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Louis Vuitton at Brera

Testo Lampooners

 

Nel quartiere di Brera, in via Fiori Chiari, Louis Vuitton ha aperto un nuovo negozio. Soltanto per l’abbigliamento maschile, e temporaneo – ha aperto l’altro ieri e chiuderà tra due settimane. Questo senso labile della moda coincide con la voglia di esclusività che rimane solo in teoria opposta alla destinazione di vendita. In pratica, si tratta della regola base: chi può, vuole comprarsi quello che gli altri possono solo sognare. Il lusso è per pochi – ma il lusso è il sogno della massa, se la massa non lo sogna, il lusso non esiste. Louis Vuitton sa articolare questo sogno meglio di Leonardo di Caprio in Inception.

Quello che non è sogno ma è realtà anche oltre il lusso, è la qualità della collezione maschile di Vuitton – non tanto per la linea o per la moda, ma per i singoli capi. Dalle scarpe di vernice che calzano come pantofole, agli accessori indistruttibili anche dai carrarmati, alle felpe maglioni in lana e cachemire. Queste soprattutto – le chiamo felpe perché mi sentirei lento a chiamarle maglioni – hanno una grafica a colori così veloce da essere geniale: grafiche e fiammate, dal bianco, al blu, al rosso al nero – sulla lana lavorata a strappo, con una morbidezza che ti lascia tra una nostalgia da scuola elementare e queste troppo variegate file di sedute delle sfilate. Andate a vederle, queste felpe, vi resteranno nel cuore – nel cuore di Brera, io le sogno da mesi.

Text Lampooners

 

Located on via Fiori Chiari, in Milan’s Brera district, Louis Vuitton has opened a new store. It is a menswear-focused, pop-up store, meaning that having opened the day before yesterday, it will close in two weeks’ time. This ephemeral side of fashion mirrors the desire for exclusivity, which is only theoretically in contradiction with the target market. The same basic rule applies – those who can want to buy what others can only dream of. Luxury is for the few, yet luxury is the dream of the masses and, if the masses do not dream of it, luxury ceases to exist. Louis Vuitton can convey such dream better than Leonardo di Caprio in Inception

What is no dream but rather a reality beyond luxury is the quality of the Vuitton menswear collection, not so much in terms of cuts or style but on account of the individual pieces. From the patent leather shoes that fit like a slip-on, to the indestructible accessories, down to the sweatshirt-jumpers in wool and cashmere. These in particular – I shall opt for the term ‘sweatshirts’ as ‘jumpers’ feels daft – come with a vivid, fast-forward graphic that is utterly genius: flared-up patterns dipped in white, blue, red and black on brushed wool that adds such tactile softness to leave you suspended between a primary-school nostalgia and the excessively multi-colored front row seaters at fashion shows. Go and check these sweatshirts out, they will remain anchored in your heart – the heart of Brera. I have been dreaming of them for months.

Pop-up store Louis Vuitton
Via Fiori Chiari corner Via Formentini, 9
20121 Milan
Phone: +39 800 308 980
Open to the public 14 to 29 January
Every day, 11:30 to 20:30

Images and courtesy of press office
www.louisvuitton.com

#LVMilanPopUp

WHAT SPACE SMELLS LIKE

Testo Micol Beltramini

 

Gli eroi in carne e ossa raramente sono come te li aspetti. Ci hanno talmente abituati, i media, alle espressioni dure, ai discorsi impostati e ai dolcevita neri, che quasi non riusciamo a credere che Maurizio Cheli sia davvero andato nello spazio. Lui per primo, d’altronde, non lavora su alcun tipo di effetto speciale: «Quando ero bambino mi piacevano gli aerei militari. Al ginnasio sono salito su un charter Milano-Londra, per una vacanza studio. Poi l’accademia aeronautica, l’università, la prima laurea. Per dieci anni ho fatto il pilota di aerei, collaudatore e ricognitivo, e un giorno ho visto quell’annuncio sul giornale: cercasi astronauti».

È andata davvero così: l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, selezionava per la prima volta potenziali piloti di velivoli spaziali. «All’appello abbiamo risposto in seimila da tutta Europa. La selezione è durata più di due anni. Ricordo ancora il giorno in cui mi telefonarono e mi dissero che ce l’avevo fatta. Eravamo stati presi in sei, io ero l’unico italiano».

I suoi come hanno reagito? «Beh, questo in effetti è un aneddoto divertente. Mi avevano fatto giurare di non dire a nessuno che ero stato preso, perché si dovevano aspettare gli annunci ufficiali e i comunicati stampa. Allora io: ma almeno ai miei genitori potrò dirlo – mi hanno risposto: sì, ma devi far giurare anche i tuoi genitori. Così ho chiamato mio padre, che aveva fatto la guerra e poi era diventato controllore di biglietti sul pullman, e gli ho detto: papà, mi hanno preso per fare l’astronauta, però mi devi giurare di non dirlo a nessuno. – Ah!, ma quindi devi lasciare l’aeronautica?Beh, sì, ma andrò nello spazio. È stato zitto un po’ e poi mi ha detto: ma senti, è un lavoro sicuro, l’astronauta?».

Il coraggio, cos’è per Maurizio Cheli? «Il coraggio, soprattutto quando si è giovani, è sapere che le scelte che fai definiscono cosa ti lasci indietro. Molto più che il coraggio, per andare avanti, è fondamentale la perseveranza. Un minimo di talento serve, ma su quello si può lavorare; la perseveranza invece è tutto. Alla NASA quelli che avevano un grande talento non sono diventati grandi astronauti perché avevano la vita troppo facile. È come a scuola: i più dotati tendono a lottare di meno».

Non ha mai avuto paura? «Certo che ne ho avuta, ma secondo me bisognerebbe distinguere tra paura e panico, reazione istintiva. A questo servono i tredici mesi di addestramento: a simulare ogni imprevisto che potrebbe capitarti in volo. Poi, ovviamente, capita comunque quello che non avevi previsto». A lei è successo? «Eh sì. In fase di lancio uno dei tre motori principali sembrava non aver raggiunto la potenza massima. Mi ricordo che pensavo, poveretti i miei genitori, son venuti da Zocca e non vedono nemmeno il lancio. Poi però siamo decollati lo stesso, e allora ho pensato, esiste un programma di atterraggio di emergenza in venti minuti: se non mi vedono salire mal che vada tra poco mi vedranno scendere».

Adesso però ci lasci sognare un momento. Com’è lo spazio? «La prima cosa di cui ci si accorge sono i colori invertiti: il cielo è nero, la Terra è blu. Poi ci si rende conto di quanto sia fragile quell’involucro di atmosfera che permette la nostra vita; da lassù per esempio si vedono bene gli effetti di inquinamento e deforestazione. Poi, naturalmente, c’è il ritorno a casa. L’impatto con quella stessa atmosfera, mentre deceleri fino a quattrocentocinquanta chilometri orari. L’aria intorno a te diventa plasma: per dieci minuti viaggi in una sfera di fuoco, tra i colori che lasciano senza fiato». Quando poi il boccaporto si apre? «Ah, quando vieni colpito da quella prima boccata di brezza marina… ti rendi conto del terrificante effetto stalla in cui stavi vivendo! In effetti lo spazio non ha propriamente un buon odore…». Già. In fondo è evidente che anche mentre sei lassù – soprattutto mentre sei lassù – quello che conta davvero è quello che c’è oltre il fuoco, su quella sfera lontana, magari in provincia di Modena, a non capirti del tutto e ad aspettarti.

Text Micol Beltramini

 

In the flesh, heroes rarely appear as you’d expect them to be. We have grown so used to their media persona made of haughty expressions, carefully rehearsed speeches and black polo necks that we struggle to believe that Maurizio Cheli truly went into space. After all, he does not use any ‘special effects’ himself: «As a child I had a passion for military aircraft. During high school, I took a charter flight from Milan to London for a study trip. Then came the Italian Air Force Academy, the university and my first degree. I worked as an airplane pilot, test pilot and patrol pilot for ten years until, one day, I saw that job announcement: Astronauts wanted»That is truly how that story went: ESA, the European Space Agency was selecting, for the first time, potential candidates to take part in spaceflights. «Six thousand people applied from all over Europe. The selection process lasted over two years. I still remember the day I received the phone call to inform me that I had been successful. Six candidates had been chosen and I was the only Italian». How did your parents react? «Well, this is a rather fun anecdote. I had to swear that I would not disclose the news to anyone as we were supposed to wait for the official announcement and press releases. I was like: Can I at least tell my parents? To which they replied: Yes, but they need to swear too. So, I called my father who fought in the war and later became a bus ticket inspector and told him: Dad, I have been selected to become an astronaut but you must swear that you are not going to reveal the news to anyone. He went: Oh, does that mean that you have to leave the Air Force Academy?Yes, but I will go into space. He was silent for a while and then he asked me: listen, is being an astronaut a secure career?».

What is courage to Maurizio Cheli? «Courage is, especially when you are young, knowing that the choices you make define what you leave behind. However, much more than courage, what is key to bring you forward is perseverance. Of course, you need a little bit of talent, although you can work on that. But perseverance is everything. AT NASA, those with talent did not end up becoming great astronauts because they had it too easy. It is like in school: the smarter students tend to fight less». Were you never afraid? «Of course I was afraid. But, I think, that we should make a distinction among fear, panic and instinctive reaction. This is what those thirteen months of training are for: to simulate any setback that might happen during a spaceflight. Then, of course, the setback you had not prepared for happens». Did that happen to you? «Yes, exactly that. During the launch phase, one of the three main engines had not reached its maximum power. I remember that at the time I was thinking how sorry I was for my parents. They had travelled all the way from Zocca and were not going to see the launch. Then we did take off and I thought, we have emergency landing procedures in twenty minutes: if they cannot see me take off, at least they will soon see me land».

Now, let us dream for a moment. How is space? «The first thing you notice is that colours are inverted: the sky is black and the Earth is blue. Then you realize how fragile the atmosphere – that layer of gases that allows life – is, from up there, for instance, you clearly see the effects of pollution and deforestation. Then, obviously, there is the journey back to Earth. The impact with that same atmosphere while you decelerate to four hundred and fifty kilometres per hour. The air around you becomes plasma: for about ten minutes, you travel through a ball of fire surrounded by colours that leave you speechless». When the hatch gets open again? «When you are hit by that first breath of marine breeze…you come to realize the horrible stale air conditions in which you were living in that enclosed space! Truth being told, space does not smell great…»Indeed. After all, it is clear that when you are up there – especially when you are up there – what truly matters is what is beyond that ball of fire, on that far away sphere, perhaps right in the province of Modena, who might not truly understand your choices but is there, waiting for you.

Images Valentina Sommariva (courtesy of press office)
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