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The Fashionable Lampoon
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museo del risorgimento torino

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano

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Quest’anno il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, uno dei più importanti musei di storia di tutta Europa, celebra i centoquarant’anni dalla sua fondazione. Un traguardo, questo, a cui giunge anche grazie a un nuovo progetto, il Museo alla Luce, che propone un’offerta culturale più moderna e che rivela una sempre maggiore attenzione per il pubblico. Il punto di partenza è concepire il Museo come una risorsa per il territorio, convinti che dalla valorizzazione di questo importante bene culturale possa venire un miglioramento della qualità della vita delle persone che vi risiedono. Oltre a diffondere la conoscenza della Storia del Risorgimento e dei temi sociali ed economici, scopo del progetto è quello di sviluppare un senso di affezione e familiarità verso l’istituzione museo, perché sia visto come uno dei luoghi di eccellenza dove imparare e sperimentare l’appartenenza a un territorio e alla sua storia. Si è inoltre avviata una serie di partnership con altri enti culturali, dal Museo Egizio alle Residenze Reali, dal Museo Nazionale del Cinema al Torino Film Festival, dall’Università degli Studi di Torino all’Istituto Europeo di Design, dal Salone Internazionale del Libro ad Artissima, e con associazioni che hanno finalità sociali, come Unicef, Articolo 10 Onlus, Fondazione Paideia, Unitre e Consulta per le Persone in difficoltà. In quanto polo di iniziative culturali e di ricerca, il Museo Nazionale del Risorgimento organizza e ospita numerose mostre, come quella fotografica esposta fino al 9 settembre 2018 A(r)ma il prossimo tuo. Storie di uomini, conflitti, religioni, composta da centodieci scatti realizzati dai fotoreporter Roberto Travan e Paolo Siccardi in alcuni dei luoghi del mondo devastati negli anni più recenti e ancora oggi da guerre.

 

museorisorgimentotorino.it

Courtesy Press Office

museorisorgimentotorino.it 

Quella notte a Torino

Text Lampooners

 

Venerdì scorso a Torino, durante le giornate del Salone del Libro, abbiamo segnato i Sessanta anni dalla prima pubblicazione del romanzo di Truman Capote, Breakfast at Tiffany’s. Una novella che trova nella sua rotondità tanta della perfezione letteraria. La mattina, in un’aula di Palazzo Carignano, ha avuto luogo e tempo una tavola rotonda aperta al pubblico: in molti, tramite email e messaggi, si sono lamentati – alle dieci di mattina – impegnati sul lavoro, impossibilitati a esserci, lamentandosi di un orario così poco democratico – ma di Breakfast si trattava, e si usa farla dopo il risveglio. Non c’erano musi, ma sorrisi tra le quasi centocinquanta persone che hanno partecipato, magari prima di andare al Lingotto per proseguire una chiacchiera letteraria.

La sera sì, l’orario comodo per il tubino nero. I locali del Cambio non potevano dare accesso a tutti per questioni di sicurezza. Alcuni tra i protagonisti della buona società intellettuale di Torino – quella così schiva e riservata che il resto di Italia alza il ciglio – sedevano ai tavoli del Cambio in un mix disomogeneo abile a ogni festa: da Carolyn Christov Bakargiev a Dj Boosta, da Cristina Tardito a Massimiliano e Beatrice Marsiaj. Tra tutti, sagace e veloce di mente, brillava per natura propria Evelina Christillin, dama di ferro e fascino, che ricordava Capote antipatico come un ranocchio, e Marilyn Monroe primo casting per il film poi interpretato da Hepburn (algida e per niente sensuale, a sentire Luca Beatrice, eterosessuale granitico e presidente del Circolo dei Lettori).

Breakfast at Tiffany’s è la vicenda di una prostituta di alto bordo che poi è rimasta – grazie a Capote, alla Hepburn e a Tiffany – la donna più elegante della fantasia letteraria – cantando Moonriver con la chitarra sul davanzale di una finestra di New York. L’altra sera, era tardi la notte, qualcuno aveva bevuto un bicchiere di troppo e le note erano stonate sotto i balconi – tornavamo a piedi vestiti eleganti, tacchi alti, giovani e belli come le comparsi di quel romanzo, girando a vuoto e girandoci intorno: Torino e la sua storia, la nostra cultura – il mondo è qui, niente è più internazionale dell’Italia.

 

Un progetto reso possibile grazie a Tiffany & Co.

Parte della programmazione ufficiale
Salone OFF – Salone Internazionale del Libro di Torino

Con il supporto di American Express, che ci permette di raccontare questa storia con energia nuova.

Un ringraziamento speciale a Moët & Chandon, Belvedere Vodka
Coincidenze e dettagli

 

Era il 5 ottobre del 1757 quando davanti a Palazzo Carignano, capolavoro del Guarini datato 1680, un certo signor Vigna ottiene il permesso di costruire un edificio destinato a ospitare un caffè. Caffè del Cambio, forse per via del cambio dei cavalli della carrozza diretta a Parigi, o per allusione al cambio della moneta che si svolgeva nella piazza.

Il 5 ottobre del 1960. Proprio quella mattina fu girata la scena davanti alla vetrina di Tiffany & Co. sulla Fifth Avenue perché, come sanno bene i residenti (e anche i registi e gli scrittori), nelle mattinate d’ottobre a New York luce si riflette con toni di rosa e d’argento sui palazzi.

La sala del Risorgimento e i suoi affreschi del 1875, i marmi di Prali, la foglia d’oro che ricopre le boiserie, i grandi specchi, i lampadari di cristallo entrano così in contrasto con i tavoli e le sedie di Martino Gamper. Michelangelo Pistoletto, l’argentino Pablo Bronstein e l’israeliano-newyorkese Izhar Patkin – hanno allestito i nuovi spazi del Cambio.

Cavour era un habitué del Cambio tanto da avere un suo tavolo riservato dal quale poteva tenere d’occhio Palazzo Carignano, allora sede del Parlamento, ed essere avvertito quando era richiesta la sua presenza in aula, con un fazzoletto bianco sventolato da una finestrella di fronte.

Nel 2013, un miliardario russo ha speso ben 306mila dollari per aggiudicarsi all’asta il manoscritto di Truman Capote.

American Express – la velocità di pensiero e di collegamento, un grazie particolare ad American Express che ci permette di raccontare questa storia americana, in tutta Italia.

Innamorati e scapestrati

 

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Venerdì 11 maggio Lampoon va a Torino – sono i giorni del Salone de Libro – per parlare di un romanzo che per la prima volta fu pubblicato nel 1958, sessanta anni fa. Da quel momento in avanti, una semplice novella ha raccontato al mondo la libertà e l’azzardo di New York.

Nel 1957, David Attie aveva trentasei anni. Un illustratore – locandine, poster, copertine – faceva fatica: i giornali stavano passando dai disegni alle immagini, quando le strade di Soho e del Village erano luoghi per artisti innamorati e scapestrati, umanità varia e cangiante. David si iscrisse a un corso di fotografia tenuto da Alexey Brodovitch – art director e designer, pare sia suo il primo layout in doppia pagina.

David lasciò troppo a lungo i fogli nei liquidi di sviluppo – quando se ne accorse le immagini non erano bruciate, ma molto sovraesposte, troppo chiare. La lezione con Brodovitch all’indomani – David le montò una sopra l’altra, in un gioco di trasparenze e sovrapposizioni, un’idea qualsiasi per salvarsi la faccia. Brodovitch lo intese geniale. Gli commissionò il visual per una novella che sarebbe stata pubblicata su Harper’s Bazar a luglio, un testo di Truman Capote – non male come primo lavoro per un principiante. David ci lavorò due mesi – quando Capote vide il suo lavoro, ne fu felice.

I direttori di Hearst, la casa editrice di Harper’s Bazar, chiesero a Capote di modificare un poco la storia, e il suo linguaggio – era la storia di una ragazza che andava a letto con gli uomini per soldi. Capote obbedì, perché gli piacevano le foto di David Attie. Modificò il racconto – ma da Hearst ripresero a tergiversare – il timore era che Tiffany, uno dei più rilevanti investitori pubblicitari, potesse non gradire l’argomento. Capote diede il racconto a Esquire pretendendo che in ogni caso si usassero le immagini di Attie. Il racconto uscì sul numero di novembre. Si può sorridere oggi, pensando come non sia mai esistita in tutta la storia dell’editoria, una pubblicità più potente di quella che Capote regalò a Tiffany con quel libro. Non solo a Tiffany, ma a Fifth Avenue, a New York in primis e a tutta la bellezza d’America.

Tulipani, giacinti, qualsiasi bulbo olandese – intorno ai tronchi dei tigli, sugli angoli degli scalini, tra vanità di glicini egoisti – che sia una scena di Breat Easton Ellis o Rihanna che scende al Metropolitan – la primavera a New York ti innamora. Le ragazze vanno a letto con tutti tranne che con te, succede così. Sei sdraiato a leggere, su una panchina all’ombra, un campo da basket poco distante, in Sulivan Street. New York – leggerne nei libri, i film, sognare di viverci. Per sognare, bisogna addormentarsi, lasciare che le fotografie schiariscano – un sorriso e una consolazione: la storia più bella resta una novella che finisce sotto la pioggia di un temporale, inseguendo un gatto.

Video
Claudia Bellante

Music
Lancefield