ai sei di Anversa, con un twist su inserti di colori, grafiche e segni e forme geometriche cosi precisi da creare un codice.

Marcelo Burlon è considerato come uno dei momenti più interessanti. Lo show riesce meglio della collezione. C’è una coerenza estremamente precisa sui riferimenti alla Patagonia, al guerriero che balla in un rave sotterraneo, a un eroe digitale costruito di terra – ma c’è il rischio che tutto diventi un costume. La basi ci sono e sono fondamenta, ma sembra manchi la fantasia per esplodere, per divertirsi – che pensando al designer, appare come un vero controsenso.

Marni ha perso la direzione e non l’ha ritrovata, con una comunicazione troppo legata alla labilità dei cosiddetti web influencer che degrada il brand a un’azienda di secondo ordine. Moschino è ormai ripetitivo – non è immaginifico, non è più irrisorio. Gli inserti di pelliccia da Santoni sono patetici – una voglia di essere internazionale porta a una scopiazzata da Gucci (un peccato, considerando che si tratta di scarpe italiane tremendamente belle). Una delle immagini peggiori è la ressa al Mandarin Hotel per il cocktail di Lamborghini, i piatti sporchi ammassati sui davanzali delle finestre.

Federico Curradi è una buona promessa. Pantaloni morbidi quasi poetici come lo show. Frasi scritte al posto della fascia da smoking laterale che ormai è dettaglio per il pantalone quotidiano (a considerare che i modelli sfilano senza scarpe e che parte della bellezza di una pantalone si comprende proprio nel contatto con la scarpa). Fili sfilati come decoro. Il soundtrack all’inizio commuovente, alla fine ridondante.

Andrea Pompilio possiede la capacità di giocare con le linee e i volumi, riuscendo a spingersi a un’elettricità e a un’ingegneria che altri, nel suo stesso metodo, non trovano. Linee rilassate nelle forme e geometriche delle stampe – questo è Pompilio. La ricerca dei tessuti, la banda da smoking sulla vigogna, una garza di lana infeltrendosi ha prodotto una texture rigata e morbida.

Ferragamo con una nuova direzione artistica di Guillame Meilland. Le scarpe sono bellissime, presentano borchie basse tagliate dal pavimento. Dettagli di colore su grigio e nero – una maglia rossa fuoriesce dal giubbotto di panno ed è un tocco di genio. Felpe e golfini su pantaloni formali.
Un maxi cappotto con un enorme bavero blu navy è l’uscita finale. Sarebbe bello un lieve twist di moda, anche fosse solo per lo show, in mezzo alla qualità imprescindibile di ogni capo.

Damir Doma – a parte alcuni influencer ancora più brutti di quelli a cui siamo abituati – qui vediamo come i a pantaloni larghi si alzano sopra la vita. Il primo cappotto è lungho e morbido e stupendo. Ricorda Haider Ackerman ma più consistente – gli stessi riflessi blu petrolio e rosa amaro arancio arrugginito su velluto. Le maglie sdrucite e bucate sono già viste. All’inizio dello show la collezione è potente, poi si perde via.

Da Missoni ci sono troppi blogger che ispirano una stupidità che stride con la cultura e la tradizione nobile della casa. Quest’anno vediamo appliques tipiche di Dries van Noten – ma non si tratta d’altro se non di una legacy che spetterebbe a Missoni di pieno diritto. La prima maglia sa di spettacolo – poi ce ne sono altre che si mescolano a tanto, forse a troppo, tartan. La morbidezza qui da Missoni non può che toccare meraviglia.

Daks e la sfilata teatrale. Hai modo di vedere tutta la collezione insieme – ma rischi la noia che la fretta della sfilata scansa. Daks è fuori dal coro, parla di Matthew Goode in Downton Abby: un pilota di macchine negli anni Trenta che sposa una contessa altera. Vestiti tagliati sul corpo, comodi perché aderenti – ma non rilassati – c’è una distanza del discorso di moda di oggi.

Prada. Lily Collins. I modelli somigliano tutti a Clement Chabernaud – che sfila verso la fine. Maglioni in patchwork: quel senso di nonna che Prada sa sempre tirare fuor. La nonna borghese della casa in città, non in campagna – no, non è la nonna – qui c’è la zia borghese che era giovane quando tu avevi quattro anni e che resta nei tuoi occhi ogni domenica pomeriggio di novembre. Il color ruggine su vigogne e pelle – molta pelle, come le lenzuola in pelle delle sedute alla sfilata. Sotto il ruggine, un verde acceso di prato bagnato, mocassini rosso sangue. I pantaloni sono tipici di Prada, una sigaretta che si apre in fondo ma senza diventare zampa, e avvolgono il sedere potenziandone le rotondità. Un cappello di pelo viola, una giacca di pelo rosso sangue bordo. Appliques su lana sono belle come da Missoni. Peccato che davanti a tutto questo, una fila di ragazze, la migliore selezione di Prada, non fa altro che scattarsi selfie in coppia come fanno le bambine sul muretto della metropolitana.

Moncler. Lo show è immaginifico, al limite del cinematografico, epocale, con rimandi al temibile, al cupo, all’apocalittico. Una fila di uomini legati da cime da barca, portate in montagna tra la neve funi da risalita libera – è l’unione tra amici in uno stesso destino. Lo show è immagine, pathos leggenda – in showroom trovi pezzi che vorresti mettere sempre. Tornano in mente gli show di una volta di McQueen forse, e il dettaglio forte è che non so tratta di couture ma di sportswear.

Dsquared2. Un pattern di fiori ricamato scintillante a margherite per il giubbotto. La donna e l’uomo sono quasi vestiti uguali. Totalmente fuori dal tempo, ma coerenti con questa loro immagine di canadesi sportivi, mascotte del Montana trasportati su un tappeto rosso, e ricoperti di diamanti.

Fendi ritorna sobrio – ma sulle giacche c’è scritto Fantastic Fendi, Think Fendi. Pensateci – non c’è niente di più fantastico, scientificamente parlando, dell’intelletto. Giacche corte. La banda da smoking sale azzurra sulla giacca. Non più blogger, ma fotografi. Non più streetstyle, ma lusso pieno. Appare un cappotto iper-colorato a righe che va sul bavero gigante – pantaloni a vento, la striscia sulla manica è un’idea bella più che mai.

Apre Emporio, chiude Giorgio Armani. Il verde è sui velluti e sa di boschi e di smeraldi. Le giacche corte, le lane morbide – tutto è morbido, anche se i pantaloni si sono stringono un poco rispetto a tutto quanto visto in questo giorni, per ritrovare un classicismo formale che Armani vuole mantenere per la sua prima linea uomo forte di un visual tra gli anni Trenta e Richard Gere alla fine degli Ottanta. La donna ha le scarpe basse come vuole la sobrietà di Armani.

Text  Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Armani codifies menswear. Anything can be said about Armani’s womenswear collection, about Milan’s current relevance – but when we’re talking menswear, Armani is still leading, to say the least. Hiring the best cast – Ton Heukels, Fabio Mancini, Alessio Pozzi – Emporio introduces and defines the next season: big shoes with chunky, high soles, but lighter around the ankles, without becoming actual boots. Pants are wide and loose. Cozy wool, thick fabrics, loose along the whole leg (here at Emporio pants are sometimes cropped, while the market will want them longer). And then sweatshirts, jumpers, biker jackets – all cropped and fitted around the chest – while the leg is loose and wide, the chest is still structured. Patterns crop up, just like for womenswear, they will soon invade men’s collections, too. Mina and Celentano, from the soundtrack, sing Amami, Love me – Armani. 

Christian Pellizzari displays some powerful ideas, from the damask jackets to the studded shoes. The research on textiles must focus on a greater looseness– yes, looseness is the constant thread today – and on a more artsy cut. There is potential here, and it is solid. Neil Barrett makes us proud. He is one of the best-selling brand in Bangkok. His show is attended by buyers rather than the press – international buyers, that is, in particular from Asia. A collection of almost a hundred pieces, reasonably more commercial than creative, due to what I was saying before, but the references are accurate: men’s fashion between Asia and Germany, with references to Raf Simons and to the Antwerp Six, with inserts of colors, graphic motifs and signs and geometric shapes so precise they create a new code.

Marcelo Burlon is considered one of the most interesting moments. The show is more impactful than the collection itself. There is an extremely precise consistence in the references to Patagonia, to the warrior dancing at an underground rave, to a digital hero made of soil – but the risk is that it all becomes mere costume. The premises are there as solid foundations, but what seems to be lacking here is the imagination to explode, to have fun – and, knowing the designer, this appears like a true contradiction.

Marni has lost its direction and hasn’t found it yet, communication is too much dependent on the ephemeral nature of the so-called web influencers that downgrade the brand to second-rank company. Moschino is becoming repetitive – it’s not imaginative, it’s not derisive. The fur inserts spotted at Santoni are pathetic – a desire to get an international image leads to a bad copy of Gucci (it’s a shame, considering the brand crafts tremendously beautiful Italian shoes). One of the worst sights is the hordes amassing at the Mandarin Hotel to attend the Lamborghini cocktail event, the dirty dishes piling up on the window sills.

 Francesco Curradi looks promising. Loose pants, almost as poetic as the show. Slogans in place of the tuxedo side band, now a detail for everyday pants (just think that models are not wearing shoes and that the beauty of a pair of pants is partly appreciated observing how they touch the shoes). Snagged threads as embellishments. The soundtrack is touching at first, then becomes redundant. 

 Andrea Pompilio has the ability to play with lines and volumes, successfully achieving an electricity/energy and engineering that others with his same method cannot find. Relaxed shapes and geometric prints – this is Pompilio. The research on textiles, the tuxedo side band on the vicuna, a matted wool gauze makes a striped, soft texture. 

 New creative director Guillame Meilland makes his debuts at Ferragamo. The shoes are stunning, they feature studs embellishing the lower part of the soles, touching the ground. Color accents on gray and black– a red sweater peeps out of a wool cloth jacket, and it’s a touch of genius. Sweatshirts and little jumpers are sported over formal pants.
A navy blue maxi coat with huge lapels is the final outfit. A slightly trendy twist may have been a good thing, even just for the show, amidst the inescapable quality of each garment.

 At Damir Doma – apart from a few influencers even uglier than those we’re used to – the wide pants become high-waisted. The first coat is long and loose and magnificent. It reminds of Haider Ackerman but it’s more substantial – the same petrol blue and acid pink and rusty orange reflections on velvet. The stretched out and distressed tops are nothing new. The collection is more powerful at the beginning of the show, then it loses it.

 At Missoni too many bloggers inspire a sense of stupidity that clashes with the house’s elevated culture and heritage. This year we spot appliqué which are signature Dries van Noten – but it’s only a legacy that would pertain to Missoni by right. The first sweater is spectacular – followed by others mixed with lots of tartan, maybe too much of it. Softness here at Missoni can only be marvelous to touch.

 Daks and the dramatic runway show. This way one can sell the whole collection – but risks generating boredom that the fast-paced show avoids. Daks stands out from the crowd, the collection is inspired by Matthew Goode in Downton Abbey: a race car driver in the Thirties who marries a haughty countess. The clothes adhere to the body, they are comfy because they are fitted – yet not relaxed – distancing themselves from the trend du jour.

 Prada. Lily Collins. All the models look like Clement Chabernaud – who takes the runway towards the end. Patchwork sweaters: evoking your grandma the way only Prada does every time. The bourgeois grandmother living in the town house, not in the countryside – no, it’s not the grandma – it’s rather the bourgeois aunt who was young when you were four years old, whose image stuck in your mind every Sunday afternoon of November. The rusty tone of vicuna and leather – lots of leather, like the leather sheets on the seats at the show. Underneath the rust lies a bright, wet grass green, oxblood loafers. The pants are signature Prada, a cigarette silhouette that opens up at the bottom without flaring out, and envelop the rear, enhancing its curve. A purple fur hat, an oxblood fur jacket. The appliqué on wool is beautiful just like Missoni’s. It’s a shame that, with all this going on, a few girls sitting in a row, Prada’s best selection, keep taking selfies in pairs, like little girls waiting to get on the subway. 

 Moncler. The show is highly imaginative, verging on the cinematic, epoch-making, hinting at the fearsome, the ominous, the apocalyptic. A row of men tied together by nautical ropes, brought up in the mountains like climbing ropes – friends sharing the same destiny. The show is evoking, poignant, legendary – on display at the showroom are pieces one may want to wear forever. It calls to mind maybe McQueen’s long-ago shows, and the strongest detail is that I’m aware it’s not couture, it’s sportswear.

 Dsquared. A scintillating daisy pattern embroidered on a jacket. Men and women are almost dressed alike. Totally out of time, yet consistent with this image of sporty Canadians, like mascots from Montana transferred onto a red carpet and covered with diamonds.

 Fendi is back to understatement – yet the jackets feature slogans like Fantastic Fendi, Think Fendi. Think about it – there is nothing more fantastic, scientifically speaking, than the intellect. Cropped jackets. The tuxedo side band is blue and climbs up the blazer. No more bloggers, but photographers. No more street style, but total luxury. A super-colorful coat that goes over the big lapel – windbreaker pants, the stripe on the sleeves is an amazing idea.

 Emporio opens, Giorgio Armani closes. The green tones on the velvets bring to mind forests and emeralds. The cropped jackets, the soft wools – everything is soft, although pants are slightly tighter than all we have seen these days, going back to a formal classic style that Armani wants to keep for his menswear main line, inspired by visual references going back to a period between the Thirties and Richard Gere to the late Eighties. The women wear flat footwear, as in classic, understated Armani.

 

Images from photographers Giulia Mantovani  – Marco Piraccini – Carlotta Coppo and Pinterest

FROM MFW #2

Testo Chiara Gheller @chiaragheller   La quarta giornata nel calendario della moda uomo milanese è stata inaugurata dal giovane marchio Miaoran. A conferma di una vocazione con sincerità priva di genere, uomini e donne sfilano insieme ricoperti di strati di velluto e lana spessa – cascanti, sovrapposti, grigi, con qualche apertura nel rosa, nell’indaco e nel senape. Cédric Charlier ha scelto Milano per il suo debutto nella moda maschile. Una collezione minimale, quasi fredda – l’uso del colore va dai tocchi di limone fino al prugna e al mandarino. Etro è il suo ossimoro: porta in passerella un’eleganza selvaggia, una tribù di guerrieri discesi dalle montagne armati di scarponcini da trekking, kilt, velluto riccamente lavorato – il motivo paisley diventa fantasia tribale, gli zigomi dipinti di fango. N°21 ribadisce una cifra stilistica fatta di eccentricità e accostamenti che non ci si aspetta: squarci di seta orientale su maglioni di lana grossa, maniche a quadretti su bomber a stampa mimetica, inserti tecnici su cappotti peluche, fettucce lasciate ciondolare con noncuranza. Anche Massimo Giorgetti conferma lo spirito atletico di MSGM – tute, jeans, l’urlo dei loghi – e tutta la sua irriverenza, in quei foulard di seta a coprire pudicamente i capelli. Con Fendi la sobrietà compassata della migliore sartorialità italiana: pantofole e borse si ricoprono di pelliccia a righe multicolori, piumini dal taglio classico rivelano ampi colletti animalier, fasce e berretti ostentano slogan ricamati a caratteri cubitali – le estremità delle cerniere ingigantite e colorate, come piccole cravatte di plastica fluo. La visione di Fendi è un susseguirsi di dettagli pop e rigore artigianale. La Settimana si è conclusa con la sfilata di Giorgio Armani, e non poteva essere diversamente – perché Armani, la moda maschile, la rappresenta per antonomasia. Pantaloni morbidi per liberare il corpo, tessuti cangianti per catturare la luce. Completi grigio-blu, tono su tono, riscaldati da cache-coeur incrociati dietro al collo o da stole di pelliccia a pelo lungo. Classe senza tempo, senza sforzo.

Text Chiara Gheller @chiaragheller   The fourth day of Milan’s Men’s Fashion Week was opened by the young label Miaoran. In line with the brand’s overtly genderless aesthetics, men and women walked down the runway clothed in velvet and thick wool, which hangs loosely or is shown layered, mostly in grey with a few forays into pink, indigo and mustard. Cédric Charlier chose Milan for his debut in menswear, presenting a collection that verges on aloof minimalism, based on colors ranging from lemon, to plum and tangerine. Etro is its oxymoron: the fashion house sent down the runway a collection informed by wild elegance. A tribe of rugged warriors made their way down a mountain equipped with mountaineering boots and dressed in kilts and richly ornate velvets: paisley is turned into a tribal pattern and there is a hint of mud smeared on the models’ cheeks. N°21 reasserts the brand’s aesthetics of eccentricity and unexpected juxtapositions: Oriental silks are woven into chunky woolen jumpers, checkered sleeves complete a camouflage bomber, tech inserts make their way into plush coats and there are tape strips dangling casually from the clothes. Massimo Giorgetti also upholds the athleticism typical of MSGM: tracksuits, jeans, swanky logos and all the irreverence of those silk foulard scarves modestly covering up the hair. Fendi brings the demure take of the best Italian tailoring tradition: slippers and bags come covered with multicolored striped fur, classic down jackets reveal wide animalier collars, hairbands and beanies brandish crocheted in-your-face slogans while zipper tags are blown up and injected with color to double as small, fluo plastic ties. The Fendi vision is a succession of pop detailing and artisanal rigor. The Milan Men’s Fashion Week closed with Giorgio Armani, and it could not have been otherwise given that Armani is the embodiment of menswear. Loose trousers designed to free the body are accompanied by shimmering materials that catch the light. Tone-on-tone, grey-blue suits are added warmth thanks to wrap-over tops tied behind the neck or long fur stoles. In the name of effortless, timeless elegance.

Images courtesy of press office

FROM MFW #1

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milano Moda Uomo sta dimostrando il suo dinamismo grazie al senso di innovazione autentica mostrato dagli stilisti. Se è vero che alcune case hanno optato per la non-stagionalità, scegliendo di presentare collezioni combinate, altre hanno ritenuto importante rimanere fedeli al calendario ufficiale. Alessandro Sartori ha lavorato per unificare le esigenze di mercato che ruotano attorno a Ermenegildo Zegna – difatti il gap generazionale ha generato una differenziazione nel gusto. L’abito maschile classico è così rivisitato scegliendo proporzioni più morbide o pantaloni dal fondo elasticizzato. La scelta modelli di età varia è intenzionale e mira a rappresentare ancora meglio una collezione studiata per fondere insieme tutte le generazioni. Un approccio sartoriale ‘rilassato’ anche nella collezione di Emporio Armani, che ha presentato abiti casual impreziositi da broccati in velluto e allacciature a otto bottoni. Altri più sportivi, ispirati allo snowboard, sono scesi in passerella accanto a tessuti dalle texture come ‘performanti’. La collezione di debutto di Plein Sport ha portato novità nel segmento dell’activewear, con l’intento colmare una lacuna nella proposta del mercato del lusso. Capi in neoprene hanno sfilato all’interno di una palestra a due piani con facciata in vetro, subito dopo una performance acrobatica.

Marni guarda avanti e sembra promettere un cambio di direzione con il debutto di Francesco Risso, di nomina recente. Giacche con patch di pelliccia e grandi cinture indossate sopra gli abiti hanno catturato l’attenzione per l’aspetto anticonvenzionale, dando alla collezione – e di conseguenza anche a tutta la casa – un’energia giovane e di rinnovamento. L’uomo Versace si è mostrato più dark vestendo toni più tenui, con qualche accenno cayenne e bordeaux, portando in passerella una collezione di capi versatili e quindi portabili. Una stagione di debutti: Guillaume Meilland, il nuovo designer di Salvatore Ferragamo – la sua forza sta nell’essenzialità – ha presentato una collezione di capi raffinati, anch’essi assolutamente portabili. In aggiunta il velluto millerighe, ricorrente nelle collezioni di questa stagione.

Missoni ha mostrato quell’originalità che è poi ciò che più distingue il marchio. Viscosa e mohair – i colori erano cangianti – hanno dominato la collezione, con motivi presi a prestito dai tessuti giapponesi Kasuri. Prada ha consapevolmente lasciato da parte l’esagerazione andando in cerca di autenticità e semplicità, scelta che è forse da attribuirsi a quella spinta populista che anche nella moda sta acquisendo forza. Le influenze anni Settanta erano evidenti nei toni speziati e caldi, mentre la maison ha confermato la sua abilità a ispirarsi senza difficoltà un decennio del passato, e al tempo stesso a saper trascendere dall’estetica che impone quello attuale.

Moncler si è focalizzato sugli sport in montagna e l’hiking. La collezione è apparsa davanti al pubblico con estro fortemente creativo – i capi dallo styling esagerato, come ad esempio le giacche matelassé con applicate corde da scalata. Dsquared2 ha perseguito le medesime suggestioni, quelle di un’estetica energica, ma il messaggio che manda è di più forte impatto: il brand ha presentato infatti la sua prima collezione co-ed – ovvero maschile e femminile allo stesso tempo – un dichiarazione più d’effetto che squisitamente sartoriale, incoraggiando il cambiamento e sostenendo il tema dell’uguaglianza.

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milan Men’s Fashion Week is proving dynamic as designers showcased innovative authenticity. While some houses opted out of the season, choosing to present combined collections, others committed to remain according to schedule, showcasing prominence.

Alessandro Sartori sought to reunify the market surrounding Ermenegildo Zegna as a generational divide led to varying customer desires. The traditional suiting seemed reinvented in loose tailoring and elasticized-cuffed trousers. Sartori sought to purposefully include diversely aged models to further represent a curated collection merging generations.

Relaxed tailoring continued as Emporio Armani unveiled casual suiting enhanced with velvet brocades and eight-button detailing. Snowboard oriented sportswear walked the collection alongside texturally dynamic fabric. In its inaugural debut, Plein Sport introduced newness to activewear, with an initiative to fill a void in the luxury market. Neoprene garments walked a two-story glass fronted gym, subsequent to an acrobatic performance.

Marni advanced forward with a promising change of direction, as newly appointed Francesco Risso revealed his debut collection. Fur blocked jackets and wide belts styled outwardly won second glances towards their unconventionality, offering a youthful energy sweeping through the collection, and further through the house.

Versace manifested a darker air as subdued tones dressed the models, with occasional cracks of cayenne and merlot. The collection was compatibly wearable through versatility. As the season of inaugurations continued, Guillaume Meilland, neoteric designer for Salvatore Ferragamo, displayed strength in essentials, introducing a collection of elevated staples, definably wearable. Corduroy added to the season, strengthening its presence as a reoccurring fabric throughout the collections.

Missoni offered originality that brought notoriety to the house. Iridescent viscose and mohair was prominent, with patterns sourced from Japanese Kasuri textiles. Prada’s collection consciously withheld exaggeration in a quest for reality and simplicity, a motion perhaps attributed to the fructifying strength of populism. The collection evidenced the Seventies through turmeric accents and warm hues, ultimately resting effortlessly in its ability to notion toward a preexisting decade, whilst proving transcendent of the current.

Moncler exhibited a collection centered on the concept of mountaineering and hiking. The presentation consisted of an extremist creative that stylistically exaggerated collection pieces, including quilted coats hugged in bungee cord caging.

Dsquared2 pursued a similarly rugged influence but sent a greater statement through the decision to introduce their first co-ed collection, a statement perhaps more effective than sartorial, contributing sustenance to a shift, signifying the encouragement of equality.

Images courtesy of press office

HI-TECH MEETS TAILORING

Testo Federico Alpi
@fede_alpi

 

Essere rilevanti oggi nell’industria tessile d’alta gamma significa saper mettere i progressi raggiunti grazie all’avanzamento tecnologico a servizio della qualità sartoriale. La storia di Ermenegildo Zegna si traccia nel solco di questa tradizione del ‘saper fare’ artigianale e dell’essere pioniere nel perseguire l’innovazione, tanto da renderlo una delle voci più rilevanti – insieme a pochi altri – nel mondo.

Negli anni Settanta il marchio lanciava la linea Sottosport, insieme a Nanni Strada. Una collezione di capi tecnici – dalle magliette a mezza manica, alle tute e ai sottocaschi – dedicata a chi pratica sport, soprattutto sci e motociclismo.

In questi giorni debutta a Pitti Uomo 91, all’interno del Teatrino Lorenese di Fortezza Da Basso, la prima collezione Z Zegna disegnata da Alessandro Sartori dopo la nomina dello scorso anno a Direttore Artistico di tutte le linee del gruppo di Trivero – la collezione couture invece sarà rivelata a Milano il 13 gennaio durante la Settimana della Moda. Si tratta del primo tassello di un progetto di rinnovamento di tutta l’azienda in una visione lifestyle, come raccontato da Gildo Zegna, amministratore delegato del gruppo.

La collezione è realizzata in Techmerino – il tessuto di Ermenegildo Zegna più venduto – che sintetizza quel dialogo tra sartorialità e abbigliamento sportivo. Le prestazioni tecniche sono elevate: questo materiale regola calore e traspirabilità, si adatta alla temperatura ambientale, isolando sia dal caldo che dal freddo e la sua elasticità gli permette di adattarsi con agio alle forme del corpo, garantendo così una vestibilità sempre confortevole.

Nell’anno in cui il marchio celebra anche il sessantesimo anniversario della sua stazione sciistica a Bielmonte, all’interno di Oasi Zegna, il riferimento non poteva che essere a quella collezione skiwear lanciata negli anni Settanta – gli accenni alle grafiche sono sportive sono soprattutto nelle sfumature di colori come rosso chili e senape. A concludere una linea di trenta sneaker, anch’esse realizzate con inserti di tessuto Techmerino.

Text Federico Alpi
@fede_alpi

 

Being relevant in the current high-end textile scenario means putting the progress achieved thanks to technological innovation to the service of sartorial quality. The history of Ermenegildo Zegna is part of that culture of ancestral savoir-faire and that pioneering tradition of pursuing cutting-edge solutions that have made the brand, along only a few others, one of the most relevant in the world.

In the Seventies, the label launched Sottosport in collaboration with Nanni Strada. The line consisted of a range of technical pieces, including short sleeves tops, jump suits and helmet liners developed for sports lovers, with a special focus on skiing and motorcycling.

The current edition of Pitti Uomo 91 sees the debut, at the Teatrino Lorenese inside Fortezza Da Basso, of the first Z Zegna collection designed by Alessandro Sartori following last year’s nomination as Artistic Director responsible for all the lines produced by the Trivero Group. The couture collection, instead, will be presented in Milan on 13th of January during the Milan Moda Uomo Fashion Week. This marks the first step of a reorganization plan aimed at transforming the company into a lifestyle brand, as explained by the Chief Executive of the Group, Gildo Zegna.

The collection is made of Techmerino, Ermenegildo Zegna’s best-selling fabric, which is the perfect embodiment of the dialogue between tailoring and sports apparel. It boasts high-tech features: it regulates heat and breathability, adapts to the surrounding temperature insulating from the heat and the cold and its natural elasticity easily adapts to the wearer’s body contours guaranteeing a comfortable fit.

On the year that sees that brand celebrating the sixtieth anniversary of the Bielmonte Ski resort, within Oasi Zegna, the reference could not but be a nod to that skiwear collection launched in the Seventies with a palette of shades of burnt orange and mustard especially referring to sportswear graphism. Adding to the line is a range of thirty sneakers, which also feature inserts in Techmerino.

Images courtesy of press office
www.zegna.com

ECHOES OF POPULISM

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

La London Fashion Week Men’s, come il British Fashion Council l’ha recentemente ribattezzata, si è dimostrata essere spazio per l’avanzare di una visione populista e, inoltre, per un tipo di atto politico in grado di mobilitare una popolazione contro un governo elitario. Mutano gli assetti nel campo delle relazioni internazionali e lo stesso si riscontra nello scenario della moda. Un moto rivoluzionario, che non per forza asseconda l’evolvere dello stile, sembra riflettere un altrettanto movimento che trama sotto la superficie – una rivolta popolare globale che acquista sempre più forza ogni stagione che passa. Confermando l’idea che sia l’impulso populista a guidare la moda, gli stilisti continuano ad abbracciare il tanto richiesto modello del see now-buy now e, al contempo, proseguono nella direzione intrapresa la scorsa stagione con la proposta di collezioni unisex.

L’evento più atteso, il ritorno a Londra di Vivienne Westwood, che ha mostrato l’intenzione di rispecchiare con la sua collezione il cambiamento sociale in atto e di renderla piattaforma di discussione di tematiche ambientali. La stilista si è focalizzata soprattutto sull’importanza del riciclo e del processo di upcycling – tramite il quale i prodotti acquistano maggior valore rispetto ai componenti originali – incoraggiando il pubblico a «fare un gesto politico» e a convertirsi con consapevolezza all’energia sostenibile. Alcuni capi riportavano la parola Ecotricity, rispecchiando un punto di vista sociopolitico e new age. Li accompagnava la linea see now-buy now di gioielli unisex caratterizzati dall’intreccio dei simboli greci di Marte e Venere, a sostegno del messaggio della fluidità di genere. Christopher Raeburn ha presentato una collezione dual-gender realizzata con soli tessuti riciclati o ottenuti da produttori tessili biologici. Affrontando tematiche globali simili a quelle toccate da Vivienne Westwood, Raeburn ha voluto parlare di energia sostenibile e della sua crescente rilevanza nell’industria della moda. Se la spinta populista ha imposto uno spostamento della richiesta verso un abbigliamento funzionale, lo stilista ha dunque risposto con denim ecologico, capispalla in felpa riciclata e tute in nylon.

La collezione di Craig Green si è espressa in maniera più sottile. Al contrario degli stilisti già citati si è confrontata con la paura della sconfitta di una visione populista contro l’avanzare di un’autorità elitaria – un sentimento che è facile riscontrare a livello internazionale nella società odierna. Green l’ha tradotto nella paura della vastità del mare, asserendo che possiamo immaginare i suoi abiti indossati da una comunità che ha perso una battaglia, e che va in cerca di altri uomini che possano risollevarne le sorti. Se la collezione è senza dubbio influenzata da un senso di paura, Green ha realizzato i suoi modelli con coraggio, portando alla società un messaggio ancora più forte. Un respiro ottimista è il contributo di J.W. Anderson alla London Fashion Week Men’s. La sua collezione gender-neutral era orientata verso una sorta di mescolanza tra street style e artigianalità britannica utilizzando l’uncinetto. Lo stesso approccio era visibile anche nello styling, nella sovrapposizione smodata di capi su ciascun modello, quasi servissero come una sorta di meccanismo di difesa. Se questo era senza dubbio un elemento di evasione, non si può negare quanto rispecchiasse le paure che il mondo si trova ad affrontare con l’inizio del nuovo anno.

La London Fashion Week Men’s ha dunque dimostrato quanto il populismo stia solo prendendo slancio e quanto che la moda sta accogliendo questa rivoluzione. La voci del pubblico ha una risonanza sempre maggiore, difendendo la propria libertà di espressione attraverso l’arte, mentre diviene più sensibili alle tematiche sociopolitiche. Non deve sorprendere, quindi, l’importanza sempre più ampia di istanze politiche, sociali ed economiche nelle ultime collezioni: la moda è sempre stata anticipatrice della storia, e sempre lo sarà.

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

London Fashion Week Men’s, as the British Fashion Council has newly renamed it, proved to be a scene for populism, further, a political style of action mobilizing a population against an elitist government. Following the shift in international relations, we are simultaneously witnessing a shift in fashion. A non-style revolution appears to be mirroring a movement brewing under the surface: a worldwide people’s revolt that gains strength with each coming season. With a nod to the proof that populism is dictating fashion, designers continued to produce the demanded see now-buy now collections, while initiating the follow-suit of last season’s shift in the continuance of dual-gendered shows.

This season’s most highly anticipated collection was that of the return of Vivienne Westwood to London, who proved she had every intention to mirror the shift in social change, as well as to make it a platform for eco issues. Westwood’s collection was majorly fixated on the importance of recycling and upcycling, encouraging the audience to «commit a political act» and consciously convert to green energy. The Ecotricity models mirrored a series of new-age sociopolitical views, namely sending a message of gender fluidity through the see now-buy now, unisex jewelry collection that harbored a statement design characterized by the two intertwined Greek gender symbols of Mars and Venus.

Christopher Raeburn walked a dual-gendered collection consisting entirely of recycled fabrics or fabrics from sourced organic suppliers. Speaking to a similarly familiar global issue as Vivienne Westwood, Raeburn delivered the message of sustainable energy and its growing presence in the fashion industry. As populism has dictated a want shifted towards functional clothing, Raeburn responded with organic denim, recycled fleece outerwear and nylon tracksuits.

More subtly spoken was Craig Green’s collection that in contrast to the above collections spoke to the fear of populism lack and the gain of elitist authority, a sentiment that is internationally relatable in facing today’s society. Green translated this notion into fear of the vastness of the sea and stated that one could imagine the collection dressing a community losing a battle, looking to other men to restore their faith. While the collection was undoubtedly driven by fear, Green executed his designs in a fearless conception, ultimately sending a stronger message to society.

J.W. Anderson contributed to breathe optimism during London Fashion Week Men’s. The gender-neutral collection shifted towards «British street craft», crochet. Notoriously so, the craftsmanship continued in the styling of each look as Anderson excessively layered each model in such a precision, noting that it was to serve as a sort of defense mechanism. While this was undoubtedly distracting, it can be considered that perhaps this notion of protection reflects the fearful state of the world in this New Year.

London Fashion Week Men’s proved that populism is merely gaining momentum and fashion is housing the revolt. The voices of the public are reaching greater audiences, protesting their freedom of expression through art, whilst lending awareness to sociopolitical issues. While the volume of political, social, and economic concerns appear louder than ever in recent collections, it should come as little surprise; fashion has always and will continue to be the harbinger of history.

Images courtesy of press office

STRONGER TOGETHER

Testo Federico Alpi
@fede_alpi

 

Anni Trenta – Leo Gasperl è il primo detentore del record di velocità su Chilometro Lanciato. Indossava il Thirring un mantello in grado di gonfiarsi sulla schiena formando una sorta di ali, da cui il soprannome di ‘pipistrello’, costruito per lui da Colmar. Il materiale, un cotone decatizzato e trattato con agenti chimici che lo rendono resistente ai lavaggi così che non si possa restringere, si rivela quanto di più adatto all’abbigliamento per sport su neve.

1952 – Olimpiadi invernali di Oslo. Zeno Colò vince una medaglia d’oro indossando il primo capo aerodinamico da sci – si tratta di una guaina di nylon aderente al corpo con fianchi e gomiti in tulle bielastico – anch’esso realizzato da Colmar. Si consolida così il sodalizio tra l’abbigliamento tecnico sportivo e l’azienda nata nel 1923 a Monza da un’idea di Mario Colombo, e di cui il marchio non è che l’acronimo delle prime tre lettere del nome e del cognome del suo fondatore. Nel 1947 già era fornitore della FISI – la Federazione Italiana Sport Invernali – e tra gli anni Ottanta e Novanta vestirà campioni quali Alberto Tomba e Deborah Compagnoni.

Un bagaglio di conoscenze tecniche, costruito in oltre novant’anni di impegno speso nella ricerca e nello sviluppo, che oggi rivive in una collezione firmata in collaborazione con au jour le jour. Da un lato quindi la tradizione e il know-how di Colmar – i capi sono realizzati con tessuti sono traspiranti, idrorepellenti e imbottiture termiche – dall’altro l’irriverenza di un’estetica più attuale fatta di colori e della presenza quasi impertinente di loghi e lettering, elemento che spesso ricorre nelle collezioni disegnate da Diego Marquez e Mirko Fontana. I due designer, infatti, si sono immersi negli archivi di Colmar, trovando una formula che però sintetizzasse al meglio il DNA dei due brand.

Il risultato è quello siglato da un logo – quello che riecheggia per tutta la collezione – che non è però espressione di quel total look delle decadi passate della moda forse un po’ privo di significato, ma piuttosto il simbolo della somma di più parti. In fondo, di fronte all’incertezza delle circostanze che il mondo sta attraversando, stare insieme è quello che ci rende più forti. Poter condividere esperienze, incontri e il ‘saper fare’ del lavoro creativo, è il significato più vero che ha oggi la parola lusso.

Text Federico Alpi
@fede_alpi

 

The Thirties – Leo Gasperl was the first holder of the speed skiing record. He used to wear the Thirring cape, that inflated on the back and looked like a wing, and for this reason was also known as the ‘bat’, created for him by Colmar. The material, a special cotton dried and then treated with chemical agents to make it wash-resistant and shrink-proof, proved highly suitable for snow sports.

1952 – Oslo Winter Olympics. Zeno Colò won a gold medal wearing the first aerodynamic ski suit – a snug nylon sheath jacket with bi-elastic tulle sides and elbows – also created by Colmar.The partnership between technical sportswear and the company further consolidated. Established in Monza, Italy, in 1923 by Mario Colombo, the brand’s name is merely the acronym of the first three letters of the founder’s last and first name. As early as 1947 the brand became a supplier of FISI – the Italian Winter Sports Federation – and between the Eighties and the Nineties Colmar dressed champions like Alberto Tomba and Deborah Compagnoni.

The brand’s technical expertise, developed over more than ninety years, with a strong commitment to research and development, is revived today in the collection created in collaboration with au jour le jour. On one side, therefore, are Colmar’s heritage and know-how – the garments are crafted from breathable waterproof fabric and thermal padding – on the other the irreverence of a more up-to-the-minute aesthetics that embraces color and the almost unabashed presence of logos and lettering, a recurring element in the collections by Diego Marquez and Mirko Fontana. The two designers immersed themselves in Colmar’s archives, finding a formula that integrated at best the DNA of both brands.

The result is summed up in a logo – the same one that echoes throughout the collection – which is not, however, the expression of the ‘total look’, dating back to past decades in fashion, which seemed, somewhat, to lack meaning, but rather symbolizes the sum of various parts. Deep down, given the sense of uncertainty the world is currently facing, keeping together is what makes us stronger. Being able to share experiences, encounters and the creative process is the truest meaning that the word luxury can have today.

La capsule collection di Colmar Originals firmata au jour le jour – secondo appuntamento del progetto in collaborazione tra Colmar e Vogue Talents – è stata presentata ieri a Milano in occasione della Settimana della Moda maschile presso gli spazi di 10 Corso Como, dove è in vendita in anteprima dal 13 gennaio 2017.

The Colmar Originals capsule collection by au jour le jour – the second chapter of the collaboration project involving Colmar and Vogue Talents – was presented yesterday in Milan within Milan Fashion Week Men’s  at 10 Corso Como, where the collection will be on sale exclusively starting from January 13, 2017.

Video and courtesy of press office
www.colmar.it
www.aujourlejour.it

PATTERNS FOR CORNELIANI

Directed by Matteo di Gioia an Luis Felipe Bueno
Performer Cristian Cucco
Illustration Anna Resmini
Camera Pietro Agostini
Lights & Grip Aextra Studio
Art direction and post production The Jack Stupid

Video courtesy of press office
www.corneliani.com

Louis Vuitton at Brera

Testo Lampooners

 

Nel quartiere di Brera, in via Fiori Chiari, Louis Vuitton ha aperto un nuovo negozio. Soltanto per l’abbigliamento maschile, e temporaneo – ha aperto l’altro ieri e chiuderà tra due settimane. Questo senso labile della moda coincide con la voglia di esclusività che rimane solo in teoria opposta alla destinazione di vendita. In pratica, si tratta della regola base: chi può, vuole comprarsi quello che gli altri possono solo sognare. Il lusso è per pochi – ma il lusso è il sogno della massa, se la massa non lo sogna, il lusso non esiste. Louis Vuitton sa articolare questo sogno meglio di Leonardo di Caprio in Inception.

Quello che non è sogno ma è realtà anche oltre il lusso, è la qualità della collezione maschile di Vuitton – non tanto per la linea o per la moda, ma per i singoli capi. Dalle scarpe di vernice che calzano come pantofole, agli accessori indistruttibili anche dai carrarmati, alle felpe maglioni in lana e cachemire. Queste soprattutto – le chiamo felpe perché mi sentirei lento a chiamarle maglioni – hanno una grafica a colori così veloce da essere geniale: grafiche e fiammate, dal bianco, al blu, al rosso al nero – sulla lana lavorata a strappo, con una morbidezza che ti lascia tra una nostalgia da scuola elementare e queste troppo variegate file di sedute delle sfilate. Andate a vederle, queste felpe, vi resteranno nel cuore – nel cuore di Brera, io le sogno da mesi.

Text Lampooners

 

Located on via Fiori Chiari, in Milan’s Brera district, Louis Vuitton has opened a new store. It is a menswear-focused, pop-up store, meaning that having opened the day before yesterday, it will close in two weeks’ time. This ephemeral side of fashion mirrors the desire for exclusivity, which is only theoretically in contradiction with the target market. The same basic rule applies – those who can want to buy what others can only dream of. Luxury is for the few, yet luxury is the dream of the masses and, if the masses do not dream of it, luxury ceases to exist. Louis Vuitton can convey such dream better than Leonardo di Caprio in Inception

What is no dream but rather a reality beyond luxury is the quality of the Vuitton menswear collection, not so much in terms of cuts or style but on account of the individual pieces. From the patent leather shoes that fit like a slip-on, to the indestructible accessories, down to the sweatshirt-jumpers in wool and cashmere. These in particular – I shall opt for the term ‘sweatshirts’ as ‘jumpers’ feels daft – come with a vivid, fast-forward graphic that is utterly genius: flared-up patterns dipped in white, blue, red and black on brushed wool that adds such tactile softness to leave you suspended between a primary-school nostalgia and the excessively multi-colored front row seaters at fashion shows. Go and check these sweatshirts out, they will remain anchored in your heart – the heart of Brera. I have been dreaming of them for months.

Pop-up store Louis Vuitton
Via Fiori Chiari corner Via Formentini, 9
20121 Milan
Phone: +39 800 308 980
Open to the public 14 to 29 January
Every day, 11:30 to 20:30

Images and courtesy of press office
www.louisvuitton.com

#LVMilanPopUp