Loading the content...
Navigation
Tag archives for:

new york

Met Gala ‘Avant-Gard’

Testo Angelica Carrara
@missangiecarry

Avanguardia. E’ questo il tema dell’anno del Met Gala. La serata di beneficienza voluta da Anna Wintour che si tiene ogni anno al Metropolitan Museum di New York. Party, considerato l’Oscar della moda.

All’avanguardia è Rei Kawakubo. La mostra Comme des Garçon: Art of the In-Between. Definita dal curatore Andrew Bolton, come una delle stiliste più influenti degli ultimi quarant’anni.

Avant-gard – tutto – fuorché il dress code delle invitate. Quello che doveva essere un tributo all’insegna di mise sperimentali e creative sfocia invece in una sorta di travestimento carnevalicchio. Una stravaganza extra. Proprio come quella extravaganza di libertà di stile e di struttura tipica del mondo teatrale di inizi Novecento, diventata in questa occasione parodia. L’epitomo dell’eleganza che s’interroga su dove sia finita l’arte della moda.

C’è chi si salva e splende. Cara Delevingne è un’aliena argentata Chanel Couture. Sofia Boutella in rete geometrica Marni. Blake Lively, in un Versace che per la prima volta in anni sembra inedito. Un grazie a Lily Rose Depp, venuta a riscattare tutti in Chanel rosa shocking che fiorisce nel suo monospalla.

C’è chi si perde e si spegne. Dakota Johnson, in versione romantica Gucci. Rihanna è pirotecnica, fasciata in abito patchwork Comme des Garçon con sandalo rosso alla schiava che assicura effetto laccio emostatico. Sarah Paulson in Prada di seta blu bordato di piume rosse e nere. Madonna, in un abito da guerriera camouflage firmato Moschino, è un rimpianto.

 

 

Met Gala 2017
Metropolitan Museum, New York

Images from Pinterest

Sasha Luss Interview

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Nata a Magadan, prima di trasferirsi a Mosca in giovane età, Sasha Luss trascorre l’infanzia in un ambiente sano e di buoni principi che spiegano, probabilmente, la sua natura e la personalità affabile, cortese e sincera. La carriera di modella si concretizza a un’età così precoce da preoccupare la nonna, contraria alla strada scelta dalla nipote. «Non sono in grado di affermare se sia stata una buona o una cattiva idea. Di sicuro ha significato grandi cambiamenti. Ero così giovane, non capivo nulla di quel mondo e così mi fermai». Sasha decide, infatti, di interrompere la carriera di modella e fare ritorno in Russia per continuare gli studi. A tale scelta, tuttavia, fa seguito una mossa che avrebbe significato un notevole avanzamento di carriera nel mondo della moda; un segno rivelatore che questa volta – al secondo tentativo – le cose sarebbero andate diversamente. «Tornai a casa e iniziai a studiare ma dentro di me sapevo che se non ci avessi provato, se non avessi fatto un tentativo, me ne sarei pentita per sempre».

Ha vent’anni quando debutta alla sua prima settimana della moda di Milano. «Un debutto positivo ma non strepitoso. La mia agenzia in Francia mi convinse ad andare a Parigi per la settimana della moda. Il giorno successivo al mio arrivo partecipai ai casting per Dior, poi aprii la sfilata di Valentino e tutto ebbe inizio da lì. La differenza rispetto alla prima volta nel mondo della moda era che qui avevo qualche anno in più, ero più matura, adulta e in grado di comprendere meglio le persone attorno a me. La cosa buffa è che a quindici anni sei al meglio di te, giovane e raggiante ma con qualche anno in più sulle spalle acquisisci saggezza e sei pronta mentalmente. La seconda volta è stata il mio portafortuna e mi auguro che continui così».

Il sogno di Sasha era diventare ballerina, ma purtroppo non tutti i sogni diventano realtà: «Ebbi un infortunio da ragazzina e dovetti smettere». Ispirazione e intensità. «Non si ferma solo alla danza. È qualcosa che permea tutto ciò che fai. Mi riferisco anche a tutto ciò che impari e le conoscenze che acquisisci a scuola. Ovviamente la danza non si limita al solo movimento». È anche disciplina: «Da bambina viaggiavo molto assieme alla mia compagnia di danza e questo mi è stato di grande aiuto nella carriera di modella, dove si richiede di viaggiare di continuo. A volte mi capita di guardare foto di modelle e di scorgervi occhi vuoti, senza espressione, e credo sia davvero preoccupante, ma con l’esperienza e la conoscenza del mestiere questo non dovrebbe più succedere».

All’inizio della sua carriera di modella, la bellezza di riferimento è quella anni Novanta. I nomi in voga sono Naomi Campbell, Cindy Crawford, Kim Basinger: «Queste erano le modelle della mia infanzia. Era il tipo di bellezza che mi aspettavo di vedere ma, fortunatamente, le cose stanno cambiando e ora in giro vedi personalità diverse». La bellezza non è un concetto definibile: «Ovviamente credo che esista uno standard ma c’è bellezza in ogni volto. Mi pare sia questa la tendenza al momento. Ci sono modelle dall’aria sfrontata, altre con i capelli ricci, modelle dalle origini e corporature più diverse. In un certo senso è come se non ci fossero limiti, e questo dimostra che la bellezza è ovunque. Sta solo a noi, ai nostri occhi, vederla e apprezzarla». Bellezza, concetto tanto soggettivo quanto controverso.

Dallo spirito osservatore, pronto a scoprire bellezza nelle fonti più inaspettate, Sasha Luss sa come comunicare. Le è stato riconosciuto, infatti, il merito di un profilo Instagram molto poetico in cui le foto sono accompagnate da citazioni di Françoise Sagan o dai suoi pensieri messi a nudo. «Quando avevo quindici anni andavamo ancora in giro per New York con la mappa e l’agenda scritta a mano mentre ora è tutto sull’iPhone. Oggi le modelle vengono scoperte su Instagram. All’inizio non sapevo come usarlo. Pensavo fosse ovvio che, se sei modella, molto probabilmente sarai carina e a nessuno interesserà vedere le tue foto, dal momento che sei circondata solo da persone di bell’aspetto. All’inizio è stato così, ma poi mi accorgevo che la gente mi ringraziava per aver consigliato un libro sul mio profilo». A proposito di Instagram, Sasha ci ha parlato di un video la cui didascalia rivela l’emozione per l’uscita del trailer di Valerian e la città dei mille pianeti, che vede la modella debuttare nei panni di attrice.

Sasha – la bambina fortunata, la donna di successo: «Il successo non è qualcosa di ovvio. È impossibile definire chi è una persona di successo e chi no. Personalmente, non credo di esserlo perché ci sono ancora tanti obiettivi che desidero raggiungere. A volte mi capita di sentirmi gelosa. Sono umana dopotutto, ma poi mi rendo conto che non ha senso paragonarsi agli altri, così cerco di concentrarmi su me stessa e su ciò che ho ottenuto e realizzato».

The Fashionable Lampoon Issue 8 – Video Interview of Sasha Luss

Starring Sasha Luss @ Img Models shot by Hunter & Gatti 
Styling Ron Hartleben 
Hair Paquito Garriguese
Make up Nina Park @ The Wall Group
Manicurist Angely Duarte
Fashion assistant Carolina Fusi
Photography assistants Ace Buhr, Niklaus Moller
Set designer Stewart Gerard
Location Waldorf Astoria Hotel, New York, NY

(Ri)making America great

Testo Enrica Murru

 

Lascio le donne belle agli uomini senza immaginazione. In questi giorni sembra di sentir riecheggiare le parole di Proust fra le strade di New York. I primi segnali di questo cambiamento di rotta, e di una nuova idea di femminilità, arrivano da lontano: dal discorso al TED 2013 di Chimamanda Ngozi Adichie – «We should all be feminists», ricorda qualcosa? – alle copertine senza ritocchi di Lena Dunham, dalla Women’s March di Washington dello scorso gennaio – una delle mobilitazioni di piazza più massicce della storia americana – alle sfilate newyorkesi del diversamente bello. Basta osservare la collezione più attesa della stagione, quella del nuovo corso intrapreso da Calvin Klein con Raf Simons a capo dell’ufficio creativo e il fido Pieter Mulier a fare da braccio operativo: i bottoni delle camicie salgono abbracciati fino al collo, le trasparenze ci sono, ma ammiccano cerebrali da completi doppio petto o sovrastano caste pencil skirt principe di Galles. Su tutto la patina dell’America più profonda, tra denim da lavoro, camperos e giubbotti di pelle oversize. Victoria Beckham si è altrettanto convertita a questa visione: minigonne e tubini aderenti cedono il passo a pullover oversize, completi maschili e gonne castigate. La femminilità qui, come il diavolo, è nei dettagli, e ammicca dai lunghi guanti di pelle e dalle fodere di seta colorata.

Sulla passerella di Alexander Wang è l’assertività la nuova carta da giocare per chi vuole sedurre: qui l’ispirazione volge al punk, tra chiodo di pelle, abiti a rete e maglia metallica, ma è dove Wang si spinge in qualche concessione alle proporzioni maschili di giacche e cappotti che il gioco si fa più interessante. Lo stesso filone si ripresenta nella collezione di The Row: il corpo delle donne si fa a malapena intuire, non un centimetro di pelle spunta dai cappotti, dalle forme pure dei paltò monocromatici, dalle pellicce strizzate in vita con cinturoni quasi militari. Se il grigio è sempre sembrato un colore castrante più adatto a file di archivi che a ragazze alla moda, ci pensa Thom Browne a rilanciarlo, lasciando che parli tante lingue quante sono le donne: fra strati di lana bouclé, patchwork di tessuti ruvidi e piglio da bancario rivoluzionario. Del resto il soffitto di cristallo si sfonda anche urlando sottovoce.
Come ogni teoria sulle minoranze insegna, non c’è lotta per i diritti se non si combatte per i diritti di tutti: Vogue Francia ha affidato il messaggio alla copertina di marzo con la trans brasiliana Valentina Sampaio, le passerelle rispondono difendendo il melting pot culturale. Un’occhiata alla collezione di Libertine chiarisce il concetto: stampe, ispirazioni multietniche, sovrapposizioni e mash up. Del resto, quelli in arrivo sono gli Oscar più neri di sempre: dopo la polemica dello scorso anno per gli #OscarsSoWhite, il 26 febbraio a contendersi le statuette ci saranno ben sette film a ricordarci che la storia americana è fatta anche e soprattutto di lotte. Dal caso O.J.Simpson all’attivismo dello scrittore James Baldwin.

Così da Coach 1941 il suggerimento è quello di tornare alle origini del mito della frontiera Made in USA: il west dei pionieri è il riferimento ideale per «spezzare i limiti dell’abitudine e offrire nuove esperienze». Ossia largo ai popoli e stalle accoglienti – con pantofole di pelo, stampe a quadri e tonalità della terra.

Tutto insomma sembra voler dire che per fare l’America di nuovo grande è da qui che bisogna ripartire. Vallo a spiegare a The Donald.

Images courtesy of press office

NYFW (Men’s)

Testo di Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

La Settimana della Moda Uomo di New York rileva un calo delle presenze in termini di numeri delle sfilate e collezioni dal momento in cui molti marchi stanno scegliendo di unire le collezioni uomo e donna in un’unica sfilata durante la già affollata Settima della Moda Donna.

Tra i designer che hanno dimostrato una predilezione per le capitali della moda europee, un nome si è distanziato dal gruppo – Raf Simons che ha scelto un’inversione di rotta per il proprio marchio, dall’Europa a New York. Frutto della recente nomina a Direttore Creativo di Calvin Klein. È così diventato non solo un’aggiunta importante ma – verosimilmente – anche la presenza più forte e di impatto.

Boss rivisita e riaggiorna la Settimana della Moda maschile di New York alla guida di Ingo Wilts. La collezione presentata in passerella propone un approccio alternativo al completo da uomo con una forte propensione per un’estetica funzionale. Billy Read, che ormai non può più essere considerato nuova recluta, conferma il proprio valore con una collezione ben definita e ricercata. Dopo aver volontariamente deciso di non sfilare la scorsa stagione, si ripresenta ora dando prova di una visione consolidata e di maggior chiarezza. Pantaloni di cachemire e trench color tabacco completano una collezione depurata sviluppata a partire da uno stile costruito per sottrazioni. Musicisti blues forniscono la colonna sonora alla sfilata mentre l’attore Alex Sharp, vincitore di un Tony Award, recita versi di Frank O’Hara creando il mood per una collezione all’insegna del concetto: ragazzi metropolitani e l’incontro con la campagna.

Uri Minkoff armonizza aspetti contrastanti – estetica rilassata e ritmo frenetico – con una collezione costruita a partire dal concetto di pendolarismo, particolarmente all’interno della realtà new yorkese. In una collezione versatile, caratterizzata da rapide incursioni di colore e dettagli blu elettrico tipici del marchio, Uri Minkoff introduce l’elemento novità sotto forma di una linea di orologi realizzati da Movado.

Quella proposta da Daisuke Obana per N. Hoollywood è probabilmente la collezione più avvincente che abbia mai realizzato. Progressista, controversa e oscura, la collezione firmata da Obana echeggia il tema dei giovani senza tetto delle città americane attraverso l’utilizzo di un’estetica funzionale che elegge le sovrapposizioni ad elemento distintivo. Portando in passerella quella che è senza dubbio la proposta più interessante di questa Settimana della Moda Uomo di New York, Obana provoca attraverso la scelta del soggetto della sua collezione e attraverso la sua reinterpretazione del movimento ”punkabbestia”.

Ispirandosi alla vita all’estero del padre e alla sua carriera di calciatore professionista e militare di leva presso l’esercito israeliano, il duo di Brooklyn del marchio Ovadia & Sons sposa estetica militare e sportiva. Todd Snyder esordisce con una collezione che il mercato ancora quasi intoccato della moda uomo sembra bramare da anni: l’uomo americano che, mentre continua ad apparire americano in termini di stile, è al contempo moderno ed eclettico.

Images courtesy of press office

THE FACE OF TAG HEUER

Text Jennifer Paccione @jenniferpaccione  

Nel pieno della New York Fashion Week, TAG Heuer ha presentato la brand ambassador e volto femminile della prossima campagna del brand, Bella Hadid. L’evento si è svolto nel cuore di SoHo, all’ Equinox club di Bond Street dall’atmosfera tipicamente newyorchese, con tanto di mattoni in vista e colonne corinzie a contrasto. Fotografa della campagna è l’americana Cass Bird che ha presentato i suoi scatti all’interno della location con immagini in grande formato fra colonne corinzie e luci teatrali. Jean-Claude Biver, CEO e Presidente della Divisione Orologiera del gruppo di LVMH ha presentato il nuovo volto del brand sottolineando l’importanza della figura di Hadid per le nuove generazioni. “I giovani sono il nostro futuro, e per noi sono un pubblico importante.” Jean-Claude Biver ha aggiunto che “[TAG Heuer] ha una lunga storia alle spalle, e oggi guarda al futuro. [Il nuovo volto del brand] ci aiuterà a definire e conquistare il futuro, e creare sogni. Il futuro deve imparare a sognare ancora.” A ben guardare, il linguaggio di Hadid è proprio quello dei Millennial. Insieme al nuovo volto del brand, TAG Heuer intende riconnettersi alle nuove generazioni. Mantenendo il DNA avant-garde del brand, lo spirito di TAG Heuer vuole continuare a innovare e osare. A Bella Hadid è stato dato il benvenuto nel team di TAG Heuer, e con lei il brand intende continuare a interpretare l’audacia e l’individualità dei giovani di oggi. Che hanno dimostrato, senza alcun dubbio, che #DontCrackUnderPressure.

Images courtesy of press office