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Tiffany at New York

Text Jennifer Paccione

 

Ha abbellito la storia di New York. Quella fra Tiffany & Co. e la città di New York è una storia d’amore passionale, come quelle che ammiriamo sul grande schermo. La colazione di Holly Golightly, la più grande proposta alla Sweet Home Alabama in una commedia romantica americana. È il 1837: Charles Lewis Tiffany arriva a New York. Inizia una storia d’amore senza tempo, che in seguito ne avrebbe creata un’altra, all’angolo fra Fifth Avenue e la 57ma strada.

 

L’edificio sulla Fifth Avenue in granito e pietra calcarea con influenze Art Deco è abbellito dalla figura in bronzo di Atlante, alta circa tre metri, e avrebbe in seguito esposto il Giallo di Tiffany, uno dei più grandi diamanti mai venuti alla luce. L’origine di Tiffany & Co. è stata da allora in qualche modo ‘deleteria’ per la storia della città. L’anima, la quintessenza di New York? Un vero newyorchese risponderebbe sprezzante: sono gli Yankees. Tiffany & Co. crearono uno stemma che sarebbe stato poi adottato come logo ufficiale dai New York Yankees, nel 1909.

 La storia Tiffany & Co. da sempre si intreccia con la letteratura, la creatività, le arti visive. Il punto panoramico più famoso della High Line è stato ribattezzato Tiffany & Co. Foundation Overlook, in onore del grande sostegno che la fondazione ha dato al parco newyorchese. Gene Moore a partire dal 1955 aveva creato per Tiffany i suoi incantevoli allestimenti in miniatura per le vetrine del flagship. Andy Warhol aveva invece collaborato alla creazione di biglietti d’auguri per il brand americano. Negli anni Ottanta, era stata la volta di Paloma Picasso con le sue ammiratissime creazioni per Tiffany & Co., mentre i classici hollywoodiani hanno reso la location sulla Fifth Avenue una vera e propria destinazione turistica.

Tiffany ha in negozio una cosa che non si può comperare per nessuna cifra, si può solo ricevere in regalo: una delle sue scatole. La Tiffany Blue Box. Quasi due secoli più tardi, Tiffany & Co. è ancora il simbolo di New York. La notte velata color inchiostro si accende di luci delle finestre che sembrano stelle. L’Empire State Building è fluo, vestito di blu Tiffany.
Tiffany & Co., all’angolo fra la Fifth Avenue e la 57ma, ha aperto i battenti il 21 ottobre 1940. Una storia che ha avuto inizio a New York City, e che perdura ancora.

Images from Pinterest

SLIDESHOW IN MILAN: M.P.F.

Testo Adelaide Striano
@adelaide_striano

 

Inaugurata giovedì 9 marzo la settima edizione di Mia Photo Fair, la fiera della fotografia d’arte che nella scorsa edizione ha richiamato circa ventiquattromila visitatori. Negli spazi di The Mall zona Porta Nuova di Milano, ottanta gallerie provenienti da tredici nazioni diverse, hanno allestito i loro stand aperti al pubblico fino a Lunedì 12 marzo. La fiera è stata ideata e diretta da Fabio Castelli e Lorenza Castelli. Tra le novità di quest’anno i focus su Brasile, Ungheria, la regione spagnola delle Asturie e i progetti dedicati alle performance, con la partecipazione di Flux Laboratory ArtOnTime. La formula adottata rimane quella dell’ecletticità con l’accostamento di autori storici del novecento, fotografi emergenti, ed artisti contemporanei che usano la fotografia come mezzo non esclusivo. Alle gallerie specializzate in fotografia si affiancano quelle di arte contemporanea tout court, che qui portano i migliori artisti della loro scuderia. Gli stand quindi si suddividono in monografici oppure collettivi. Un’altra iniziativa è la Proposta MIA, confermata anche quest’anno, sezione nella quale alcuni fotografi selezionati espongono personalmente il loro lavoro. Si possono ammirare le opere fotografiche di Gian Paolo Barbieri, Kurt Amman e Ronald Martinez nello stand di 29 ARTS IN PROGRESS gallery, che espone con radicamenti nella tradizione culturale, specializzandosi in arte contemporanea e fotografia. Due sono le esposizioni che in particolar modo fanno emergere la capacità comunicativa in maniera evidente: Spazio Nuovo, galleria romana che presenta gli scatti di Riccardo Ajossa con L’ingannevole congegno della memoria; e la galleria francese Jean Louis Ramand – Noorforart Contemporary dove vengono presentate le opere di Julie Poncet. Tra le varie opere fotografiche è difficile non posare lo sguardo sulle enormi stampe di Antoine Rose. Le foto dall’alto dell’artista, che vive e lavora in Belgio, sono in mostra presso lo stand di Mazel Galerie. Un importante ruolo viene svolto dal comitato scientifico di selezione degli artisti composto da Monique Veaute (Presidente della Fondazione RomaEuropa), Fabio Castelli, Giorgio Fasol (Collezionista e Presidente dell’Ass. AGI Verona), Riccardo Lisi (curatore, direttore dello spazio La Rada, Lugano) e Antonio Grulli (Critico e curatore).

Mia Photo Fair The Mall, Porta Nuova, Milan March 10th -13th, 2017

Makeup Iconic Colors

Testo Paola Corazza

 

Il rosso, il nero, l’oro, il bianco e il beige. Sono cinque colori emblematici della Maison, in contrasto e in armonia fra loro, e strettamente legati a Coco Chanel, che del colore faceva un uso molto personale, originale, audace. Per il Make Up di primavera 2017 Chanel lancia Coco Codes, una serie di raffinati prodotti ideati dalla Global Creative Makeup & Color Designer Lucia Pica, che rivisita i cinque codici colore,  intrinsecamente legati all’anima e alla storia di Chanel, con nuove proposte trucco e nuance inaspettate e con il suo tocco irriverente. Invita le donne a ricreare, divertendosi, i propri codici di bellezza. Fra i prodotti più attesi c’è sicuramente la Creazione Esclusiva di Coco Codes: il blush in quattro tinte, due opache e due satinate, per un mix di toni chiari e scuri modulabili fra loro, oltre a Élégance, il nuovo tono del blush Joues Contrast, e a due nuove palette Les 4 Ombres, mentre lo sguardo è sottolineato anche dalle nuove matite Stylo Yeux Waterproof, nei colori Noir Pétrole e Mat Taupe. Per le labbra, Lucia Pica propone due nuove nuance di rosso vibrante per la gamma Rouge Allure e due beige per Rouge Allure Velvet, oltre a due nuove tonalità di Rouge Coco Shine. Le mani si vestono di raffinatezza con tre nuove tinte de Le Vernis Longue Tenue (Rouge Red, Blanc White, Beige Beige) e un nuovissimo top coat nero, Black Métamorphosis. Oltre a Coco Codes, anche dodici nuance di Le Rouge Crayon de Coleur, le matite per le labbra dal finish satinato, e ventiquattro toni di Rouge Coco Gloss, concepiti da Pica, dalla texture fresca e leggera, oltre a tre top coat. «Voglio sovvertire le aspettative in tema di bellezza; voglio che le donne si lancino in nuove sfide». Lucia Pica. Il nuovo Chanel Make Up per la Primavera 2017 è disponibile da febbraio 2017.

Images courtesy of press office

ART MEETS PRATO

Testo Adelaide Striano
@adelaide_striano

 

«È un Progetto scientifico e di immagine per restituire l’identità di Palazzo Pretorio» ha affermato stamattina il Sindaco di Prato Matteo Biffoni nel discorso di presentazione alla mostra Legati da una Cintola che aprirà al Museo di Palazzo Pretorio a Prato dal 7 settembre 2017 negli spazi espositivi recuperati dell’ex Monte dei Pegni

A Milano – presso il Museo Poldi Pezzoli – la mostra è stata raccontata da Rita Iacopino, Conservatrice del Museo di Palazzo Pretorio, Cristina Gnoni  Mavarelli una delle Curatrice Mostra, Matteo Biffoni Sindaco di Prato, Simone Mangani Assessore alla Cultura Comune Prato e Claudio Cerretelli Direttore dei Musei Diocesani di Prato, che hanno tutti curato l’esposizione.

«Una mostra importante, da noi è custodita la Cintola, oggetto di riferimento che unisce una comunità, per questo – legati – da una Cintola.» continua il Sindaco. È proprio la Sacra Cintola, l’elemento attorno a cui è ruotato l’incontro. Simbolo religioso e civile – fulcro delle vicende artistiche di Prato ed elemento cardine della sua identità – la cintura della Vergine è stata custodita per secoli nel Duomo della città.

Un tema, quello della reliquia pratese, che porta luce su un’età di prosperità per Prato, il Trecento: le committenze ad artisti come lo scultore Giovanni Pisano e il pittore Bernardo Daddi, che diedero risonanza alla devozione mariana a Prato come vero e proprio culto civico. La mostra prende spunto da quel simbolo dall’innegabile valore identitario per intrecciare i fili di un racconto sulla città e sul suo patrimonio.

L’origine del culto della sacra cintola affonda le sue radici nel XII secolo. La leggenda si basa su un testo apocrifo del V‐VI secolo e vuole che la cintura, consegnata a San Tommaso dalla Madonna al momento dell’Assunzione, sia stata portata a Prato verso il 1141 dal mercante Michele e da questi donata in punto di morte, nel 1172, al proposto della pieve. Una striscia di lana, lunga ottantasette centimetri, di color verde, broccata in filo d’oro con ai capi due cordicelle per legarla.

La tavola di Bernardo Daddi – una delle immagini più conosciute di tutto il Trecento dedicate all’Assunta e al dono miracoloso della Cintola all’incredulo San Tommaso commissionata nel 1337‐1338. L’opera nel tempo è stata smembrata e la sua complicata diaspora ha fatto sì che si perdesse la coscienza stessa della sua importanza. L’allestimento del Pretorio consentirà di tornare ad ammirarla nel suo complesso.

L’impegno ed il culto del valore dell’arte restano per il Sindaco la chiave di Prato, una città che ne vanta un patrimonio artistico affermato.

Images Lampooners and courtesy of press office
www.palazzopretorio.prato.it

Luxury love place

Testo Barbara Capone @barbaracapone1   Arriva, con il sole, con la brezza, con il pensiero. Si fa spazio tra i propositi non rispettati dell’anno, si insinua anche nell’anima. San Valentino – molti avranno già ricevuto mazzi di rose, bigliettini, cioccolati e messaggi di auguri. Noi vi proponiamo un weekend dall’Europa alla Costa Azzurra passando per l’Italia, per raccomandarvi dei giorni da dedicare alla cura del sentimento che è alla base di ogni principio. Suona la sveglia – un biglietto sotto il cuscino e si parte, direzione Londra. L’hotel cinque stelle Franklin, dove è possibile dimenticare il caos dell’esterno grazie ai trattamenti della spa riservati ai suoi ospiti. The Franklin Hotel, parte della Starhotel Collezione, ha iniziato ad accogliere i suoi ospiti nel cuore di Knightsbridge, a Londra, a poca distanza dal Victoria & Albert Museum e HarrodsSituato in un palazzo vittoriano composto da tre edifici e circondato dalla quiete dei giardini privati Egerton, l’hotel offre trentacinque camere di lusso e suite che richiamano il fascino di una casa di campagna inglese e dotate dei migliori comfort. Completamente ridisegnato dalla designer Anouska Hempel, che ha contribuito a creare un vero e proprio tempio dell’accoglienza. Altra corsa, questa volta si vola a Praga. Due giorni di relax trascorsi al Four Seasons Hotel, nel cuore del centro storico della capitale Ceca. Per l’occasione, da non perdere il Valentine’s Treatment offerto dalla spa. Per chi è appassionato di cucina, perchè in fondo anche il cibo è amore sensoriale, un San Valentino gourme, trascorso a L’albereta Relais & Chateux dove poter gustare una cena tra le colline della Franciacorta presso il ristorante il Leone Felice. Per San Valentino il resort propone il pacchetto In Love With L’Albereta, che include una cena con menu degustazione e un massaggio corpo da cinquanta minuti per persona presso L’Espace Chenot Health Wellness SPA, offerta valida fino al ventotto Febbraio. Il viaggio prosegue fino ad arrivare a Saturnia, nella Maremma Toscana, dove si trova il resort Spa e Golf. Il centro benessere offre trattamenti per la cura psico-fisica accompagnati da un aperitivo. Risalendo verso il punto di partenza non si può non fermarci al Castadiva Resort, tra i rami del lago di Como. Per chi invece vuole mantenersi in forma anche in vacanza, qualche giorno alle Thermes Marins di Monte-Carlo. Un locus amoenus nel Mediterraneo dove potersi rilassare, il cui accesso è possibile anche dall’Hotel Heritage. Per San Valentino la struttura propone un pacchetto remise en forme per due persone, da non perdere la piscina coperta di venticinque metri con acqua di mare. Un weekend da vivere insieme, perché la felicità non è tale fino a quando non è condivisa.

Info Hotels Four Seasons Hotel Praga www.fourseasons.com L’Albereta Relais & Chateaux www.albereta.it Terme di Saturnia Spa & Golf Resort, Toscana www.termedisaturnia.it Thermes Marins Monte-Carlo montecarlosbm.com The Franklin London StarHotels www.thefranklinlondon.com   Images courtesy of press office prco.com

Sanremo #2

Testo Silvia Novelli
@silvianovelli

 

Sanremo 2017 procede a passo svelto. #QueenMary nega ogni intervento sulla direzione artistica, eppure il Festival pare esserle stato cucito addosso: sobrio, diretto, senza fronzoli, davvero ben diverso dagli eccessi del passato, dagli ingombri vuoti di sketch e di abiti.

Maria è uguale a se stessa sul palco dell’Ariston come su quello di C’è posta per te: alla fine anche i più scettici capiscono che se è una delle colonne portanti della televisione italiana da venticinque anni, forse ci sono delle ragioni concrete che vanno oltre l’essere moglie di Costanzo.

Mercoledì sera è entrata in scena distribuendo portachiavi con stampato il faccione di Carlo Conti: l’intento era ribadire che Carlo è il volto di Sanremo, oppure che lui sia un gingillo nelle mani di lei? Libera interpretazione.

L’inizio delle serate di ieri e di mercoledì è dedicato alle nuove proposte, e alla loro veloce selezione (vanno in finale Francesco Guasti, Leonardo Lamacchia, Maldestro e Lele), seguita mercoledì dall’esibizione della seconda tranche di big in gara (Bianca Atzei, Marco Masini, Nesli & Alice Paba, Sergio Sylvestre, Gigi D’Alessio, Michele Bravi, Paola Turci, Francesco Gabbani – vincitore delle Nuove Proposte nel 2016 – Michele Zarrillo, Chiara, Raige & Giulia Luzi) e giovedì dalle cover, il tutto intervallato da ospiti italiani e internazionali.

Da questo punto di vista la serata di mercoledì è la più ghiotta: Francesco Totti che si presta al gioco, battibecca con Carlo Conti sui goal inferti alla Fiorentina, autografa e lancia palloni tra il pubblico, mostrando, oltre ai muscoli delle gambe, un’autoironia che è cosa rara su quel palco – e anche in questo caso capisci che anni di carriera non li costruisci se non ha personalità, se non hai autenticità.

Poi è la volta di uno stralunato e Robbie Williams: prima di lasciare il palco dà un bacio a stampo a Maria, che – manco a dirlo – non perde un filo d’aplomb.

Giorgia: sono passati oltre vent’anni dalla sua prima partecipazione a Sanremo, e la voce è sempre quella, in grado di fare prodigi. Tra i superospiti di mercoledì c’è anche Keanu Reeves, che improvvisa con il basso e canticchia Va bene così di Vasco. Qualcuno ha detto che gli autori di Carlo e Maria potevano sporcarsi un po’ più le mani, che non si sta osando molto in questo Sanremo 2017. Lasciamoli parlare.

La terza serata si fa seguire con un po’ più di fatica: quattro nuove proposte, sedici cover e le esibizioni per i ripescaggi sono davvero troppe. Ma the show must go on e vengono ripescati Clementino, Giusy Ferreri, Bianca Atzei e Ron, mentre escono dalla competizione Nesli & Alice Paba, Raige & Giulia Luzi.

Il fulcro della serata sono le cover ed è curioso notare come per ben due volte viene portato sul palco un pezzo di De Gregori – lui che a Sanremo in decenni di carriera non ci ha mai messo piede – ma Fiorella Mannoia che interpreta Sempre e per sempre è da standing ovation. Tuttavia, a vincere la gara delle cover è Ermal Meta – albanese naturalizzato italiano – con la sua interpretazione di Amara Terra Mia di Domenico Modugno.

Mika è il superospite della terza serata, inonda l’Ariston con colori, poesia e joie de vivre: in italiano fluente scherza con Conti e De Filippi, porta in scena i suoi tormentoni e infine rende omaggio a George Michael con una cover di Jesus to a child. Prima però, partendo dal testo di Grace Kelly’ dà vita a un siparietto poetico contro ogni discriminazione: «La musica fa cambiare il colore della mia anima. È molto bello essere di tutti i colori. Se qualcuno non vuole accettare tutti i colori del mondo e pensa che un colore sia migliore e debba avere più diritti di un altro o che un arcobaleno sia pericoloso perché rappresenta tutti i colori… Beh, peggio per lui. Questo qualcuno lo lasciamo senza musica».

Images of photographer Marco Piraccini

 


fall in love (art)

Testo Adelaide Striano
@adelaide_striano

 

Affordable – accessibile – questo lo spirito della mostra, Affordable Art Fair, nata a Londra nel 1999 da un’idea di Will Ramsay.

Una manifestazione di successo che oggi si svolge in quindici città nel mondo e che ha attirato oltre due milioni di visitatori. Le opere sono esposte nel salone di Superstudio Più a Milano, dal 10 al 12 febbraio, in un’atmosfera informale che possa mettere il pubblico a proprio agio ed evitare timori nei confronti dell’espressione artistica. Fall in art – questo il titolo della settima edizione.

Dipinti, sculture e fotografie: tutte che non superano il valore di seimila euro.

Il direttore Manuela Porcu, con questa mostra, vuole mettere in contatto fra loro potenziali compratori e gallerie – ottantacinque tra italiane e internazionali.

Autori giovani ed emergenti esibiranno nella categoria Young Talents, che raccoglie nella sezione Quando, quando, quando le opere selezionate da tre curatori esordienti, provenienti dalla scuola per curatori Campo della Fondazione Sandretto Re Baudengo.

Presenti anche nomi più conosciuti dell’arte contemporanea, da Michelangelo Pistoletto a Enrico Castellani, Ugo Nespolo e Piero Gilardi, Giosetta Fioroni e Altan.

Milano Contemporary presenta invece gallerie della città impegnate nel contemporaneo e nella ricerca di talenti.

La fiera prevede anche ‘visite tattili’ – esperienze sensoriali che coinvolgono i cinque sensi, e workshop sotto la guida dei due artisti Urbansolid e Tomoko Nagao.

Il party di apertura FALL IN ART, in collaborazione con birra Warsteiner, Main Partner della fiera, ospiterà performance dal vivo, in un’atmosfera urbana da club newyorkese, con il DJ set di GOMMAGE DJ TEAM – composto da Claudio Fagnani (Elita) e dj Kramer, e Fabrizio Mammarella, conosciuto per lo stile che combina electronic disco, house, dub e proto-house psichedelica.

Warsteiner Art Battle: una sfida tra artisti emergenti come lo street artist Noba, che si confronta con gli spazi della città e le sue dinamiche, che si esprimono in diverse superfici e infinite possibilità di materiali. Nata lo scorso anno dalla collaborazione tra birra Warsteiner e Affordable Art Fair, la sfida ha riscosso il riconoscimento del pubblico. Lo scorso anno ha trionfato Vast, street artist dell’isola de La Reunion nell’Oceano Indiano, con una tela che oggi fa parte della collezione privata di arte contemporanea di Warsteiner.

A decretare il vincitore di quest’anno saranno il marchio di birra tedesca, Manuela Porcu e il collettivo Art of Sool.

AFFORDABLE ART FAIR MILANO
Fall in Art
FEBRUARY 10 – 12 2017
(Opening Party Thursday February  9, by invitation only)

Superstudio Più. 27, Via Tortona, Milan

Images courtesy of press office
affordableartfair.com

F is For…Share

F is For è un progetto di comunicazione nato dal cuore di Fendi. Il primo di una piattaforma digitale realizzato da millennials per millennials che condivide contenuti di esperienze rilevanti per questa generazione e trasmette il DNA Fendi.

I contenuti vengono caricati direttamente sulla piattaforma senza ritocchi, post-produzione e alcun filtro. Autentico, fedele alla realtà: ogni falso è vietato!

Concettualmente definito da cinque universi.

FREAKS – spiega il concetto che sta alla base di F is for. In questo universo gli utenti comprendono la visione del brand e ne leggono il messaggio di autenticità.

FULGORE – si basa su editoriali di moda. In questo universo gli utenti esplorano la visione della moda contemporanea. Gli editoriali hanno un collegamento con Roma per rafforzare il legame di Fendi con la città. I modelli sono millennials, gli sguardi sono mix and match tra le più recenti collezioni e pezzi d’epoca. Tutte le riprese sono girate da smartphone. L’intento è di catturare i momenti così come sono, che non dovranno necessariamente essere perfetti. I modelli sono liberi di comportarsi come vogliono: niente pose!

FACES – si basa sulle persone della F is For community. In questo universo gli utenti scoprono di più sulle persone in cui credono, su coloro che hanno qualcosa da dire e che sono fonte di ispirazione.

FREEDOM – si basa su luoghi. In questo universo gli utenti trovano tutti i migliori posti in cui andare. Locali, bar, ristoranti, ma non quelli convenzionali: luoghi dove divertirsi e condividere esperienze indimenticabili.

FEARLESS – per gli amanti della cultura. In questo universo gli utenti accedono a musica, arte e cultura. Artisti emergenti e rinomati entrano a Palazzo della Civiltà Italiana, Fendi HQ, e vivono l’esperienza della performance sul tetto. È uno spazio unico, molto rappresentativo per Fendi, da cui i talenti possono ammirare tutta la città di Roma e portarvi la propria arte e i propri valori.

Oltre alla piattaforma digitale, F is For è destinata a essere off-line.

Gli eventi sono esperienze totalizzanti, diverse da feste e sfilate di moda. La nuova Roma si declina in tutto il mondo, diventando uno stadio in cui artisti di fama provenienti da tutto il mondo si esibiscono B2B in un flusso magico.

Images courtesy of press office
fisfor.fendi.com

Rose d’antan

Testo Paola Corazza

 

Parigi, 1961: la storia di diptyque inizia qui. Tre amici artisti, accomunati dalla stessa passione creativa, Christiane Gautrot, Desmond Knox-Leet e Yves Coueslant, aprono una boutique al 34 di Boulevard Saint-Germain dove espongono e vendono gli oggetti scovati nei loro viaggi in giro per il mondo: mobili, tessuti, fragranze importate dall’Inghilterra. Christiane e Desmond – un passato da creatori di carte da parati e tessuti per Liberty, sono la mente creativa del progetto, Yves si occupa della parte commerciale. Nel 1963 mettono in vendita le prime candele profumate, ancora oggi prodotto iconico, e nel 1968, mentre Parigi è attraversata dai nuovi fermenti rivoluzionari, lanciano la prima fragranza Diptyque e la chiamano L’Eau.

Oggi diptyque ha scelto di collaborare con un altro gruppo di amici: sono tre, sono giovani e spinti dall’entusiasmo per il loro mestiere, il restauro di carte da parati e decori murali. I tre, Julie Stordiau, Vincent Farelly e Jean-Baptiste Martin, si sono infatti associati in un atelier per far rinascere l’uso della carta xilografata, o domino, e scelgono di chiamarsi A Paris chez Antoinette Poisson, da Jeanne-Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour e mecenate. La carta decorativa, creata con matrici di legno e colorata a mano, veniva utilizzata nel diciottesimo secolo per rivestire libri, cofanetti o pareti, e oggi i tre ragazzi fanno rivivere con maestria quest’arte, nel rispetto del savoir-faire tradizionale.

diptyque ha riconosciuto nel terzetto lo stesso spirito dei propri fondatori e ha chiesto loro di illustrare con due disegni esclusivi – un motivo floreale e luminoso in cui dominano toni delicati di verde e rosa, l’altro grafico e più sobrio – la fragranza Eau Rose e la speciale collezione in edizione limitata Rosa Mundi, dedicata a San Valentino.

La collezione Eau Rose comprende l’Eau de Toilette il cui cuore è composto dalle più belle rose della profumeria, la rosa di Damasco e la rosa di maggio – accanto alla versione roll-on, alla crema mani e al profumo solido.

Rosa Mundi, invece, include l’Eau Dominotée multi-uso, la bougie parfumée in due diversi formati, il ciottolo profumato in porcellana. La freschezza della rosa, trasferita sulla carta grazie ai motivi botanical, non veste solo flaconi e candele ma porta anche in casa un’art de vivre raffinata grazie ad articoli come i fogli profumati per foderare i cassetti, la carta domino, nel formato 330x420mm, che può essere incorniciata o usata per rivestire libri o tappezzare una parete. Infine, busta e cartoncino, stampati in bianco e nero, per inviare messaggi d’amore traboccanti di rose.

Images courtesy of press office
www.diptyqueparis.eu

UNCONVENTIONAL LOVE

Text Ottavia Bondoni
@ottavia.bondoni

Benedetta Boroli, questo anche il nome del suo marchio. Inizia gli studi seguendo le orme dei genitori imprenditori, ma li abbandona poi per dedicarsi alla sua passione: il design di calzature.

Il suo è un obiettivo chiaro, al quale allude anche il logo del brand: una freccia che punta diritta verso un bersaglio che lei ha preciso in mente. Quello di voler dare al prodotto un’identità concreta – ecco perché la scelta dell’omonimia con il proprio nome – con attenzione alla qualità elevata dei materiali e all’eccellenza artigiana del Made In Italy.

Il Design semplice, l’uso di pellami tradizionali – l’idea è quella di un accessorio classico lavorato però secondo un’ottica più attuale per soddisfare le esigenze di comfort richieste dalla dinamicità dello stile di vita contemporaneo. Suede, vitello e nappa si combinano con armonia a materiali tecnici utilizzati talvolta anche per le sneaker – neoprene, lycra e tessuto a rete.

Milano è la sede scelta. “Questa città è il simbolo della modernità che passeggia mano nella mano con il passato, dove palazzi storici coabitano con grattacieli dal gusto avvenirista”. Il 2017 l’anno in cui il progetto di Benedetta ha inizio, con il lancio della sua prima collezione per la Primavera/Estate.

Images courtesy of press office
www.benedettaboroli.com


THE FACE OF TAG HEUER

Text Jennifer Paccione @jenniferpaccione  

Nel pieno della New York Fashion Week, TAG Heuer ha presentato la brand ambassador e volto femminile della prossima campagna del brand, Bella Hadid. L’evento si è svolto nel cuore di SoHo, all’ Equinox club di Bond Street dall’atmosfera tipicamente newyorchese, con tanto di mattoni in vista e colonne corinzie a contrasto. Fotografa della campagna è l’americana Cass Bird che ha presentato i suoi scatti all’interno della location con immagini in grande formato fra colonne corinzie e luci teatrali. Jean-Claude Biver, CEO e Presidente della Divisione Orologiera del gruppo di LVMH ha presentato il nuovo volto del brand sottolineando l’importanza della figura di Hadid per le nuove generazioni. “I giovani sono il nostro futuro, e per noi sono un pubblico importante.” Jean-Claude Biver ha aggiunto che “[TAG Heuer] ha una lunga storia alle spalle, e oggi guarda al futuro. [Il nuovo volto del brand] ci aiuterà a definire e conquistare il futuro, e creare sogni. Il futuro deve imparare a sognare ancora.” A ben guardare, il linguaggio di Hadid è proprio quello dei Millennial. Insieme al nuovo volto del brand, TAG Heuer intende riconnettersi alle nuove generazioni. Mantenendo il DNA avant-garde del brand, lo spirito di TAG Heuer vuole continuare a innovare e osare. A Bella Hadid è stato dato il benvenuto nel team di TAG Heuer, e con lei il brand intende continuare a interpretare l’audacia e l’individualità dei giovani di oggi. Che hanno dimostrato, senza alcun dubbio, che #DontCrackUnderPressure.

Images courtesy of press office

GLI EROI MORALI

Testo Mattia Conti
@mattiac0nti

 

La storia e le opere esistono come allagamento del tempo che evade gli argini e segna la campagna, le vite, le strade di città e gli orizzonti di montagna.

Sono resistenza degli uomini, tentativo di guadare il fiume, di scavare canali e rinforzare dighe resistenti agli urti e alla corrosione dell’acqua.

Giorgio Castelfranco ha imparato a nuotare. Lo ha fatto immolando il suo corpo, piegandolo, mutilandolo, tormentandolo per sopravvivere all’impeto delle acque. Una guerra l’ha segnato, l’altra gli ha strappato tutto ma Giorgio sapeva che la storia è resistenza, che le opere attestano la tenacia di chi si dice uomo e le sue armi per salvare – per salvarsi, dal maremoto hanno usato la bellezza come munizioni.

Amico di De Chirico, Giorgio lo è diventato in tempi non sospetti, legato a lui da una somiglianza delle anime. Sguardi metafisici, Giorgio e Giorgio hanno condiviso la stessa idea di arte. Castelfranco capisce De Chirico, ne è mecenate, collezionista, promotore. Dirige la Galleria di Palazzo Pitti, è un critico influente. Castelfranco ha origini ebraiche e il tempo segna il 1938. In Italia sono entrate in vigore le leggi razziali, uno strabordare di fiume che lo trascina lontano, lo fa licenziare, lo costringe a vendere la sua collezione di De Chierico e fuggire in Puglia. Dal 1943 la sua resistenza si concentra sulle opere, nella ricerca spasmodica di ricomporre un patrimonio artistico saccheggiato, di censirne i danni. A guerra terminata entra a far parte della Missione Italiana per il recupero delle opere d’arte trafugate in Germania e il suo impegno nell’arte prosegue per tutta la sua vita.

Dal 24 gennaio al 26 febbraio, a Firenze, alla Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi, una mostra vuole ricordare la sua lotta, la sua storia la sua Resistenza. Una Giornata della Memoria per raccontare chi ha permesso che la Memoria non venisse distrutta.

Una giornata di studio e ricordo, il 23 gennaio, che ha visto coinvolte la Comunità ebraica fiorentina, la Harvard University-Villa I Tatti, l’Istituto storico della Resistenza in Toscana, il Centro di Documentazione Storico-Etnografica (CEDSE).

Per quanto il fiume del tempo possa fluire impetuoso e violento, chi sa guadarlo lascia la traccia indelebile che noi chiamiamo Memoria.

Giorgio Castelfranco (1896 – 1978) curatore, mecenate, difensore d’arte
Curated by Claudio di Benedetto
Firenze, Sala del Camino, Galleria delle Statue e delle pitture degli Uffizi
January 24th – February 26th

Giorgio Castelfranco (1896 – 1978) curator, patron, defender of art
Curated by Claudio di Benedetto
Florence, Sala del Camino, Uffizi Gallery
January 24th – February 26th

Images courtesy of press office
www.civita.it

MCQUEEN GOES ‘WILDE’

Testo Domenico Trapani
@glaucoellenico

The sea was sapphire coloured, and the sky
Burned like a heated opal through the air;
We hoisted sail; the wind was blowing fair
For the blue lands that to the eastward lie.
From the steep prow I marked with quickening eye
Zakynthos, every olive grove and creek,
Ithaca’s cliff, Lycaon’s snowy peak,
And all the flower-strewn hills of Arcady.
The flapping of the sail against the mast,
The ripple of the water on the side,
The ripple of girls’ laughter at the stern,
The only sounds:- when ‘gan the West to burn,
And a red sun upon the seas to ride,
I stood upon the soil of Greece at last!

Oscar Wilde, Impression du Voyage, 1881.

La crisi dell’età vittoriana, l’anticonformismo e i paradossi dell’Arte. Oscar Wilde compie un viaggio che lo porta dalla Capitale, Londra, sino a Parigi, sua ultima dimora. Alexander McQueen immagina, per la collezione uomo del prossimo Autunno/Inverno, di accompagnare Wilde e tessere gli abiti che più rappresentano lo spirito dello scrittore inglese.

È il Wilde in guerra (intellettuale) contro l’ipocrisia del suo tempo, in completo rosso militare e cappotto dal taglio ampio; il Wilde in giacca da camera o tuxedo blu di Prussia. I pavoni dipinti in oro su sfondo verde scuro che decoravano la stanza de L’Hotel – dove il letterato inglese trascorse gli ultimi giorni della sua vita – ricorrono come leitmotiv sui capi della collezione.

La bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una sull’altra ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed è un possesso per tutta l’eternità.
Oscar Wilde – The Picture of Dorian Gray

Così, al tempo non è consentito aggredire la bellezza. La bellezza di appuntare un ex voto al bavero della giacca, in memoria della sacralità di un amore per il quale il poeta subì il buio delle carceri di Reading. La stravaganza di protesta, che animò già l’opera del primo Alexander McQueen, si traduce in spille da balia che trafiggono i lobi, collari chiusi da lucchetti che schiavizzano il cittadino comune, ma non l’Artista, cappe quasi sacre e stivali con dettagli metallici accostati a giacche stampate e pantaloni tagliati ben sopra la caviglia.

Da un lato, la morbidezza di cappotti che ‘sciolgono’ le proprie forme facendo quasi sparire i corpi, dall’altro, la marsina da cerimonia in fantasia di seta giallo oro che si avvinghia al corpo.

Si dovrebbe o essere un’opera d’arte, o indossarla.

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CHANEL RELOADED

Testo Cesare Cunaccia @cesarecunacciaofficial   Leggerezza, una fiaba giocata su una palette dai toni delicati e fuggenti. Rosa cipria, una tavolozza luminosa d’avorio e off white, di noisette, di argento perlaceo e di mauve. Cascate di paillettes come pleiadi di stelle, applicazioni di piume che smussano le linee e i tagli magistrali, concrezioni di volant onirici. Chanel, sotto la guida dell’Übercouturier Karl Lagerfeld, non cessa mai di disegnare contorni inattesi, reinventando ispirazioni e vocabolari assodati con estro metamorfico. Questa volta, oltre alla leggerezza – anche secondo il canone di una libertà creativa che riassume in sé, trasformandolo nel segno della maison – una sorta di viaggio attraverso le ispirazioni couture del XX secolo. Silhouette a clessidra dagli inizi del Novecento, abiti corti anni Venti bordati di marabù, scivolate robes-vestaglia anni Trenta ricamati fittamente sulle maniche che sbocciano di acanti, le gonne a corolla ampia dei Cinquanta la cui geometria si materializza nel più evanescente dentelle noir da maja goyesca. I tailleur sono segnati in vita verso l’alto da cinture in tessuto, appena sotto il seno. La trama del tweed-signature spesso si assottiglia, si muta in segno astratto, in vibrazione tonale, oppure si scioglie in echi metallici e pulsanti pulviscoli cromatici. Quando nel finale esce Lily-Rose Depp, diciassette anni, figlia di una musa di Karl Lagerfeld quale è Vanessa Paradis, seguita da uno strascico di ruches in tulle rosa, il sortilegio finalmente si rivela, il presagio si compie, Atemporale, irrinunciabilmente giovane e romantico. La vie en rose.

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FROM MFW #2

Testo Chiara Gheller @chiaragheller   La quarta giornata nel calendario della moda uomo milanese è stata inaugurata dal giovane marchio Miaoran. A conferma di una vocazione con sincerità priva di genere, uomini e donne sfilano insieme ricoperti di strati di velluto e lana spessa – cascanti, sovrapposti, grigi, con qualche apertura nel rosa, nell’indaco e nel senape. Cédric Charlier ha scelto Milano per il suo debutto nella moda maschile. Una collezione minimale, quasi fredda – l’uso del colore va dai tocchi di limone fino al prugna e al mandarino. Etro è il suo ossimoro: porta in passerella un’eleganza selvaggia, una tribù di guerrieri discesi dalle montagne armati di scarponcini da trekking, kilt, velluto riccamente lavorato – il motivo paisley diventa fantasia tribale, gli zigomi dipinti di fango. N°21 ribadisce una cifra stilistica fatta di eccentricità e accostamenti che non ci si aspetta: squarci di seta orientale su maglioni di lana grossa, maniche a quadretti su bomber a stampa mimetica, inserti tecnici su cappotti peluche, fettucce lasciate ciondolare con noncuranza. Anche Massimo Giorgetti conferma lo spirito atletico di MSGM – tute, jeans, l’urlo dei loghi – e tutta la sua irriverenza, in quei foulard di seta a coprire pudicamente i capelli. Con Fendi la sobrietà compassata della migliore sartorialità italiana: pantofole e borse si ricoprono di pelliccia a righe multicolori, piumini dal taglio classico rivelano ampi colletti animalier, fasce e berretti ostentano slogan ricamati a caratteri cubitali – le estremità delle cerniere ingigantite e colorate, come piccole cravatte di plastica fluo. La visione di Fendi è un susseguirsi di dettagli pop e rigore artigianale. La Settimana si è conclusa con la sfilata di Giorgio Armani, e non poteva essere diversamente – perché Armani, la moda maschile, la rappresenta per antonomasia. Pantaloni morbidi per liberare il corpo, tessuti cangianti per catturare la luce. Completi grigio-blu, tono su tono, riscaldati da cache-coeur incrociati dietro al collo o da stole di pelliccia a pelo lungo. Classe senza tempo, senza sforzo.

Text Chiara Gheller @chiaragheller   The fourth day of Milan’s Men’s Fashion Week was opened by the young label Miaoran. In line with the brand’s overtly genderless aesthetics, men and women walked down the runway clothed in velvet and thick wool, which hangs loosely or is shown layered, mostly in grey with a few forays into pink, indigo and mustard. Cédric Charlier chose Milan for his debut in menswear, presenting a collection that verges on aloof minimalism, based on colors ranging from lemon, to plum and tangerine. Etro is its oxymoron: the fashion house sent down the runway a collection informed by wild elegance. A tribe of rugged warriors made their way down a mountain equipped with mountaineering boots and dressed in kilts and richly ornate velvets: paisley is turned into a tribal pattern and there is a hint of mud smeared on the models’ cheeks. N°21 reasserts the brand’s aesthetics of eccentricity and unexpected juxtapositions: Oriental silks are woven into chunky woolen jumpers, checkered sleeves complete a camouflage bomber, tech inserts make their way into plush coats and there are tape strips dangling casually from the clothes. Massimo Giorgetti also upholds the athleticism typical of MSGM: tracksuits, jeans, swanky logos and all the irreverence of those silk foulard scarves modestly covering up the hair. Fendi brings the demure take of the best Italian tailoring tradition: slippers and bags come covered with multicolored striped fur, classic down jackets reveal wide animalier collars, hairbands and beanies brandish crocheted in-your-face slogans while zipper tags are blown up and injected with color to double as small, fluo plastic ties. The Fendi vision is a succession of pop detailing and artisanal rigor. The Milan Men’s Fashion Week closed with Giorgio Armani, and it could not have been otherwise given that Armani is the embodiment of menswear. Loose trousers designed to free the body are accompanied by shimmering materials that catch the light. Tone-on-tone, grey-blue suits are added warmth thanks to wrap-over tops tied behind the neck or long fur stoles. In the name of effortless, timeless elegance.

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FROM MFW #1

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milano Moda Uomo sta dimostrando il suo dinamismo grazie al senso di innovazione autentica mostrato dagli stilisti. Se è vero che alcune case hanno optato per la non-stagionalità, scegliendo di presentare collezioni combinate, altre hanno ritenuto importante rimanere fedeli al calendario ufficiale. Alessandro Sartori ha lavorato per unificare le esigenze di mercato che ruotano attorno a Ermenegildo Zegna – difatti il gap generazionale ha generato una differenziazione nel gusto. L’abito maschile classico è così rivisitato scegliendo proporzioni più morbide o pantaloni dal fondo elasticizzato. La scelta modelli di età varia è intenzionale e mira a rappresentare ancora meglio una collezione studiata per fondere insieme tutte le generazioni. Un approccio sartoriale ‘rilassato’ anche nella collezione di Emporio Armani, che ha presentato abiti casual impreziositi da broccati in velluto e allacciature a otto bottoni. Altri più sportivi, ispirati allo snowboard, sono scesi in passerella accanto a tessuti dalle texture come ‘performanti’. La collezione di debutto di Plein Sport ha portato novità nel segmento dell’activewear, con l’intento colmare una lacuna nella proposta del mercato del lusso. Capi in neoprene hanno sfilato all’interno di una palestra a due piani con facciata in vetro, subito dopo una performance acrobatica.

Marni guarda avanti e sembra promettere un cambio di direzione con il debutto di Francesco Risso, di nomina recente. Giacche con patch di pelliccia e grandi cinture indossate sopra gli abiti hanno catturato l’attenzione per l’aspetto anticonvenzionale, dando alla collezione – e di conseguenza anche a tutta la casa – un’energia giovane e di rinnovamento. L’uomo Versace si è mostrato più dark vestendo toni più tenui, con qualche accenno cayenne e bordeaux, portando in passerella una collezione di capi versatili e quindi portabili. Una stagione di debutti: Guillaume Meilland, il nuovo designer di Salvatore Ferragamo – la sua forza sta nell’essenzialità – ha presentato una collezione di capi raffinati, anch’essi assolutamente portabili. In aggiunta il velluto millerighe, ricorrente nelle collezioni di questa stagione.

Missoni ha mostrato quell’originalità che è poi ciò che più distingue il marchio. Viscosa e mohair – i colori erano cangianti – hanno dominato la collezione, con motivi presi a prestito dai tessuti giapponesi Kasuri. Prada ha consapevolmente lasciato da parte l’esagerazione andando in cerca di autenticità e semplicità, scelta che è forse da attribuirsi a quella spinta populista che anche nella moda sta acquisendo forza. Le influenze anni Settanta erano evidenti nei toni speziati e caldi, mentre la maison ha confermato la sua abilità a ispirarsi senza difficoltà un decennio del passato, e al tempo stesso a saper trascendere dall’estetica che impone quello attuale.

Moncler si è focalizzato sugli sport in montagna e l’hiking. La collezione è apparsa davanti al pubblico con estro fortemente creativo – i capi dallo styling esagerato, come ad esempio le giacche matelassé con applicate corde da scalata. Dsquared2 ha perseguito le medesime suggestioni, quelle di un’estetica energica, ma il messaggio che manda è di più forte impatto: il brand ha presentato infatti la sua prima collezione co-ed – ovvero maschile e femminile allo stesso tempo – un dichiarazione più d’effetto che squisitamente sartoriale, incoraggiando il cambiamento e sostenendo il tema dell’uguaglianza.

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milan Men’s Fashion Week is proving dynamic as designers showcased innovative authenticity. While some houses opted out of the season, choosing to present combined collections, others committed to remain according to schedule, showcasing prominence.

Alessandro Sartori sought to reunify the market surrounding Ermenegildo Zegna as a generational divide led to varying customer desires. The traditional suiting seemed reinvented in loose tailoring and elasticized-cuffed trousers. Sartori sought to purposefully include diversely aged models to further represent a curated collection merging generations.

Relaxed tailoring continued as Emporio Armani unveiled casual suiting enhanced with velvet brocades and eight-button detailing. Snowboard oriented sportswear walked the collection alongside texturally dynamic fabric. In its inaugural debut, Plein Sport introduced newness to activewear, with an initiative to fill a void in the luxury market. Neoprene garments walked a two-story glass fronted gym, subsequent to an acrobatic performance.

Marni advanced forward with a promising change of direction, as newly appointed Francesco Risso revealed his debut collection. Fur blocked jackets and wide belts styled outwardly won second glances towards their unconventionality, offering a youthful energy sweeping through the collection, and further through the house.

Versace manifested a darker air as subdued tones dressed the models, with occasional cracks of cayenne and merlot. The collection was compatibly wearable through versatility. As the season of inaugurations continued, Guillaume Meilland, neoteric designer for Salvatore Ferragamo, displayed strength in essentials, introducing a collection of elevated staples, definably wearable. Corduroy added to the season, strengthening its presence as a reoccurring fabric throughout the collections.

Missoni offered originality that brought notoriety to the house. Iridescent viscose and mohair was prominent, with patterns sourced from Japanese Kasuri textiles. Prada’s collection consciously withheld exaggeration in a quest for reality and simplicity, a motion perhaps attributed to the fructifying strength of populism. The collection evidenced the Seventies through turmeric accents and warm hues, ultimately resting effortlessly in its ability to notion toward a preexisting decade, whilst proving transcendent of the current.

Moncler exhibited a collection centered on the concept of mountaineering and hiking. The presentation consisted of an extremist creative that stylistically exaggerated collection pieces, including quilted coats hugged in bungee cord caging.

Dsquared2 pursued a similarly rugged influence but sent a greater statement through the decision to introduce their first co-ed collection, a statement perhaps more effective than sartorial, contributing sustenance to a shift, signifying the encouragement of equality.

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HI-TECH MEETS TAILORING

Testo Federico Alpi
@fede_alpi

 

Essere rilevanti oggi nell’industria tessile d’alta gamma significa saper mettere i progressi raggiunti grazie all’avanzamento tecnologico a servizio della qualità sartoriale. La storia di Ermenegildo Zegna si traccia nel solco di questa tradizione del ‘saper fare’ artigianale e dell’essere pioniere nel perseguire l’innovazione, tanto da renderlo una delle voci più rilevanti – insieme a pochi altri – nel mondo.

Negli anni Settanta il marchio lanciava la linea Sottosport, insieme a Nanni Strada. Una collezione di capi tecnici – dalle magliette a mezza manica, alle tute e ai sottocaschi – dedicata a chi pratica sport, soprattutto sci e motociclismo.

In questi giorni debutta a Pitti Uomo 91, all’interno del Teatrino Lorenese di Fortezza Da Basso, la prima collezione Z Zegna disegnata da Alessandro Sartori dopo la nomina dello scorso anno a Direttore Artistico di tutte le linee del gruppo di Trivero – la collezione couture invece sarà rivelata a Milano il 13 gennaio durante la Settimana della Moda. Si tratta del primo tassello di un progetto di rinnovamento di tutta l’azienda in una visione lifestyle, come raccontato da Gildo Zegna, amministratore delegato del gruppo.

La collezione è realizzata in Techmerino – il tessuto di Ermenegildo Zegna più venduto – che sintetizza quel dialogo tra sartorialità e abbigliamento sportivo. Le prestazioni tecniche sono elevate: questo materiale regola calore e traspirabilità, si adatta alla temperatura ambientale, isolando sia dal caldo che dal freddo e la sua elasticità gli permette di adattarsi con agio alle forme del corpo, garantendo così una vestibilità sempre confortevole.

Nell’anno in cui il marchio celebra anche il sessantesimo anniversario della sua stazione sciistica a Bielmonte, all’interno di Oasi Zegna, il riferimento non poteva che essere a quella collezione skiwear lanciata negli anni Settanta – gli accenni alle grafiche sono sportive sono soprattutto nelle sfumature di colori come rosso chili e senape. A concludere una linea di trenta sneaker, anch’esse realizzate con inserti di tessuto Techmerino.

Text Federico Alpi
@fede_alpi

 

Being relevant in the current high-end textile scenario means putting the progress achieved thanks to technological innovation to the service of sartorial quality. The history of Ermenegildo Zegna is part of that culture of ancestral savoir-faire and that pioneering tradition of pursuing cutting-edge solutions that have made the brand, along only a few others, one of the most relevant in the world.

In the Seventies, the label launched Sottosport in collaboration with Nanni Strada. The line consisted of a range of technical pieces, including short sleeves tops, jump suits and helmet liners developed for sports lovers, with a special focus on skiing and motorcycling.

The current edition of Pitti Uomo 91 sees the debut, at the Teatrino Lorenese inside Fortezza Da Basso, of the first Z Zegna collection designed by Alessandro Sartori following last year’s nomination as Artistic Director responsible for all the lines produced by the Trivero Group. The couture collection, instead, will be presented in Milan on 13th of January during the Milan Moda Uomo Fashion Week. This marks the first step of a reorganization plan aimed at transforming the company into a lifestyle brand, as explained by the Chief Executive of the Group, Gildo Zegna.

The collection is made of Techmerino, Ermenegildo Zegna’s best-selling fabric, which is the perfect embodiment of the dialogue between tailoring and sports apparel. It boasts high-tech features: it regulates heat and breathability, adapts to the surrounding temperature insulating from the heat and the cold and its natural elasticity easily adapts to the wearer’s body contours guaranteeing a comfortable fit.

On the year that sees that brand celebrating the sixtieth anniversary of the Bielmonte Ski resort, within Oasi Zegna, the reference could not but be a nod to that skiwear collection launched in the Seventies with a palette of shades of burnt orange and mustard especially referring to sportswear graphism. Adding to the line is a range of thirty sneakers, which also feature inserts in Techmerino.

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STRONGER TOGETHER

Testo Federico Alpi
@fede_alpi

 

Anni Trenta – Leo Gasperl è il primo detentore del record di velocità su Chilometro Lanciato. Indossava il Thirring un mantello in grado di gonfiarsi sulla schiena formando una sorta di ali, da cui il soprannome di ‘pipistrello’, costruito per lui da Colmar. Il materiale, un cotone decatizzato e trattato con agenti chimici che lo rendono resistente ai lavaggi così che non si possa restringere, si rivela quanto di più adatto all’abbigliamento per sport su neve.

1952 – Olimpiadi invernali di Oslo. Zeno Colò vince una medaglia d’oro indossando il primo capo aerodinamico da sci – si tratta di una guaina di nylon aderente al corpo con fianchi e gomiti in tulle bielastico – anch’esso realizzato da Colmar. Si consolida così il sodalizio tra l’abbigliamento tecnico sportivo e l’azienda nata nel 1923 a Monza da un’idea di Mario Colombo, e di cui il marchio non è che l’acronimo delle prime tre lettere del nome e del cognome del suo fondatore. Nel 1947 già era fornitore della FISI – la Federazione Italiana Sport Invernali – e tra gli anni Ottanta e Novanta vestirà campioni quali Alberto Tomba e Deborah Compagnoni.

Un bagaglio di conoscenze tecniche, costruito in oltre novant’anni di impegno speso nella ricerca e nello sviluppo, che oggi rivive in una collezione firmata in collaborazione con au jour le jour. Da un lato quindi la tradizione e il know-how di Colmar – i capi sono realizzati con tessuti sono traspiranti, idrorepellenti e imbottiture termiche – dall’altro l’irriverenza di un’estetica più attuale fatta di colori e della presenza quasi impertinente di loghi e lettering, elemento che spesso ricorre nelle collezioni disegnate da Diego Marquez e Mirko Fontana. I due designer, infatti, si sono immersi negli archivi di Colmar, trovando una formula che però sintetizzasse al meglio il DNA dei due brand.

Il risultato è quello siglato da un logo – quello che riecheggia per tutta la collezione – che non è però espressione di quel total look delle decadi passate della moda forse un po’ privo di significato, ma piuttosto il simbolo della somma di più parti. In fondo, di fronte all’incertezza delle circostanze che il mondo sta attraversando, stare insieme è quello che ci rende più forti. Poter condividere esperienze, incontri e il ‘saper fare’ del lavoro creativo, è il significato più vero che ha oggi la parola lusso.

Text Federico Alpi
@fede_alpi

 

The Thirties – Leo Gasperl was the first holder of the speed skiing record. He used to wear the Thirring cape, that inflated on the back and looked like a wing, and for this reason was also known as the ‘bat’, created for him by Colmar. The material, a special cotton dried and then treated with chemical agents to make it wash-resistant and shrink-proof, proved highly suitable for snow sports.

1952 – Oslo Winter Olympics. Zeno Colò won a gold medal wearing the first aerodynamic ski suit – a snug nylon sheath jacket with bi-elastic tulle sides and elbows – also created by Colmar.The partnership between technical sportswear and the company further consolidated. Established in Monza, Italy, in 1923 by Mario Colombo, the brand’s name is merely the acronym of the first three letters of the founder’s last and first name. As early as 1947 the brand became a supplier of FISI – the Italian Winter Sports Federation – and between the Eighties and the Nineties Colmar dressed champions like Alberto Tomba and Deborah Compagnoni.

The brand’s technical expertise, developed over more than ninety years, with a strong commitment to research and development, is revived today in the collection created in collaboration with au jour le jour. On one side, therefore, are Colmar’s heritage and know-how – the garments are crafted from breathable waterproof fabric and thermal padding – on the other the irreverence of a more up-to-the-minute aesthetics that embraces color and the almost unabashed presence of logos and lettering, a recurring element in the collections by Diego Marquez and Mirko Fontana. The two designers immersed themselves in Colmar’s archives, finding a formula that integrated at best the DNA of both brands.

The result is summed up in a logo – the same one that echoes throughout the collection – which is not, however, the expression of the ‘total look’, dating back to past decades in fashion, which seemed, somewhat, to lack meaning, but rather symbolizes the sum of various parts. Deep down, given the sense of uncertainty the world is currently facing, keeping together is what makes us stronger. Being able to share experiences, encounters and the creative process is the truest meaning that the word luxury can have today.

La capsule collection di Colmar Originals firmata au jour le jour – secondo appuntamento del progetto in collaborazione tra Colmar e Vogue Talents – è stata presentata ieri a Milano in occasione della Settimana della Moda maschile presso gli spazi di 10 Corso Como, dove è in vendita in anteprima dal 13 gennaio 2017.

The Colmar Originals capsule collection by au jour le jour – the second chapter of the collaboration project involving Colmar and Vogue Talents – was presented yesterday in Milan within Milan Fashion Week Men’s  at 10 Corso Como, where the collection will be on sale exclusively starting from January 13, 2017.

Video and courtesy of press office
www.colmar.it
www.aujourlejour.it

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