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A PARISIAN WEEK

Testo Cesare Cunaccia

@cesarecunacciaofficial

 

Una settimana parigina sferzata da una pioggia uggiosa, incessante e a tratti violenta, che ha comunque raccontato alcune pagine di moda molto interessanti, fino al gran finale, con la mostra L’oeuvre au noir, dedicata al genio di Cristobal Balenciaga al Musée Bourdelle, all’incredibile decollo del razzo Chanel sotto le volte vetrate del Grand Palais e all’emblematico approdo al Louvre di Vuitton , «Viviamo in un’epoca in cui la gente non può più pensare a lungo termine – osserva intanto Guram Gvasalia, osannato guru di Vetements e designer di Balenciaga – anche le strategie di business sono diventate così. Nessuno può più immaginare strutture a lungo termine, tutti sono concentrati su oggi e subito, soltanto sulle vendite odierne». Senso di precarietà, brividi e ombre verso un domani incerto, in un mondo globalizzato e sempre più arduo da comprendere e leggere nei suoi contorni? A questa domanda sembrava voler rispondere Miuccia Prada, con la sua sofisticata, composita ed ironica esercitazione per Miu Miu del 7 marzo.

Tra le vere highlights della Fashion Week Parigina Autunno/Inverno 2017, la sfilata Dior, leggendaria Maison francese guidata dall’italiana Maria Grazia Chiuri, ha scelto di declinare un unico tema cromatico: il blu. Rapsody in Blue o Blue Moon, la voce roca e intensa di Nina Simone come soundtrack. ‘Fra tutti gli altri colori – scriveva Christian Dior nel suo Petit Dictionnaire de la mode – il blue navy è il solo che può competere con il nero. Un lavoro magnifico, quello di MGC chez Dior che ha riscritto frammenti basilari della poetica del brand. Il mitico modello Chevrier del 1949, ad esempio,ispirato alle tuniche dei pastori pirenaici e dotato di un ampio cappuccio, si è trasformato in una teoria di giacche, di abiti, gonne,mantelle, cappotti e piccoli bomber dalle fragranze sportive, con materie quali taffettà, velluto, panno spigato da coperta e maglia. Ecco le divise no gender, il rigore geometrico che s’intreccia con echi emotivi ed onirici nella trasversalità del blu. Issey Miyake con Yoshiyuki Miyamae, nel fasto storicistico e dorato dell Hôtel de Ville si ispira alla toccante bellezza dell’aurora boreale. Ed è subito poesia, anzi haiku, grazie alla lana grezza di pecore Shetland nate e allevate nelle pallide luci nordiche, tinte in cinque diversi colori combinati in un unico filo, dei superbi cappotti cocoon. Combinazioni architettoniche e paradossalmente lievi di Baked stretch e Steam stretch, il vocabolario della Maison, plissées curvi e concentriche concrezioni tessili dagli effetti ottici estranianti. Chanel è Chanel, che altro dire. Lo show è un evento, la consacrazione sempre potente e nuova di una mitologia della modernità. Questa volta si estrinseca in un’esplosiva connotazione spaziale, in un omaggio all’epopea degli astronauti siglato dal razzo bianco e nero con logo che alla fine del défilé, dal Centre de lancement N.5, dove sono assiepate duemilaseicento persone, schizza dalle rampe dritto verso il cielo. C’e un’aria giovane, divertita, leggera come il vento. Bisogna mantenere la propria identità e rinnovarla di continuo, afferma Karl Lagerfeld in backstage. Lui ci riesce appieno.

Nadège Vanhee-Cybulski, Creative Director di Hermès, continua il suo viaggio ermeneutico all’insegna di una freschezza giovane e fluida. La sua è una lettura per sottrazione e condensazione di un segno inimitabile, che però nulla toglie all’osservanza di un linguaggio e di un approccio che sono patrimonio basilare dell’heritage di Hermès. Gli abiti fluttuano siglati dalle stampe dei celebri carreés traslate a effetto sinopia sulla seta, stretti in vita da cinture sottili. I piccoli e graziosi duvet si portano sul tubino ritmato da zip,minigonne e top sono abbinati ad allungati caban. Splendide le bag in pelle e canvas, quanto le borse a tracolla in struzzo e gli alti stivali allacciati. Moncler Gamme Rouge guarda a un Canada autunnale incendiato di gialli e di rossi divampanti. Il décor è letterale: foglie morte accumulate, proiezioni all over di paesaggi e boschi sulle pareti, le Giubbe Rosse della gendarmeria reale schierate a celebrare il finale. Giambattista Valli, il Direttore Artistico di Gamme Rouge, ha interpretato il tema in modo mirabile e composito, incrociando outdoor e sofisticate fragranze metropolitane, sport e grazia soffusa, forte della sperimentale alchimia e ricerca di materiali che è un elemento portante di Moncler. I doudones sono peso piuma, arricchiti e per converso ulteriormente alleggeriti da ricami e intrecci di applicazioni rébrodées. Non mancano cappotti di tweed dalla carrure infantile, frangi-vento stampati a fiori selvaggi, stupendi pullover in shetland e foulard annodati un po’ ovunque. Le ballerine in tweed lievemente ottocentesche accompagnate dalle calze grosse, si accostano a zaini in nylon. La fluviale Fashion week F/W 2017-18 di Parigi si chiude in bellezza con la sfilata Louis Vuitton, tra scalinate scenografiche e solenni gruppi scultorei, nella Cour Marly del Louvre. Un luogo superbo a livello estetico e di profonda pregnanza storica per un evento che non ha precedenti. Bernard Arnault e LVMH hanno infatti firmato un accordo biennale con Jean-Luc Martinez, President del celeberrimo Museo, per potervi organizzare gli show del marchio. Nicolas Ghesquière, Direttore Creativo di LV, si lancia in un’esercitazione dai contorni espressivi liberi e poco definibili. Sottovesti da sera a effetto laccato, pellicce e montoni di soffuso sapore etnico ma, di nuovo, non riconoscibile o ascrivibile a una zona geografica certa o a una determinata cultura. Focus sulle borse e sui bijoux d’argento- notevoli le catene multiple- molto presenti, dinamici e perfino preponderanti in una forma linguistica che si declina totalmente sul verbum del proprio demiurgo.

Images courtesy of press office 

MILAN FASHION WEEK: A POINT OF VIEW

Testo Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Armani codifica la moda maschile. Si può dire quel che si vuole, sulle collezioni femminili di Armani, sulla rilevanza attuale di Milano – ma quando si tratta di moda maschile, Armani rimane a dir poco primario. Con il casting migliore – Ton Heukels, Fabio Mancini, Alessio Pozzi – Emporio introduce definendo la prossima stagione: scarpe grandi con suole alte e massicce ma leggere verso la caviglia restandone al di sotto, senza diventare boot (che se in italiano lo chiami stivale non rende). I pantaloni morbidi, e larghi. Lane calde, tessuti spessi, sempre morbidi lungo tutta la gamba (qui da Emporio sono a volte corti, mentre il mercato li vorrà lunghi). Poi felpe, maglioni, chiodi – tutti sopra la vita e stretti intorno al busto – perché se la gamba è morbida e ampia, il busto rimane strutturato. Compaiono i pattern, così presenti per la moda femminile, invaderanno presto anche le collezioni dell’uomo. Mina e Celentano nel soundtrack cantano Amami – Armani.

Christian Pellizzari ha idee potenti, dalle giacche damascate alle scarpe borchiate. La ricerca dei tessuti deve puntare a una morbidezza maggiore – sì, la morbidezza è il massimo comune denominatore oggi – e a un taglio più artistico. Il potenziale c’è ed è solido. Neil Barrett rende orgogliosi. A Bangkok è tra gli stilisti più venduti. La sfilata ha una presenza notevole di buyer più che di stampa – buyer internazionali, appunto, soprattutto asiatici. Una sfilata di quasi cento capi, logicamente più commerciale che creativa per quanto notato prima, ma l’identità di riferimento è precisa: una moda maschile tra l’Asia e la Germania, con riferimenti a Raf Simons e ai sei di Anversa, con un twist su inserti di colori, grafiche e segni e forme geometriche cosi precisi da creare un codice.

Marcelo Burlon è considerato come uno dei momenti più interessanti. Lo show riesce meglio della collezione. C’è una coerenza estremamente precisa sui riferimenti alla Patagonia, al guerriero che balla in un rave sotterraneo, a un eroe digitale costruito di terra – ma c’è il rischio che tutto diventi un costume. La basi ci sono e sono fondamenta, ma sembra manchi la fantasia per esplodere, per divertirsi – che pensando al designer, appare come un vero controsenso.

Marni ha perso la direzione e non l’ha ritrovata, con una comunicazione troppo legata alla labilità dei cosiddetti web influencer che degrada il brand a un’azienda di secondo ordine. Moschino è ormai ripetitivo – non è immaginifico, non è più irrisorio. Gli inserti di pelliccia da Santoni sono patetici – una voglia di essere internazionale porta a una scopiazzata da Gucci (un peccato, considerando che si tratta di scarpe italiane tremendamente belle). Una delle immagini peggiori è la ressa al Mandarin Hotel per il cocktail di Lamborghini, i piatti sporchi ammassati sui davanzali delle finestre.

Federico Curradi è una buona promessa. Pantaloni morbidi quasi poetici come lo show. Frasi scritte al posto della fascia da smoking laterale che ormai è dettaglio per il pantalone quotidiano (a considerare che i modelli sfilano senza scarpe e che parte della bellezza di una pantalone si comprende proprio nel contatto con la scarpa). Fili sfilati come decoro. Il soundtrack all’inizio commuovente, alla fine ridondante.

Andrea Pompilio possiede la capacità di giocare con le linee e i volumi, riuscendo a spingersi a un’elettricità e a un’ingegneria che altri, nel suo stesso metodo, non trovano. Linee rilassate nelle forme e geometriche delle stampe – questo è Pompilio. La ricerca dei tessuti, la banda da smoking sulla vigogna, una garza di lana infeltrendosi ha prodotto una texture rigata e morbida.

Ferragamo con una nuova direzione artistica di Guillame Meilland. Le scarpe sono bellissime, presentano borchie basse tagliate dal pavimento. Dettagli di colore su grigio e nero – una maglia rossa fuoriesce dal giubbotto di panno ed è un tocco di genio. Felpe e golfini su pantaloni formali.
Un maxi cappotto con un enorme bavero blu navy è l’uscita finale. Sarebbe bello un lieve twist di moda, anche fosse solo per lo show, in mezzo alla qualità imprescindibile di ogni capo.

Damir Doma – a parte alcuni influencer ancora più brutti di quelli a cui siamo abituati – qui vediamo come i a pantaloni larghi si alzano sopra la vita. Il primo cappotto è lungho e morbido e stupendo. Ricorda Haider Ackerman ma più consistente – gli stessi riflessi blu petrolio e rosa amaro arancio arrugginito su velluto. Le maglie sdrucite e bucate sono già viste. All’inizio dello show la collezione è potente, poi si perde via.

Da Missoni ci sono troppi blogger che ispirano una stupidità che stride con la cultura e la tradizione nobile della casa. Quest’anno vediamo appliques tipiche di Dries van Noten – ma non si tratta d’altro se non di una legacy che spetterebbe a Missoni di pieno diritto. La prima maglia sa di spettacolo – poi ce ne sono altre che si mescolano a tanto, forse a troppo, tartan. La morbidezza qui da Missoni non può che toccare meraviglia.

Daks e la sfilata teatrale. Hai modo di vedere tutta la collezione insieme – ma rischi la noia che la fretta della sfilata scansa. Daks è fuori dal coro, parla di Matthew Goode in Downton Abby: un pilota di macchine negli anni Trenta che sposa una contessa altera. Vestiti tagliati sul corpo, comodi perché aderenti – ma non rilassati – c’è una distanza del discorso di moda di oggi.

Prada. Lily Collins. I modelli somigliano tutti a Clement Chabernaud – che sfila verso la fine. Maglioni in patchwork: quel senso di nonna che Prada sa sempre tirare fuor. La nonna borghese della casa in città, non in campagna – no, non è la nonna – qui c’è la zia borghese che era giovane quando tu avevi quattro anni e che resta nei tuoi occhi ogni domenica pomeriggio di novembre. Il color ruggine su vigogne e pelle – molta pelle, come le lenzuola in pelle delle sedute alla sfilata. Sotto il ruggine, un verde acceso di prato bagnato, mocassini rosso sangue. I pantaloni sono tipici di Prada, una sigaretta che si apre in fondo ma senza diventare zampa, e avvolgono il sedere potenziandone le rotondità. Un cappello di pelo viola, una giacca di pelo rosso sangue bordo. Appliques su lana sono belle come da Missoni. Peccato che davanti a tutto questo, una fila di ragazze, la migliore selezione di Prada, non fa altro che scattarsi selfie in coppia come fanno le bambine sul muretto della metropolitana.

Moncler. Lo show è immaginifico, al limite del cinematografico, epocale, con rimandi al temibile, al cupo, all’apocalittico. Una fila di uomini legati da cime da barca, portate in montagna tra la neve funi da risalita libera – è l’unione tra amici in uno stesso destino. Lo show è immagine, pathos leggenda – in showroom trovi pezzi che vorresti mettere sempre. Tornano in mente gli show di una volta di McQueen forse, e il dettaglio forte è che non so tratta di couture ma di sportswear.

Dsquared2. Un pattern di fiori ricamato scintillante a margherite per il giubbotto. La donna e l’uomo sono quasi vestiti uguali. Totalmente fuori dal tempo, ma coerenti con questa loro immagine di canadesi sportivi, mascotte del Montana trasportati su un tappeto rosso, e ricoperti di diamanti.

Fendi ritorna sobrio – ma sulle giacche c’è scritto Fantastic Fendi, Think Fendi. Pensateci – non c’è niente di più fantastico, scientificamente parlando, dell’intelletto. Giacche corte. La banda da smoking sale azzurra sulla giacca. Non più blogger, ma fotografi. Non più streetstyle, ma lusso pieno. Appare un cappotto iper-colorato a righe che va sul bavero gigante – pantaloni a vento, la striscia sulla manica è un’idea bella più che mai.

Apre Emporio, chiude Giorgio Armani. Il verde è sui velluti e sa di boschi e di smeraldi. Le giacche corte, le lane morbide – tutto è morbido, anche se i pantaloni si sono stringono un poco rispetto a tutto quanto visto in questo giorni, per ritrovare un classicismo formale che Armani vuole mantenere per la sua prima linea uomo forte di un visual tra gli anni Trenta e Richard Gere alla fine degli Ottanta. La donna ha le scarpe basse come vuole la sobrietà di Armani.

Text  Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Armani codifies menswear. Anything can be said about Armani’s womenswear collection, about Milan’s current relevance – but when we’re talking menswear, Armani is still leading, to say the least. Hiring the best cast – Ton Heukels, Fabio Mancini, Alessio Pozzi – Emporio introduces and defines the next season: big shoes with chunky, high soles, but lighter around the ankles, without becoming actual boots. Pants are wide and loose. Cozy wool, thick fabrics, loose along the whole leg (here at Emporio pants are sometimes cropped, while the market will want them longer). And then sweatshirts, jumpers, biker jackets – all cropped and fitted around the chest – while the leg is loose and wide, the chest is still structured. Patterns crop up, just like for womenswear, they will soon invade men’s collections, too. Mina and Celentano, from the soundtrack, sing Amami, Love me – Armani. 

Christian Pellizzari displays some powerful ideas, from the damask jackets to the studded shoes. The research on textiles must focus on a greater looseness– yes, looseness is the constant thread today – and on a more artsy cut. There is potential here, and it is solid. Neil Barrett makes us proud. He is one of the best-selling brand in Bangkok. His show is attended by buyers rather than the press – international buyers, that is, in particular from Asia. A collection of almost a hundred pieces, reasonably more commercial than creative, due to what I was saying before, but the references are accurate: men’s fashion between Asia and Germany, with references to Raf Simons and to the Antwerp Six, with inserts of colors, graphic motifs and signs and geometric shapes so precise they create a new code.

Marcelo Burlon is considered one of the most interesting moments. The show is more impactful than the collection itself. There is an extremely precise consistence in the references to Patagonia, to the warrior dancing at an underground rave, to a digital hero made of soil – but the risk is that it all becomes mere costume. The premises are there as solid foundations, but what seems to be lacking here is the imagination to explode, to have fun – and, knowing the designer, this appears like a true contradiction.

Marni has lost its direction and hasn’t found it yet, communication is too much dependent on the ephemeral nature of the so-called web influencers that downgrade the brand to second-rank company. Moschino is becoming repetitive – it’s not imaginative, it’s not derisive. The fur inserts spotted at Santoni are pathetic – a desire to get an international image leads to a bad copy of Gucci (it’s a shame, considering the brand crafts tremendously beautiful Italian shoes). One of the worst sights is the hordes amassing at the Mandarin Hotel to attend the Lamborghini cocktail event, the dirty dishes piling up on the window sills.

 Francesco Curradi looks promising. Loose pants, almost as poetic as the show. Slogans in place of the tuxedo side band, now a detail for everyday pants (just think that models are not wearing shoes and that the beauty of a pair of pants is partly appreciated observing how they touch the shoes). Snagged threads as embellishments. The soundtrack is touching at first, then becomes redundant. 

 Andrea Pompilio has the ability to play with lines and volumes, successfully achieving an electricity/energy and engineering that others with his same method cannot find. Relaxed shapes and geometric prints – this is Pompilio. The research on textiles, the tuxedo side band on the vicuna, a matted wool gauze makes a striped, soft texture. 

 New creative director Guillame Meilland makes his debuts at Ferragamo. The shoes are stunning, they feature studs embellishing the lower part of the soles, touching the ground. Color accents on gray and black– a red sweater peeps out of a wool cloth jacket, and it’s a touch of genius. Sweatshirts and little jumpers are sported over formal pants.
A navy blue maxi coat with huge lapels is the final outfit. A slightly trendy twist may have been a good thing, even just for the show, amidst the inescapable quality of each garment.

 At Damir Doma – apart from a few influencers even uglier than those we’re used to – the wide pants become high-waisted. The first coat is long and loose and magnificent. It reminds of Haider Ackerman but it’s more substantial – the same petrol blue and acid pink and rusty orange reflections on velvet. The stretched out and distressed tops are nothing new. The collection is more powerful at the beginning of the show, then it loses it.

 At Missoni too many bloggers inspire a sense of stupidity that clashes with the house’s elevated culture and heritage. This year we spot appliqué which are signature Dries van Noten – but it’s only a legacy that would pertain to Missoni by right. The first sweater is spectacular – followed by others mixed with lots of tartan, maybe too much of it. Softness here at Missoni can only be marvelous to touch.

 Daks and the dramatic runway show. This way one can sell the whole collection – but risks generating boredom that the fast-paced show avoids. Daks stands out from the crowd, the collection is inspired by Matthew Goode in Downton Abbey: a race car driver in the Thirties who marries a haughty countess. The clothes adhere to the body, they are comfy because they are fitted – yet not relaxed – distancing themselves from the trend du jour.

 Prada. Lily Collins. All the models look like Clement Chabernaud – who takes the runway towards the end. Patchwork sweaters: evoking your grandma the way only Prada does every time. The bourgeois grandmother living in the town house, not in the countryside – no, it’s not the grandma – it’s rather the bourgeois aunt who was young when you were four years old, whose image stuck in your mind every Sunday afternoon of November. The rusty tone of vicuna and leather – lots of leather, like the leather sheets on the seats at the show. Underneath the rust lies a bright, wet grass green, oxblood loafers. The pants are signature Prada, a cigarette silhouette that opens up at the bottom without flaring out, and envelop the rear, enhancing its curve. A purple fur hat, an oxblood fur jacket. The appliqué on wool is beautiful just like Missoni’s. It’s a shame that, with all this going on, a few girls sitting in a row, Prada’s best selection, keep taking selfies in pairs, like little girls waiting to get on the subway. 

 Moncler. The show is highly imaginative, verging on the cinematic, epoch-making, hinting at the fearsome, the ominous, the apocalyptic. A row of men tied together by nautical ropes, brought up in the mountains like climbing ropes – friends sharing the same destiny. The show is evoking, poignant, legendary – on display at the showroom are pieces one may want to wear forever. It calls to mind maybe McQueen’s long-ago shows, and the strongest detail is that I’m aware it’s not couture, it’s sportswear.

 Dsquared. A scintillating daisy pattern embroidered on a jacket. Men and women are almost dressed alike. Totally out of time, yet consistent with this image of sporty Canadians, like mascots from Montana transferred onto a red carpet and covered with diamonds.

 Fendi is back to understatement – yet the jackets feature slogans like Fantastic Fendi, Think Fendi. Think about it – there is nothing more fantastic, scientifically speaking, than the intellect. Cropped jackets. The tuxedo side band is blue and climbs up the blazer. No more bloggers, but photographers. No more street style, but total luxury. A super-colorful coat that goes over the big lapel – windbreaker pants, the stripe on the sleeves is an amazing idea.

 Emporio opens, Giorgio Armani closes. The green tones on the velvets bring to mind forests and emeralds. The cropped jackets, the soft wools – everything is soft, although pants are slightly tighter than all we have seen these days, going back to a formal classic style that Armani wants to keep for his menswear main line, inspired by visual references going back to a period between the Thirties and Richard Gere to the late Eighties. The women wear flat footwear, as in classic, understated Armani.

 

Images from photographers Giulia Mantovani  – Marco Piraccini – Carlotta Coppo and Pinterest

FROM MFW #1

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milano Moda Uomo sta dimostrando il suo dinamismo grazie al senso di innovazione autentica mostrato dagli stilisti. Se è vero che alcune case hanno optato per la non-stagionalità, scegliendo di presentare collezioni combinate, altre hanno ritenuto importante rimanere fedeli al calendario ufficiale. Alessandro Sartori ha lavorato per unificare le esigenze di mercato che ruotano attorno a Ermenegildo Zegna – difatti il gap generazionale ha generato una differenziazione nel gusto. L’abito maschile classico è così rivisitato scegliendo proporzioni più morbide o pantaloni dal fondo elasticizzato. La scelta modelli di età varia è intenzionale e mira a rappresentare ancora meglio una collezione studiata per fondere insieme tutte le generazioni. Un approccio sartoriale ‘rilassato’ anche nella collezione di Emporio Armani, che ha presentato abiti casual impreziositi da broccati in velluto e allacciature a otto bottoni. Altri più sportivi, ispirati allo snowboard, sono scesi in passerella accanto a tessuti dalle texture come ‘performanti’. La collezione di debutto di Plein Sport ha portato novità nel segmento dell’activewear, con l’intento colmare una lacuna nella proposta del mercato del lusso. Capi in neoprene hanno sfilato all’interno di una palestra a due piani con facciata in vetro, subito dopo una performance acrobatica.

Marni guarda avanti e sembra promettere un cambio di direzione con il debutto di Francesco Risso, di nomina recente. Giacche con patch di pelliccia e grandi cinture indossate sopra gli abiti hanno catturato l’attenzione per l’aspetto anticonvenzionale, dando alla collezione – e di conseguenza anche a tutta la casa – un’energia giovane e di rinnovamento. L’uomo Versace si è mostrato più dark vestendo toni più tenui, con qualche accenno cayenne e bordeaux, portando in passerella una collezione di capi versatili e quindi portabili. Una stagione di debutti: Guillaume Meilland, il nuovo designer di Salvatore Ferragamo – la sua forza sta nell’essenzialità – ha presentato una collezione di capi raffinati, anch’essi assolutamente portabili. In aggiunta il velluto millerighe, ricorrente nelle collezioni di questa stagione.

Missoni ha mostrato quell’originalità che è poi ciò che più distingue il marchio. Viscosa e mohair – i colori erano cangianti – hanno dominato la collezione, con motivi presi a prestito dai tessuti giapponesi Kasuri. Prada ha consapevolmente lasciato da parte l’esagerazione andando in cerca di autenticità e semplicità, scelta che è forse da attribuirsi a quella spinta populista che anche nella moda sta acquisendo forza. Le influenze anni Settanta erano evidenti nei toni speziati e caldi, mentre la maison ha confermato la sua abilità a ispirarsi senza difficoltà un decennio del passato, e al tempo stesso a saper trascendere dall’estetica che impone quello attuale.

Moncler si è focalizzato sugli sport in montagna e l’hiking. La collezione è apparsa davanti al pubblico con estro fortemente creativo – i capi dallo styling esagerato, come ad esempio le giacche matelassé con applicate corde da scalata. Dsquared2 ha perseguito le medesime suggestioni, quelle di un’estetica energica, ma il messaggio che manda è di più forte impatto: il brand ha presentato infatti la sua prima collezione co-ed – ovvero maschile e femminile allo stesso tempo – un dichiarazione più d’effetto che squisitamente sartoriale, incoraggiando il cambiamento e sostenendo il tema dell’uguaglianza.

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milan Men’s Fashion Week is proving dynamic as designers showcased innovative authenticity. While some houses opted out of the season, choosing to present combined collections, others committed to remain according to schedule, showcasing prominence.

Alessandro Sartori sought to reunify the market surrounding Ermenegildo Zegna as a generational divide led to varying customer desires. The traditional suiting seemed reinvented in loose tailoring and elasticized-cuffed trousers. Sartori sought to purposefully include diversely aged models to further represent a curated collection merging generations.

Relaxed tailoring continued as Emporio Armani unveiled casual suiting enhanced with velvet brocades and eight-button detailing. Snowboard oriented sportswear walked the collection alongside texturally dynamic fabric. In its inaugural debut, Plein Sport introduced newness to activewear, with an initiative to fill a void in the luxury market. Neoprene garments walked a two-story glass fronted gym, subsequent to an acrobatic performance.

Marni advanced forward with a promising change of direction, as newly appointed Francesco Risso revealed his debut collection. Fur blocked jackets and wide belts styled outwardly won second glances towards their unconventionality, offering a youthful energy sweeping through the collection, and further through the house.

Versace manifested a darker air as subdued tones dressed the models, with occasional cracks of cayenne and merlot. The collection was compatibly wearable through versatility. As the season of inaugurations continued, Guillaume Meilland, neoteric designer for Salvatore Ferragamo, displayed strength in essentials, introducing a collection of elevated staples, definably wearable. Corduroy added to the season, strengthening its presence as a reoccurring fabric throughout the collections.

Missoni offered originality that brought notoriety to the house. Iridescent viscose and mohair was prominent, with patterns sourced from Japanese Kasuri textiles. Prada’s collection consciously withheld exaggeration in a quest for reality and simplicity, a motion perhaps attributed to the fructifying strength of populism. The collection evidenced the Seventies through turmeric accents and warm hues, ultimately resting effortlessly in its ability to notion toward a preexisting decade, whilst proving transcendent of the current.

Moncler exhibited a collection centered on the concept of mountaineering and hiking. The presentation consisted of an extremist creative that stylistically exaggerated collection pieces, including quilted coats hugged in bungee cord caging.

Dsquared2 pursued a similarly rugged influence but sent a greater statement through the decision to introduce their first co-ed collection, a statement perhaps more effective than sartorial, contributing sustenance to a shift, signifying the encouragement of equality.

Images courtesy of press office

HIGH PERFORMANCE

Moncler. Passion For Sport - Season 2, Episode 1. Snowboarding feat. Iouri Podlatchikov.

Testo Giacomo Andrea Minazzi
@giacomominazzi

 

Quest’anno le previsioni meteorologiche sembrano positive, dovrebbe nevicare in abbondanza. Si rifanno le lamine agli sci, si scaldano le case di villeggiatura in montagna. Lo sport, la neve immacolata, il fuoripista inviolato, il calore del camino di una baita dopo che il vento tagliava le guance. Nel tempo le tute sono cambiate e i materiali tecnici diventano protagonisti: è il culto dell’abbigliamento da sci, dove l’estetica si deve coniugare alla funzionalità.

La vocazione di Moncler Grenoble è sportiva. Presenta il progetto High Performance, che mira alle radici del marchio. Qualità, prestazione – i capi sono realizzati attraverso una ricerca estetica che si unisce a tecnicità di matrice sciistica. Le cuciture sono saldate, il supporto tessile ha facoltà di respiro e isolamento termico, le zip sono waterproof e le tasche anti-vento – con relativi scomparti per occhiali e telefono, perché le mani fredde non aiutano certo a cercare alla cieca. Non ultimo, il localizzatore di emergenza.

A cornice di Moncler Grenoble High Performance – per la seconda stagione del progetto digitale Moncler. Passion for Sport. – sono stati realizzati dei docu-video incentrati su discipline sportive sulla neve, sci e snowbord in primo piano, coinvolgendo campioni come Iouri Podladtchikov e il duo Frenzs-Bevacqua presso Laax.

Nasce anche una collezione di sci in edizione limitata e numerata grazie all’incontro con Zai – azienda elvetica che produce sci di alta qualità. L’esperienza e la competenza artigianale di Zai si uniscono alla ricerca high-tech di Moncler, dando vita a un modello di sci derivato dallo storico Disentis, che viene proposto in tre diverse misure (155, 166 e 177 centimetri) nel colore Nero Matt ed è dotato della tecnologia nano high speed race, con una base di soli 1,7 millimetri. zai & Moncler Grenoble è acquistabile in negozi selezionati del marchio, in alcuni resort sciistici di alta gamma e su moncler.com.

Text Giacomo Andrea Minazzi
@giacomominazzi

 

This year the weather forecasts look promising with abundant snow expected for the ski season. The ski are being repaired and waxed and heating is turned on at the mountain holiday cottages. Sports, immaculately white snow, an untouched off-piste track, the warmth of a cabin’s fireplace after having the biting wind making your cheeks numb cold throughout the day. Over the years, ski suits have changed and tech materials have become the real protagonists: certain ski gear has become a cult and the choice is for brands that marry aesthetics with functionality.

Moncler Grenoble is synonymous with sporting vocation. The brand has presented the High Performance project as a tribute to its heritage. Quality and performance are the key words combined with an aesthetic research that is coupled with the most advanced technologies in skiwear. The garments feature thermal adhesive stitching, highly breathable fabrics, heat retention, waterproof zippers and wind-resistant pockets specifically designed to store your goggles and cell phone, as cold hands are not much helpful when searching for them. Last but not least, they come with an emergency localizer.

Timed with the second season of the ‘Moncler. Passion for Sport’ digital project, Moncler Grenoble High Performance is accompanied by two docu-videos, which explore various winter sporting disciplines – starting from skiing and snowboarding – and the stories of some of their champions, such as Iouri Podladtchikov and the Frenzs-Bevacqua duo.

In addition, a collaboration with Swiss Zai – a leader in the production of high quality skis – has led to a collection of numbered, limited edition skis. Zai’s experience and artisanal know-how meets Moncler’s high tech knowledge to create a ski collection inspired by the classic designs produced in Disentis. The skis are available in 155 cm, 166 cm and 177 cm in black matte color and feature the nano high speed race technology with a 1.7 millimeter base. The zai & Moncler Grenoble skis are available at selected Moncler stores, at top skis resorts and online at moncler.com.

Images and video courtesy of press office
www.moncler.com

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