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The Fashionable Lampoon
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Interview with Nico Vascellari

NICO VASCELLARI - PORTRAIT MARCO ANELLI
NICO VASCELLARI'S PERFORMANCE
NICO VASCELLARI'S PERFORMANCE
NICO VASCELLARI'S INSTALLATION REVENGE
GIOVANNA MELANDRI, SERGE BRUNSCHWIG - CEO FENDI, SUPPORTER OF THE EXHIBITION

Text Giuseppe Fantasia

 

Un’alta parete di legno verniciato e bruciato dalle fiamme. Incastonati all’interno, amplificatori di diversa grandezza che attraggono e stordiscono rimandando rumore ad alto volume. Se nella sua prima versione, alla Biennale di Venezia, le casse restituivano la voce dell’artista distorta in un suono quasi demoniaco, dopo undici anni, in occasione del suo riallestimento nei nuovi spazi sotterranei del Museo MaXXI di Roma, viene proposta con una nuova versione, composta dalla rielaborazione dei suoni prodotti durante una performance corale. Stiamo parlando di Revenge, l’installazione del performer Nico Vascellari. La ripropone con lo stesso nome, che – come ci spiega – «sottolinea oggi un conflitto interno riguardo cosa sia possibile». Con questo focus – a cura di Bartolomeo Pietromarchi e aperto al pubblico fino al 2 settembre prossimo – il museo progettato da Zaha Hadid propone un approfondimento sul lavoro dell’artista a partire da quell’opera con cui vinse l’edizione 2006-2007 del Premio per la Giovane Arte Italiana, parte della collezione del MAXXI Arte.

«L’opera sottende delle presenze ed è pensata perché possa vivere della mia assenza», aggiunge.  «È come entrare in guerra: una guerra continua per mantenere la propria identità, l’autonomia intellettuale, poetica ed emotiva e, come in ogni guerra, ci sono degli alleati, delle persone che creano le basi perché questa co-Revenge, questa vendetta, sia possibile, un modo per leggere una sorta di conflitto interiore rispetto al fatto che il mio lavoro venisse di colpo istituzionalizzato così rapidamente». Gli alleati, per Vascellari, sono da sempre la sua famiglia d’origine, madre, padre e sorella. Con loro realizzò il celebre lavoro artistico e musicale – Nico & the Vascellaris – vincitore del primo Premio Internazionale della Performance a Trento nel 2005, quando alla presidenza del concorso c’era Marina Abramovic, sua fan. «Credo che essere un artista sia un atto di fede, devi crederci tu, ci deve credere la tua famiglia, i tuoi amici e piano piano devi convincere sempre più persone». Nel caso della performance, il sostegno della maison romana «è stato fondamentale. Gli ha permesso di mostrare per la prima volta la fase del preludio, «una fase della performance che è sempre esistita nei lavori che coinvolgono altre persone oltre a me». Con il preludio è riuscito a creare una sinergia tra i partecipanti, sconosciuti tra loro. Nel momento in cui il pubblico entra nello spazio, c’è  già «una situazione di energia e di azione in divenire».

Per Nico la creatività  «è una talpa che attraversa strati di terra, che connette mondi diversi e che sopravvive al buio e alla luce». Per le sue opere prende ispirazione ovunque, ma è il mondo animale a trasmettergli più stimoli. Non fa mai entrare la morale nell’intimità. Quando un artista permette questo, «fallisce». La musica ce l’ha nel sangue. Il suo gruppo musicale, i Ninos du Brasil, hanno un approccio alla musica che è «viscerale e sessuale, capace di esprimere il modo in cui viviamo, il ritmo e l’esistenza, è una sorta la lotta alla timidezza e alle inibizioni». Vascellari è nato nel 1976 a Vittorio Veneto, ma è a Roma che ha scelto di vivere. «Ora è la mia città, ed è di una bellezza indubbia. Il suo degrado è pesante, però mi sorprende ogni giorno. Tra palazzi e rovine si stratificano culture e si crea un trasporto emotivo. È l’idea che guida il mio lavoro. L’Italia è il nostro paese».

MAXXI, maxxi.art